Anatomia ermetica del regno vegetale

Le stesse corrispondenze delle forze archetipiche del Settenario che ho evidenziato nelle ghiandole endocrine o sulle funzioni corporee dell’anatomia umana, si proiettano ugualmente nell’anatomia vegetale. Anche nella pianta (come in ogni altro regno della Natura, e luoghi o processi del mondo naturale) quelle forze si manifestano secondo regole proprie.

Fludd-ToL

Nella pianta in particolare troviamo che la sequenza planetaria è invertita, e cioè i sette pianeti vengono a corrispondere secondo la cosiddetta “sequenza caldaica” (che segue l’ordine di distanza dalla Terra dei corpi celesti) in modalità invertita rispetto all’anatomia umana. Così sarà il più distante Saturno -che nell’uomo corrisponde all’ epifisi e si localizza dunque nel capo-  a trovarsi invece nel punto più basso dell’anatomia vegetale, trovando la sua corrispondenza nella radice profonda. Questo diverso ordine di corrispondenze viene così a simbolizzare, tra l’altro, ciò  che ricorre spesso nella tradizione upanishadica dell’India, nel simbolo di un Albero cosmico graficamente invertito:

«Questo Asvattha, sempiterno, in alto erge le radici ed in basso volge i rami […]» (Katha Upanisad VI, 1).

La ragione di questa inversione sta nel fatto, già indicato in un precedente post, che l’Ente vegetale incarna nell’evoluzione qualcosa di assai antecedente all’umano e distante dalla nostra linea di evoluzione. Il Vegetale è un essere che non esprime una coscienza individuale, ed anche per questa ragione esso incorpora direttamente un modello universale come quello costituito dall’Albero cosmico riferito dalle Upanishad, dalla Baghavad Gita (XV,1), e velatamente indicato anche in altre tradizioni. Tutto ciò che si riflette sia sul piano individuale che su quello universale assume spesso caratteri simbolici in un ordine invertito in questi due rispettivi ambiti, individuale e universale (legge di inversione del simbolismo).

Il principio “Saturno” viene così a manifestarsi nella radice profonda  come il più lontano dei pianeti antichi. Saturno signore della mineralità è il più a contatto con la fredda terra, da cui estrae i sali minerali.

Segue “Giove“, il cui principio si riflette nella radice media (comprese anche le ramificazioni di “secondo ordine”).

Marte” corrisponde al bulbo, cioè  una formazione fustosa ipogea che svolge una funzione di resistenza alle condizioni climatiche o ambientali avverse. Ad esempio le piante bulbose come l’aglio sono solitamente riferite, non a caso, alla segnatura marziale; segnatura che si riflette immancabilmente nell’alto numero di principi attivi antibiotici, antivirali e anti parassitari presenti in questa pianta. Marte si riflette anche in organi simili ai bulbi, es. rizo-tuberi. Ove non siano presenti queste formazioni, si può riferire l’archetipo marziale, per analogia, al tratto superiore del fittone.

Il “Sole” è riferibile al colletto, che è in una posizione di transizione fra la parte aerea e quella ipogea della pianta e, data la sua centralità, riflette la funzione solare.

Venere” corrisponde al fusto e ai rami maggiori ; “Mercurio” si manifesta nelle foglie, la cui finalità respiratoria è tipicamente mercuriale. La “Luna” infine con la sua funzionalità generatrice si esplica nei fiori e, in parte, nei frutti.

Una non diversa lettura si può fare degli strati successivi del tronco lungo la sezione radiale (midollo, cambio, libro, corteccia ecc..).

