Aromaterapia sottile nei 36 decani

In un lavoro precedente ho evidenziato come fosse riduttivo e semplicistico l’uso quasi “talismanico” di cristalli o rimedi con una certa segnatura quale si vede spesso usata a livello di semplice moda. Ho anche spiegato quale fosse l’impiego appropriato che era seguito dalla scuola paracelsiana di medicina esoterica (nel rinascimento) e di fatto anche prima, durante il Medioevo, dalla medicina tradizionale, legata alle segnature,  che ebbe in Hildegarda di Bingen una delle sue più alte espressioni. Tale uso delle segnature può essere detto “omeo-fisiologico” (si usa il “simile” per rinforzare il settore carente o squilibrato); tuttavia vi sono altri autori che in merito all’uso di certi rimedi hanno testimoniato un uso potremmo dire, per analogia, “omeopatico”: l’impiego di alcuni rimedi della stessa segnatura corrispondente al proprio segno di nascita (o magari all’ascendente) che avrebbero la finalità di riequilibrare gli aspetti specifici di una determinata complessione, in particolare riferita alle note del carattere, armonizzandone gli elementi “problematici” e potenziando i dati caratteristici di forza. Si tratta in certo senso di una sorta di “simillimum” astrologico-medico che individuerebbe il rimedio più risonante verso certi individui. Un impiego analogico di questo principio lo troviamo anche nella floriterapia di Bach specie nell’uso del “fiore individuale” o “personale”, che riequilibra le note carenti del carattere, anche se lì la scelta è orientata sul “tema di vita” dell’incarnazione individuale (tale negli scritti del dr. Bach) e non si basa su valutazioni astrologiche. Dobbiamo chiarire che il “termine “omeopatico” è una pura analogia, dato che le attribuzioni di questi rimedi non sono basate su una corrispondenza per patogenesi : essi restano quindi pur sempre omeo-fisiologici.

A tale proposito riportiamo l’insegnamento di uno dei più importanti autori in merito all’uso dei profumi ed aromi, legato a scuole e gruppi operativi della Tradizione esoterica occidentale:  Leo Kaiti, un vero “classico” del settore. Il mio contributo è stato di elaborarlo ed adattarlo come aromaterapia sottile, quindi ricalibrandolo in senso psico-evolutivo e di medicina olistica. Poco fa abbiamo usato il termine “omeopatico”; questo perché, se si vanno a studiare le segnature dei rimedi presentati, si può osservare che a volte sono proposte piante con segnature opposte o complementari: es. Lavanda (Mercurio-Luna) per il segno d’Ariete (Marte), ma spesso anche segnature concordanti es. Rosa (Venere) per il Toro.  L’uso di certi individui vegetali è quindi giustificato in base alla migliore affinità, in relazione alla strategia terapeutica o evolutiva scelta dall’Autore, e non ad una acritica applicazione delle segnature.

Si tratta di “profumi” quindi di oli essenziali (ma in alcuni casi anche della droga essiccata e usata per fumigazioni o profumazione in sacchetti), in ogni caso la base è quella dell’Aromaterapia. Poiché in realtà l’elemento cardine di questo insegnamento non sono tanto i Segni, quanto i Decani, quale elemento su cui costruire la specificità delle essenze vegetali, è necessario richiamare alcuni cenni della storia dell’astrologia, e in particolare di quella egizia, per caratterizzare queste figure astronomiche meno conosciute.

32060_e0029251.002Contrariamente a quanto si pensa, non è vero che l’astrologia egizia apprese l’importanza dei segni e delle case solo in epoca tarda, e per influsso babilonese nel periodo alessandrino.
In effetti tale assunzione si basa sul fatto che lo zodiaco di Dendera ad esempio risale al I sec. a.C. Tuttavia il Libro delle Porte, che attesta i segni zodiacali, risale all’era ramesside (XVIII dinastia, Nuovo Regno) e il Libro delle Caverne (che indica ciò che corrisponde alle Case) risale almeno a Ramsete IV (XX dinastia, l’ultima del Nuovo Regno). Il merito di aver reso noti al grande pubblico questi testi (al di fuori dell’ambito accademico) e di averne dato una interpretazione astrologica chiara va al dott. Angelo Angelini nel suo ormai raro Manuale di Astrologia Egizia. Le dottrine in questione potrebbero essere anche più antiche poiché brani di questi “Libri” erano già contenuti nei Testi delle Piramidi. Tuttavia è una caratteristica della cosmologia (e teologia) egizia aver dato ampia importanza allo studio dei Decani, che sono poi arrivati alle altre culture astrologiche in epoca successiva, probabilmente ellenistica. La conoscenza di queste figure astronomiche è attestata già nel Libro di Nut (X dinastia). Questi 36 decani erano  delle stelle o delle costellazioni che costituivano una sorta di “orologio astronomico”:  dato che un nuovo decano sorgeva all’orizzonte ogni 40 minuti essi permettevano di misurare le ore della notte. Inoltre essi servivano a misurare il tempo siderale . Ogni dieci giorni un nuovo decano sorgeva all’orizzonte all’alba, appena un istante prima del sorgere del Sole (levata eliaca) dopo un periodo di tempo (70 giorni) durante il quale non era stato visibile, trovandosi al di sotto dell’orizzonte.  Gli antichi commentatori ci confermano che tutti i decani erano invisibili per circa 70 giorni, compresi tra il tramonto eliaco ed il sorgere eliaco; avendo tutti lo stesso periodo di non visibilità, questo sistema garantiva grande regolarità alla misurazione del tempo.

L’anno egiziano iniziava con la levata eliaca di Sirio (Sopedet), la regina dei Decani e prima nella sequenza di essi. Poiché l’anno siderale constava di 36 x 10 giorni, si aggiungevano i cinque giorni epagomeni (o intercalari, a cui la teologia egizia faceva corrispondere la nascita di Osiride, Seth, Horus, Iside e Nephti) in tal modo si colmava la distanza che separava dall’anno  solare. Anche così però lo scarto di sei ore faceva sì che ogni quattro anni la data della levata eliaca (così come la piena del Nilo) scivolasse in avanti di un giorno (e di un mese ogni 120 anni), per questo il calendario civile egizio era detto “anno vago”. Gli Egizi non aggiunsero mai giorni (bisestilità) per colmare questo disallineamento, non ne avevano bisogno poiché, come in ogni civiltà tradizionale, il loro tempo non era lineare ma ciclico. Ogni 1460 anni  (ciclo sothiaco) la levata eliaca di Sirio tornava a verificarsi nella stessa data, e il calendario vago e quello sothiaco si riallineavano, nella data di quello che per noi è il 25 luglio. E tuttavia a causa delle precessione degli equinozi, nel corso dei millenni il decano di Sirio, nel giorno di tale riallineamento dei calendari, veniva a trovarsi sotto una diversa costellazione:  a partire dall’Antico Regno forse con  la levata eliaca era associata al Leone (e per quello i doccioni dei templi venivano scolpiti in forma leonina. Ma prima, in epoca predinastica, nel V millennio, la levata eliaca avveniva sotto la Vergine, e forse questo fu il motivo, secondo Schwaller de Lubicz, dell’originaria attribuzione di Sirio ad Iside, “la dispensatrice”. I decani erano quindi l’elemento mobile dello zodiaco e permettevano il calcolo della precessione degli equinozi.

