Catene lineari del corpo e dello spirito

calligarisIl neurologo italiano Giuseppe Calligaris (1876-1944), vero genio dimenticato, è stato l’autore di sorprendenti scoperte – sorprendenti per il loro intrinseco significato, ma anche per la vastità di applicazioni e infine per la coerenza e l’organicità del quadro generale –  nel campo della medicina olistica e non convenzionale.
È anzi sorprendente che solo in tempi relativamente recenti, in Italia, si siano riscoperti gli studi di questo nostro connazionale, forse più stimato all’estero che in patria, anche a fronte del grande interesse che invece nel campo della medicina non-convenzionale è stato rivolto a studiosi stranieri. Fortunatamente, come diremo i suoi studi sono stati ripresi, ed anche ampliati in un sistema di trattamento psicosomatico ad opera di due ricercatori e sperimentatori italiani che hanno trovato il modo di adattare in un modello operativo le sue scoperte teoriche.

Già dalla sua tesi di laurea dal titolo Il pensiero che guarisce (1901) incentrata sul potere di autoguarigione della suggestione, il giovane Calligaris legò il suo interesse di neuropsichiatra alla ricerca psicosomatica, un tema che avrebbe sviluppato nelle sue successive e sorprendenti ricerche. Malgrado i suoi brillanti meriti accademici (fu ordinario alla Sapienza) e le sue pubblicazioni di alto rigore, una dei quali, Il sistema motorio extrapiramidale (1927) fu adottata come testo universitario per molti anni a seguire, le sue scoperte e le pubblicazioni “di frontiera” gli valsero l’ostilità, anche ingiusta e preconcetta, della comunità di allora. Questo suo isolamento fu anche la causa dell’oblìo in cui caddero le sue ricerche per diversi decenni, almeno in Italia. Visse negli anni in cui la neurologia e la neuropsichiatria cominciavano a delineare il loro statuto scientifico. Ma i suoi studi andarono molto oltre il paradigma della medicina su base meccanicista, del resto implicavano un sistema di relazioni energetiche di tipo sottile.

Erano anche gli anni in cui il neurologo inglese H. Head spiegava il “dolore riferito” e, attraverso le zone di Head, descrisse la proiezione cutanea dei riflessi viscero-sensitivi (convergenza di innervazioni  viscerali e di particolari aree cutanee sugli stessi metameri spinali);  e in cui il dott. W. Fitgerald indicava delle zone longitudinali della pelle, dette dermatomeri,come base per trattamenti antalgici e con la sua assistente Eunice Ingham poneva le basi della  riflessologia plantare.  Ma il lavoro di Calligaris andò molto oltre per portata e soprattutto per implicazioni teoriche, dato che si basava per lo più su relazioni sottili, legate al corpo eterico e non riconducibili a spiegazioni neurologiche – anche se, va detto, Calligaris non azzardò mai interpretazioni esplicite in questo senso ma si limitò a registrare empiricamente ogni corrispondenza. Fu questo fatto che gli valse l’ostilità del mondo scientifico così come l’aver mostrato di poter eseguire, attraverso le sue scoperte, determinati esperimenti di parapsicologia (o di metapsichica come si diceva all’epoca), esperimenti peraltro abbastanza eclatanti ed eseguiti in presenza di numerosi osservatori, che impressionarono persino lo yogi indiano Yogananda, in una sua visita in Italia nel 1934, in cui poté assistere ad un fenomeno di remote viewing attraverso un muro indotto da Calligaris su un suo paziente, come Yogananda stesso ci riferisce nella sua Autobiografia di uno yogi. Del resto questi suoi studi attirarono l’interesse di diverse intelligence militari: i suoi appunti furono trafugati dagli austro-tedeschi che avevano occupato il Veneto durante la Prima Guerra Mondiale, e infine dagli americani durante la Seconda Guerra Mondiale (e non è un caso se Germania e Stati Uniti sono i Paesi in cui si sono sviluppate scuole di medicina complementare, seppure semplicistiche, ispirate alle sue scoperte).

Nelle sue opere principali (che contano più di sedici volumi),  Le Catene lineari del Corpo e dello Spirito (1928),  La Fabbrica dei sentimenti (1932), Le meraviglie dell’autoscopia (1933), Le meraviglie dell’eteroscopia (1934), Telepatia e telediagnosi (1935), Le immagini dei vivi e dei morti richiamate dalle loro opere (1935), L’Universo rappresentato sul corpo dell’uomo (1937), Le meraviglie della Metapsichica (1940), Nuove ricerche sul cancro (1940), Le meraviglie della Metafisiologia (1944) è esposto il quadro coerente ed organico di una fisiologia sottile che si articola su linee energetiche disposte in modo reticolare lungo la superficie del corpo umanoNel cercare di spiegare la correlazione fra aree cutanee ad alterata sensibilità e danni alla corteccia cerebrale (correlazioni spesso non spiegabili sulla base delle ipotesi meccanicistiche della neurologia) Calligaris si imbatté nell’osservazione che la stimolazione cutanea (che lui definiva “carica”) lungo percorsi lineari generava sempre determinati riflessi fisici e sensazioni soggettive (” di repère “) e al contempo anche l’attivazione di determinati sentimenti.L’individuazione di queste strutture permette di dare indicazioni certe e soprattutto ripetibili dello stato psico-fisiologico dell’individuo. Queste prime scoperte furono poi ampliate da Calligaris in tutto il corso della sua vita; il suo interesse fu soprattutto per la mappatura e la ricerca di base, non pensò a svilupparne le potenzialità terapeutiche: la maggior parte delle sue ricerche hanno puntato ad evidenziare riscontri di tipo psicologico (attivazione di emozioni e sentimenti) e parapsicologico (attivazione di esperienze e facoltà extra-sensoriali). A tal proposito va detto che Calligaris non avanza mai nessuna interpretazione su base “occultistica” ma semplicemente da medico e da scienziato si è limitato alla registrazione di eventi e condizioni sperimentali ripetibili. Tuttavia la sua familiarità con concetti come “aura” “campo aurico”, “chiaroveggenza” ed altri, testimonia una conoscenza del lessico della metapsichica del tempo e della terminologia esoterico-occultistica. Dalle scarse indicazioni biografiche nulla sappiamo di quale milieu possa aver costituito il suo retroterra formativo, né di come fosse pervenuto a certe straordinarie e circostanziate scoperte. Mia personale convinzione è comunque che avesse avuto contatti con la corrente della Teosofia, sebbene prove diretta al momento non si conoscano. Rileviamo però che un suo allievo e collaboratore, Edoardo Bratina (1913-1999) è stato segretario della Società Teosofica. calligaris (1)

Un ultimo riferimento alla storia di queste scoperte: sono stati due studiosi italiani, Flavio Gandini e Samantha Fumagalli, a riscoprire di recente il lavoro di Calligaris e farlo conoscere in Italia. Il loro grande merito è stato non solo quello di aver portato avanti la sperimentazione ma sopratutto di aver creato un sistema operativo in grado di tradurre gli studi di Calligaris in un metodo di medicina olistica, con possibilità di intervento ed applicazione concreti nel campo della psicosomatica, denominato come Dermoriflessologia®.

Un altro merito di questi ricercatori è di aver allargato gli “orizzonti teorici” di riferimento integrando nella Dermoriflessologia gli insegnamenti di autori come Jung, Gurdjieff, Carlos Castaneda e R. Steiner. Questi inquadramenti teorici sono risultati utili per contestualizzare le scoperte del neurologo Calligaris e creare un quadro di riferimento sulla struttura della psiche e dell’inconscio, un’ antropologia e una fisiologia iper-fisica (soprattutto di componente steineriana) per la spiegazione teorica di alcuni processi sottili, degli sviluppi evolutivi e dell’espansione delle facoltà. Come si vedrà infatti la Dermoriflessologia ha due principali campi di applicazione: uno di tipo medico nel senso soprattutto di medicina olistico-energetica (ma anche con interessanti possibilità di applicazione anche nella psicoterapia e nella psicologia clinica, come tecnica complementare) ed un altra di tipo evolutivo come integrazione e sviluppo delle facoltà cognitive, psichiche e della personalità.

 


Il Grande Reticolo Energetico

Calligaris aveva dunque individuato delle linee “energetiche” lungo la superficie cutanea, dal tracciato rettilineo in grado di attivare riflessi fisici e soprattutto emozionali.Si tratta ovviamente di linee energetiche sottili in quanto non rilevabili con strumenti, almeno non direttamente, e non spiegabili con anatomiche osservabili o già note. Il primo paragone che potrebbe sorgere in mente sono i meridiani di agopuntura, ma l’accostamento non è esatto, in quanto questi ultimi seguono tragitti ipotetici che collegano dei punti specifici, e sono soprattutto questi punti a presentare un significato operativo e fisiologico. Tali meridiani hanno percorsi non lineari , inoltre scorrono nello spazio sottocutaneo a diversi “livelli” di profondità anche se questa profondità non è direttamente “misurabile”. Le linee di Calligaris sono invece perfettamente rettilinee, inoltre si dispiegano esattamente all’esterno del corpo, sulla superficie cutanea. Inoltre il nostro autore non mostrava di conoscere la Medicina Cinese, né fa mai riferimento nelle sue opere a tale sistema medico, dunque verrebbe da supporre una totale autonomia di scoperta. Si tratta in realtà di strutture diverse, entrambe “reali” nel proprio ambito e contemporaneamente. E tuttavia alcune analogie fra i due sistemi di riferimento possono essere osservate.

Vi sono dieci linee principali, che decorrono in senso longitudinale, senza soluzione di continuità lungo la superficie anteriore e posteriore del corpo, ognuna forma dunque una “catena”, o un anello chiuso. Ognuno di questi anelli rappresenta un sistema di corrispondenza organo-emozione, ma con una certa polarità poiché il lato dorsale identifica prevalentemente il riflesso emozionale, mentre il lato frontale quello organico-fisico. Come vedremo, due di esse hanno un particolare significato, oltre che anatomico anche di valore funzionale: la linea laterale, che divide la parte frontale e quella laterale del corpo, e la linea centrale, l’asse di simmetria del corpo.
Le linee che passano centralmente agli arti e al capezzolo (linea mamillare) sono dette, insieme alla linea centrale, mediane, vi sono poi altre quattro dette intermedie. Esse sono le dieci linee principali. Fra ognuna di esse vi è approssimativamente la distanza di un palmo (riferito al soggetto).

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Il Grande Reticolo Energetico

  • I Linea (laterale del corpo) – Funzione psichica:”dissociazione“, da intendersi come processi logico-analitici. Emozione: estroversione. Corrispondenza fisica: Sistema Nervoso Centrale.
  • II Linea (mediana del braccio destro)– Emozione: amore. Corrispondenza fisica: intestino.
  • III Linea (ascellare destra, intermedia) – Emozione:oblio (ricordi inconsci). Corrispondenza fisica: stomaco.
  • IV Linea (mediana della gamba) – Emozione: memoria (ricordi consci). Corrispondenza fisica: uro-genitale e vescica.
  • V Linea (inguinale destra, intermedia) – Emozione: odio, aggressività. Corrispondenza fisica: fegato
  • VI Linea (mediana del corpo) – Funzione psichica: “associazione” (processi cognitivi sintetico-intuitivi). Emozione: introversione. Corrispondenza fisica: Sistema neurovegetativo, reni, apparato muscolo-scheletrico.
  • VII Linea (inguinale sinistra, intermedia) – Emozione: dolore, capacità di resistenza. Corrispondenza fisica: milza.
  • VIII Linea (mediana della gamba sinistra) – Emozione: piacere. Corrispondenza fisica: pancreas.
  • IX Linea (ascellare sinistra, intermedia) – Emozione: Calma, sonno. Corrispondenza fisica: polmoni.
  • X Linea (mediana del braccio sinistro) – Emozione: eccitazione, attività. Corrispondenza fisica: cuore, tiroide.

Il reticolo si forma dall’intersezione di queste dieci linee primarie longitudinali con le corrispondenti primarie trasversali (orizzontali, distanti fra loro anch’esse  circa una decina di cm) le quali, seppure con minore incisività, hanno le stesse relazioni e significati. Quattro linee  primarie ortogonali fra loro (tutte mediane o tutte intermedie) secondo il Calligaris individuano un Grande quadrato fondamentale.Scan_20160312_105409 All’interno di ogni quadrato fondamentale si riproduce in modo “frattale” la struttura del Grande Reticolo. Il Calligaris aveva dunque individuato sperimentalmente un struttura ricorsiva o frattale che giustifica il principio olistico (spesso alla base di molti sistemi riflessologici) per cui la parte riproduce il tutto e il Tutto si rispecchia nella parte.
Su ogni linea ( a qualsiasi livello del “frattale si collochi) scorre l’energia corrispondente a quell’emozione o meglio a quel sistema emozione-organo; ma anche, secondo Calligaris, le memorie e le esperienze cristallizzate relative a quello specifico dominio.