Ora, anche R. Steiner, nelle sue osservazioni sugli aspetti sottili del Regno Vegetale (cfr. “Come si giunge alla visione spirituale del Mondo.Respiro umano e respiro cosmico” – ed. Antroposofica, in particolare la Nona conferenza), pone la stessa relazione  “invertita”. Si può dire che l’animale, essere prevalentemente orizzontale, ha subito una rotazione di 90° rispetto al vegetale; l’uomo, essere essenzialmente verticale, ha subito una rotazione di 180°.2nov232

 In particolare si fa corrispondere la radice agli organi della testa. L’apparato respiratorio-fogliare corrisponde nell’uomo al torace, il centro ritmico respiratorio. I fiori e i semi corrispondono al polo del “ricambio”, centro deputato alla riproduzione e all’espansione in senso lato. Come si vede il principio è esattamente il medesimo, tuttavia nella concezione steineriana si applica un sistema ternario di corrispondenze, che si richiama chiaramente alla tripartizione così importante in Medicina Antroposofica. Viceversa nella medicina ermetico-spagyrica il sistema di corrispondenze è più “articolato” e prevede una scala settenaria di funzioni planetarie e archetipiche.

Presentazione1

Il preparatore spagyrico avrà cura di scegliere, generalmente, la parte della pianta da impiegare anche secondo la segnatura che vorrà  esaltare, utilizzando le parti saturnine, (radici) di una pianta di Saturno per esempio il pungitopo, o quelle lunari (i fiori) per una panta come la lavanda, che ha una segnatura lunare e mercuriale, se vorrà esaltarne particolarmente l’aspetto lunare (azione sedativa della lavanda sul sistema nervoso centrale).

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Asclepio ha detto:

    Aggiungo una postilla:
    A volte sembra manifestarsi una deviazione specifica dall’ordine generale. Pensiamo a quando una foglia si modifica sino a diventare tutt’uno col caule, e diventa poi coriacea fino a diventare una spina. In quel caso allora perde ogni qualificazione mercuriale: viene anzi ad essere ora l’organo marziale della pianta. Pensiamo a un cactus dove le foglie sono inesistenti ormai e la funzione mercuriale di traspirazione è praticamente assente (anche per disperdere meno acqua possibile). Questo avviene per adattamento all’ambiente, o secondo un altro modo di vedere, perché quel particolare Individuo vegetale esprime solo determinati archetipi planetari, o alcuni in maggior misura e in modo diverso. Studiando per es. i tre volumi del Pelikan si trovano molti esempi e molte teorie interessanti al riguardo. Ad esempio nel mio articolo sul vischio ho evidenziato proprio le forti “anomalie” di questa pianta. In genere però la legge universale della sequenza planetaria vale come norma di massima, perchè ispirata all’Archetipo Universale dell’Albero cosmico. Ovviamente vi sono numerosi sotto-archetipi che possono interpretare l’Universale specializzandolo e quindi perdendo appunto delle parti, oppure incarnandolo in modo particolare e specifico.

    In secondo luogo si tenga presente che quando si parla di “sequenza planetaria” di fa riferimento ad uno schema cosmologico antico che non corrisponde necessariamente con la disposizione dei pianeti fisici di cui parla l’astronomia. L’astrologia tradizionale è un sistema simbolico che illustrava e illustra un quadro di forze Cosmiche che agiscono a vari livelli. La sequenza Terra-Luna-Mercurio-Venere-Sole-Marte-Giove-Saturno (che è la disposizione dei sette Cieli tradizionali, seguita da tanti A.A., vedasi ad esempio lo stesso Dante nella Comedia) NON rappresenta lo schema di distanza fisica di questi pianeti dalla Terra, o quello apparente ad un ipotetico osservatore in un sistema di riferimento terrestre secondo la meccanica e la fisica. In questo caso ad esempio sarebbe Mercurio ad essere più prossimo al Sole rispetto a Venere. L’osservazione è totalmente fuorviante, poiché la sequenza caldaica corrisponde ad una gerarchia di poteri cosmologici che ha a che fare ad esempio con i geni planetari e con le relazioni gerarchiche fra i cosiddetti (nella cosmologia cristiana medievale) “cori angelici”. Essa riproduce una relazione fra poteri e “loka” metafisici che non sempre corrispondono esattamente ai significati fisici che attribuiamo a questi nomi. Prova ne sia che la Tradizione Ermetica conosce ed impiega sul settenario, così come anche per il “quaternario”, diversi possibili ordini di sequenze, in relazione alla simbologia che vuole di volta in volta esprimere e delle eventuali finalità che si prefigge.

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