Il significato alchemico del Ciclo di Krebs

Riportiamo un brano del dott.  Angelo Angelini, importante studioso di tradizioni della tradizione spagyrico-alchemica, pubblicato negli anni ’80 sulla rivista Kemi Hathor, dal titolo originale di “Il Mandala chimico e alchimico“. Riteniamo questo articolo molto significativo nell’esplicare il significato sottile di un importante processo biochimico. Abbiamo anche voluto rendere omaggio a questo importante studioso, in realtà poco conosciuto, con lo scopo anche di mettere questo materiale a disposizione dei ricercatori sinceri di oggi e di non far andare disperso il lavoro di questo valido studioso.


 

“In questo Universo la prima pulsazione ha fatto emergere la materia, la seconda pulsazione ha prodotto una emersione più alta: l’energia, in cui la Sostanza esce dai suoi limiti angusti che l’attanagliano, per creare la terza pulsazione: lo psichismo. Così l’evoluzione viene incalzata dal basso dalla maturazione degli universi inferiori, avidi di espansione, attratta dalla luce che pio­ve dall’alto, avanzando come una marea immensa in tutte le co­se. Questa è la visione delle sfere della Sostanza, i cui individui non sostano ai vari livelli, ma si muovono lungo l’asse solsti­ziale in un intimo movimento che li trasforma. È la biblica visione della scala di Giacobbe. Attraverso dilatazioni e contrazioni, l’espansione evolutiva si muta da fisica in dinamica, e l’energia che ne scaturisce è l’in­timo respiro con cui l’universo vibra. La degradazione di alcune sostanze a spese di altre più comples­se e più mature, in queste esplosioni dinamiche, vanno verso uno stato di equilibrio e di coordinazione di forze. Se l’enzima è la fase di preparazione dell’energia che viene of­ferta alla cellula per la sua ulteriore edificazione, è attraverso questo amplesso e questa funzione che si avanza. In tal modo il principio si stabilizza, mentre la materia si rifà alle zone intermedie dell’asse solstiziale. Per mezzo degli enzimi si formano quei prodotti chimici minori i quali, ripiegandosi su se stessi, rinasceranno in altre dimensioni in un connubio stretto con altre forme per una ricostruzione di ulteriori equilibri. Agli enzimi possiamo associare le fermentazioni, denominazione impropria, che fu adottata quando si riteneva che essa fosse o­pera di microrogansimi viventi: i fermenti. Ci si accorse in segui­to che i microorganismi agivano per mezzo di sostanze che era­no contenuti in essi, che sono gli enzimi. Vi sono alcuni organismi che sono utilizzati come produttori di enzimi e che sotto determinate condizioni favorevoli, possono ri­prodursi facilmente. Tra questi tipi consideriamo in modo particolare quelli chiamati “fermenti solubili”, e che interessano prodotti che non fanno parte di un organismo complesso. Sono quegli agenti che operano trasformazioni alchimiche più o meno profonde, e che una volta venivano indicate come dis­similazioni. I processi di dissimilazione, ovvero di degradazione di processi complessi in più semplici, hanno la funzione princi­pale già vista in precedenza, di provvedere l’energia necessaria all’attività assimilatrice. A tale riguardo è significativo come l’adenosina trifosfato (ATP) interviene come scambiatore di energia nelle reazioni che generano e richiedono tale forma di espressione. Ho introdotto il vecchio concetto delle fermentazioni, anche se improprio dal punto di vista biologico moderno, al posto delle ossi-riduzioni che abbiamo analizzato in precedenza, perché questo termine ha seguito, nel suo lungo cammino, il processo di reintegrazione alchimica. I processi fermentativi avvengono in prevalenza sui carboidrati. Questi “fermenti solubili” esistono tanto nel regno vegetale che in quello animale. Nel glucosio, che è al centro della croce della vita, si può estrarre energia, ottenendo prodotti che sono sul ramo discendente della linea dei solstizi. La fermentazione del glucosio scende fino all’alcool etilico, prodotto molto importante anche da un punto di vista analogi­co, con la liberazione di anidride carbonica. Esiste anche una fermentazione etero-lattica, che oltre a produr­re acido lattico, produce notevoli quantità di anidride carbo­nica. Si conoscono tante altre fermentazioni che conducono ad altri