 

È importante a questo punto evidenziare che vi è una particolare legge che regola la relazione fra il riflesso cutaneo, la memoria emozionale e un organo. L’iperattività di un organo (per varie ragioni, maggior carico funzionale etc.) produce l’attivazione dell’emozione corrispondente (es. fegato-rabbia) ma anche l’ipersensibilità di un’area cutanea. Tale corrispondenza è vera in ogni senso ed è perfettamente circolare (Legge della Triplice Corrispondenza). Si capisce allora come la pelle  possa essere sfruttata come efficace panello di controllo, sia “in lettura” che “in regolazione“, del nostro sistema psicofisico.Una seconda legge quella dei “Complementari” verrà spiegata a breve.

Oltre alle primarie esistono linee secondarie, ogni primaria è accompagnata da otto secondarie parallelamente alla primaria, quattro su ciascun lato. Esse formano così una banda assiale (che ha lo spessore di circa 1 cm) di cui la primaria è l’asse di simmetria. Le secondarie “specificano” le primarie, indicano i possibili campi d’applicazione di quel sentimento (oppure porzioni d’organo se ci riferiamo al lato frontale della catena). I loro significati sono, in relazione ad un sentimento generico:

  1.  sentimento sessuale (riferito cioè al sesso)
  2. sentimento familiare (riferito alla famiglia)
  3. sentimento per la patria (la nazione, ma può riferirsi ad un gruppo di appartenenza più ampio della famiglia e più esteso, una tribù, un clan un partito)
  4. sentimento umanitario e religioso (riferito a tutta l’umanità nel suo insieme e alla sfera divina)
  5. sentimento per la società
  6. sentimento per la natura
  7. sentimento per l’arte
  8. sentimento per il lavoro

In sostanza l’effetto di una carica su quella linea secondaria suscita sentimenti ed immagini (ricordi, esperienze) riferiti a quell’emozione e all’ambito specifico: es. la linea di amore (I) per la patria suscita nel paziente posto in stato di rilassamento le immagini di bandiere, canti patriottici, parate; quella di piacere (VIII) per la natura suscita il desiderio di trovarsi all’aperto o può indurre immagini e sensazioni di esperienze piacevoli a contatto con la natura etc.

Si può osservare che le otto secondarie sono disposte specularmente, la 1-8 indicano un campo strettamente individuale, la 2-7 un campo più ampio fino ad arrivare alla 4-5 alla massima universalità. La prima emibanda (1-4) evidenzia una modalità “statica”, riguarda l’essere, l’altra (5-8) una modalità “dinamica” ed evidenzia un fare o un relazionarsi (società, lavoro).

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Linee primarie e secondarie della mano

Per ragioni tecniche e pratiche si è deciso di effettuare trattamenti soprattutto sul quadrato fondamentale della mano. Come già detto il Calligaris si era prevalentemente concentrato sul lavoro sperimentale e sulla ricerca teorica, con una puntuale annotazione dei fenomeni di repère (sensazioni soggettive in risposta alla carica, o correlazioni fra iperestesia delle linee e disturbi neuropsichiatrici), ma non aveva elaborato su questa mappatura un metodo sistematico per un trattamento psicosomatico. Gandini e Fumagalli, gli elaboratori della metodica della”Dermoriflessologia”, hanno utilizzato un’apparecchiatura Tens (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator) per la stimolazione delle linee e delle bande. Questo permette oltretutto di modulare lo stimolo e di protrarlo per il tempo necessario. Calligaris impiegava ai suoi tempi un ago faradico per cercare le linee, oppure un martelletto di metallo raffreddato per stimolare le placche. Inoltre il metodo impiegato tiene conto dell’anzidetta Legge dei complementari. Calligaris solitamente usava stimolare le aree iperestesiche. Ciò non è però  privo di disagi indiretti per il paziente, poiché esaspera uno stimolo emozionale già in atto prima di vedere dei risultati positivi, se ci si pone in un’ottica di trattamento psicosomatico. Le linee – o meglio le catene – sono collegate da rapporti funzionali anche se non “anatomici”. Ad esempio amore-odio sono due sentimenti complementari, così si è visto che anche le loro linee compensano o trasferiscono l’una sull’altra l’iperattività di una delle due emozioni. Dopo una fase di ipersensibilità di una linea (dovuta ad un carico fisico o emozionale) l’ipersensibilità si accende sulla complementare. Nella nostra metodica si preferisce lavorare bilanciando sempre la linea complementare: evitando la stimolazione diretta su linee già “accese”. Le coppie di complementari o “bilance” sono cinque: Amore-Odio, Memoria-Oblio, Piacere-Dolore, Sonno-Eccitazione, e Associazione -Dissociazione. Quest’ultima categoria è particolare, si tratta non solo di una coppia di attitudini emozionali (estroversione/introversione) ma di vere e proprie modalità psichiche e cognitive, in grado di gestire tutti gli altri sentimenti. Potrebbe apparire notevole il fatto che le due linee corrispondenti occupino infatti l’asse di simmetria del corpo  (piano sagittale) e il piano frontale. Essi gestiscono ogni altra emozione così le secondarie della Banda I e VI avranno, oltre agli otto campi di applicazione di cui sopra la funzione di controllo delle altre emozioni (es. Dissociazione del piacere, del dolore, dell’amore, dell’odio etc.): queste secondarie sono così scomponibili in due diversi registri. In totale si avranno  80 + 8 +8, cioè 96 linee secondarie in totale. Ciò ha fatto pensare alla suggestiva idea che tale numero potesse essere messo in relazione ai 96 (o 960) “petali” del sahasrara chakra, il chakra coronale della fisiologia sottile induista. In qualche modo queste 96 linee longitudinali potrebbero essere pensate come la proiezione sulla superficie cutanea dei “filamenti luminosi” che il chakra coronale proietta lungo e attraverso il campo aurico.

Un punto di forza a livello operativo è che attualmente con una strumentazione di tipo Tens, impiegata in questo contesto come uno strumento di biorisonanza, si può modulare la frequenza del segnale in entrata. Diverse frequenze  possono così agire su diversi livelli della coscienza (e dell’inconscio) e parallelamente su diversi livelli energetici. In Dermoriflessologia si usano di solito quattro diverse frequenze che, per il loro effetti e il livello su cui risuonano, sono posti in relazione con i corpi fisico, eterico, astrale e causale, i primi tre soprattutto tratti dalla fisiologia di Steiner.

 


Le placche cutanee

Dalla combinazione di linee secondarie fra di loro la definizione di sentimenti terziari, le possibili combinazioni sono teoricamente infinite. Tali combinazioni terziarie non hanno una proiezione lineare ma, secondo il Calligaris si riflettono su piccole porzioni cutanee circolari dette placche. Calligaris ha indicato un gran numero di emozioni e sentimenti   “scomponibili”, secondo la sua sperimentazione, in combinazioni delle linee secondarie.

A titolo di esempio l’amicizia sarebbe riconducibile a una sommatoria di cariche della secondaria 6 del pollice (Amore per la Natura) e della 4 dell’indice (Memoria per l’Umanità); l’ottimismo sarebbe dato dalla carica contemporanea della secondaria 5 della banda dell’anulare (Piacere per la società) e dalla 5 del pollice (Amore per la società); la vendetta da 1 secondaria dell’anulare (Piacere per il sesso) e 5 della seconda interdigitale ( Odio per la società) etc. (un grande numero di emozioni sono così riportate da Calligaris nei tre volumi de La Fabbrica dei sentimenti). Tali sentimenti vengono suscitati sperimentalmente nel soggetto dalla carica di tali linee, oppure, esse risultato spontaneamente iperestesiche se il soggetto sta provando quei sentimenti .

Le placche non si limitano a tradurre solo sentimenti secondari e terziari ma tutta una varietà di effetti di natura riflessologica che implicano sviluppo di capacità, fenomeni psichici, anche di tipo extra-normale, riattivazione di ricordi etc. o realtà dell’ambito umano: anni, età, settenni, rapporto con gli antenati, i genitori, oppure fenomeni esterni come numeri, colori, lettere dell’alfabeto (di cui è possibile evocare l’idea o l’immagine nell’esaminato) oppure fenomeni macrocosmici come i pianeti, i metalli (di cui è possibile attivare la visione o l’immagine o anche risonanze ‘radioestesiche’). Scan_20160312_112902Le placche individuate da Calligaris sono nell’ordine di qualche migliaio ma metodologicamente possiamo prevedere che siano in numero potenzialmente infinito (L’Universo rappresentato sul corpo dell’uomo).

Le placche sono zone circolari di dimensioni variabili in genere fra i 6 e i 15 mm.  Un ulteriore merito di Gandini e Fumagalli è stato di aver constatato che la zona di maggiore sensibilità della placca è la circonferenza esterna (oltre al centro). Tale fronte di sensibilità in seguito a stimolazione, retrocede verso l’interno della placca. Al contempo le impressioni e ricordi suscitati appaiono più antichi e remoti, fino a farsi non più “individuali”. Così si è imposta l’evidenza che tali placche agiscano come un registro, esattamente come un “disco di vinile” in cui i solchi più esterni rinviano a sensazioni fisiche e memorie più recenti, fino a dare, via via che si procede verso il centro, immersioni nell'”inconscio profondo”, memorie ataviche ed ancestrali, fino ad arrivare, per alcuni, a puntate nel super-cosciente, dove si ha l’esperienza “informale” di una certa emozione o sentimento. Per tale ragione è stato efficace introdurre una stimolazione anche con spiraline metalliche in grado di associare alla stimolazione meccanica quella dell’ onda di forma radionica.

In base al tipo di sensazione suscitata è stato possibile anche qui ascrivere ai diversi livelli di profondità della placca la relazione con i quattro corpi della fisiologia sottile. Dagli strati esterni vengono suscitate sensazioni fisiche e memorie individuali; già oltre sorgono ricordi ed esperienze riferibili a membri antichi della propria famiglia, gli antenati, portando alla luce anche eventi non conosciuti dall’esaminato, ma storicamente individuabili o confermabili. Siamo quindi probabilmente nell’area di pertinenza del corpo eterico, depositario della memoria di sangue e della stirpe. Più oltre sorgono contenuti psichici (anche molto coinvolgenti emotivamente) anche molto antichi  e non riferibili al vissuto individuale. Non necessariamente qui si devono supporre ipotesi reincarnazioniste su vite precedenti a livello “individuale”,  può essere ad esempio utile richiamarsi anche alla nozione di Inconscio collettivo di Jung. A questo livello ci possiamo riferire al cosiddetto corpo astrale. Queste osservazioni hanno rafforzato l’importanza delle scoperte di Calligaris che inizialmente non contenevano tali riferimenti ai corpi sottili:  questi accostamenti hanno permesso di interpretare meglio il senso di queste scoperte e di inserirle in una comprensione teorica più ampia.  Scan_20160312_112326

L’ultimo livello è stato posto in relazione al corpo causale, che si può far corrispondere al Sé della psicologia transpersonale. Questo “ente” o “corpo” in effetti però, per le dottrine sapienziali ed orientali da cui è tratto (Sé, in sanscr. Atma) rappresenta il nucleo totalmente trascendente della Personalità, in una certa misura sovraindividuale, e non si incarna e non partecipa dell’incarnazione se non attraverso il suo riflesso nella nostra dimensione: l’Io. Si tratta di una dimensione della coscienza di cui solo pochissimi arrivano a fare esperienza, in modi comunque fuggevoli, e solo in conseguenza di forme di elevazione e di ascesi particolari. Propendo quindi per riferire questo strato delle placche – ed anche le relative frequenze di trattamento-  piuttosto al corpo mentale superiore, che è il piano immediatamente sotto il causale e si riferisce comunque a stati della coscienza particolarmente elevati, astratti e informali, che trascendono comunque l’astrale ordinario (fatto di forma e animato dal desiderio) e assimilabili ugualmente alle esperienze che suscita la stimolazione delle porzioni centrali delle placche.  Ma si tratta di interpretazioni teoriche o terminologiche che non incidono nella pratica di questa tecnica. Si osserva però che non sempre tutti gli individui riescono a rispondere al trattamento sulle frequenze corrispondenti a questo “corpo”, segno che il loro sviluppo animico non raggiunge ancora tale livello.

I campi di applicazione della placche sono moltissimi. Va detto che un buon numero di esse possono essere impiegate per scopi terapeutici più o meno diretti ( vi sono placche per trattare anche le dipendenze e gli abusi di sostanze ad esempio) o comunque per il riequilibrio della personalità, il benessere psicofisico, la risoluzione di conflitti, l’elaborazione consapevole di contenuti inconsci. Soprattutto Calligaris individuò delle placche in grado di segnalare patologie a carico di organi, utilizzabili per una futura “diagnostica” non-convenzionale ( cfr. Telepatia e Telediagnosi). Tale campo merita di essere sviluppato in modo particolare, data la sua grande utilità per le medicine olistiche.