Questo fa capire la grandiosità della visione teologico-astronomica degli Egizi che pensavano e calcolavano il tempo in funzione di un grande anno (ciclo precessionale) di 25.800, tanto da dare, alle loro dinastie, il nome di Mentu (toro) nell’Era del Toro, e  nell’era dell’Ariete quello del dio Amon. E tutto questo, dalle ore della notte, ai cicli cosmici delle ere, era calcolato grazie alla regolarità dello scorrere dei Decani. Non stupisce quindi la grande importanza che questi ricevevano nella teologia stellare egizia, quali “effettori del tempo” (aggiungiamo che data la loro funzione nel calcolo delle ere, alcuni come Angelini, hanno visto proprio nel sistema decanale la chiave di comprensione della astrologia mondiale).  Se i dodici animali dello zodiaco rappresentano l’aspetto statico della manifestazione – da cui partono gli ordini divini – i Baku, i Decani, erano gli esecutori divini, ed anche i mediatori di questi influssi.

4130886849_c7933f627aDa un certo momento in poi, ma non si sa in quale epoca, i decani devono aver perso il loro riferimento stellare e ad essi fu attribuita una segnatura planetaria. Poiché purtroppo non siamo in grado di sapere con certezza quali costellazioni o stelle gli egizi indicassero con i nomi dei decani (se non pochissime, Sirio, la stella Canopo, il resto sarà forse un giorno compito dell’archeoastronomia scoprirlo) di fatto per noi non resta di essi che le decadi di giorni della loro reggenza.

 


 

Veniamo alle indicazioni delle essenze vegetali seguendo il testo di Leo Kaiti. Eviterò di riportare i nomi dei Decani o delle Intelligenze planetarie secondo le varie tradizioni, egizia antica, caldea ed ebraica (il Testamento di Salomone), o quelle più tarde dell’ermetismo alessandrino, sia per snellire la trattazione, sia per eliminare retaggi magico-teurgici che hanno qui solo un valore storico. Mi limiterò a dire che l’autore segue la nomenclatura di Firmico ( “Assican”, “Senacher”, etc.) per i decani, a cui, come dicevamo, viene assegnata almeno dall’epoca ellenistica una segnatura planetaria secondo la sequenza caldaica (  ♄ –  ♃ – ♂ – ☉- ♀ – ☿ – ☾  ).

Le essenze e i profumi indicati sono soprattutto per uso “esterno”,  da portare in sacchetti o, in caso, sulla pelle se si tratta di oli compatibili con questo uso,  comunque in modo da far risuonare con essi il  proprio campo aurico. Tale cosa favorisce l’allineamento con quel tipo di energia della propria segnatura di nascita, armonizzandone gli aspetti, favorendo ad esempio la compensazione dei lati oscuri e carenti del carattere, e l’ottimizzazione delle virtù positive di quel “raggio” decanale. L’azione è di tipo sottile, per risonanza con la frequenza di vibrazione dell’aura.

Ariete

Al dinamico, irruento e impulsivo Ariete il Kaiti fa accostare la Lavanda che ne attenua gli slanci senza lederne l’individualità.

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I Decani di Ariete nell’opera Astrolabium magnum

  1. Primo decano (21-30 marzo), Intelligenza di Marte. Carattere fortemente precipitoso e impulsivo. Essenza: Assenzio. Questo aroma dalla segnatura di Marte ma anche di Giove, pone sotto il controllo del re dell’Olimpo il bellicoso Marte. L’olio essenziale o il profumo di assenzio in questo decano modera l’aggressività e dona centratura e dominio di sé.
  2. Secondo decano (31 marzo -9 aprile), Intelligenza solare. Attitudine al comando, grande dignità. Essenza: Basilico. Stimola il rigore di pensiero, sviluppo delle qualità intellettuali e del discernimento, il che gli permette di acquisire capacità ulteriori di controllo delle situazioni. Aumento del “magnetismo” personale del carattere.
  3. Terzo decano (10-19 aprile), Intelligenza planetaria di Venere. Ricerca dei piaceri, del bello, è fortemente sentimentale. Essenza: Pepe. Attenua la tendenza alla gelosia, armonizza il carattere senza far perdere però lo lancio erotico, essendo anche afrodisiaco. Contrasta la tendenza alla pigrizia “venusina”, stimola la capacità di adattarsi al cambiamento.
Toro

Al Toro, concreto e amante dei piaceri mondani e materiali, viene fatta corrispondere in generale l’essenza di Rosa, dalla classica segnatura venusina.

  1. Primo Decano (20-29 aprile), Intelligenza mercuriale. Amanti degli studi matematici, dell’architettura e di tutto ciò che esprime ordine, di conseguenza, per senso di equilibrio anche amanti della giustizia. Essenza: Melissa. Essa allevia l’eccessiva malinconia a cui tendono i nati sotto questo decano. Contrasta l’ansia, il panico e le facili tendenze alle somatizzazioni viscerali. Dona anche naturale piacevolezza nei modi, avvicinando alla naturale segnatura venusina del segno.
  2. Secondo Decano (30 aprile -9 maggio), Intelligenza lunare. Grandi aspirazioni, tendenza al successo sul piano materiale. La componente lunare rende tuttavia incostanti ed esposti a debolezze del sistema nervoso.  Essenza: Zenzero. Contrasta la nevrastenia, è un tonico nervino.
  3. Terzo Decano (10- 19 maggio), Intelligenza di Saturno. Carattere con tendenze alla cupezza, l’influsso decanale indebolisce il fisico e il morale. Questi soggetti possono facilmente trovarsi intristiti a cause delle avversità e delle ristrettezze materiale. Essenza: Rosa. Protegge dalla depressione e dalla malinconia, addolcisce l’intransigenza malefica saturnina, richiamando la giocondità, la piacevolezza di Venere che governa tutto il segno.

Per tutti coloro che sono sotto l’influsso del segno, a prescindere dalla decade, l’olio essenziale di rosa porta un benefico apporto.

Gemelli

Spiccata intelligenza e doti intuitive, viva curiosità intellettuale, eclettismo, ma anche naturale mutevolezza e incostanza. In generale è proposto l’Origano, che rigenera le energia mentali e fisiche di questa instabile complessione, inoltre protegge in caso di eccessiva permeabilità della struttura psichica.

  1. Primo Decano (21-30 maggio), Intelligenza di Giove. Predisposizione alle scienze astratte, scarso spirito pratico. Fortemente idealisti, si dedicano a discipline complesse, ma hanno difficoltà applicative e nel contatto con l’ordinario. Essenza: Vaniglia. Risvegliando il gusto per il piacere e l’ambizione, dona concretezza agli orizzonti di chi è sotto l’influsso di questo decano. Come “nota di base” la vaniglia stabilizza una psiche troppo fugace.
  2. Secondo Decano (31 maggio-10 giugno), Intelligenza marziale. Emotivo e precipitoso, si lascia facilmente trascinare in scontri futili, disperdendo le proprie energie. Può essere un ottimo polemista, avendo buone abilità dialettiche. Essenza: Acacia. Analogicamente alle proprietà astringenti sul piano fisico, tale essenza attenua le caratteristiche “sanguigne” di questa complessione.
  3. Terzo Decano (11-20 giugno), Intelligenza solare. Poco dinamico, è piuttosto pigro e indolente, soprattutto egoista. Tendenza a perdersi nelle frivolezze, dietro interessi futili, difficoltà a centrare i propri obiettivi. Vi sono molti collezionisti fra i nati in questo decano. Essenza: Menta. Stimola la mente in modo profondo, donando freschezza e obiettività di pensiero. Risvegliando dal torpore e dalla pesantezza porta anche maggiore capacità di autocritica e realismo.
Cancro

Estrema sensibilità e ricettività, ma anche fortemente emotivo e suggestionabile. Il dominio della Luna comporta anche grande mutevolezza e instabilità, carattere contraddittorio e complesso. Sentimentale, amore per il mistero, romanticismo. L’essenza di Lillà può regolare, meglio di altre, l’evoluzione personale di questi soggetti: attenua le passioni, spegne le euforie psichiche, e d’altro canto sostiene nei periodi di depressione periodica e stabilizza la tendenza ciclotimica dell’umore. Favorisce il sogno veritiero in questi soggetti altrimenti esposti alla veggenza incontrollata.

