Intolleranze alimentari e Psicosomatica

van-dijck-natura-morta-1613-990x676Le intolleranze alimentari sono un processo ancora non del tutto chiarito e sicuramente sotto questo titolo vanno inseriti fenomeni biochimicamente e fisiologicamente differenti. Alcune intolleranze sono dovute a carenze o deficit enzimatici: ad esempio l’intolleranza al lattosio (dovuta ad una carenza dell’enzima lattasi). In altri casi i processi ipotizzati prevedono reazioni immunitarie “ritardate” e si suppone che possano essere mediate da Immunoglobuline A e G; in ogni caso si tratta di processi di sensibilizzazione non IgE-mediati (nel qual caso si parlerebbe di allergie).

Prescindendo dal lato puramente biologico-molecolare, si possono tracciare dei “quadri simbolici” che rientrano nell’ambito della Medicina Psicosomatica e aprono una porta di riflessione sui significati che determinate intolleranze alimentari possono avere nel vissuto dei pazienti, secondo relazioni di tipo simbolico.

Ad esempio l’intolleranza al Lattosio (o al latte) per evidente relazione simbolica può segnalare un difficile rapporto inconscio con la madre (sia come persona fisica che come “principio”).

Al contrario un rapporto critico verso la figura paterna si esprime simbolicamente nell’intolleranza ai cereali, ma specificamente al frumento. Questo nelle religioni dell’area mediterranea è simbolo del Padre anche in senso “teologico”. Questa connessione risale alla nascita dell’agricoltura e delle civiltà stanziali, fenomeni connessi, secondo molti antropologi, con la nascita delle civiltà patriarcali. Queste “memorie” sono rimaste quali associazioni simboliche nell’inconscio collettivo o -se preferiamo- nell’ “energia della razza“.

L’uovo, banalmente può simboleggiare il figlio. Tuttavia non va dimenticata l’associazione con “l’uovo primordiale, simbolo della cosmogenesi o nel caso del singolo individuo, dell’incarnazione. Questa intolleranza può simbolizzare un disarmonico rapporto con il “creato” o con l’idea di incarnazione.

Le carni rosse hanno il colore del primo chakra, degli istinti più basilari e aggressivi, rappresentano anche il “sangue” (e la sua connessione col corpo astrale). Il suo rifiuto può essere il rifiuto verso l’istintualità e la combattività. Si potrebbe poi entrare nello specifico dell’aspetto simbolico dei singoli animali…

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Il pesce richiama l’elemento acqueo femminile (ma senza relazione con la maternità). Sia la sensazione tattile del pesce sia il suo colore (più rosa rispetto alle carni rosse) richiama ambiti emozionali più “tenui” rispetto alla carne. Per analogia il richiamo è con la sfera della sensualità e il secondo chakra (svadisthana), quello associato alla sessualità.

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Escludendo i casi di intolleranza ereditaria al fruttosio (patologia determinata da un difetto genetico), anche sulla frutta si possono dedurre significati simbolici. Prescindendo dal significato specifico di singoli frutti nelle varie tradizioni e mitologie (celebri la mela, il melograno, il fico, o la pesca dell’immortalità nella tradizione taoista), è possibile delineare dei significati universali associati alla frutta in generale. La frutta richiama coi suoi colori accesi l’attività della fantasia, l’immagine della bellezza, evidente perfino nell’uso decorativo della frutta. Al tempo stesso, come la bellezza è un bene effimero, anche la frutta appassisce e va a male rapidamente. Così L’idea della frutta sarà legata alla sensualità, al piacere, evocato anche dalla dolcezza del suo sapore. Spesso è anche l’odore di molti frutti a solleticare i sensi. D’altra parte la frutta è anche l’immagine più emblematica della bontà della Natura, della sua “spontaneità” (il lavoro per godere della frutta è minimo rispetto ad altri alimenti)… e quindi dell’abbondanza, raffigurata nella celebre immagine della Cornucopia. In generale il rifiuto della frutta può mascherare una difficoltà a “godersi la vita”, a lasciarsi andare e a godere dei “frutti della terra”. Può trattarsi i persone troppo “ascetiche”, troppo dure con sé stesse, o che difficilmente sanno apprezzare il lati piacevoli dell’esistenza. Può anche trattarsi di persone poco inclini alla fantasia, e ai processi artistici.

Queste associazioni sono tutte legate all’inconscio collettivo o a concezioni analoghe; sono basate su relazioni analogiche o sulla registrazione di fatti epocali nella memoria collettiva dell’umanità.

Sono una interessante chiave interpretativa del “significato” psicologico di una data intolleranza. Questa chiave di lettura può essere considerata anche nei casi di vere e proprie allergie; tutto ciò si colloca su un piano più profondo e causale dei semplici meccanismi biochimici solitamente considerati.

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonella ha detto:

    E cosa ne pensi dell’allergia ai pollini?