Le numerose placche risonanti degli anni (da 1 a 100) e dei mesi di gestazione sono uno strumento importantissimo nelle mani di un terapeuta, in quanto capaci di riportare in modo molto rapido alla memoria anche un vissuto profondamente rimosso. Tali riemersioni avvengono sotto forma di immagini durante le sedute o, più spesso, in forma di sogni nei giorni immediatamente seguenti, generalmente in una modalità tale da avere la possibilità di elaborare anche elementi sgradevoli o traumatici, anche perché la dermoriflessologia interviene sulle placche solo dopo aver fatto lavori di riequilibrio sulle linee primarie, riportando il sistema ad un più alto livello di consapevolezza, e di equilibrio animico. Lo scorrere del tempo viene registrato sulle placche. Di esse risulta “attiva” cioè sensibile quella dell’anno in corso, ma anche – scoperta recente, non contemplata inizialmente dal Calligaris –  tutte quelle contenenti materiale non “risolto”. A volte capita che l’indicazione delle placche possa avvenire spontaneamente, anche attraverso il sogno, ad esempio con l’indicazioni di numeri specifici, quando ciò avviene è segno che il soggetto trattato sta seguendo spontaneamente un processo di auto-guarigione, che il sistema sta evolvendo verso un punto di equilibrio più stabile e maturo. Si tratta dunque di uno strumento potente ed efficace, ma anche molto sicuro, di comunicazione con il subcosciente, di risoluzione di conflitti e di presa di coscienza. La finalità è l’aumento di consapevolezza e di conoscenza di sé, sbloccando nodi psichici ed energetici.

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Interessante osservare, e nella nostra pratica di operatori capita con un certa frequenza, la potenzialità di agire su quella che la psicologa alsaziana A. Schützenberger ha definito “sindrome degli antenati”.  Come abbiamo detto le placche possono registrare anche memorie dei propri ascendenti, rispondendo a quello che è il campo morfico della propria famiglia. Quando si trattano placche relative ad un anno, si può interagire anche con la memoria collettiva familiare, con le esperienze storiche degli antenati, ad esempio i traumi da essi vissuti, che rendono – a volte- l’età anagrafica in cui sono avvenuti una data fatidica anche per i discendenti (fenomeno di cui la Schützenberger ha riportato ampie casistiche cliniche): in questi casi l’impiego in particolare delle frequenze per l’eterico, si può rivelare particolarmente utile.

Molte altre placche hanno una destinazione che potremmo definire “evolutiva” più che terapeutica. Si tratta delle placche di attivazione di ampliamento delle facoltà cognitive, anche in campo cosiddetto ESP . Vi sono diverse placche in grado di attivare ad esempio fenomeni di remote viewing, come abbiamo ricordato già all’inizio, numerose per attivare fenomeni di chiaroveggenza (ma che richiedono trattamenti prolungati per creare delle vere e proprie attitudini), alcune per evidenziare la visione dell’aura. A tale riguardo le placche sono classificate come:

  • risonanti (in grado di attivare la visione di immagini o informazioni relativi a sé stessi)
  • consonanti (in grado di attivarle in relazione a terzi, posti ad una certa distanza o aventi una certa relazione con l’esaminato).

Tale distinzione si sovrappone a quella fra placche autoscopiche (le prime) ed eteroscopiche (le seconde)

Un gruppo molto interessante di placche, in questo contesto, sono quelle riguardanti il campo onirico.  Placche delle Ricapitolazione onirica inversa rievocano in sogno il ricordo di eventi vissuti, a ritroso nel tempo dal più recente al lontano passato. Trattate progressivamente, sono una base per avere rimandi ed indicazioni di contenuti da sviluppare o elaborare più nello specifico, così come le placche di regressione per “settenni“. Alcune possono essere impiegate, sopratutto nei primi trattamenti per aumentare la capacità di ricordo dei sogni, altre per l’induzione delle visioni ipnagogiche, per il potenziamento delle percezioni sensoriali nei sogni, colori più vividi, percezione tattile nel sogno etc. L’espansione della capacità di utilizzo del mondo onirico come mezzo per scandagliare l’inconscio mostra il potenziale supporto che la dermoriflessologia potrebbe esercitare anche in affiancamento alla psicologia. Non a caso è stato proficuo integrare la tecnica con le concezioni della psicologia junghiana, con la dimensione degli Archetipi come necessaria chiave di interpretazione del codice onirico.

Vi è anche la possibilità di indurre o favorire il sogno lucido (o consapevolezza del sogno), per coltivare quella che Castaneda chiama “seconda attenzione“. La capacità di tenersi coscienti e d aver il “ricordo-di-sé”è una pratica delle tradizioni sciamaniche per agire, spostarsi e operare coscientemente nell’astrale del sogno. Impossibile qui entrare nel dettaglio di questo dominio, invece è bene far notare come tali strumenti riflessologici possono essere coadiuvanti per sviluppare attitudini di questo tipo, l’affascinante campo dell’onironautica.

Le potenzialità di queste tecniche e della mappatura di Calligaris sono grandissime: spaziano dalla psicosomatica, allo sviluppo delle facoltà cognitive, all’integrazione della personalità.  L’importanza di queste scoperte è tale che nessun operatore, ricercatore, naturopata o medico olistico dovrebbe ignorarle. È anche un motivo di orgoglio che proprio in Italia siano state riscoperte le intuizioni del Calligaris  (dopo aver goduto di interesse più all’estero che in patria) ed organizzate in un metodo operativo per il trattamento psicosomatico. È nostra speranza che tale metodica si diffonda anche all’estero e possa arricchirsi del contributo e dell’esperienza di operatori olistici, medici, psicologi, come in parte sta già avvenendo. Un grande contributo italiano alle scienze di confine e alle medicine olistiche.

 

Bibliografia

F.Gandini, S. Fumagalli,  L’anima svelata, Anima Edizioni, 2006.

F.Gandini, S. Fumagalli, Riflessologia della memoria, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009.

F.Gandini, S. Fumagalli, Le 5 bilance del benessere, Edizioni Amrita, 2012

F.Gandini, S. Fumagalli, Il Potere dei Sogni  Il Punto d’Incontro Edizioni, 2011

F.Gandini, S. Fumagalli,Dermoriflessologia, Edizioni Amrita, 2011;

 G. Calligaris, Le Catene Lineari del Corpo e dello Spirito, ed. Aquarius Giannone, ultima ristampa 2009.

Nota: le altre opere  di G. Calligaris non sono più disponibili a stampa in formato cartaceo da molto tempo. Tuttavia è possibile ora  acquistarle in formato ebook.

 

 

 

Manuale di protezione energetica – i pericoli della New Age

La New Age identifica una compagine di movimenti e dottrine, relativamente recenti (si parte propriamente dalla grande ondata di neo-spiritualismo degli anni ’70) di natura pseudo-iniziatica che, sulla base di una mal compresa nuova età “acquariana”  tendono a trasmettere, ma in chiave popolare e volgarizzata, insegnamenti anche attinenti in origine alla visione sapienziale tradizionale, ma fortemente travisati se non addirittura capovolti, in una chiave che non stenteremmo a riconoscere come contro-iniziatica. A questi poi si sono aggiunti nel corso dei decenni altri materiali totalmente spuri, fantasticati o provenienti dalle fonti più dubbie (medianità e canalizzazioni varie di cui certi movimenti New Age sono pienamente intrisi), estranei a qualsiasi insegnamento autenticamente spirituale e tradizionale, spesso mettendo il tutto allo stesso piano di dottrine psicologiche, del couching motivazionale e di marketing con cui spesso il resto viene mischiato.  Una caratteristica comune a questi pretesi indirizzi è di divulgare insegnamenti a chiunque in modo pubblico e senza alcun filtro, soprattutto ciò che attiene a pratiche, meditazioni, addirittura “rituali” o preghiere o “tecniche di guarigione” ed altro, tutto ciò al di fuori di qualsiasi contesto iniziatico e senza alcuno criterio. In effetti il fatto che questi elementi siano del tutto privi di efficacia (nella maggior parte dei casi) non esime tuttavia dal mettere in guardia dai pericoli “occulti” che essi possono rappresentare. Il tutto veicolato a discepoli che tali non potrebbero mai essere (per carente qualificazione) e da parte di “maestri” che tali non sono e non possono essere, perché privi di un effettivo collegamento regolare ad un Fonte Sovrannaturale e Iniziatica. Tale infatti è lo stato degli autoproclamati guru new age, in buona o meno buona fede che siano.

Evidenzieremo tutti gli elementi più condannabili, ponendoci nell’ottica dell’esoterismo tradizionale e della medicina esoterica ad essa associata, per mostrare l’inconsistenza di certe dottrine e pratiche di ispirazione new age, soprattutto in relazione alla naturopatia e alle tecniche olistiche di guarigione, cercando anche di dare indicazioni su come andrebbero “rettificate” ove possibile.

Analizziamo alcuni aspetti pratici:

La suggestione dell'onnipotenza dell'Inconscio 

L’affermazione che sia “il tuo inconscio a guarirti” si accompagna spesso alla  svalutazione della figura anche sacrale del Terapeuta e del Guaritore e del suo ruolo attivo, degradato a semplice “specchio” dell’inconscio del malato, mediatore dei voleri dell’inconscio, o semplice “facilitatore”, quindi relegandolo in una funzione di semplice medium  e in uno ruolo meno passivo. Questa è una contraffazione dell’idea di autoguarigione e di forza vitale (concetto ad esempio omeopatico) trasferito in tutt’altro dominio e travisato. In primo luogo, se è vero che le forze innate di ogni essere naturale tendono all’omeostasi e all’autoequilibrio e quindi all’autoguarigione è pur vero che in natura c’è l’uguale tendenza all’entropia e al decadimento. Affidarsi all’inconscio e ritenere che in esso vi siano i semi della guarigione è molto sbagliato, anche perché ordinariamente l’inconscio contiene più propriamente i semi delle malattie, sia in termini di condizionamenti individuali sia in termini di depositi karmici storici e collettivi (qualcosa di non molto diverso dai miasmi hahnemanniani). Analizziamo cosa è davvero l’Inconscio in termini di psicologia esoterica. Nella migliore delle ipotesi siamo in presenza di un abuso terminologico e di una non voluta confusione semantica. In realtà neppure Jung – peraltro un grande iniziato – è arrivato a formulare esplicitamente una netta distinzione fra in-conscio e super-conscio. Questa distinzione ineludibile è esplicitata solamente nella psicologia transpersonale di S. Grof o nella “Psicosintesi” di Roberto Assagioli, l’unica teoria psicologia ad essere davvero aderente alla visione tradizionale delle grandi scuole sapienziali ed esoteriche d’Occidente e d’Oriente (con la nozione trascendente di Atma). 1896 Fernand Khnopff, L'Art ou le Sphinx ou les Caresses 'Art or the Sphinx or CaressesOra l’Inconscio, specie quello più profondo, è la sede dei complessi psichici più primitivi, meno evoluti, complessi istintivi riconducibili alla vita animale, e degli impulsi più bassi, spesso radice di ossessioni, forme morbose, deliri, paure, fobie.  Le forme di invasamento e ossessione trovano in questo substrato infero la loro base micro-cosmica all’interno del complesso umano.

Viceversa è il Super-conscio (il Sé transpersonale, corpo causale etc.) ad essere la sorgente degli impulsi evolutivi, a ispirare processi di elevazione spirituale. La vera radice della guarigione occulta è solo il Divino, e non una qualche realtà naturale, a cui appartiene anche il dominio infero delle forze inconsce sia individuali che collettive.

In questo senso il guaritore non può essere un signor Chiunque, ma può agire solo in virtù di un carisma particolare, di una connessione effettiva e operante coi Mondi Superiori e capace di indurre nel malato, non già l’apertura della “porta degli inferi” ma l’attivazione sia pur limitata di una comunicazione coi veicoli superiori del malato stesso per favorirne l’effettiva cooperazione. In questo senso la guarigione è anche un processo potenzialmente evolutivo. Ma anche qui non si deve tirare in ballo l’illusione consolatoria e ingannevole dell’ “autoguarigione” (nata anche per vendere corsi aperti a tutti): il malato non si auto-guarisce né il suo inconscio ha la chiave della guarigione e della salus individuale. Ciò per una legge naturale semplicissima: il meno non può produrre il più. Se si è malati si è in una condizione deficitaria. Occorre dunque una spinta e un processo energetico esterno, di natura spesso trascendente. Il Guaritore o colui che pratica la Terapeusi ermetica lo fa solo in virtù di un suo particolare livello evolutivo, di uno status che è anche iniziatico e di un livello di conoscenza e comprensione superiori.