  1. Primo Decano (21 giugno-1 luglio), Intelligenza di Venere. Personalità piacevole, amabile, assai socievole, in grado di attrarre attenzioni e simpatie e di fare amicizia con grande facilità. Essenza: Sandalo. Ne amplifica la piacevolezza, essendo anche anche afrodisiaca; potenzia questi aspetti positivi del carattere aumentando la consapevolezza delle proprie doti. Aggiunge un elemento di protezione a questa complessione estremamente sensibile e percettiva: sensitività protetta.
  2. Secondo Decano (2-11 luglio), Intelligenza mercuriale. Chiarezza di vedute, ma grande volubilità e vi è una certa predisposizione all’inganno per sostenere lo slancio all’espansione del proprio ego, che in questi soggetti è forte. Peraltro vi sono forti doti comunicative e diplomatiche Essenza: Tiglio. Riduce la tendenza all’inganno e al sotterfugio per proteggere la propria sicurezza. Crea un’attitudine di maggiore fiducia; contrasta anche la propensione alla gelosia morbosa.
  3. Terzo Decano (12-21 luglio), Intelligenza lunare. Mutevolezza estrema nell’umore e nel temperamento. Generosità. Grande teatralità, eccellente predisposizione alla recitazione, all’esteriorizzazione di sentimenti. Forti doti medianiche, assai più sviluppati che in tutti gli altri segni e decani (Luna-Luna). Essenza: Ambra grigia. Attenua soprattutto le asperità del carattere, ed accresce la sicurezza in sé stessi, specie nelle relazioni pubbliche. Rende anche più inclini ad accettare e sviluppare il lato seduttivo del proprio carattere.
Leone

Forza, calma, fierezza,tendenza al comando, ambizione, egocentrismo, a volte anche violenza. A questi aspetti è indicata come essenza l’Incenso, la cui segnatura è in accordo con l’aspirazione alla “regalità sacra” di questo dominio del Sole. Il suo potere purificatorio favorisce il processo evolutivo di  allontanamento di certe influenze e abitudini che contrastano l’affermazione dell’Io. Al tempo stesso apre la strada ad un’influenza superiore, spirituale, che deve orientare questa volontà: il Sé.

  1. Primo Decano (22 luglio-2 agosto), Intelligenza di Saturno. Animo nobile, generoso ma tendente anche all’irruenza, controllata in parte dalla forte volontà. Altissimo senso dell’onore e della dignità, fino all’estremo. Essenza: Angelica. Profumo tipicamente solare, apre il soggetto alle sue vere aspirazioni, alla generosità, alla parte più nobile del suo carattere.
  2. Secondo Decano (3-12 agosto), Intelligenza di Giove. Forte volontà, ma molto intransigenti, insofferenti alla contraddizione, e poi loquaci. Essenza: Balsamo del Perù. Armonizza il sistema nervoso, e placa la mente assediata da pensieri e turbamenti eccessivi. Rende più aperti alla diplomazia.
  3. Terzo Decano (13-22 agosto), Intelligenza marziale. Contrariamente a ciò che si penserebbe, non sono litigiosi, essendo anzi orientati alla concordia. Tuttavia vi è uno spiccato senso della giustizia, teso quasi all’assolutismo; carattere intransigente, che può arrecare difficoltà alle relazioni. Essenza: Ciclamino. Esalta le note del carattere, orientato all’altruismo, e ne migliora le capacità di mediazione, favorendo quindi lo scambio con gli altri.
Vergine

Dall’indole timida e affabile, ma metodica e dotata di spiccata intelligenza analitica e di grande puntiglio, al limite della pedanteria, può essere anche freddo e avaro. Consigliato il Giacinito che ridesta la sensualità in questa complessione molto “cerebrale” e facilmente depressa.

  1. Primo Decano (23 agosto-2 settembre), Intelligenza solare. Delicato, riservato, amante della natura. Essenza: Gardenia. Insegna ad alzare barriere protettive vero le influenze altrui, a non essere troppo remissivi. Accresce la sensualità, armonizzandola con il carattere del segno.
  2. Secondo Decano (3 -12 settembre), Intelligenza venusina. Relativamente meno ordinato degli altri Vergine,ambizioso e piuttosto attaccato alla sensualità, alle speculazioni lucrose e al denaro. Spesso questo può procurare contrasti essendovi anche tendenza alla prodigalità. Essenza: Acacia. Porta un’armonia superiore nelle tendenze speculative di questa complessione, donando anche una migliore e più equilibrata applicazione.
  3. Terzo Decano (13-22 settembre) Intelligenza mercuriale. Questo spirito planetario della sfera di Mercurio era descritto inconcludente, debole. Chi riceve questo influsso, sebbene dotato intellettualmente, manca di prontezza e risulta capace solo quando realmente motivato e se non incontra troppe difficoltà. Facile depressione morale, tendenza alla pigrizia; difficoltà a produrre. Sul piano medico, tendenza alla sterilità. Essenza: Achillea. Accresce l’interesse per l’esistenza, sviluppa la capacità di adattarsi al cambiamento, ad integrarsi con le vicende della vita. Stimola le energie psico-mentali assopite. Azione sia stimolante che armonizzante.
Bilancia

Incline al bello, all’espressione artistica, agli alti ideali, rifugge la solitudine; inoltre possiede grandi doti comunicative e diplomatiche, grande fascino sugli altri. Per converso, può trovare difficoltà nell’assumersi responsabilità, prendere posizioni nette, rischiare di perdere il favore altrui. Continua ricerca di approvazione, bisogno di amore. Tende a concepire sentimenti non espressi. Può soffrire per constasti e incomprensioni con le persone care o i familiari. La Verbena ne valorizza il potere empatico, favorendo la comprensione con gli altri e lo scambio.

  1. Primo Decano (23 settembre – 2 ottobre), Intelligenza lunare. Personalità complessa, dotata, leale. Grandi ideali di giustizia, bontà che spinge ad aiutare i più deboli; forte espressione tramite il campo artistico. D’altra parte risulta debole, incostante e influenzabile. Essenza: Iris. Rafforza l’amore per l’armonia dando però maggior equilibrio di carattere. Rende più lucide le facoltà intuitive. Armonizza gli aspetti critici della complessione lunare: soprattutto sul sistema nervoso, depressioni e angosce.
  2. Secondo Decano ( 3-12 ottobre), Intelligenza di Saturno. Grandi doti di calma e distacco che però sfociano nell’indifferenza. Scarsamente comunicativo, ciò che complica i contatti umani, mentre sa brillare professionalmente. Gentile, comprensivo, tenace ed equilibrato: è una complessione positiva data l’esaltazione di Saturno in questo segno, tuttavia rimane la tendenza all’eccessivo distacco e alla cupezza. Essenza: Muschio. Rende maggiormente combattivi; maggiore slancio costruttivo sul piano pratico. Accentua la sensualità, per contro rende meno sensibili alle depressioni psichiche.
  3. Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza di Giove. Sensuale, goloso, amante dei piaceri, tipicamente gioviale, allegro, insaziabile. Complessione caratteriale che predispone facilmente al successo, specie in ambito relazionale. L’eccessiva spensieratezza, anche nelle avversità o nei pericoli, tende tuttavia alla vera e propria incoscienza. Essenza: Giacinto. Armonizza gli aspetti della complessione gioviana, orienta le passioni in chiave meno materiale e grossolana.
Scorpione

Aggressivo, violento, tormentato interiormente, caustico e fortemente vendicativo;non si confida mai e agisce tramando in modo nascosto. Introspezione nera, grande interesse per l’ignoto e il mistero. L’Erica con la sua essenza ne addolcisce le passioni e lo spirito di vendetta, illumina l’irraggiamento della volontà.