acidi, come l’acetico, il butirrico, il tartarico, all’acetone ed altri. Come si nota, in questi processi, vi è una discesa lungo la linea della Vita, verso le Acque Madri, con l’ottenimento di prodotti più semplici e più vicini alla radice della Sostanza e parallela­mente vi è uno sviluppo di anidride carbonica CO2, quindi uno spostamento lungo la linea degli equinozi, verso il simbolo dell’Ariete. Quindi Ariete e Cancro vengono ad essere i due punti più in­teressati dal punto di vista energetico, e mentre l’Ariete è il segno di esaltazione del Sole, Cancro è il domicilio della Luna. Ci troviamo dinanzi ai due simboli planetari, Sole e Luna, ripor­tati a iosa nei testi alchimici, le cui nozze preludono ad uno sta­to energetico che porta ad una dimensione superiore rispetto a quella di partenza. E non è senza ragione che il termine fermentazione, come primo passo da compiersi nel cammino palingenetico, fu impiegato dalla più alta antichità egizia, ripreso poi dall’alchimismo me­dioevale. Come la fermentazione chimica porta ad ottenere prodotti sem­pre più semplici, così la fermentazione alchimica in tutto ana­loga a quella chimica, porta alla demolizione dei componenti psi­chici complessi, quali le abitudini, le costellazioni psichiche, in elementi semplici, più vicino alla sorgente primordiale e quindi più reattivi, ed in questo processo si ha sviluppo di energie psi­chica. Si demolisce in basso per ricostruire più in alto. Non si ha più una proiezione della coscienza verso l’esterno, ma una espansione verso la direzione opposta, verso l’interno, verso una percezione animica diretta. Per progredire si deve uscire dal piano che si è raggiunto per conquistare, con l’energia liberata, un punto fuori di esso per una nuova distinzione di qualità, di natura, non più di quanti­tà, di misura. Nel passaggio da una fase all’altra, la dimensione tempo tende a svanire, ed il pensiero dimora ancora nel tempo, nella misura in cui è ancora energia. Tanto più ci si svincola da essa, dalla ce­rebralità e razionalità analitica, tanto più si acquista nell’a­strattezza e nella sintesi. Nel nostro corpo la fisiologia ha messo in luce il ciclo di Krebs, il maggior produttore di energia e che risulta il punto di incon­tro del metabolismo microbico, in quanto nel ciclo non entrano solo i carboidrati, ma anche i grassi e le proteine. Il punto di incontro, in campo biologico, è l’acido piruvico CH3—CO—COOH che è al centro del ciclo e che si colloca, lungo il semiasse equinoziale, a circa un terzo dalle Acque Madri. Così esiste un corrispondente punto di incontro in campo psi­chico, da cui si dipartono le varie reazioni di demolizione e verso cui convergono, e che l’iniziato deve cercare. In tal senso il cerchio zodiacale soddisfa a tutte le esigenze sia­no esse materiali o psichiche, in quanto per la legge dell’analogia ciò che avviene su di un piano ha la sua corrispondenza su al­tri piani. La legge che governa è univoca, pertanto il termine fermentazione e l’analogo di putrefazione e calcinazione, ovve­ro produzione di CO2, eliminazione di materialità carboniosa, tramite l’azione solare dell’Ossigeno, possono applicarsi tanto alla materia quanto allo spirito. Nei processi di demolizione si formano prodotti semplici che appartengono sopratutto alla classe degli alcoli, degli acidi, ed in misura minore, alle aldeidi e ai chetoni. Tra i più importanti, anche per i riscontri analogici che hanno avuto in campo alchimico, ve ne sono in modo particolare due: l’acool etilico CH3—CH2—OH e 1′ acido tartarico: HOOC­CHOH—CHOH—COOH. L’alcool etilico si pone lungo il semiasse solstiziale tra le Acque e il centro della Croce, poco sotto la metà, mentre l’acido tar­tarico si pone a metà. Salendo dal basso, lungo il semiasse, in­contriamo per primo l’acido piruvico che si pone ad un terzo, poi l’alcool etilico ed infine l’acido tartarico, a metà del semi­asse. L’alcool etilico è il prodotto finale della fermentazione di molti prodotti tra i quali vi sono i materiali zuccherini, i materiali ami­dacei, e quelli cellulosici. La sua figurazione nel cerchio zodiacale, può essere rappresentata come da Fig. 1, quindi giace completamente sull’asse solsti­ziale mantenendosi neutrale rispetto all’asse equinoziale della materia.