Ugualmente grave è il tentativo culturale di negarne il suo ruolo attivo ed agente. I guaritori sono dei compensatori aurici che per emanazione colmano i deficit energetici altrui. Devono letteralmente traboccare di energia ( e devono trovarsi nello stato idoneo in quel momento). Il loro stato dunque è altamente proiettivo e giammai esso si limita a fare passivamente da “specchio” al malato o ad assecondare le voglie dell’oscuro e caotico “inconscio” dal malato (il quale anzi “desidera” essere malato, l’inconscio obbedendo infatti a leggi ripetitive) come invece sembra recitare lo slogan dell’ideologia new age in tema di guarigione. Basterà ricordare che Cristo, Apollonio di Tiana, Mesmer, Swedenborg, Cagliostro hanno agito esattamente in questa chiave. Alice Bailey nel suo trattato Guarigione Esoterica riconduce l’opera dei guaritori al Raggio dell’Amore o a quello della Volontà. In entrambi i casi non si può non riconoscerne la qualità emanativa e sempre attiva. Invece si tende a destituire di centraltità l’azione terapeutica in parte per fattori pedestri (rigettare responsabilità giuridiche) in parte per dare a tutti l’illusione di essere o poter fare da “mediatori” per l’autoguargione del malato. Questa pretesa serve a diminuire la responsabilità che l’operatore attribuisce a sé stesso anche di fronte ad eventuali obblighi in materia di legislazione sanitaria (specie nei paesi più illiberali in materia come l’Italia) e serve anche per vendere più corsi, ove a chiunque si dà l’illusione di fare da “mediatore” in virtù di una “tecnica”…dimenticando l’adagio popolare che ricorda che: “è il mago, e non la bacchetta, a fare la magia…”.

Quindi nella migliore delle ipotesi siamo in presenza della necessità molto grossolana di “vendere di più” (da cui la democratizzazione degli insegnamenti); d’altra parte è però abbastanza intuibile che dietro a questi veri stravolgimenti ideologici siano in azione una vera opera sovvertitrice tipicamente controiniziatica volta all’inversione degli insegnamenti tradizionali. Usando  una classificazione antroposofica potremmo parlare di un influsso tecnicamente luciferico, di “spiritualità” luciferica.

La tendenza "medianica"

Corollario di quanto già detto è la necessaria denuncia della generale tendenza alla medianità. Come si sa la medianità è l’opposto dell’elevazione in senso iniziatico, dato che la prima è assimilabilabile ad uno stato di passività e di riduzione verso la sub-coscienza. Paradossalmente la New Age sembra in realtà propiziare con le sue pratiche proprio questi stati. Notiamo ad esempio l’uso medianico (o quasi “divinatorio”) della kinesiologia fatto da alcune scuole naturopatiche. Il test kinesiologico, quando correttamente inteso, sfrutta la differente risposta muscolare come indice di una modificazione bioenergetica e questo in senso fisico può indicare la sensibilità ad alimenti, stimoli, campi magnetici, geopatie etc. Tuttavia si è creata l’abitudine di tarare il suo codice binario come un sì/no, risposta affermativa e negativa a domande che l’esaminatore porrebbe mentalmente ad un non meglio precisato interlocutore. Questo viene spesso indicato come l’inconscio dell’esaminato (sempre lui!) concepito come il depositario di ogni verità e informazione in merito alla cura. Sarebbe così l’inconscio del paziente a decidere, attraverso un sì/no sia la diagnosi che la prognosi, il tempo di trattamento, i rimedi vibrazionali da usare, la posologia etc… In altri casi il naturopata kinesiologo afferma di comunicare direttamente con l’ “Universo” (sic!, tale risposta ci è stata in effetti più volte personalmente data da alcuni praticanti e istruttori). Che sia un mezzo medianico è confermato anche dall’abitudine a testare neppure solo il paziente ma a farlo tramite un terzo che funge da “testimone”, anche a distanza. Questo metodo applicato alle medicine non convenzionali è totalmente antitradizionale ed una pura fantasticheria moderna: nessun medico omeopata si è mai sognato nella gloriosa tradizione di questa medicina di sostituire il colloquio e la repertorizzazione con pratiche di questo tipo per scegliere i rimedi. Nessun agopuntore ugualmente ha mai usato questi metodi e neppure nell’antica Cina è mai attestato l’uso divinatorio ad esempio dell’I Ching per scegliere la terapia. Nei tempi più antichi della Grecia pre-classica esisteva una medicina divinatoria su basi quasi sciamaniche, ma si trattava di pratiche legate ad un contesto strettamente iniziatico e sacerdotale, condizioni queste che non sono certo quelle degli attuali “ambienti olistici”!

Per capire il senso di questo fenomeno si fa notare che molti arrivano addirittura a non voler interrogare il cliente o neppure in certi casi a studiare le proprietà dei rimedi (omeopatici, floreali, oli essenziali) per non essere influenzati durante la lettura kinesiologica. Si tende dunque a svuotarsi completamente come operatori diventando sempre più dei semplici medium della stessa Kinesiologia. Al tempo stesso come già detto ci si “svuota”. È significativo notare come tutto questo si accompagni ad atteggiamenti teorici che tendono a denigrare il “mentale” (così come alla colpevolizzazione del perfido emisfero sinistro, “maschile” e “razionale”). Purtroppo la tipica confusione “medianica” sta nel propendere verso una regressione a stati evolutivamente inferiori di coscienza. Ben fece notare Rudolf Steiner invece come lo stato attuale dell’evoluzione umana sia quello dell’anima cosciente, e dell’Io. Dunque è dalla facoltà cosciente che si deve partire; ed eventualmente trascenderla attraverso un’elevazione ed espansione del proprio campo coscienziale (ma qui parliamo di stati accessibili agli Iniziati e agli Adepti) attraverso la connessione coi veicoli superiori: cioè esattamente con il Corpo Mentale (superiore), non parliamo neppure della possibilità di comunicazione con il Causale, stadio ancora più lontano da realizzare. La vera Intuizione intellettuale, facoltà super-razionale, si ottiene aprendosi a stati superiori di coscienza, non già regredendo a stati inferiori, medianici di sub-coscienza.

Altro che farsi meramente canale di un tecnica, il vero Terapeuta dovrebbe giungere a comprendere per via sovranormale le cause occulte delle malattie….ma questo non si ottiene rinnegando la coscienza di veglia, lo studio, la riflessione, semmai elevandosi al di sopra di queste facoltà ordinarie, ma facendo perno su di esse!

Lo scopo di questi atteggiamenti totalmente scorretti, in cui persone non idonee, praticamente chiunque, si prestano a certe attività in cui apparentemente il proprio contributo è pressoché “meccanico”, sta nel permettere una vera e propria canalizzazione (più o meno diretta) degli eggregori di queste pratiche new age, che assumono ormai vita propria e di cui gli operatori olistici diventano semplici medium. Peraltro ciò propizia e rafforza la tendenza medianica generale, modificando in senso regressivo il campo cosciente dell’umanità in generale. Non servirà neppure ricordare che, ove un eggregore agisce nell’inconsapevolezza di coloro che vi attingono, esso diviene sempre necessariamente vampirico.

Quando poi tali pratiche di collegamento con l’inconscio, che micro-cosmicamente rappresenta la regione infera, si spingono sino alle ipnosi regressive, si giunge ad un livello tecnicamente paragonabile ad una vera e propria evocazione, ben evidente in effetti nelle sedute ottenute da Corrado Malanga.6-giorni-sulla-terra-immagini-2 In realtà oltre al fatto che tali pratiche sono quasi sempre prive di senso davvero terapeutico -anche in un contesto psichiatrico –  specie se spinte troppo in profondità. Data la natura infera e ctonia delle forze che vengono smosse sarebbe opportuna una precisa qualificazione esorcistica di chi deve eventualmente trovarsi a gestire tali “forze”. L’impressione generale è che di nuovo, si sia in presenza di una morbosa attrazione verso l’inconscio, verso l’oscurità, verso zone crepuscolari delle coscienza e della realtà. In ogni caso queste pratiche – fra cui come ebbe modo di mostrare anche  J. Evola in Maschera e volto dello Spiritualismo contemporaneo rientra anche la psicoanalisi  – sono foriere di un clima di evocazione permanente su scala collettiva, che propizia sempre di più l’irruzione di forze caotiche, perverse e irrazionali nel quotidiano e nella coscienza umana; fenomenologia che certo non ha bisogna di essere dimostrata, data l’abbondanza di casi ormai ordinari di cronaca nera, che testimoniano il raggiungimento quasi di un livello di ‘invasamento collettivo’. La stessa cosa potremmo dire di quei molto discutibili psicodrammi che vanno sotto il nome di “costellazioni familiari“.

Il Reiki

Contrariamente  a quanto si pensa di solito, il Reiki non è una pratica New Age, o meglio non nasce come tale, ma avrebbe una sua base tradizionale. Il suo fondatore, Mikao Usui, non era come la vulgata popolare e leggendaria vuole, un cristiano; fu invece un monaco del lignaggio Jodo shu del Buddhsimo giapponese (e non, come sostengono altri erroneamente, del Tendai). Nell’ambito di questa scuola mahayana particolarmente legata al Buddha Amitaba, Usui avrebbe in realtà “risvegliato”, durante un ritiro, un sistema di Terapeutica già rivelato in alcuni sutra mahayana. Tuttavia questo lignaggio terapeutico è andato incontro rapidamente ad un processo catagogico e degenerativo nel momento in cui dopo la morte di Usui, sua moglie iniziò a vendere (!!) le iniziazioni attraverso un processo che tecnicamente è simonìa. Questo semplice atto, come anche il fatto di estendere a grandi gruppi non qualificati l’accesso al  campo energetico di una pratica, è già sufficiente a causare una vera inflazione qualitativa di qualsiasi struttura iniziatica. Contrariamente a quanto pensano i praticanti Reiki i “sigilli” usati per la guarigione a distanza non sono meri “schemi radionici”. Come sa qualsiasi studioso di ermetismo occidentale tali formazioni grafiche sono sigilli di evocazione di altrettante Intelligenze geniali appartenenti al relativo campo eggregorico (la terapeutica magica in Oriente come in Occidente risponde ai medesimi meccanismi e segue le stesse leggi).  È bene quindi spiegare che ogni sigillo connette ad un Genio, anche se questo gli istruttori di Reiki non lo sospettano neppure. Ora, il sigillo o cifra di un Genio, nel momento in cui vengono divulgati, fotografati, diffusi sui media subiscono inevitabilmente una drastica “inflazione psichica”, tale da comprometterne la qualità e l’azione. Attualmente l’Eggregore del Reiki, stante queste condizioni che lo hanno tecnicamente profanato, è un eggregore totalmente corrotto e catagogico. tumblr_lqhtf5uEtx1qgwpzmo1_500Chi vi entra in contatto, lungi dal poter guarire realmente oltre il normale placebo, rischia anzi di saturarsi di energie molto dannose e squilibranti, soprattutto per l’operatore. Non è un caso che Lama Gangchen Rinpoche, un grande lama guaritore del Buddhismo tibetano abbia infatti dovuto agire riequilibrando i suoi allievi praticanti di Reiki ed anche provveduto a ‘rettificare’ il loro sistema dando le iniziazioni al Chawang tibetano Ngalso, tratto dal Guhyasamāja Tantra. Inoltre i suoi praticanti Reiki sono stati indirizzati a riprendere il lignaggio originario Komyo, proprio per non compromettersi con l’ormai decaduto sistema oggi in voga e diffuso nei corsi, quello profanamente divulgato dalla moglie di Usui. Risulta infatti che in ambito monastico in Giappone sia rimasto un detentore del lignaggio originario non corrotto, Rev. Hyakuten Inamoto, monaco del Jodo shu, la scuola della Terra Pura a cui apparteneva Usui. Presso queste condizioni sembra che possa esservi la possibilità di un canale puro ed operante del Reiki.

A parte questo, ciò che è stato venduto per decenni agli onnivori e ingenui profani occidentali è materiale oramai talmente degenerato e decaduto che anche solo sperare di poterne fare qualcosa di positivo è mera fantasia. È il caso invece di far presente il pericolo a livello energetico che può essere rappresentato dal contatto con un eggregore involuto e corrotto.