  1. Primo Decano ( 13 ottobre -1 novembre), Intelligenza di Marte. Carattere energico, aggressivo e collerico, temperamento ambivalente ora incline alla durezza, ora alle manifestazioni d’affetto. malgrado la natura sospettosa dello scorpione, sotto questo decano vi può essere ingenuità ed eccessiva fiducia, che spesso da luogo a delusioni, di cui questi soggetti possono soffrire molto. Essenza: Tuberosa. L’azione calmante sul sistema nervoso armonizza l’eccesso marziale di questa complessione, rendendo fra l’altro più “ricettivi” ed accorti. Aumenta la comprensione e la capacità di perdonare. Utile anche per le depressioni e la malinconia.
  2. Secondo Decano (2-12 ottobre), Intelligenza solare. Carattere impulsivo, autoritario, estremamente orgoglioso. Animo impulsivo e passionale. La caratteristica dei segni d’acqua si manifesta in questi soggetti quale particolare e acutissima sensibilità che accende in loro avversioni  intense e violente antipatie, non sempre giustificate. Essenza: Ginestra. Addolcisce e risana i “terreni aridi”, bilancia il carattere di questo decano e gli stati nervosi che ne derivano.
  3. Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza venusina. Sensualità molto accesa, violenza degli istinti e forte passionalità. Animo incline alla gelosia estrema, soffre facilmente per tormenti amorosi. Pur essendo vigoroso, può mostrarsi molto debole nelle avversità. Essenza: Cedrina. Attenua l’eccessiva passionalità e soprattutto questo tipo di gelosie. Agisce anche a sviluppare un amore purificato da tutto ciò che è semplice istinto.
Sagittario

Generoso, benevolo, altruista e gioviale; è coraggioso, spesso anche impulsivo, e vive di grandi slanci ideali. Senso dell’onore e della gerarchia. La Violetta esalta gli aspetti positivi di questo temperamento gioviale dando sviluppo all’affermazione individuale e favorendo la sua evoluzione in chiave transpersonale. Introduce anche un elemento spirituale nell’interesse di questo segno per i sistemi di pensiero e filosofici.

  1. Primo Decano (22 novembre -1 dicembre), Intelligenza di Mercurio. Carattere aperto, socievole, audace, combattivo. Ama i viaggi, la scoperta, è dinamico e curioso. Il suo entusiasmo può tradursi in facilità all’ira se contrastato.  Essenza: Amaranto. Armonizza gli slanci entusiastici di questo carattere, evita il dispendio energetico eccessivo nei soggetti iperattivi.
  2. Secondo Decano (2-11 dicembre), Intelligenza lunare. Sognatore, piuttosto solitario, volubile. Generoso, compassionevole, anche romantico si lancia dietro progetti ciclopici, che spesso sono dei puri sogni ad occhi aperti, ispirati dal tipico romanticismo dell’influsso lunare. In ogni caso mostra grande ostinazione nel perseguire i suoi ideali. Essenza: Fresia. Frena gli slanci eccessivi dovuti al troppo entusiasmo, ispira la prudenza e un atteggiamento più concreto, misurando le circostanze e le proprie forze.
  3. Terzo Decano (12-21 dicembre), Intelligenza di Saturno. Intelligente ed ambizioso è però offuscato dalla severità saturnina che lo rende estremamente rigoroso, intollerante, ostinato. Tendenzialmente rancoroso può essere anche incline alla violenza se contrastato. Essenza: Calicanto. Doma la tetra influenza di questo decano. L’olio essenziale di questo fiore, usato da secoli nella medicina cinese, è stato studiato farmacologicamente ed ha dimostrato effetti antidolorifici. Una sua variante, Chimonanthus salicifolicus, ha azione antidepressiva ed ansiolitica.
Capricorno

Introverso, solitario, riservato. Buon organizzatore, serio e rigoroso, sa essere molto duro con se stesso e con gli altri. Generalmente pessimista; molto fedele ma rancoroso. Il Caprifoglio con la sua essenza armonizza le angolosità del temperamento, crea una disposizione d’animo più serena ed ottimista, una maggiore estroversione. Il suo uso favorisce anche l’apertura e la comunione con il Trascendente che spesso è quasi volutamente bloccata nel materialistico Capricorno. Secondo il Kaiti il suo impiego sistematico equilibra energeticamente le debolezze astrologiche del segno, in relazione all’apparato osseo e alle sue patologie.

  1. Primo Decano (22-31 dicembre), Intelligenza di Giove. Ambizioso, affidabile, serio e diplomatico, doti che in genere ne fanno un buon realizzatore. Attaccato alla famiglia e soprattutto alla carriera. Il carattere espansivo gioviano e l’eccessiva liberalità possono portarlo a dissipare le risorse e le fortune che può accumulare con pazienza, come nella natura del segno. Essenza: Narciso. Armonizza queste doppie tendenze, inoltre addolcisce le asperità caratteriali che non mancano al Capricorno. Equilibra “magneticamente” l’influsso fatale di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 gennaio), Intelligenza marziale. Suscettibile, permaloso, molto ostinato. Dotato di capacità intellettuali spiccate e di grandi doti organizzative, tende spesso ad ostinarsi in vane ricerche o a naufragare in progetti ambiziosi, spesso irrealizzabili. Introverso e freddo in ambito sentimentale, raramente perde questa attitudine lasciandosi trasportare. Essenza: Giacinto Doppio. Sostiene proteggendo dalle debolezze tipiche di questo decano. (Purtroppo devo aggiungere che il “Giacinto Doppio” è una variante del Hyacinthus orientalis, virtualmente estinta nel XVIII secolo, dopo che per un periodo fu in grande voga e costosissima. Al momento non si può stabilire se i rari esemplari delle linee ricostruite oggi siano corrispondenti a quello descritto, né se Leo Kaiti facesse riferimento a quello antico, anche perché l’Autore non ha lasciato indicazioni cronologiche sulla fonte alla quale attingeva).
  3. Terzo Decano (11-20 gennaio), Intelligenza solare. Grande contegno, riservato, vita interiore molto ricca, tuttavia tende ad essere sospettoso, incline allo scoraggiamento. Predisposizione alla malinconia, alla depressione, e alla sofferenza morale. Influenza poco fausta anche per la salute fisica. Essenza: Mentastro Verde. Ispira maggior forza di carattere e dominio, equilibrio e protezione energetica anche per le patologie fisiche; impiegato come sacchetti di erba profumata. Come olio essenziale sulla persona invece, si indica anche qui il Giacinto doppio.
Aquario

Intuitivo, ama gli studi profondi, possiede grande immaginazione. Spiccata attività intellettuale, ma poco realistica; incline piuttosto all’arte, oppure alla coltivazione di dottrine filosofiche utopiche. Idealista, innovativo, forte senso di indipendenza per influsso uraniano. Volubile e dal carattere instabile, non sopporta le convenzioni sociali, ma apprezza le amicizie. La Felce ne equilibra psichicamente gli eccessi, dovuti alla mutevolezza di carattere, e le contraddizioni che possono insorgere in un animo così volubile. Stabilità anche nel gestire le contrarietà degli eventi esterni.

