La iatrochimica – parte I

La storia della scienza mostra il più delle volte una totale incomprensione della iatrochimica di Paracelso. Meno incomprensione mostrano invece gli storici delle dottrine esoteriche, in quei paesi dove tale ambito di studio è diventato materia di ricerca universitaria.

Alcuni vi hanno visto un rivoluzionario anticipatore della medicina allopatica o chemioterapica o un contestatore della medicina aristotelico-galenica, precursore della scienza moderna al pari di Galileo. Nessuna affermazione potrebbe essere più falsa.

Paracelsus_1_466Paracelso (1493-1541) contestava la medicina profana da università perchè era un iniziato e professava la Medicina degli Adepti, della quale fu il principale “diffusore”. Le sue concezioni mediche non si basavano solo sulle conoscenze convenzionali delle università (si laureò in medicina a Ferrara ) ma soprattutto sulla visione alchemica della Natura e sulla conoscenza dei procedimenti spagyrici per la preparazioni di potenti rimedi (corrente a lui preesistente e già praticata in Occidente sin dai tempi di Raimondo Lullo, almeno) e di cui fu il principale divulgatore presso la cultura europea rinascimentale insieme al misterioso monaco benedettino Basilio Valentino. Le sue miracolose guarigioni gli garantirono l’odio degli altri medici ma anche un rapidissimo successo a Basilea, città in cui divenne rapidamente docente universitario attirando folle entusiaste alle sue lezioni. Divenne anche  responsabile del controllo della preparazione dei medicinali attirandosi l’ostilità della Corporazione degli Speziali, alle cui speculazioni e adulterazioni dei preparati aveva posto un freno.

Volgarmente si suole intendere la sua “iatro-chimica” come un approccio farmaceutico nuovo basato sul farmaco chimicamente preparato, antesignano della futura chimica farmaceutica. Nulla è più lontano dal vero, come può constatare chi si desse la briga di studiare la sua vita e leggere le sue opere.

Il termine da lui coniato, Iatrochimica, indicava la coincidenza della figura del medico-guaritore (iatròs) con quella dello spagyrista e alchimista (chymicus, peraltro ben diversa dal chimico moderno). La sua concezione della Iatrochimica metteva in discussione alla radice il rigido modello di “sociologia sanitaria” ereditato dal medioevo, che si esprimeva  nel monopolio (legalizzato) della prescrizione da parte dei medici e della preparazione e vendita da parte dei farmacisti, che si spartivano così il campo. Tale modello, assente nel mondo egizio e greco-romano, nacque nel sistema dei Comuni italiani e il suo rigido corporativismo si è conservato sino ai nostri giorni. La Iatro-chimica faceva invece coincidere in una unica funzione il processo di diagnosi-individuazione della cura e preparazione del rimedio (come nell’antico mondo greco ed egizio).
siebmacherGrandeL’idea era che solo l’alchimista (e si badi, non il comune speziale o farmacista) avesse la capacità di conoscere i procedimenti occulti per separare il veleno dal farmaco.
E del resto solo un tale preparatore, che aveva raggiunto l’illuminazione della Lux Naturae, poteva possedere la comprensione occulta delle cause della malattia. L’alchimia del resto studia come guarire le “imperfezioni” della natura nel regno minerale, vegetale e umano. Così il vero medico sarà solo colui che attraverso la pratica della Chymica degli Adepti sia arrivato a comprendere davvero la Natura, e viceversa il vero guaritore è solo colui che è in grado di produrre il Rimedio artefice della guarigione. Tale ideale di prassi medica trova una radice nell’archetipo stesso dello iatròs che era un medico-sciamano in grado di divinare i processi di cura. Questo ideale è sempre vivente ancora nella figura del medicine-men, il guaritore delle società sciamaniche il quale possiede gli strumenti di accesso alla comprensione della malattia e della sua cura. Lo sciamano ancora oggi indaga con i suoi “mezzi” la genesi della malattia e o coglie o “riceve” dalle sue guide le indicazioni di quale “spirito vegetale” si debba ricercare per la guarigione e su come e in quali condizioni prepararlo.

Non stupisce che, oltre al suo pessimo e battagliero carattere,  furono i sicari mandati dai suoi nemici, la Corporazione Medici e quella degli Speziali (farmacisti) a dare la morte a Paracelso.

Un secondo elemento erroneamente ritenuto “innovativo” dagli storici della scienza  fu la sua avversione alla medicina arisotelico-galenica. Questo punto merita una spiegazione.  La medicina di Paracelso fu a tutti gli effetti una medicina ermetico-esoterica. In realtà la concezione aristotelica della natura, sebbene da alcuni sia ritenuta “tradizionale” (in particolare da Guénon e dalla sua scuola) per molti versi è stata già un notevole scostamento dalla cosmologia davvero tradizionale. Aristotele per molti versi segnò con la nascita della filosofia profana e razionale (cosa già imputata a Socrate dagli stessi Ateniesi) una deviazione notevole dalla Weltanschauung tradizionale, quella che l’uomo greco pre-classico aveva a fatica appresa in Egitto nei templi di Memphi ed Eliopoli. In questo senso l’ultimo depositario della concezione sapienziale e sacerdotale presso i greci fu Pitagora.  Aristotele non era un iniziato, a differenza di Platone. La scienza aristotelica fu la prima affermazione di una “scienza profana” (a tutti gli effetti) anche se ovviamente intessuta di dati che ancora si radicavano nei principi della Sapienza tradizionale. Come un profano Aristotele fu sempre ritenuto da tutti gli Iniziati dei tempi antichi, in particolare dagli Adepti dell’Arte Regia (alchimia). Nei Testi siriaci, citati dal Berthelot vediamo descritto Aristotele come “il più brillante degli esseri non luminosi“…