 Lo "psicologismo" in psicosomatica

Esiste una tendenza generale fra gli autori, anche medici, in ambito olistico di creare suggestivi sistemi di corrispondenze simboliche per svelare il “significato” delle malattie, secondo un paradigma di interpretazioni simboliche modellato sull’esempio della psicoanalisi, il primo pioniere in tal senso è stato infatti un allievo di Freud, il Groddeck. Tuttavia negli ultimi tempi si è arrivati a veri e propri best sellers nel campo dell’olismo e della psicosomatica, dai libri di R. Dalkhe alla cosiddetta “metamedicina“. A parte le stranezze delle teorie di Dalkhe che considera solo tre archetipi tradizionali ( Venere, Marte e Saturno) anziché sette – anomalia di cui non fornisce spiegazione alcuna – va rilevato che tutti questi “sistemi”, accomunati dal fatto di fare lunghi elenchi di corrispondenze fra ogni patologia e un preciso “problema” o “processo” psicologico, sono tutti discordanti fra loro e ogni autore fornisce presunte “spiegazioni” spesso assai divergenti da quelle riferite dagli altri…tanto da far pensare che, se corrispondenza vi fosse in certi casi, è più che altro l’individualità a prevalere sul caso generale, compromettendo la possibilità stessa di stabilire una “legge“, sulla base di questo paradigma medico. Gran parte di questi autori non fa altro che formulare affermazioni apodittiche e aprioristiche, mai supportate da una base clinica e da un controllo statistico. Il rischio di questo approccio sta appunto nello schiacciare il livello causale delle patologie solo in ambito psicologico: questo ha un effetto negativo anzitutto perché tende anche se indirettamente a “colpevolizzare” il malato instillando il sospetto di un qualche squilibrio psicologico probabilmente non effettivo e addossando ai suoi processi emozionali e di pensiero la responsabilità di tutto. In realtà lo squilibrio non deve essere ricercato unicamente in ambito emozionale e psicologico, e vi è un’ampia serie di ambiti dove cercare: ambiti energetici, karmici, astrologici, o di altra natura “occulta”, che possono essere presi in considerazione se si vuole una visione globale e olistica non solo a parole. Ad esempio dal punto di vista della Medicina esoterica, la causa di un male potrebbe essere in un transito astrologico, in una maledizione degli Antenati, nell’azione dei Voladores sciamanici, o dei Naga ( spiriti della Natura nel buddhismo e nell’induismo, sovente causa di attacchi all’uomo). Nel mio articolo sulla medicina tibetana ho accennato al gran numero di classi di esseri che causano disordini, per lo più psichiatrici. Ora lo “psicologismo”, come tendenza a ricercare le cause solo o soprattutto a livello psicologico, fornisce una sorta di paravento che addirittura occulterebbe ancora di più l’azione predatoria in atto in questi processi. Anzi bisognerebbe ricordare che spesso gli stessi disagi psicologici possono essere causati proprio dall’azione di questi esseri sottili sul corpo astrale…

Se si vuole fare una psicosomatica in grado di valutare anche questi aspetti e meno pretenziosa, si deve mutare paradigma ed abbassare il tiro, per così dire. Non si deve ipotizzare un “significato” per ogni patologia (anche perché non vi è ancora nessuna dimostrazione che vi sia una corrispondenza unica valida per tutti gli individui), ma limitarsi al “significato” dell’organo colpito o della funzione lesa. La chiave è il concetto di dimensione d’organo che vede ogni “organo” come deposito di funzioni ancestrali, immagini archetipiche specifiche, relazioni energetiche. Questa nozione può divenire così compatibile con l’anatomia sottile del corpo, ed è suscettibile di interpretazioni analogiche che possono gettare una relazione con gli latri livelli della Medicina esoterica (astrologici, karmici, attacchi psichici). Lo psicologismo è invece una deviazione moderna che non trova posto nella visione tradizionale.

Una parola in favore va spesa per la Nuova Medicina Germanica di R. Hamer poiché si basa su effettivi riscontri clinici, formula leggi di tipo biologico e usa una psicosomatica ristretta al piano fisico (neurologico), ma in questo suo ambito è perfettamente corretta. Le conclusioni di Hamer sembrano più orientate comunque a delle correlazioni fra traumi e organi o tessuti (foglietti embrionali) che non fra traumi e patologie di ogni tipo. Ad ogni modo, quando le correlazioni diventano troppo dettagliate e ‘analitiche’ si ha l’impressione di forzare e comprimere l’individualità del caso in schemi aprioristici. Dunque è sempre il Terapeuta che deve sapere leggere e interpretare e mai può farlo il “protocollo” di nessuna teoria e ideologia.

Altri errori dottrinali
  • il Siamo tutti operatori di Luce”. Tutti automaticamente si fregiano del preteso titolo di guaritori pranici o “aurici” e tutti si illudono di poter “manipolare” corpi sottili e campi di forze. In realtà, in nessuna autentica tradizione spirituale che comprendesse lo sviluppo di carismi e abilità “compensatrici” o terapeutiche è mai stato affermato che queste capacità siano universalmente possedute da tutti o democraticamente trasmissibili a tutti. E’ vero che, eccezionalmente, si trovano individui con una predisposizione compensatrice (per usare una espressione di Kremmerz) oppure che si possano rinforzare certe attitudini con un training specifico di tipo vario (magnentismo, parapsicologia, tecniche di psicodinamica, suggestione ecc..), tuttavia è da ritenersi, quando non del tutto inefficace, anche pericoloso per sé e per gli altri cimentarsi in tecniche “terapeutiche” o “praniche”, senza un specifico collegamento a Catene Iniziatiche autentiche, che prevedano il conferimento di tali speciali “crismi”. L’assenza di questa condizione oltre a comportare rischi per l’operatore ne produce senz’altro al soggetto da guarire, specie per il rischio di “contagi fluidici” o “larvali” di cui lo stesso incauto operatore non saprebbe schermarsi. Molti di questi sedicenti “operatori” finiscono per diventare “untori sottili” senza saperlo. Inutile dire che è molto discutile pensare che un semplice corso di “naturopatia vibrazionale” sforni adeguati “pranoterapeuti”. Ciò che abbiamo etto del Reiki esemplifica abbondantemente la questione.
  •  il “buonismo“: la New Age mostra una negazione di tutti gli atteggiamenti umani che non rientrano in un canone etico artefatto dove tutti i comportamenti presuntivamente spirituali debbano essere improntati a tolleranza e pacifismo, con più o meno velato rigetto di ogni attitudine marziale e virile. Chiunque non si uniformi a questo “canone” etico è detto persona “poco consapevole”, ed altri epiteti pretenziosi … Ora, è assolutamente falso immaginare che la “rabbia” sia solo un sentimento negativo. Esiste una rabbia egoica, ma esiste una rabbia che può venire dall’Io spirituale, finanche dal . Il Buddhismo Vajrayana esemplifica questo con l’espressione “rabbia Vajra” che è tipica dell’asceta e che è uno strumento della Saggezza originaria della Mente oltre che un legittimo strumento di evoluzione. Anche la tradizione cabalistica contempla il necessario equilibrio fra i due Pilastri destro e sinistro: la New Age e i cultori delle ideologie correlate mostrano una paura e un rifiuto totale e aprioristico verso la sfera di Geburah che invece fa parte dell’Ordine Cosmico, e confondono la vera  Geburah con il suo riflesso oscuro e squilibrato. Ne segue tutta una serie di giudizi e di indicazioni comportamentali errate.
  • il moralismo” del se soffri è perchè “devi imparare una lezione”. Ciò può essere vero, in alcuni casi, ma non può essere una legge universale. Esistono molti “fattori” o “forze” che sono semplici trouble makers o dei tricksters ed esercitano semplicemente un’azione vampirica o prevaricatrice e non hanno nulla di utile che deponga a loro favore. Bisogna sopravvivere e difendersi (le tradizioni sciamaniche antiche ed autentiche, non quelle edulcorate e rivendute al consumatore new age, sono tutte chiarissime in questo senso) . Questo atteggiamento è proprio il meccanismo con cui la New Age serve ad occultare meglio i predatori. Gli elementi moralistici invece derivano sopratutto dalla matrice anglosassone e luterana degli ambienti in cui la New Age si è sviluppata e servono solo da strumento, in questo caso, a nascondere certi meccanismi predatori.
  • Dai due punti precedenti segue perfino un’indicazione alimentare verso alimenti “sattvici” (secondo la nomenclatura induista) volti ad esaltare la “frequenza vibratoria” ed alzare la consapevolezza così come a evitare “energie dense”. Ora qui è necessario un appunto. L’alimentazione sattvica (prevalentemente latto-vegetariana, lasciamo stare il veganismo che è una deviazione moderna mai esistita nell’induismo) è cosa buona solo per gli asceti (o chi temporaneamente deve svolgere un lavoro di ascesi) ma è assolutamente deleteria per gli altri due gruppi (individui connotati dai guna tamas o rajas). Gli individui sattvici costituivano per corrispondenza la casta più alta, quella dei sacerdoti. Si trattava di un numero ristretto ed eccezionale (anche a livello razziale) di individui. E parliamo del periodo vedico. Soprattutto è bene tenere conto del mutamento dei tempi: ora, nel Kali Yuga, questi individui sono tecnicamente scomparsi (salvo rarissime figure di Maestri spirituali), non si illuda pertanto il sognatore o fabulatore “indaco” di appartenere a questa razza di individui superiori, già in crisi ai tempi del Buddha storico. L’alimentazione sattvica è deleteria per gli altri individui e alla lunga li indebolisce (se si vuole sapere se si è sattvici si provi a mantenere sei mesi di totale castità…). Suggerire un’alimentazione sattvica ad individui con una complessione tutt’altro che sattivca è cosa estremamente discutibile, fonte di potenziali forti squilibri per la salute. Gli insegnamenti tradizionali dell’India hanno sempre teso a far seguire a ciascuno la via idonea alla propria natura. Altra cosa è indicare un certo equilibrio alimentare nel non incoraggiare troppo i difetti della propria costituzione, ma  propagandare una dieta del tutto inappropriata alla propria costituzione è dannoso.
    Purtroppo le scuole di naturopatia tendono non solo a bandire la carne (a volte forse più necessaria sul piano energetico che non sul piano “fisico” o nutrizionale) ma temono come il “Male assoluto” qualsiasi tipo di alimento o sostanza stimolante (perfino un banale caffè) perché visto come troppo “yang“. Ora, oggigiorno è proprio dell’energia yang che si ha bisogno per potersi schermare e combattere contro le forze caotiche e prevaricatrici che ad ogni livello (da quello emozionale a quello economico) ci vanno a predare. Con la scusa del “risveglio della coscienza” (cosa che per l’individuo ordinario è mera utopia) si tende invece a istillare in soggetti sensibili a suggestioni ‘spiritualistiche’ degli atteggiamenti assai depotenzianti sul piano energetico per favorire i meccanismi predatori e vampirici di Forze che attraverso i distorti insegnamenti New Age hanno acquisito forza e vigore…
  • L’ ottimismo” New Age. Tutto è essenzialmente buono, chi vede il pericolo e l’avversità viene accusato di creare paura, sentimento a bassa frequenza vibratoria. Si scordano che la paura è uno strumento di allarme e sopravvivenza oltre che di evoluzione, in certi casi. La lotta e il conflitto fanno parte della dimensione in cui viviamo: comportarsi come se si fosse già “reintegrati nell’Assoluto” è il modo migliore per schiantarsi contro un muro. Invece -ed è accaduto al sottoscritto- chiunque indichi pericoli viene accusato di essere ottuso, intollerante, non evoluto, e senza risveglio. Nessuno invece è lontano dal risveglio quanto colui che si sogna di essere un illuminato senza invece vedere in che realtà vive… E tutti gli autentici insegnamenti spirituali sono stati sempre basati sulla presa di coscienza obiettiva del proprio stato attuale. È più che superfluo osservare che siamo (ancora) nella Dualità, ed è saggio comportarsi di conseguenza. In compenso
    gli autori New Age si effondono in improbabili profezie circa gli imminenti e inevitabili “salti quantici” o vibrazionali che ci eleveranno tutti…il tutto spesso accompagnato da “canalizzazioni” di entità “astrali”, “invisibili”, o in altri casi ufologiche, sulle cui identità vi sarebbe anche molto da eccepire!
  • Il “mondialismo”, per cui tutti i popoli e le razze e soprattutto le culture sono uguali, e tutte ugualmente belle e buone. Ora, se è bene che tutte le genti si sviluppino in un comune sentire planetario di appartenenza e di cooperazione non si deve però nascondere il differente ruolo gerarchico e la funzione-guida che solo determinati gruppi umani di volta in volta esercitano nell’evoluzione planetaria (questo anche secondo gli insegnamenti della Blavatsky prima delle tante edulcorazioni che la teosofia ha subito sino ad oggi), fatto anche additato da Steiner. obey-giant-hostile-takeoverUgualmente ci sono specifiche funzioni catagogiche e involutive esercitantesi attraverso alcuni gruppi umani, etnie, culture, razze e perfino determinate religioni. Il non voler prendere atto non solo delle differenze ma dei potenziali pericoli catagogici dipende dalle infatuazioni ideologiche con cui certi ambienti New Age si sono fusi. Ad esempio, l’integrazionismo e l’immigratismo  mascherati da “anti-razzismo” sono gli attuali strumenti attraverso cui determinate civiltà ed etnie (con tutte le Forze spirituali, o almeno sottili, ad esse collegate) sono state avviate alla distruzione programmata da altre “forze” che evidentemente a questo puntano, per meglio esercitare su scala globale gli stessi meccanismi di tipo vampirico e distruttivo che altrove esercitano a livello di individui o piccoli gruppi. Si tratta di forze occulte della Sovversione mondiale che ora stanno passando dalla fase sovvertitrice a quella organizzatrice, nella forma del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” (tecnicamente ispiratore, programmatore e finanziatore della globalizzazione finanziaria e dei flussi migratori).
  • La smania del politicamente corretto ha portato alcuni neo-spiritualisti moderni ad una eccessiva simpatia per i movimenti cosiddetti “LGBT” e per l’ideologia “gender”, il pansessualismo, etc… La diffusione di una certa ideologia omosessualista così come il voler diffondere canoni estetici e modelli comportamentali a “basso tasso di identità e differenziazione”, il tendere alla de-differenziazione dei generi, hanno tutti un preciso effetto sulla involuzione delle energie sessuali e basali degli individui e dei gruppi. E’ una legge ben nota agli studiosi di occultismo ed esoterismo, ma anche propria delle scienze naturali, che i processi evolutivi puntano alla differenziazione e alla strutturazione, mentre quelli involutivi tendono alla omogeneizzazione e de-differenziazione. Questo esercita una caduta non solo di identità ma anche di “frequenza” energetica delle nuove generazioni instillando un abbassamento qualitativo degli istinti basali. 085b004570014e81f6dbe9256376abcdMa vi è qualcosa di molto più inquietante. La differenza di polarità fra uomo e donna crea una forte tensione energetica, tanto più forte quanto più il maschio e la femmina sono differenziati. Questa tensione “fluidica” è fonte di evoluzione, di creatività personale, artistica, emotiva, e fornisce anche slanci potenzialmente evolutivi e creativi (non solo procreativi), cosa ben nota alle tradizioni che sfruttano il sesso a fini ascetici o iniziatici (caso esemplare nei sistemi orientali che fanno capo ai testi detti Tantra, ma non solo…). È più che evidente il sospetto che questo fenomeno di pan-sessualizzazione (usiamo il termine più vago possibile per essere un po’ meno politicamente scorretti) abbia un fine vampirico collettivo: quello di deprivare il genere umano di un potente strumento “magnetico” di elevazione (di cui perfino uno scienziato, Wilhelm Reich, ha intravisto le concrete possibilità).
  • La “devirilizzazione”. Il genere più colpito in questo ambito è quello maschile, anche perché le pseudo spiritualità new-ager sono prevalentemente (ma non sempre) eccessivamente “femministe” nel senso di voler dichiaratamente e intenzionalmente “innalzare” l’ energia femminile planetaria, vedendo in essa una fonte di amore e di “bene” contro quella maschile che sarebbe fonte di guerra e aggressività. Ora questo punto in parte si ricollega al precedente, con effetti davvero inquietanti se si pensa alla frazione di estrogeni (ormoni femminili) sempre più artificialmente presenti nelle carni da allevamento, o come componente nell’inquinamento dei fiumi e delle acque che gli stessi scienziati hanno più volte denunciato, con effetti persino sulle specie animali con effetti quali: oligospermìa, aumentata infertilità maschile, riduzione dello sviluppo dei genitali. Queste modificazioni che colpiscono soprattutto i maschi delle specie ne comprometterebbero in futuro e seriamente le capacità riproduttive. Il fine però è certamente quello di colpire soprattutto la sfera e l’ambito umano, sempre nell’ottica dei meccanismi in parte predatori, in buona anche parte prevaricatori, in atto anche attraverso le ideologie New Age. È più che evidente che un popolo senza guerrieri è assai più facile da sottomettere….