  1. Primo Decano (21 -30 gennaio), Intelligenza di Venere. Socievole, amabile, indulgente, ha buone capacità immaginative ed artistiche. Manca però spesso di spirito pratico, e può trovare difficoltà a concretizzare. Non sempre le sue capacità di adattamento sono in grado di farlo innestare negli eventi concreti e può impiegare molto tempo per fare carriera, o aprirsi una strada. Essenza: Serpentaria. Induce maggiore concretezza, dona la grinta necessaria ad estrinsecare le proprie qualità mentali e i progetti.
  2. Secondo Decano (31 gennaio -9 febbraio), Intelligenza di Mercurio. Intelligenza intuitiva, doti comunicative, diplomatico, a volte anche furbo ed opportunista. In altri casi risulta essere eccessivamente ingenuo. Essenza: Mughetto. Esalta le doti comunicative del decano, ma porta una maggiore prudenza e scrupolo. Insegna a relazionarsi sapendo fiutare i pericoli, a comprendere gli altri e le circostanze.
  3. Terzo Decano (10-19 febbraio), Intelligenza lunare. Carattere tendenzialmente debole, inoltre piuttosto incline alla malinconia. Facilmente influenzabile e dall’umore instabile. Notevoli doti medianiche e forte sensibilità. Essenza: Reseda. Contrasta la depressione, stabilizza gli alti e bassi animici, risveglia la coscienza dell’Io.
Pesci

Immaginativo, sognante, “ispirato” quasi fino al misticismo. Molto passionale, la sua emotività risulta eccessiva e, spesso, caotica tanto da rischiare di travolgere la stessa personalità. Ha generalmente molto fascino, e ottime inclinazioni artistiche, mentre  possono risultare pigri e inconcludenti nella vita ordinaria. Medianità spiccata, attrazione per il mistero, ma anche per la psichdelìa e le droghe. L’essenza di Glicine agisce riportando ordine nella sua emotività e mettendolo al riparo dalle tendenze dissolutrici ed autodistruttive della sua natura. Pur mantenendo le sue doti di sensibilità introduce una maggiore chiarezza di pensiero, rendendo più facile tradurre in produzioni concrete le sue ispirazioni e idee. Fortifica la corrente della volontà, bilanciando l’indolenza del segno.

  1. Primo Decano (20 febbraio -29/1 marzo), Intelligenza di Saturno. Capriccioso, instabile, spesso malinconico, mai soddisfatto. Vanno incontro a penose e lunghe ansietà e si abbattono di fronte anche a piccoli ostacoli. Sebbene molto intelligenti e creativi sono fortemente instabili. Essenza: Gelsomino. Per Leo Kaiti esso esercita una vera opera di alchimia psichica in questi soggetti, che rende il carattere più fermo e la mente più illuminata e serena, donando anche maggiore concretezza, Contrasta gli stati d’ansia e, soprattutto, le ipocondrie di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 marzo), Intelligenza di Giove. Energico, autorevole, ama i grandi ideali e sogna nobili imprese, e spesso le qualità psichiche intellettive permettono una buona riuscita sociale a questa complessione, specie quando è ben equilibrata. Purtroppo può essere, come tutto il segno, un po’ inconstante nei sentimenti ed essere minacciata da un certa instabilità. Essenza: Peonia. Armonizza le pur buone qualità di questo decano. Se il profumo è applicato sui polsi (suggerisco in caso i punti PC6 e TR5 di MTC) sigilla il campo aurico e crea protezione “magnetica”.
  3. Terzo Decano (11-20 marzo), Intelligenza di Marte. Libertino, attaccato fortemente ai piaceri fisici, alla sensualità e all’eccitazione, nella ricerca di nuove esperienze. Poco incline allo spirito di sacrifico e al lavoro, risulta spesso lavativo, malgrado il dinamismo di Marte. L’influsso essendo “marziale” sarà più forte negli uomini, che hanno una certa tendenza all’adulterio. Essenza: Zagara. Catalizza una sublimazione degli istinti, verso un orizzonte più ideali e spirituali, allentando il richiamo magnetico dei sensi. Agisce anche contrastando il rilassamento e la vagotonia, per effetto indiretto sul sistema nervoso autonomo.

profumi_magici

Come si vede si tratta di un impiego che -come dicevamo- ricerca un impatto psichico diretto sul nucleo profondo della personalità. Esso infatti tiene conto unicamente della posizione del sole (Io- coscienza) nel cielo di nascita. Non si tiene conto della posizione degli altri pianeti, elementi importanti ai fini della salute soprattutto fisica.

A fini di informazione riportiamo un sistema di conoscenze applicative che prevede invece proprio quel tipo di approccio, in cui si implica un’azione diretta (analogicamente si potrebbe dire “allopatica”) sul settore debilitato, sia nel tema natale, sia per via di un transito o semplicemente in relazione ad una patologia in atto.

chnoubisSintetizziamo un sistema di corrispondenze in cui ai decani corrispondono precisi organi o parti del corpo.
L’applicazione era però di tipo “magico-simpatico” o talismanico e prevedeva che le erbe indicate venissero indossate insieme a pietre, alla cifra del Decano, magari incisa cameo sulla stessa gemma del materiale in questione, e venivano persino indicati gli alimenti non tollerati. Riporto le indicazioni reperibili nel Libro sacro sui Decani di Hermes ad Asclepio, facente parte del Corpus Hermeticum, e derivato probabilmente dal Caldenario tebaico o Sfera Barbarica di Teucro il Babilonese (I sec. d.C.).

 

ARIETE (Amoun)

  • I Decano: Testa.                           Pianta utilizzata: Isophry (non identificata)
  • II Decano: Tempie, narici.          Pianta utilizzata: Ruta selvatica.
  • III Decano: Orecchie, denti.         Pianta utilizzata: Piantaggine.

 

TORO (Apis)

  • I Decano: Nuca.                            Pianta: Cipresso
  • II Decano: Tonsille, Collo.          Pianta: Dittamo
  • III Decano: Bocca, Gola.              Pianta: Buglossa

GEMELLI (Horus)

  • I Decano: Spalle.                          Pianta: Orchidea
  • II Decano: Braccia.                       Pianta: Cinquefoglie (Tormentilla)
  • III Decano: Mani.                         Pianta: Rosmarino

CANCRO (Hermanubis)

  • I Decano: Fianchi.                      Pianta: Artemisia
  • II Decano: Polmoni.                   Pianta: Peonia
  • III Decano: Milza.                       Pianta: Cipresso

LEONE (Momphta)

  • I Decano: Cuore.                         Pianta: Asperula
  • II Decano: Scapole.                     Pianta: Crisogone
  • III Decano: Fegato.                        –  mancante

VERGINE (Iside)

  • I Decano: Addome.                     Pianta: Stellaria media (Centocchio comune)
  • II Decano: Intestini.                   Pianta: Liquirizia
  • III Decano: Ombelico.                    – mancante

BILANCIA (Omphta)

  • I Decano: Glutei.                           Pianta: Polion (forse il Teucrium polium)
  • II Decano: Uretra, Vescica.          Pianta: Verbena
  • III Decano: Ano.                           Pianta: Verbena nana

SCORPIONE (Typhon)

  • I Decano: Ulcera. (?).                   Pianta: Mercorella
  • II Decano: Organo sessuale.        Pianta: Girasole
  • III Decano: Testicoli.                   Pianta: Liquirizia

SAGITTARIO (Nephtis)

  • I Decano: Cosce (tumefazioni).    Pianta: Salvia.
  • II Decano:  Femore.                       Pianta: Andraktitalon (non identificata)
  • III Decano: Cosce (dolori) .           Pianta: Centaurea.