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Figura 1

 

Per la sua origine fermentativa può nascere da qualsia­si frutto o radice per mezzo della fermentazione alcolica. L’ot­tenimento dell’alcool dall’uva e’ un esempio classico, come quel­lo dalle carrube, da tutti i frutti selvatici. Può avere origine da materiali amidacei, nei quali dapprima si ha la trasformazione in zuccheri per mezzo di una idrolisi aci­da e quindi in alcool. Tutti i cereali possono essere degradati in alcool, come pure il granoturco, le patate, la cellulosa ed altri. I materiali cellulosici sfociano in alcool, quindi tutti i legni del­le piante superiori possono trasformare la cellulosa in zuccheri fermentescibili. L’alcool e ‘ un individuo chimico di estrema stabilita:, non più degradabile, pungente, caustico, estremamente volatile, asettico tanto da essere usato come disinfettante, perfettamente miscibi­le con acqua e buon solvente per moltissime sostanze, specialmente organiche, infiammabilissimo. Con la fermentazione noi abbiamo reso volatile un composto fisso, quale lo zucchero, l’amido, la cellulosa e per contro abbiamo reso “fisso” una “forza vitale” condensandola in alcool, in questo liquido di fuoco, di cui non si può assolutamente abu­sarne, pena la distruzione fisica e psichica dell’individuo; Le caratteristiche fisiche dell’alcool sopra descritte sono analogi­camente eguali a quelle del Mercurio dei Filosofi, i cui tratti sono stati illustrati dal Cosmopolita nella sua ” Nuova Luce chi­mica”, al Capitolo III ove si dice che è un’umidità dell’aria mescolata con calore, governata dai raggi del Sole e della Luna, nel nostro mare filosofico. L’alcool è anche chiamato Spirito, nel duplice senso, fisico e psichico, è un liquido pungente, bruciante, intessuto di molto calore, che come il Mercurio dei Filosofi, deve essere estratto dalla miniera, ovvero da ogni materiale fermentescibile in campo biochimico, rimanendo sotto il governo che guida le fermenta­zioni, cioè sotto l’azione dell’ossi-riduzione, in cui i due poli so­no Ossigeno (Sole) e Idrogeno (Luna), ovvero Ariete e Cancro. Se la fermentazione chimica giunge alla sua quintessenza, che è rappresentata dall’alcool, a cui arriva attraverso processi di de­molizione successiva, la fermentazione alchimica, nei processi di rigenerazione dell’uomo, giunge alla quintessenza, rappresentata dal Mercurio Filosofico attraverso una progressiva degrada­zione delle costellazioni psichiche che rappresentano la nostra personalità. Questo processo vuol significare non l’annientamento, bensì’ il ritorno agli elementi primi; processo che fu sintetizzato nei Van­geli nella frase: dovete ritornare come bimbi. Come nei processi fermentativi viene sviluppata energia per far progredire i biochimismi della vita, nello stesso modo, nel pro­cesso psichico della fermentazione viene sviluppata una grande quantità di energia psichica capace di prendere nel suo turbine dinamico nuovi elementi universali, creando nuovi impulsi. Come dice il Cosmopolita: se la prima materia è duplice, la se­conda è il calore, ovvero un calore secco, che chiamano Solfo. Il Mercurio dei Filosofi nasce quindi dall’unione di questo Sol­fo che e’ maschio, ed il Mercurio che fa da femmina. Dalla con­giunzione di questi due, nascono i Mercuri Filosofici. Accanto alla dinamica degli elementi si affianca questa chimica imponderabile, fatta di spinte sottili ove si liberano forze costi­tutive e moltiplicatrici dell’edificio cinetico della personalità umana. Muta il peso specifico della Sostanza, ma rimane sem­pre eguale la Legge che governa i fenomeni ed il Mandala ne è un custode fedele. Il processo fermentativo richiama anche il modo operativo dell’alchimia verde ove, secondo Paracelso, vengono portate al­la luce quel che e’ occulto in natura. Una preparazione spagiri­ca non può considerarsi tale se non è accompagnata dal proces­so di fermentazione dei suoi zuccheri, dei suoi amidi, delle sue cellulose. I corpora, come dice Paracelso, devono essere rigenerati in una forma diversa, se devono essere messi al servizio dell’uomo. Pertanto si devono estrarre gli arcana, secondo come opera la Natura, poiché, secondo il Paragrano: la natura e l’uomo, assieme smembrati in salute e