–  Asclepio

La bancarotta dell’oncologia scientifica

Dio non gioca a dadi col mondo.

         – A. Einstein

                                                              Probabilmente lo fa, ma non sappiamo con quali regole.

        – C. Jung e W. Pauli

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Uno studio scientifico pubblicato nel gennaio del 2015 da due ricercatori della prestigiosa John Hopkins University, l’oncologo B. Vogelstein e il matematico C. Tomasetti dovrebbe far riflettere per il suo contenuto e le implicazioni del suo risultato assai più di quanto non si è fatto finora. Non solo invece esso è stato contestato da alcuni ambienti accademici (cosa assai ovvia in realtà), ma soprattutto abbiamo notato la totale indifferenza con cui è stato accolto sia dai cultori delle ‘scienze di frontiera’ sia dai tanti “esoteristi” da tastiera che amano presentarsi come dei grandi della “metapsichica”, ma curiosamente non sanno cimentarsi con i fatti concreti anche quando questi prospettano importanti conseguenze per il loro stesso ambito…

Lo studio che già nel titolo parla eloquentemente  di “cattiva fortuna” è sostanzialmente un’indagine di meta-analisi, condotta sulla letteratura riguardante l’incidenza di certi tumori, con l’applicazione di un modello matematico studiato per calcolare la correlazione con le mutazioni spontanee nel DNA. Si sapeva infatti che le mutazioni spontanee avessero un ruolo nella genesi delle patologie neoplastiche; lo studio ha avuto come scopo quello di quantificare l’incidenza di questo fattore. Il modello prevedeva di correlare l’incidenza statistica di certi tipi di tumori con la frequenza, nell’arco della vita, delle divisioni delle cellule staminali nel relativo tessuto. Lo studio ha incluso 31 tipi di tumori, purtroppo escludendo quelli al seno e alla prostata per la difficoltà di reperire in letteratura dati sufficienti sul rating di divisione delle cellule staminali in questi organi.

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Lo studio dunque ha puntato a cercare la correlazione statistica fra incidenza di tumori a danno di un tessuto od organo e la rapidità di divisione cellulare e dunque di replicazione del DNA (con relativa possibilità di “errore”, cioè mutazione). Il tasso di correlazione lineare è stato calcolato essere il quadrato di 0.804, cioè approssimativamente il 65%.  In questa fase sono stati esclusi i fattori “esterni”, i fattori di rischio, ambientali,  l’esposizione a sostanze ritenute cancerogene o mutagene ecc… Ad esempio è stato trovato che il cancro al colon ha un’alta incidenza correlata linearmente, secondo il modello matematico impiegato, all’ ugualmente alta attività di divisione cellulare del tessuto. Il tessuto del colon che ha un tasso di divisione cellulare quattro volte superiore a quello dell’intestino tenue; chiaramente il cancro al colon è assai più frequente di quello a carico dell’intestino tenue. L’ipotesi che ciò possa essere dovuto ad una eventuale maggiore esposizione anatomica del colon a fattori ambientali ed inquinanti cade nel momento in cui si ritrova la condizione invertita, ad esempio nel topo, dove il cancro del tenue è più frequente, a fronte di un maggior tasso di divisione delle cellule staminali in questo organo.

In pratica, l’andamento stocastico delle mutazioni in fase di replicazione del DNA è il fattore con un peso statistico di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi altro fattore considerato come cancerogeno.

Più nel dettaglio riportiamo che nei 31 tipi di tumore esaminati ben 22 hanno un’incidenza esattamente correlata al tasso di divisione delle staminali; i restanti 9 avevano un’incidenza maggiore di quella calcolata statisticamente con il modello.Questa maggiore incidenza può essere dovuta ai “fattori di rischio” fra cui lo stile di vita, il contatto con agenti tossici o fattori ereditari (difetti genetici) o una combinazione di questi.

Il primo gruppo, quello ampiamente maggioritario, viene indicato come “tumori random” ed include neoplasie che colpiscono aree e organi come cervello (gliosarcoma), collo,  midollare della tiroide, esofago, polmone nei non-fumatori, fegato, duodeno, pancreas, ovaio e testicolo, ed anche l’osteosarcoma (testa, femore, bacino) ed il melanoma.

Cancer-desktop-_1__3152388bIl secondo gruppo, comprendente ad esempio le neoplasie correlate a papillomavirus, virus dell’epatite, o poliposi familiare al colon (FAP), viene denominato come “tumori deterministici“, per indicare la correlazione di questi a fattori di rischio predittivi. Per la verità l’espressione “deterministici” è abbastanza forzata, perché si tratta comunque sempre di un andamento di tipo statistico-probabilistico e perché, anche in questo caso le mutazioni spontanee sono cruciali e i fattori esterni sono un elemento sopravveniente. Dunque l’aspetto di determinismo scientifico è  un po’ problematico.

In primo luogo si nota che l’impatto di tutti i fattori che la scienza medica ha finora indagato e individuato come “cancerogeni” hanno un qualche ruolo solo in un terzo dei tumori studiati (ovviamente lo studio non è esaustivo ma si tratta già di un campione statisticamente significativo); ed anche in questo caso si tratta in sostanza di concause, che quindi non rendono meno cruciale il ruolo delle mutazioni casuali. Gli stessi autori evidenziano come la prevenzione legata agli “stili di vita” possa essere utile solo contro certi tipi di tumori. In pratica l’unica speranza sarebbe data dalla “diagnosi precoce” (sic).  Già questo è sufficiente a far capire quanto il ruolo dell’oncologo ( o del biologo molecolare) ne risulti ridimensionato, dato che se le cose stanno così non si  può disporre di un modello predittivo-esplicativo delle cause dei tumori, su cui progettare delle strategie e terapie eziologiche; non sorprende pertanto che alcuni oncologi abbiano accolto malissimo questo studio. In sostanza di fronte a questi risultati viene da pensare se l’oncologo non sia nulla più che un notaio che prende atto della patologia neoplastica e autorizza la somministrazione di chemioterapici che in fondo sono un aggressione farmacologica non particolarmente specifica, hanno effetti devastanti sul malato e scarse prospettive di cura anche perché, malgrado qualche locale miglioramento delle prospettive di vita, enfatizzato con toni trionfalistici dalla stampa scientifica finanziata dai colossi farmaceutici, il cancro è ad oggi una patologia dall’esito infausto.

Ma questo è solo un aspetto “sociologico” del problema.

Si impone infatti una riflessione assai più ampia di natura epistemologica. In primo luogo questo studio dovrebbe cominciare a far riconsiderare se non altro il “senso” di quello che per la medicina potremmo definire il ‘paradigma genetico’. Semplicemente si è deciso che tutte le patologie non causate da fattori patogeni esterni o infezioni, e la cui eziologia non sia di fatto conosciuta, le cosiddette patologie “primarie” o “essenziali”, devono avere una spiegazione o una causa genetica, riferibile ad un difetto genetico ereditario o acquisito. La formulazione più restrittiva di questo postulato identifica questo livello di causazione nel solo DNA codificante cioè nel 2 % circa dell’intero DNA – il resto essendo privo di significato secondo le attuali formulazioni della biologia. Si tratta di un assunzione aprioristica ovviamente ma, dato che in realtà tutti i “paradigmi scientifici” di fatto lo sono, non è questa la critica. Si tratta però di prendere coscienza del fatto che, nel solco di questo paradigma, la scienza ha di fatto fallito nel tentativo di cercare un modello causale del cancro. Del resto era già evidente che, malgrado la continua espansione delle conoscenze sui processi patogenetici di ogni singola linea tumorale, ogni tentativo di trovare un’interpretazione eziologica unitaria del cancro è miseramente fallito (l’ultima grande ipotesi generale, quella degli oncovirus e dell’origine infettiva del cancro, è stata abbandonata negli anni ’70, allorché si scoprì che molti degli stessi onco-geni virali erano già presenti nello stesso genoma umano probabilmente da migliaia di anni). In pratica, sebbene si conoscano con sufficiente dovizia di particolari i meccanismi patogenetici delle neoplasie, quelli eziologici ci sfuggono. La scienza, estremamente efficiente nell’andare verso l’analisi, si mostra molto in difficoltà nel trovare una formulazione sintetica – e di questo non c’è a stupirsi, in realtà.

Così implicitamente, sulla base di un modello statistico, si ‘ripiega’ sul solito deus ex machina della mutazione spontanea. Che è sì una spiegazione, ma non lo è sino in fondo. Il primo ostacolo concettuale per cui questo modello esplicativo non è pienamente soddisfacente è che in realtà esso è anti-probabilistico. Si noti che gli autori parlano, forse un po’ per provocazione, di “cattiva fortuna” (bad luck, in inglese) e sulle implicazioni dell’uso di questo termine, che vanno assai oltre quello che gli stessi autori possono aver pensato coscientemente, tornerò più avanti.  A ben guardare la dottrina della mutazione spontanea lascia sul campo delle grosse anomalie e quella relativa al cancro ne è una in più. 278550main_BERNSTEIN_PAH_Award_paper_092308La biologia evoluzionista usa questo argomento per giustificare l’emergenza di nuovi caratteri biologici, cosa in effetti reale ma di fatto osservata solo negli organismi più semplici o nei batteri, negli altri restando una mera ipotesi. Nella realtà non è così semplice far emergere una nuova caratteristica biologica: non basta una sola mutazione puntiforme, servono delle modificazioni in più punti di un gene per dar luogo “casualmente” ad una nuova proteina in grado di svolgere diversamente un certo compito biologico; se poi questa mutazione risultasse vantaggiosa evolutivamente diventerebbe stabile nel corso delle generazioni. Sta di fatto però che negli ultimi migliaia di anni non sono stati riscontrati dagli antropologi e dai biologi nuovi caratteri emergenti nella razza umana. Possiamo immaginare o anche osservare mutazioni del DNA ma non è in effetti stata osservata finora una mutazione spontanea in grado di determinare effetti macroscopici o l’emergenza di caratteri fenotipici innovativi nella razza umana (se si esclude ovviamente l’effetto teratogeno delle radiazioni ionizzanti ad altissima concentrazione come nelle zone colpite da catastrofi nucleari; si tratta in quel caso di mutazioni non spontanee né di condizioni presenti normalmente nella biosfera terrestre ma indotte artificialmente ed “estreme” rispetto all’omeostasi dei sistemi viventi). Per il resto possiamo dire che non è statisticamente frequente osservare l’emergenza di nuovi caratteri fenotipici in organismi pluricellulari complessi, per effetto di “mutazioni spontanee”. Come può allora il cancro essere causato da queste mutazioni?