CAPRICORNO (Anubis)

  • I Decano: Ginocchia.                     Pianta: Speronella
  • II Decano: Articolazioni.              Pianta: Anemone
  • III Decano: Articolazioni.             Pianta: Centaurea

AQUARIO (Canopus)

  • I Decano: Tibia.                             Pianta: Spaccapietre
  • II Decano: Ginocchia.                    Pianta: Gladiolo
  • III Decano: Ginocchia.                  Pianta: Thyrsion (estinta)

PESCI (Ichton)

  • I Decano: Piedi.                             Pianta: Verbena
  • II Decano:  – mancante                Pianta: Rosmarino
  • III Decano: -mancante                 Pianta: Camomilla

serpente-leontocefalo-266x300Abbiamo riportato tale schema solo a titolo di informazione data la sua importanza storica, dato che è stato da modello per scritti successivi che hanno fatto la storia delle scienze ermetiche come la Picatrix.
Come si vede si tratta di un testo lacunoso, e a volte si fa riferimento a piante non identificate o probabilmente anche estinte. Le correlazioni non sono tutte chiare e vi sono anche accostamenti non molto comprensibili, ad esempio l’attribuzione dei polmoni ad un decano del Cancro e vi sono molte ripetizioni, forse dovute ad interpolazioni ed errori dei copisti. L’uso del resto ha forse poca attinenza con il nostro ambito di studi, irriducibile  alla medicina, fosse anche sottile, trattandosi di un impiego piuttosto apotropaico. Al massimo si potrebbe ricondurre ad una “radionica medica” ante litteram,  ad una medicina vibrazionale sul campo aurico, ma il suo fondamento comunque riconduce all’alveo della terapeutica magicaDel resto però gli accostamenti non sono del tutto peregrini (in fondo si basano su segnature tradizionali), così osserviamo ad esempio che al III decano del Capricorno corrisponde la centaurea, che effettivamente ha note proprietà cicatrizzanti e possibili impieghi nelle fratture ossee. A suo modo quindi può contenere dei principi da approfondire anche se la materia attualmente in nostro possesso è poco chiara ed esaustiva. 

 

 

Nota bibliografica.

Rene A. Schwaller de Lubicz, La Teocrazia faraonica, Edizioni mediterranee.

Angelo Angelini, Manuale di Astrologia egizia, Editrice Kemi.

Luca Fortuna, Manuale di Aromaterapia, Xenia.

Massimiliano Kornmüller, Magica Incantementa. manuale teorico-pratico di magia romana. Ed. Mediterranee

Che cos’è una preparazione spagyrica

Sotto il nome di preparato spagyrico si indica un tipo di lavorazioni farmaceutiche erboristiche (in alcuni casi anche minerali o animali) che non sono riconducibili alla tradizione galenica. La comparsa in occidente di questa metodica, e l’identificazione con questo preciso nome si deve soprattutto a Paracelso (XV sec.) e alla sua scuola, e alla corrente che prende il nome di Iatrochimica ed ebbe il suo periodo di maggiore diffusione fra il XVII e il XVIII, tuttavia già autori medievali come Raimondo Lullo e Giovanni de Rupescissa avevano testimoniato l’esistenza di questo filone, che ha forti legami storici con l’Alchimia, disciplina che tuttavia persegue fini ben più profondi. Il termine indica nel suo etimo l’essenza del metodo: spao (in grc. “separare”) + ageiro (“unire”), secondo un’interpretazione ormai ben nota. Tale metodo prevede infatti l’estrazione separata di differenti frazioni di una droga vegetale o animale o di un minerale, loro separata elaborazione e purificazione (sia fisica che “energetica”) e ricongiungimento onde riprodurre il composto originario ma ricostituito ed elevato ad un’ “ottava superiore”. Il prodotto della congiunzione viene infatti esaltato attraverso alcuni processi come la circolazione e la solarizzazione. Viene così sviluppato un processo che porta un determinato Ente di Natura ai massimi limiti della Natura stessa attraverso l’Arte spagyrica (se vogliamo, accelerando un processo di evoluzione che la Natura di per sè già persegue). Le frazioni che la spagyria considerano sono- in analogia ai tre principi alchemici- detti Zolfo, Mercurio e Sale. dragotritestegrandeNel mondo vegetale sono rispettivamente: l’olio essenziale, l’alcolato, e infine i sali derivati dalla combustione del corpo vegetale. Queste tre diverse sostanze rappresentano, in analogia con gli insegnamenti ermetici, lo Spirito, l’Anima e il Corpo dell’Ente vegetale. Possiamo già anticipare che, per analogia, essi agiranno principalmente sui corrispondenti principi nell’essere umano.

Il lettore che si accosta a questa studi noterà che spesso alcuni autori fanno corrispondere la sequenza Anima, Spirito, Corpo a Zolfo, Mercurio e Sale, in questo ordine, cioè commettono un duplice errore dottrinale: in primo luogo fanno corrispondere l'”anima” allo Zolfo e poi ritengono di conseguenza l’Anima superiore allo Spirito. Si tratta di una confusione terminologica che spesso molti autori spagyrici hanno conservato per tradizione e per imitazione delle autorità, e probabilmente da un certo punto in poi si deve essere perso il senso di questa identificazione. Normalmente nella nomenclatura “tradizionale” per Spirito si intende il principio intellettuale, sovrannaturale e trascendente, mentre per Anima si intende il “corpo astrale”, lo psichismo superiore, un aspetto sovrasensibile del mondo naturale o della manifestazione. L’occidente tuttavia perse nel tempo il senso di questa distinzione poiché la teologia cristiana a partire dal IV Concilio di Costantinopoli bandì la dottrina della tripartizione dell’anima. É fuori discussione che in Alchimia lo Zolfo rappresenti il principio più elevato, l’elemento igneo-maschile agente della trasmutazione; il Mercurio invece il “mediatore” rispetto al Sale-Corpo. Perché dunque gli autori spagyrici ( a volte) fanno uso di una nomenclatura invertita?

La ragione sta in usi terminologici trasmessi per abitudine e convenzione, di cui dopo un po’ si perse il contesto ermeneutico di origine. Ad esempio in epoca paracelsiana si faceva corrispondere alla triade questa interpretazione: il Sale come  la “Vis mineralis”, il Mercurio la “Vis vegetans” e lo zolfo la “Vis Animans”. Si noterà quindi che con questa spiegazione si può fugare ogni dubbio: lo Zolfo è di fatto il principio che domina la triade, e il Mercurio, o forza vegetabile, è quella che presiede agli psichismi e allo sviluppo sottile del nucleo igneo e noetico (Briah), di cui appunto il mercurio è lo sviluppo formativo (Yetzirah). Si nota quindi che il mercurio è proprio il principio delle forze animiche sia microcosmiche che macrosmiche. Lo Zolfo altresì rappresenta l’essenza e il divino. Il participio “animans” è stato riferito allo Zolfo ma in un contesto diverso da quello che contrappone l’Anima allo Spirito, infatti esso qui è contrapposto al mercurio come forza solamente vegetativa:  lo Zolfo in questo senso “anima” davvero perché è l’essenza di un processo. Tuttavia l’abitudine di seguire questa spiegazione così come la prevalenza nel mondo cristiano ad usare il termine “Anima” piuttosto che Spirito (cioè di fatto a chiamare “Anima” lo Spirito) ha nel tempo fatto aderire in modo poco esatto lo Zolfo all’anima. L’accostamento di “spirito” o meglio “spiriti” al Mercurio-principio sta invece soprattutto in una erronea traduzione dall’alchimia araba. Come vedremo più avanti il mercurio in spagyria identifica la frazione alcolica. Ora, la parola “alcol” viene dall’alchimia araba che usava il termine al-ghul = lo “spirito” e per molto tempo l’alcol nelle lingue europee si è denominato ‘spirito’.  Tuttavia, in arabo, al-ghul non indica affatto lo Spirito Divino, neppure in senso generico, indica semmai spiriti della natura, esseri del mondo intermedio, quali ad esempio i fantasmi o i Jinn del deserto, forze ai limiti del demoniaco; del resto le proibizioni religiose islamiche sull’alcol basterebbero a fugare ogni dubbio.