  2. Asclepio ha detto:

    Farei anzitutto la premessa che le intolleranze non sono allergie. Tuttavia se vogliamo seguire lo stesso criterio di ragionamento analogico (cosa del tutto legittima) allora dobbiamo rifarci a cosa significano i pollini: essi sono nel mondo vegetale l’espressione dell’energia sessuale e riproduttiva che infatti trova il suo picco in primavera quando, contemporaneamente, anche fra gli animali comincia la stagione degli amori. Così si può associare in certi casi queste allergie ad una specie di inconscio rifiuto verso l’eros, ad esempio. Tuttavia, questa è solo una chiave di lettura possibile, quella più generale. Se vi sono allergie ad uno specifico allergene, cioè il polline di una sola particolare specie -oltre a ricercare gli eventuali simbolismi associati a quella pianta, il che non solo non è sempre possibile ma potrebbe anche essere fuorviante ed eccessivamente speculativo- si potrebbe anche solo supporre un qualche evento traumatico avvenuto in concomitanza con quella fioritura o in presenza dell’allergene. Il sistema immunitario può evidentemente registrare (e questo alla luce della PNEI è sempre meno sorprendente) anche tutte le circostanze concomitanti ad un evento psicologicamente stressante o pericoloso e tradurle in un meccanismo di difesa allergico. Tipo esempio l’uomo che fa un incidente d’auto con un gatto nella macchina e da quel giorno diventa allergico al pelo del gatto.

  3. smauro ha detto:

    Salve volevo chiedere il rapporto psicosomatico dell’intolleranza al glutine inoltre volevo testimoniare che per le allergie ai gatti che non avevo fino ai 30 anni mi e’ venuta in una situaziome di fallimemto di lavoro all’estero dove ero ospitato in una casa piena di gatti ed una notte uno e’ venuto sopra i miei polmoni mentre dormivo e mi som svegliato con un senso di soffocamrnto e ho preso uno spavento atroce a vedere la sagoma del gatto su di me,da allora appena entro in case dove ci sono gatti mi viene l’asma e senso di soffocamento.Per fortuna con un esercizio yoga dopo due anni sono riuscito a farmela passare. Grazie

    1. Asclepio ha detto:

      Il glutine in quanto proteina del grano rientrerebbe nel tipo di simbologia esposta sopra (gruppo simbolico ‘paterno’). Si tratta di una proteina presente tuttavia in altri cereali, ma principalmente nel grano. Ma ha senso chiederselo in questa ottica? Non credo. Infatti si tratta di un componente del grano che si può isolare, e forse non necessariamente è correlabile a un significato psicosomatico. Io non credo si debba/possa leggere tutto in chiave psicologica. Inoltre: di cosa stiamo parlando? di Celiachia (che è un specifica reattività su base autoimmune)? o dell’intolleranza al glutine cioè la Gluten sensitity? o dell’allergia al grano (che non è un’intolleranza ma appunto un’allergia)? Qui insomma non è facile nemmeno circoscrivere di quale patologia stiamo trattando…

  4. Ilaria ha detto:

    Buonasera,
    Mi piacerebbe sapere da che testi sono tratte queste informazioni. Vorrei approfondire, visto sto studiando naturopatia.
    Grazie,
    Ilaria

    1. Asclepio ha detto:

      Credo che non ci sia una paternità vera e propria, a parte la mia rielaborazione si basano su concetti più o meno condivisi in genere in ambito psicosomatico. Lo studio dei significati simbolici degli alimenti viene molto dall’antropologia e da qui hanno trovato applicazione in ambito appunto psicosomatico. Di solito ci sono delle indicazioni da osservare per capire e ricostruire questi significati:
      1) il colore 2) la forma [tutti parametri che rimandano a valori archetipici condivisi quasi universalmente] 3) il valore specifico che certi usi assumo in una tradizione specifica: ad esempio il mais per i popoli precolombiani, o il riso per gli orientali. Cercare di comprendere tabù alimentari, come quello pitagorico della fave richiede spesso indagini multidisciplinari e lo studio della storia delle dottrine esoteriche e religiose.
      Anche la preparazione dei cibi ha significati densamente simbolici: ad esempio la cottura, e l’idea del fuoco, rimanda al mito di Prometeo, l’uso del fuoco sui cibi rimanda ad un piccolo processo trasformativo che può essere un richiamo ai ‘fabbri sciamani’ di cui parla Eliade in “Fabbri e alchimisti”. La custodia e l’amministrazione del fuoco domestico assume in molte civiltà tradizionali dei particolari significati.
      Il “crudo e il cotto” è anche il titolo di un opera di Levi-Strauss.
      Posso consigliarti due autori, Paolo Aldo Rossi e Ida Li Vigni, che hanno scritto alcuni articoli sul simbolismo degli alimenti sulla rivista Anthropos&Iatria.

      1. Ilaria ha detto:

        Gentilissimo!

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