Si tenga conto che far emergere un tumore maligno non sarebbe poi così facile in termini genetici. A fronte di mutazioni che potrebbero avvenire in tutto il DNA codificante e potrebbero portare all’emergenza di nuovi caratteri genetici utili o meno (cosa che di fatto non avviene o almeno negli ultimi millenni non è avvenuta nella razza umana), l’insorgenza di un tumore potrebbe avvenire solo se la mutazione colpisse un gene onco-soppressore, di fatto inattivandolo, oppure attivando un gene pro-oncogeno, o meglio le due mutazioni insieme accumulate nello stesso gruppo di cellule. Ecco dove sta l’anomalia anti-probabilistica di questo approccio esplicativo. Non si spiega insomma l’alta diffusione dei tumori che compaiono in media in circa 12 milioni di individui l’anno e sono la principale causa di morte, insieme all’infarto, nella popolazione mondiale. Parafrasando il gergo usato dagli autori verrebbe da dire che la “sfortuna” ci vede allora benissimo! Gli scienziati tuttavia non sembrano preoccuparsi di questa anomalia. Eppure se un fenomeno è più frequente di un altro dovemmo supporre che vi sia una causa e cercare di individuarla.


 

Un secondo ordine di riflessioni, anche più generali, può focalizzarsi sull’idea stessa di “caso” e di casualità, su quanto questa possa rientrare nel dominio dei fattori esplicativi di una scienza normale e su quanto ciò sia compatibile con il determinismo scientifico e con la nozione stessa di leggi naturali. In realtà ciò sarebbe una palese contraddizione del principio di ragion sufficiente che afferma:

Nihil est sine ratione

Ovvero, non può sussistere nulla che non abbia una causa. Poiché però il caso viene fatto valere come una causa non-causa ciò crea delle difficoltà enormi, non solo sul piano concettuale in genere, ma anche su quello epistemologico e sull’idea stessa di “scienza”. Se il caso dovesse valere come ordine esplicativo e causale ciò vanificherebbe non solo la nozione generale di “leggi naturali” ma anche la possibilità stessa di scienza.

In realtà la biologia, soprattutto in conseguenza dell’indirizzo ricevuto negli ultimi decenni dalle riflessioni filosofiche del premio Nobel J. Monod (autore del best seller “Il Caso e la Necessità”) ha accettato un’idea di “caso” antideterministica. Nel voler ricondurre l’evoluzione biologica a mutazioni spontanee e casuali ha di fatto posto le basi per una regressione anti-deterministica di sé stessa. Monod era seguace di un pensiero non solo laico-materialista ma dichiaratamente ateo. La necessità ideologica di escludere ogni causa finalistica dalla biologia ha portato ad accettare una nozione ‘massimalista’ del Caso, così radicale che per bandire l’idea di un “ordine divino” ha dovuto bandire l’esistenza stessa di un ordine tout court . Di fatto, per creare la propria metafisica materialista e farla collimare con  l’idea di ‘evoluzione’ ha dovuto postulare un universo anarchico che rende piuttosto problematico il fondamento della ricerca scientifica che presuppone l’esistenza di leggi universali, fondamento solo in parte recuperato con la nozione di Necessità che, nel pensiero di Monod, renderebbe stabili  – senza spiegare perché – le acquisizioni dell’evoluzione casuale. Sarebbe peraltro più corretto parlare di “invarianza” che di Necessità, ma anche qui ci si accorge che questa nozione è del tutto ridondante, dato che non impedisce la possibilità di nuove mutazioni: in sostanza è una “necessità” sempre pronta a convertirsi nel “caso” e dunque aleatoria.

La nozione di “caso” sarebbe ancora compatibile con l’ammissione di leggi universali se queste leggi fossero deterministiche in senso statistico. Tale infatti è il caso della fisica che, a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, ha sviluppato una meccanica statistica capace di prevedere in modo deterministico il comportamento di popolazioni ma non di singole particelle, come in termodinamica e successivamente nella fisica quantistica. Di ben diversa portata è quindi la nozione di ‘casualità’ nella fisica quantistica che formula ancora leggi deterministiche, sia pur ammettendo l’indeterminazione sullo stato di singole entità-particelle. Sebbene vi siano diverse interpretazioni filosofiche sul senso che ha il ‘caso’ in meccanica quantistica possiamo dire che per essa il Caso è ancora una misura legittima della nostra ignoranza, compatibile con la nozione di Ordine e con l’esistenza di leggi predittive, sebbene in una forma del tutto nuova per la conoscenza umana (leggi statistiche non individuali).

La nozione “biologica” di Caso invece non ha gli stessi presupposti: i biologi che l’hanno sviluppata erano prevalentemente atei dichiarati, mentre i grandi fisici del XX secolo non lo erano ed avevano tutti in qualche modo dimostrato un profondo interesse per le questioni metafisiche ed una sensibilità quasi religiosa verso i problemi cosmologici. La nozione di “caso” in biologia è stata impiegata per escludere ogni finalismo ed ogni programma di ricerca o approccio metodologico che postulasse un paradigma finalistico. I biologi tendono anzi a rigettare il paradigma del “Disegno intelligente” addirittura come “pseudoscientifico”. È pur vero che sono dei biologi quelli che oggi sostengono una concezione finalistica della vita (pur senza aderire al “disegno intelligente” ingenuo in chiave teistica), parliamo di personalità come James Lovelock o il biochimico R. Sheldrake. Tuttavia la loro posizione è fortemente censurata dalla biologia ufficiale. Questa contrapposizione di sensibilità e di approccio fra fisica moderna e biologia si riscontra anche nel fatto che in generale i fisici non hanno nessun problema ad ammettere il postulato cosmologico detto Principio antropico, mentre questo viene accolto con una certa riluttanza dai biologi, dato che sembra sottendere l’idea di finalismo. nageo_multiverses La nozione di “casualità” come presupposta dalla biologia nega implicitamente qualsiasi programma di ricerca che implichi leggi generali dell’evoluzione, o una linea di sviluppo ed un ‘senso’ retto da un ordine nell’evoluzione. Cioè in ultima analisi non si vuole supporre l’esistenza leggi universali che guidano od “orientano” in qualche modo l’evoluzione.  Non c’è da stupirsi se questi presupposti hanno portato ad una ridondanza dei dati nel senso dell’analisi e ad una scarsa, se non nulla, convergenza nel senso della sintesi. Non solo manca una teoria unificatrice delle attuali conoscenze biologiche ma manca una comprensione generale dell’evoluzione e delle sue “leggi” tuttora non solo ignote, ma neppure postulate dalla biologia. La fisica quantistica non ha avuto questi problemi perché ha sviluppato un paradigma che pur lasciando l’indeterminazione sul singolo ha formulato leggi deterministico-probabilistiche sulle popolazioni.

Vale la pena ricordare che mentre la fisica si è evoluta scrollandosi le concezioni meccanicistiche sette-ottocentesche della fisica classica, la biologia e la medicina sono ancora fortemente ottocentesche come visione di fondo, essendo ancorate ad una filosofia della natura che era quella positivistico-darwiniana. A parte il grande sviluppo di conoscenze acquisite, quanto a visione d’insieme la biologia attuale è un vero fossile vivente rispetto alla fisica e alla cosmologia, e in quanto a leggi generali essa non è andata molto avanti rispetto all’idea (a predittività 0) di “mutazioni casuali”. In biologia il Caso non è “la misura della nostra ignoranza” ma la cifra stessa dell’ignoranza e dell’incapacità di pensare leggi generali esplicative e predittive!

Sarebbe il caso di cominciare a chiedersi cosa siano questi fenomeni (mutazioni) casuali, o più propriamente per noi apparentemente “casuali”. E di pensare se certi fenomeni casuali non siano retti da proprie “leggi”. Anche qui ci viene in aiuto, se non la fisica quantistica, almeno un certo suo presupposto metafisico. Come si sa è stato proprio un fisico quantistico, W. Pauli, a collaborare con C.G. Jung alla sistematizzazione rigorosa del Principio di Sincronicità. La Sincronicità é un principio in grado di permettere la comprensione di un ordine nei processi a-causali, cioè non deterministici, e dunque di far intravedere una legge, o un principio ordinatore sui generis, nei processi regolati dal caso. Una cosmologia inclusiva del Principio di Sincronicità sarebbe anche in grado di  conciliare il determinismo con la libertà, senza che questa significhi mancanza di una Legge ordinatrice. La nozione di sincronicità, soprattutto se “spiegata” in termini di risonanza morfica, può svolgere questo ruolo paradigmatico per un nuovo tipo di ricerca, volta ad indagare i principi ordinativi anche dietro la trama dei processi casuali e spontanei. Per arrivare a ciò occorre però quel mutamento concettuale e “coscienziale” del mondo scientifico che ho auspicato in un mio precedente articolo, e che è ancora molto lontano.

Del resto se analizziamo l’espressione usata da Vogelstein e Tomasetti notiamo che essi parlano espressamente di fortuna (ingl. luck). Sicuramente hanno voluto giocare con una sorta di provocazione, dato che il termine da loro impiegato appartiene al linguaggio ordinario e al senso comune, ma non certamente al dominio scientifico. Il fatto che lo abbiano usato può però essere segnale di qualcosa di più…di un non voluto “lapsus freudiano” degli estensori dell’articolo che sono stati portati, forse dal loro inconscio, ad esprimere più di quello che rientra nei limiti semantici della parola “caso”. La Fortuna non è esattamente il “caso”, ed ha una portata metafisica maggiore. La Fortuna per gli Antichi era il principio metafisico che regolava le distribuzioni casuali, era dunque esattamente la stessa idea, esposta sopra, di ‘principio ordinatore’ dei fatti o variazioni casuali. Nella concezione degli antichi e nelle cosmologie tradizionali vi erano “forze”, collettivamente dette Fortuna, che regolavano fatti di ordine inferiore e anche gli spazi lasciati vuoti dal Destino (o Fato) che potremmo invece correlare alla nozione di Necessità, il cui riflesso analogico vediamo in atto nelle “leggi naturali”. La nozione di Fortuna non è un concetto banalmente neutrale; essa presuppone anzi – come anche l’idea junghiana di Sincronicità- un tropismo e una “direzionalità” di tipo psicologico e psichico (presenti nella definizione stessa di sincronicità), come è evidente anche dal fatto che essa può essere ‘buona’ o ‘cattiva’. Retti dalla Fortuna, i fenomeni “casuali” sarebbero saturabili di significati psichici, diventerebbero dei fatti sincronici.  Si è trattato probabilmente di una semplice provocazione degli Autori, tuttavia è un pericoloso autogol per la scienza riduzionistico-materialistica. Se si fossero limitati a parlare di “caso” non sarebbe stato così, ma scivolando sul termine “fortuna” ( che poi rimanda all’altro polo: quello di “destino”) essi non sono andati molto lontano dall’incappare nozione etico-metafisica del karma!

È immaginabile che forse la scienza si stia di nuovo avvicinando al limite di cui ho parlato nel mio articolo precedentemente citato? Mi limito a prendere prendere atto di pochi dati essenziali:

  1. Una teoria generale sulla de-differenziazione cellulare neoplastica non esiste (non sappiamo a quale ‘programma biologico‘ corrisponda il tumore).
  2. I fattori deterministici sinora noti come sue cause sono stati fortemente ridimensionati da uno studio di meta-analisi.
  3. L’insorgenza di gran parte dei tumori ha una frequenza correlabile a quella della divisione cellulare (più una cellula si divide più rischia di sbagliare nel replicare il DNA).
  4. Ciò implicherebbe che la causa ultima delle neoplasie sarebbero le mutazioni spontanee, sebbene in realtà questo vada ad impattare con una anomalia di non poco conto: come mai le mutazioni spontanee causano così frequenti tumori, ma non hanno finora causato l’apparire di altre nuove caratteristiche fenotipiche, che dovrebbero essere alla base della selezione evolutiva, ma di cui finora non è stato mai osservato e registrato un solo caso negli organismi superiori? Perché i nostri programmi biologici trovano più facile autodistruggerci che non far emergere nuove caratteristiche evolutive?

Il fatto che gli Autori abbiano impiegato un termine denso di significati etico-metafisici potrebbe aggiungere un elemento di riflessione in più, circa l’avvicinamento ad un limite critico.


 

Ultimerei questa serie di riflessioni passando a critiche molto più concrete, osservando che purtroppo al momento la ricerca accademica non ha mai programmato esperimenti per osservare la correlazione fra insorgenza dei tumori ed eventi traumatici o esperienze psicologicamente stressanti del tipo di quelli ipotizzati come cause di tumori nella Nuova Medicina dal dr. Ryke Hamer. Eppure si tratterebbe di processi ed eventi facilmente “parametrizzabili” e controllabili; inoltre le cinque leggi biologiche ipotizzate nella Nuova Medicina da Hamer sono leggi del tutto scientifiche perché controllabili, postulano relazioni di tipo esclusivamente fisico di interazione psico-somatica e non coinvolgono concetti non ammessi dalla scienza quali ad esempio quelli di “energie sottili”. I biologi tuttavia non riescono a pensare nulla al di fuori dello schema mutazioneDNA-tumori o fattori di rischio-tumori. I fattori psicologici non sono neppure presi in esame per delle ricerche statistiche eppure:

  • la correlazione psiche-soma sembra normalmente accettata persino dalla medicina ufficiale dopo che la correlazione è stata spiegata in termini PNEI (psico-neuroendocrino-immunologia)
  • La particolare formulazione delle leggi di Hamer rende facilmente oggettivabili i traumi psicologici riconducendoli a semplici e circostanziati “eventi”, e dunque facilmente manovrabili in termini di parametrizzazione statistica.