Così, prima per abitudine, poi per ignoranza, la tradizione spagyrica ha ereditato, in alcuni autori un lessico fuorviante, che tuttavia non ha inciso sulle pratiche operative, ma che può aver creato qualche confusione in molti ricercatori.


 

                                                              LE OPERAZIONI  

La  spagyria ha fatto uso di numerosi procedimenti che solitamente gli autori indicano in: Calcinazione, Putrefazione, Soluzione, Distillazione, Sublimazione, Unione,  Coagulazione Moltiplicazione (ma il numero in alcuni autori, es. il Le Breton, sale da sette a dodici). Queste singole operazioni, concatenate nei vari passaggi, conducevano all’ottenimento dei preparati spagyrici “canonici”. Prima di descrivere nel dettaglio le diverse preparazioni è bene indicare due punti di notevole importanza che denotano lo scarto abissale fra i metodi e i risultati dell’attuale chimica profana e la chymica degli Adepti, di cui la spagyria fu un’applicazione. Scrive il noto autore spagyrico van Helmont, peraltro importante per essere stato al contempo anche uno dei primi chimici moderni:

Il Primun Ens è l’alkaest. Se non riuscite ad ottenerlo imparate almeno a volatilizzare il sale di tartaro, per poter fare le vostre soluzioni con esso

I punti che vogliamo indicare sono essenziali anche per far intuire alcune distinzioni fra Spagyria e Alchimia, distinzione anch’essa di notevole portata. Veniamo dunque a sottolineare:

  1.  l’utilizzo dell’alkaest, necessario per certe operazioni essenziali all’ottenimento di tinture minerali.
  2.  L’ottenimento di una sale fisso reso volatile (cioè in grado di sublimare).

L’alkaest è il solvente universale, esso rimanda ad uno specifico risultato di operazioni alchemiche, preliminari alla Grande Opera. Non tutti i manipolatori spagyrici o iatrochimici dei secoli passati erano giunti ad ottenere questo “preparato”. Esso era indicato anche come spiritus vini philosophici o acetum philosophicum o con altri nomi: si tratta di un ottenimento essenziale per procedere in Alchimia alla Via Umida, mentre non ricorre (in questa forma) nella Via Secca. Esso aveva la capacità di “aprire” ogni sostanza cioè di estrarne l’essenza e di legarla al solvente in modo indissolubile, e ciò non solo in senso lato, o a livello “energetico”, ma persino sul piano fisico, nel senso di una reale solubilizzazione. Esso era in grado di portare in forma di soluzione metalli e sali minerali così da ottenere olii e tinture metalliche (punto su cui tornerò alla fine di questa esposizione), ovviamente senza ricorrere ad artifici della chimica moderna ad esempio l’uso di reagenti corrosivi, il che è ritenuto assolutamente impossibile dalla chimica attuale! Il Menstruum minerale era dunque in grado si dissolvere sali metallici e di renderli volatili. La stessa cosa dicasi per il Sale di Tartaro volatilizzato (il Sale di tartaro è derivato dal tartaro di botte, chimicamente rispondente alla formula del tartrato di potassio C4H5KO6 , passato a carbonato di potassio per calcinazione).

Sale fisso volatilizzato

Sale fisso volatilizzato

Questo sale fisso diventava allora volatile, se correttamente preparato: diveniva cioè in grado di evaporare insieme al solvente, fatto facilmente dimostrabile osservando la sua ri-cristallizzazione sul capitello della storta e non sul fondo del recipiente. Anche questo dato viene ritenuto impossibile dalla chimica moderna… che non conosce il modo di rendere volatili i sali fissi ottenuti per calcinazione! Il Sal Tartari volatilizzato aveva grandi proprietà terapeutiche, note a tutti gli spagyristi, che lo ritenevano essenziale per guarire le malattie che rispondevano a questo rimedio, dette appunto “tartariche” (soprattutto “coaguli” come litiasi, ateromi ecc.).  Tuttavia, come lascia intendere il passo di van Helmont, non era necessario aver ottenuto l’alkaest per ottenere dei sali volatilizzati. I preparati farmaceutici che richiedevano l’intervento di sostanze “filosofiche” venivano classificati come Arcani, Magisteri etc. e rientravano nel campo delle conoscenze propriamente alchemiche. L’adepto in Alchimia aveva appreso ad utilizzare lo Spiritus Mundi e il sale della terra (l’ “umido radicale“) e la conoscenza del Fuoco salino gli dava l’accesso a certi regni della Natura su cui sapeva intervenire. Lo spagyrista in sè stesso non faceva invece null’altro che operare (per lo più solo nel campo del vegetale, salvo eccezioni) utilizzando esclusivamente i componenti della stessa pianta su cui lavorava, al massimo impiegando acqua o un distillato di vino, lo spiritus vini, ma senza ricorrere a materie “filosofiche” cioè ottenute per via alchemica. Alcune risultati -di cui la volatilizzazione degli alkali fissi è l’esempio più importante- potevano nonostante tutto essere ottenuti con operazioni spagyriche e con lavori più lunghi, impiegando i componenti stessi della pianta. Dopo aver fatto questa anticipazione di certi aspetti tecnici – esemplificativa per chiarire sin da subito le differenze specifiche tra la spagyria e la moderna chimica profana, ma anche fra la spagyria e l’Alchimia – entriamo nello specifico illustrando i tipi di preparazioni che la farmacopoiesi spagyrica ha elaborato e le operazioni con cui ottenerle, e le frazioni di cui sono composte.