malattia, vogliono assimilarsi reciprocamente ed essere ricondotti l’una all’altra. L’acido tartarico è un altro individuo chimico che risulta co­me prodotto finale della fermentazione, in modo particolare di quella alcolica, per la produzione del vino. È il cremor tartaro che si forma in abbondanza sulle pareti del­le botti, poiché, non essendo solubile in alcool, precipita dalla massa di fermentazione depositandosi man mano che si produce alcool. Ciò che si libera non è l’acido puro, ma il suo sale di potassio e di magnesio, e talvolta anche di calcio. Proiettato sulla croce equinoziale, il cremor tartaro è una freccia che parte da Est, puntata sul centro della Croce, ma a differenza dell’alcool, riposa sull’asse equinoziale, senza prendere in considerazione l’asse ver­ticale dei solstizi. Quindi alcool ed acido tartarico sono tra di loro ortogonali, il primo adagiato sull’asse dello spirito, il secondo su quello della materia. La loro immiscibilita è la testimonianza, in cam­po chimico, della loro ortogonalità nella croce. Tra i due pro­dotti non vi è corrispondenza, se non quella che si osserva in pratica che il tartaro si rende visibile, ovvero precipita con la formazione di alcool. Più alcool si forma e più cremor tartaro cristallizza. Pur tuttavia non sono prodotti antagonsiti tra di loro, ma si è portati a pensare che l’acido tartarico, con la sua presenza fisi­ca, sia un prodotto, ovvero, il figlio che si rende manifesto per mezzo del Mercurio (alcool) e Solfo (calore-energia-volontà). In questo caso il cremor tartaro viene ad assumere il ruolo di Sale, ovvero del prodotto risultante dell’azione combinata di Mercurio e Solfo, formando in tal senso la classica terna alchimica, secondo la denominazione medioevale. Il processo della fermentazione, quindi, mette in luce la compo­sizione ternaria del cosmo, in quanto, con la produzione di al­cool (Mercurio), si ha sviluppo di calore e di energia (Solfo) e nello stesso tempo si forma cremor tartaro (Sale). In termini di rigenerazione psichica possiamo anche dire: con la demolizione della propria personalità si arriva al Mercurio Filo­sofico, il quale a sua volta, è accompagnato da un forte poten­ziamento della volontà. Volontà più Mercurio danno origine ad un nuovo precipitato che si colloca all’Oriente e quindi diviene il prodotto del tempo presente, che accompagna come supporto il binomio Mercurio-Solfo. In termini ancor più espliciti possiamo dire che a seguito del processo della fermentazione alchimica, sotto la proiezione del­la Volontà sullo Spirito si forma il Corpo di Gloria, il Ka egizio, nuovo substrato ove possono avere il loro punto di appoggio le azioni dei due principi superiori. Il cremor tartaro è stato uno dei composti chimici più investi­gato, più “lavorato” da parte dell’alchimismo antico e medioe­vale. Da un tartarus crudus, si passa ad un tartarus depuratus, ad un tartarus depuratus et calcinatus, per arrivare al tartarus vo­latilis. Nel Paragrano, Paracelso accenna a queste varietà, e nel­la prima variante del tartaro accenna alle sue qualità terapeuti­che contro il prurito e la scabbia, nella seconda variante all’a­pertura di un’occlusione, nella terza alla guarigione di ferite non rimarginate.  fin troppo trasparente come tutti questi processi trasmutati­vi portino al concetto analogico della Pietra Filosofale che ot­tenuta grezza, deve essere poi purificata e lavata in modo da trovarla, come dice il Cosmopolita “nella nuova casa di Saturno, che non è stata mai toccata”. Da ciò che dice Paracelso e dai malanni che essa guarisce, e’ il Sale ove Saturno vi regna sovrano. Dalle opere di Paracelso De tartaro e De morbis ex tartaro, le malattie curate da questo individuo chimico sono quelle della milza e della bile, ove am­bedue gli organi ubbidiscono alla segnatura saturnina. La figurazione geometrica dell’acido tartarico, sul Mandala, pone il prodotto prevalentemente nella zona oscura dello Zo­diaco, nella zone del fisso, ove regna il Sale che dà la Pietra che non è Pietra, ma che è chiamata Pietra per analogia, innan­zitutto perché la sua miniera è veritabilmente Pietra (silicati) e che all’inizio e’ stata estratta dalle viscere della terra. La nuova casa di Saturno, di cui parla il Cosmopolita, non