Malgrado ciò nessuno studio statistico finora ha voluto includere gli aspetti psicologici fra i fattori di rischio. La biologia – e in questo anche la ricerca oncologica – si trova indietro di decenni rispetto sia al sentire comune, sia alla sensibilità generale di buona parte dell’umanità, ed anche all’esperienza clinica non solo di coloro che praticano la “medicina alternativa” o “non convenzionale” ma anche i tanti medici che hanno ormai compreso ed accettato il modello psicosomatico. Gli studi clinici tuttavia restano ancora al paradigma biologico-molecolare e meccanicista, restringendo così il campo di ricerca ad un livello di complessità inferiore a quello in cui andrebbe condotta una ricerca di natura psico-somatica.

E se le mutazioni spontanee fossero non esattamente casuali e correlate non a delle semplici  “fluttuazioni statistiche” imputabili a errori meccanici delle DNA-polimerasi ma agli eventi traumatici o agli stati psichici dei pazienti? Se ci fosse una correlazione sincronica fra quei fenomeni “casuali” e i processi psichici, ad esempio secondo un modello di “risonanza morfica” fra il campo psichico dell’organismo umano e l’attività di proteine ed enzimi? In un altro mio articolo su epigenetica e campi morfici avevo sintetizzato alcuni argomenti che sosterrebbero l’ipotesi di una genetica (ed epigenetica) funzionante anche secondo la nozione ‘complessa’ di risonanza morfica e non solo secondo meccanismi meccanicistici oggi ammessi dalla biologia molecolare.

Fintanto che la scienza medica e la biologia non si apriranno a un dimensione di “complessità” in più ( il concetto di complessità è già un paradigma scientifico per la fisica), lo scollamento fra gli studi e l’esperienza clinica di chi opera con la medicina psicosomatica, ed anche fra il sentire collettivo dell’umanità che sta sviluppandosi , da un lato, e dall’altro un mondo di ricercatori accademici sempre più autoreferenziali  diventerà sempre più grande, e forse continuerà a confermare lo ‘stallo’ che uno studio come questo ha rivelato.

 

 

 

Bibliografia

Johns Hopkins Medicine. (2015, January 1). ‘Bad luck’ of random mutations play predominant role in cancer, study shows. Science Daily. Retrieved January 11, 2015 from http://www.sciencedaily.com/releases/2015/01/150101142318.htm

Tomasetti, C., & Vogelstein, B. (2014). Variation in cancer risk among tissues can be explained by the number of stem cell divisions. Science,347(6217), 78-81. Retrieved January 11, 2015, from http://www.sciencemag.org/content/347/6217/78.full

Bad Luck of Random Mutations Plays Predominant Role in Cancer, Study Shows. (2015, January 7). Johns Hopkins Medicine News and Publications. Retrieved January 11, 2015.

J. Monod,  “Il Caso e la Necessità”, Mondadori, 1970.

W.Pauli, C.G. Jung, “Psiche e Natura”, Adelphi,2006.

 

La chemioterapia può favorire la proliferazione tumorale

Il-cancro-della-pelle-non-richiederà-più-dell’intervento-chirurgico.Uno studio recentemente pubblicato su “Nature” (agosto 2012) dovuto al dott. Peter S. Nelson, membro del Fred Hutchinson Cancer Research Center, e al suo team, ha aperto prospettive rivoluzionarie che probabilmente condizioneranno l’approccio attuale dell’oncologia.

E’ stato osservato che i fibroblasti – cellule deputate alla produzione di collagene – se si trovano nei pressi di una formazione tumorale, ed esposte alla chemioterapia, vengono indotte a produrre una proteina chiamata WNT16B che permette alle cellule tumorali di crescere e invadere i tessuti circostanti.

La produzione del WTN16B è aumentata fino a 30 volte, in caso di trattamento con gli attuali chemioterapici, un risultato “totalmente inaspettato” a detta dei ricercatori. La WNT16B, se prodotta, può interagire con le cellule tumorali vicine e farle crescere, invadere, e, soprattutto, resistere alla terapia successiva. Il team ha poi concluso l’istruzione con queste parole: “I nostri risultati indicano che le risposte determinate nelle cellule benigne in questo modo possono contribuire direttamente alla cinetica di una maggiore crescita del tumore.” L’espressione di questa proteina è una risposta al danno genotossico inevitabilmente causato dalla chemioterapia o dalla radiotarepia.

L’azione pro-oncogena della WNT16B, che agisce in maniera “paracrina” (cioè sulle cellule circostanti), implica un’accelerazione nella crescita tumorale e vari meccanismi biochimici di farmaco-resistenza da parte delle cellule tumorali. In questo senso gli attuali chemioterapici genotossici (non cito i nomi commerciali per evitare problemi legali) innescherebbero un meccanismo di “circolo vizioso”, non sempre vincente. Anzi, questa scoperta permette di comprendere meglio il palese fallimento della chemioterapia, ancora negato dalla maggior parte degli oncologi…

Ovviamente tutto ciò da solo non decreta la fine della terapia oncologica convenzionale: ad esempio è stato proposto di utilizzare anticorpi di sintesi contro la proteina incriminata, come coadiuvante alla terapia convenzionale. Essendo io non solo un naturopata, ma anche un chimico farmaceutico, non posso escludere che future generazioni di chemioterapici possano evitare questi effetti. Magari sviluppando inibitori dei fattori di trascrizione per il gene WNT, o agendo su qualche altro punto di questo pathway. Tuttavia al momento non si può trascurare il dato oggettivo di questa scoperta, che spiega uno dei meccanismi alla base della chemioresistenza dei tumori… fenomeno sul quale, quasi sempre, l’oncologia ha mostrato sin troppo la propria “falsa coscienza”.

Riferimenti bibliografici :

Nature Medicine, 5 Agosto 2012 http://www.sylviesimonrevelations.com/article-la-chimiotherapie-se-revele-a-double-tranchant-110490198.html

Yu Sun, Judith Campisi, Celestia Higano, Tomasz M Beer, Peggy Porter, Ilsa Coleman, Lawrence True & Peter S Nelson. “Treatment-induced damage to the tumor microenvironment promotes prostate cancer therapy resistance through WNT16B”. Nature Medicine

Epigenetica e campi morfici

L’epigenetica, termine coniato nel 1942 da C. Waddington, è un’ innovativa frontiera della ricerca biologico-molecolare che studia i cambiamenti che “modulano” l’espressione genica, arrivando a manifestarsi nel fenotipo, senza modificare il genotipo, cioè senza apportare modifiche alla sequenza del DNA (fatto ad esempio riscontrabile sperimentalmente su gemelli monozigoti esposti a specifiche condizioni ambientali differenti).  Vi sono dunque fattori non-genomici che provocano una diversa espressione del genoma. L’insieme dei fattori e dei meccanismi coinvolti prendono il nome di epigenoma.

I meccanismi coinvolti, noti alla biologia molecolare, sono prevalentemente riconducibili a due tipi:

  • la metilazione diretta di alcune sequenze specifiche di DNA
  • modificazioni post-traduzionali della cromatina (struttura che forma il DNA avvolgendosi intorno agli istoni): queste includono ad esempio fosforilazione, ubiquitinazione, acetilazione degli istoni.

Generalmente si pensa che queste modificazioni abbiano l’effetto di rendere specifiche sequenze del DNA più o meno accessibili ai fattori di trascrizione sì da influenzare l’espressione dei geni.

ku-xlargeLe possibilità offerte da questo settore di ricerca inducono due importanti considerazioni. La prima ammorbidisce molto il “determinismo genetico” aprendo alla possibilità che lo sviluppo,  la vita e la salute umana possano dipendere anche da fattori ambientali, alimentari e secondo alcuni ricercatori “eretici” (Lipton, Rein, Garjajev) anche emozionali o mentali in grado di condizionare il genoma, o almeno  la sua espressione. La seconda porta a considerare che queste “epi-mutazioni” siano in qualche modo ereditabili, cioè passino alle generazioni successive, o con le parole di David C. Baulacombe:  “L’epigenetica si riferisce agli effetti ereditabili del genoma che sono separati dagli effetti delle sequenze nucleotidiche nel DNA. E’ un insieme di reazioni che, non alterando la struttura del DNA, possono influenzare, comunque, sia l’espressione genica ma anche e soprattutto ciò che viene trasmesso alle generazioni future.”

Questo dato, sebbene inizialmente creasse qualche resistenza ideologica (introduceva un modello “lamarckiano” piuttosto che darwiniano di evoluzione) è ora ampiamente dimostrato. Si contano ormai centinaia di processi in cui è accertata un’eredità epigenetica e questa svolge una funzione molto importante nell’evoluzione. I tratti epigenetici infatti possono svolgere un ruolo nell’adattamento a breve termine delle specie, consentendo una variabilità fenotipica reversibile: si tratta infatti di un adattamento che può essere facilmente perso nel giro di pochissime generazioni, se le condizioni ambientali lo richiedono.
Tuttavia è opportuno far notare che il solo modello “bio-molecolare” ( e riduzionista) dei meccanismi epigenetici non è in grado di spiegare la realtà dei fatti: ad esempio le cellule vegetali rimangono in buona parte totipotenti (possono ri-differenziarsi nel corso della vita riparando o rigenerando parti viventi, fenomeno pressoché inesistente nel mondo animale dove vige l’impossibilità di riparare un arto perduto, ad esempio). Ora, dato che le cellule vegetali impiegano gli stessi meccanismi epigenetici degli animali (modificazioni della cromatina) non si spiega affatto il perché di questa differenza per cui invece le cellule vegetali non abbiano la stessa “memoria” epigenetica, azzerando il proprio epigenoma ad ogni differenziazione cellulare. Del resto, come sostiene il biochimico inglese, R. Shaldrake i processi morfogenetici non posso essere assolutamente spiegati ricorrendo ad un paradigma genetico-riduzionistico.  Evidentemente dobbiamo estendere questa considerazione anche all’epigenetica ( o meglio al suo stretto senso bio-molecolare  materialistico).

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Per semplificare: è notorio che gran parte delle metilazioni del DNA vengono perdute all’atto della riprogrammazione della cromatina che porta alla divisione cellulare. Soprattutto in fase di meiosi (formazione di cellule germinali, spermatozoi o ovuli) la cellula deve ritornare totipotente, cioè perdere ogni sovrastruttura epigenetica, questo vale per tutti i geni ad eccezioni di alcuni pochi geni presenti sul cromosoma che determina il sesso e che possono essere soggetti a “imprinting epigentico” paterno o materno. Con la sola eccezioni di questi vi è un totale “lavaggio” che de-programma il DNA facendo perdere ogni traccia registrata dall’epigenoma.

Come è possibile quindi che queste informazioni tornino a ripresentarsi nelle generazioni successive? Dove è rimane “scritta” questa memoria se di essa poco o niente resta a livello molecolare? e come mai il DNA torna a riacquisire le stesse modificazioni post-traduzionali dei genitori?

A mio avviso questo è uno dei casi in cui si applicano le osservazioni di Sheldrake circa i casi di memoria non affidata a molecole o strutture materiali. E’ qui necessario davvero secondo me far ricorso a quel concetto di campo morfogenetico, o campo di risonanza in cui è registrata l’esperienza evolutiva di una specie (ma anche di precisi domini molecolari).  Anzi sono questi campi di memoria morfica ad orientare i processi di organizzazione spaziale (ad esempio le strutture terziarie delle proteine) sia della materia organica che in quella inorganica. Il concetto di campo morfico, per il suo significato, sembra ripresentare in altra veste il concetto di “forze eteriche” o forze plasmatrici eteriche (termine steineriano impiegato da Wachsmuth) che tanta importanza ha nella visione antroposofica della natura. Si tratta di forze extrasensibili e non materiali che orientano spazialmente i fenomeni sia biologici che minerali, soprattutto ne guidano i processi di acquisizione di forma, fatto del tutto inesplicato sulla base della semplice informazione genetica (non esistono geni della forma, eppure in natura troviamo frequentissima ad esempio la sezione aurea o i numeri di Fibonacci,senza che esistano geni che diano queste informazioni; del resto la presenza di queste configurazioni persino nel mondo minerale, esclude qualsiasi implicazione genetica).

Sia che si voglia parlare di Campi morfici (Sheldrake), sia che si parli di forze eteriche (antroposofia) o anche di onde di forma (come nella radionica) si è in presenza di concetti analoghi.  Ritengo, cosa peraltro accettata da alcuni ricercatori ritenuti “eretici” (Sheldrake è uno scienziato), che si possa far ricorso a queste ipotesi di lavoro per spiegare un vasto spettro di processi naturali, spesso banali, ma del tutto inesplicati per la scienza ufficiale. E ritegno che alcuni meccanismi epigenetici siano ampiamente ascrivibili a questo dominio.