La medicina esoterica di Paracelso non poteva basarsi su quella scolastica derivata dall’aristotelismo medievale e solo in parte poteva accogliere i principi della medicina greca “profana” del periodo classico o post-classico (Galeno). Ad essere rigettate furono sopratutto le dottrine aristoteliche legate alla Storia Naturale, sopratutto il De generatione et corruptione, laddove la dottrina alchemica aveva una dottrina autonoma circa la cosmogonìa e l’origine degli esseri naturali. L’unico punto che Paracelso integrò nel suo sistema fu la dottrina dei quattro elementi e la medicina umorale (i Quattro umori) e non è un caso, dato che questa scuola medica risale ad Ippocrate (V sec.) e porta l’impronta dell’antico sapere presocratico. A ciò però Paracelso aggiunse il notevole corpus delle dottrine medievali circa le segnature astrologiche delle malattie, delle parti del corpo e di tutti gli esseri del mondo sublunare (dottrina risalente al sapere egizio-caldeo e pressochè ignota ai Greci della classicità). Una terza scienza che il medico doveva possedere oltre alla medicina e all’alchimia era infatti l’astrologia. Questa forniva peraltro un criterio diagnostico e predittivo, insieme alla fisiognomica con valore costituzionale, in più in un contesto in cui la “clinica” era tutto, intesa come osservazione di segni e sintomi, ma in cui la mancanza di strumenti impediva un indagine in profondità. E’ ovvio che le cause astrologiche erano di natura superiore a quella concepibile dalla medicina materialistica. Spero comunque di aver fornito la reale spiegazione del rifiuto dell’aristotelismo, troppo spesso fraintesa dagli storici della scienza: Paracelso non fu un antesignano della scienza moderna, egli attingeva ad un sapere pre-classico (Alchimia ed Ermetismo) che attraverso l’alessandrinismo sopravvisse e serpeggiando attraversò il medioevo per tornare in auge nel Rinascimento. Egli criticava la medicina galenico-aristotelica sulla base di un prius, un più antico e più nobile.

spiritisollunaLa dottrina di Paracelso era incentrata sul sapere alchemico di cui conobbe i testi classici. La Natura era il risultato dell’azione di tre Princìpi cosmici: Solfo, Mercurio e Sale. Nella sua particolare nomenclatura introdusse il termine di “Archaeus” (sinonimo per il principio Solfo), per indicare l’agente universale, il principio di tutto ciò che possiede individualità ed essenza, pincipium individuationis che coagula lo Spirito universale.  Azoth (un acronimo cabalistico) per indicare la “prima materia” o Spirito universale (sinonimo Del Mercurio), sostanza del “mondo astrale” (in una specifica accezione Paracelso chiama Azoth anche il campo astrale dei singoli pianeti mentre l’Archaeus è l’Intelligenza planetaria che lo regge). Hylè corrisponde al Sale ed è il principio di tutto ciò che ha natura solida e corpo fisico, o in relazione all’alchimia ha la proprietà di essere fisso.

In Paracelso troviamo un sistema di fisiologia sottile assai complesso, così come elaborata è la gerarchia dei livelli su cui si può articolare lo studio della patologia. Che si tratti di un sistema di medicina esoterica si nota ancor meglio nel fatto che egli supera per certi versi la stessa tripartizione in Spirito, Anima e Corpo (già peraltro vista con sospetto dalla Chiesa e condannata formalmente nel II concilio di Costantinopoli nell’869 come eretica). L’antropologia occulta paracelsiana prevede un modello settenario. Il che smentisce anche certi detrattori della “scuola teosofica”, laddove vogliono vedere in questa concezione un azzardo moderno, o orientaleggiante…(si legga a tal proposito F. Hartmann, Il mondo magico di Paracelso).  Nella sua opera Pholosophia sagax, Paracelso nomina “sette manifestazioni di una sola essenza” :

  • Corpo Elementare ( o fisico, lo Sthula sharira delle dottrine hindu)
  • Archeus Mumia  ( in questo caso Archeus è usato in un’accezione un po’ diversa da quella data sopra. Si tratta in pratica del “corpo eterico” o vitale. La “Mumia” di Paracelso risiede nel sangue)
  • Corpo siderale (il corpo detto “astrale” dagli occultisti successivi. Vi è una particolare relazione con gli “astri” che qui può essere solo accennata. Corrisponde al Linga Sharira in sanscr.)
  • Anima Animale ( qui comincia la sequenza dei “corpi animici”. L’Anima Animale è la sede delle passioni, Kama-rupa o Shukma Sharira delle dottrine hindu)
  • Anima Razionale (il corpo “mentale inferiore” ,sede del ragionamento discorsivo, o Manas in sanscr.)
  • Anima Spirituale (il corpo “mentale superiore”, l’Intelletto, la Buddhi)
  • l’Uomo del Nuovo Olimpo (l’elemento propriamente spirituale, il “Corpo Causale”).

Paracelso introduce poi tutta una serie di termini peraltro di complessa spiegazione tanto più che li denomina con neologismi di sua invenzione come l’Evestrum e il Tramanes, (quali manifestazioni del Corpo sidereo) a cui riferisce la spiegazione di fenomeni psichici e in alcuni casi metapsichici.

Continua…

 

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