e’ più il Capricorno, l’insieme degli atomi di Carbonio, sede del­la vita organica, bensì l’Acquario, segno di Aria e quindi di espansione in contrapposizione a Capricorno segno di Terra, costrittivo. È la figurazione del Saturno palingenetico, linea di demarca­zione tra il visibile e l’invisibile, ed in questo contesto conside­rato la Janua Coeli, Porta del Cielo, nella sua fase ascendente verso i mondi superiori. In campo spagirico, le manipolazioni dell’acido tartarico si sono prestate per il passato e si prestano tuttora per l’eliminazio­ne dei sali dal corpo, e per tutte le malattie che dipendono da Saturno. Da quanto esposto, si può trarre una considerazione generale sulla genesi e sulla natura di determinati prodotti chimici, ed in modo particolare sulla differenza tra gli alcoli e gli acidi, che come già sappiamo, risiedono ambedue nella zona calda dello Zodiaco. I due prodotti differiscono nel gruppo attivo, che per gli alcoli e’ il radicale OH e per i gruppi acidi è COOH. A parità di spina dorsale, ovvero ad egual numero di atomi di carbonio e di idrogeno (esclusi i gruppi attivi) gli acidi si pongo­no poco più in basso degli alcoli, ed il passaggio da alcoli ad aci­di comporta il trasferimento da un braccio della croce all’altro. In altre parole, gli alcoli giacciono sull’asse solstiziale, mentre gli acidi prendono in considerazione anche l’asse equinoziale con il loro gruppo attivo. Se gli alcoli giacciono sull’asse dello spirito, il verticale, gli acidi spingono la loro azione su ambedue gli assi, quello dello spirito e quello della materia. Figurativamente, se l’alcool etilico ha il disegno geometrico di 3a l’acido acetico, che deriva dall’alcool etilico, ha il disegno 3b. Questo vale per tutti gli alcoli e gli acidi. Nel caso particolare dell’alcool etilico, mentre in natura esiste solo come prodotto di demolizione nei processi fermentativi, l’acido acetico, oltre a formarsi in numerosi processi biochimici e microbiologici, si trova molto diffuso in natura nel regno ve­getale come acido libero, come estere, come sale di calcio e di potassio e quindi nella figurazione geometrica, e come metabolita nei fluidi biologici, nel sangue, nel fegato, nei reni, nei tessuti muscolari e negli escreti come il sudore. Gli alcoli rappresentano dei prodotti primi, mentre gli acidi si possono considerare dei derivati dagli alcoli fortemente attivi in quanto vengono a collocarsi nel primo quarto del Sole, tra Ariete e Cancro, nella zona più attiva dello Zodiaco. La loro appartenenza ad ambedue gli assi della croce, ne fa dei prodotti basilari per la costruzione di ulteriori architetture, te­nuto presente che negli acidi superiori, la loro saponificazione con il Sodio, estremo dell’asse equinoziale, li rende solubili in acqua e quindi idonei ad entrare in reazione. Se l’alcool è il punto di arrivo e serve a produrre energie, di qualunque tipo essa sia, l’acido diviene il punto di partenza per nuove riedificazioni, a patto che prima si sia raggiunto il prodot­to primo, ovvero che si sia estratto il Mercurio dalla miniera. Poiché, senza aver prima estratto questo metallo, non è possi­bile costruire la Pietra. In tal senso gli acidi divengono dei dissolventi e si inseriscono in modo prepotente nei ricambi. Un esempio lampante e’ dato dal’ l’acido citrico di formula: H2—COOH OH— p —COOH CH2—COOH prodotto molto importante in campo biochimico, per il ricam­bio vegetale ed animale, in quanto interessa molto da vicino il metabolismo dei grassi. Prodotto estremamente reattivo che si pone sull’asse solstiziale nella zona calda a circa un terzo dalle Acque Madri. Salendo lungo la spina zodiacale, al centro trovia­mo l’acido tartarico di cui abbiamo già discusso, e più sopra, ad un quarto dal centro della croce vi e’ un altro acido, molto importante, l’acido salicilico: COOH O OH la cui azione e’ antisettica, disinfettante, batteriostatica, per giungere ad un terzo da Capricorno all’acido gallico ed all’acido di formula: COOH C6-H2 H20 (CH2)2 e C14H1008(OH)3.C6H2.CO.C6H2(OH)2.COOH e con essi arriviamo ad un altro profondo simbolismo alchi­mico.”

 

  •  “Il Mandala Chimico e Alchimico”, A. Angleini, Kemi Hathor n° 30 1987

 

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