                                                                        I TRE PRINCIPI

  • Il Solfo. Questo principio si manifesta nel Regno Vegetale nella frazione più volatile dei principi attivi della pianta, gli aromi, i profumi, che danno luogo all’olio essenziale. Esso è l’elemento più alto e nobile, ciò che definisce l’Individualità della pianta, non a caso è rimasta infatti anche nell’erboristeria comune il termine “olio essenziale”, perché individua l’essenza di un certo Ente naturale, in  questo caso un Individuo vegetale. Il Solfo rappresenta il principio più spirituale, il veicolo più alto e “rarefatto”,  l’Invisibile:  non a caso esso risuona nel profumo, percepibile ad un senso differente da quello della vista. Esso corrisponde anche all’elemento Fuoco.
  • Il Mercurio. Indica le componenti liquide della pianta, soprattutto la linfa, ma anche nell’alcol che si forma per fermentazione dagli amidi e dalle cellulose della pianta. Esso è il veicolo dei principi attivi (in gran parte riferibili al Principio Solfo), è anche il veicolo della “memoria energetica” della pianta, il mediatore che accumula le informazioni e le vibrazioni provenienti dal Solfo (secondo l’idea oggi nota come “memoria dell’acqua). A questo principio è riferibile in genere la componente idroalcolica del preparato corrispondente agli elementi Aria (l’alcol) e Acqua (l’acqua).
  • Il Sale. Ottenuto dalla calcinazione della pianta – a differenti temperature a seconda che non si vogliano o meno perdere frazioni volatili del sale stesso – esso è composto da un sale inorganico che per la chimica non è altro che carbonato di potassio  (K2CO3) e, in misura assai minore, pochi altri sali inorganici. Questo è il sale fisso, solubile in acqua, ma non in grado di sublimare a basse temperature. Il Sale rappresenta il principio Corpo, la materia, ma è anche la sintesi degli altri due principi; inoltre il Sale incarna l’Intelligenza vegetale (Sale = Sapienza).  Anche per questo il Sale  è indispensabile a che un preparato sia davvero spagyrico. L’aggiunta del sale è indispensabile per “rivestire” una tintura: esso conferisce, oltre che maggiore stabilità al preparato, delle caratteristiche energetiche e vibrazionali insostituibili. Esso fa da “magnete” infatti per i principi sottili incarnati nel Solfo e nel Mercurio. Per esaltare al massimo grado quest’azione serve però che esso abbia raggiunto la stessa volatilità degli altri due principi ( = spiritualizzazione del “Corpo”) così da costituire con essi un’entità unica. Si vedrà così che lo spagyrista tende a rendere volatile il fisso e fisso ciò che è volatile, e questo è il vero nesso che collega la Spagyria alla tradizione alchemica.  Aggiungiamo che la scienza attuale non riconosce nessuna differenza d’azione a sali provenienti da piante differenti. Tuttavia la Spagyria riconosce differenti proprietà terapeutiche ai diversi sali, malgrado la formula chimica possa essere la stessa (quella del carbonato di potassio) segno che certe informazioni non sono contenute a livello fisico.

Aggiungiamo che in ognuno di questi principi sono riscontrabili ulteriormente un Solfo, un Mercurio, e un Sale, così avremo un Solfo del Sale, un Mercurio del Sale, un Sale del Sale, un Solfo del Mercurio etc.


                                                                                   LE PREPARAZIONI

  1.   –  GLI ELIXIR. I733829_713841748628987_736278082_nn questi preparati il Mercurio deriva direttamente dalla pianta stessa per fermentazione (a volte certi autori antichi la indicano come putrefazione, termine che, come spesso accade in contesti alchemici, assume molti significati differenti). La fermentazione deve avvenire ponendo la pianta fresca in acqua di fonte (viva) in presenza di lieviti naturali, in condizioni d’ombra e senza sbalzi di temperatura. Questa, come ogni lavorazione deve sempre cominciare in luna crescente e favorevole (se la Luna è in Capricorno ad esempio è in esilio). Il ciclo di fermentazione deve durare di regola per una lunazione intera. Terminata la fermentazione si filtra il liquido ottenuto per ottenere una miscela idroalcolica; quest’ultima verrà sottoposta a distillazione così da avere un alcol più concentrato. La distillazione va compiuta a temperatura dolce, in genere è sufficiente arrivare ad un alcol a 50°. Il Mercurio che si avrà sarà dunque una miscela di alcol e di una frazione non trascurabile di acqua “informata” dalla pianta. Come si vedrà la differenza di fondo rispetto alla Tintura è proprio che negli Elixir il “mercurio”, impiegato per estrarre lo Spirito e l’Anima vegetale, è quello derivato dalla pianta stessa. Ora si metterà a macerare altra pianta fresca in questo “mercurio” lasciando raggiungere il tutto dai raggi solari, sino a che tutto il materiale solido non sia stato digerito (rimane solamente lo scheletro della foglia, ad esempio); questa operazione dura in genere un’intera stagione. Alla fine, la componente solida rimanente viene torchiata, asciugata e calcinata per estrarre dalle ceneri i sali solubili. Questi verranno uniti all’estratto liquido per la circolazione finale (su cui torneremo alla fine).
  2.  –  LE TINTURE .    In questo caso il Mercurio (solvente) utilizzato per l’estrazione del Mercurio e del Solfo vegetale non deriva dalla pianta stessa ma da un altro solvente, un solvente universale (sia pure limitatamente al Regno vegetale). Dunque questo alkaest è vegetale è lo Spiritus vini rettificato. Si tratta di un distillato di vino, di altissima gradazione ottenuto solo con mezzi naturali e con accorta distillazione. Il termine acquavite deriva proprio dalla tradizione alchemica. La gradazione alcolica dello Spiritus vini se magistralmente preparato deve arrivare a circa 96° per successive distillazioni. 1505544_713841978628964_287444092_nInoltre la rettifica prevede di aggiungere il “suo” sale, cioè di nuovo il Sale fisso di Tartaro; questa mineralizzazione è necessaria a togliere la memoria residua all’acquavite proveniente dal vino a renderla un perfetto “solvente universale” in grado di ricevere ed estrarre in modo assoluto i Principi (l’insieme di Solfo e Mercurio), cioè  l’ “anima tingens” della pianta di cui si vuole fare la tinctura. Rispetto ad un’acquavite industriale, sebbene di identica formula chimica e composizione percentuale, queste preparazioni spagyriche portano ad uno spiritus vini davvero “vivo”. Le caratteristiche organolettiche sono infatti inconfondibili: hanno un sapore e un odore dolce e gradevolissimo che nessuna preparazione “morta” cioè industriale riesce a riprodurre; inoltre sebbene si tratti un alcol ad altissima gradazione esso non brucia in bocca! Esso ha proprietà energetiche notevoli (che un soggetto sensibile può riconoscere) e già di per se possiede proprietà curative. Pende un grande mistero della Natura sul perché si usi proprio il vino per preparare un tale mercurio universale ; ci limiteremo a far osservare che forse non è un caso se il sacerdote nella Messa usi appunto proprio il vino e che esso è stato spesso usato in numerosi riti religiosi della Tradizione mediterranea a cui le stesse origini dell’Alchimia sembra potersi collegare.  L’uso di questo “mercurio” implica un potere estrattivo differente rispetto a quello del “mercurio” che si vede in azione negli Elixir: in questi si ha un’azione assolutamente organica e armoniosa come in ogni opera spagyrica e certamente l’uso del “mercurio” proprio della piante stessa rafforza questa armonia nel ricostituire l’Ente originario, ma nella Tintura trova impiego in questo ruolo una Spirito universale (vegetale) che conferisce un potere estrattivo massimo rispetto ai principi sottili della pianta. E’ quindi naturale aspettarsi da un preparato sotto forma di tintura un’azione energetica o psichica notevolmente più forte, laddove l’elixir avrebbe un’azione più moderata.Ovviamente anche nelle tinture si completa il tutto con l’aggiunta dei sali della pianta calcinata e la circolazione.
  3.  – LE QUINTESSENZE . Si tratta della preparazione spagyrica per eccellenza, e soprattutto la più “completa” in quanto estrae, purifica e lavora separatamente tutti e tre i Principi. Per estrarre il Solfo (gli oli essenziali) dobbiamo partire anzitutto da una pianta essenzifera, che produca questa componente in quantità sensibile, condizione indispensabile per questo tipo di preparazione. L’estrazione egli oli può avvenire in vari modi. Laddove non si può eseguire spremitura a freddo, allora si dovrà procedere a distillare in corrente di vapore partendo dalla droga vegetale, usando acqua di fonte. Il risultato sarà allora quello di ottenere così l’olio essenziale ed un residuo di idrolato, un’acqua aromatica (il “Mercurio del Solfo”). Ciò che resta del residuo solido della pianta verrà poi messo a fermentare così da dare un vino vegetale (come sopra si è detto) che generalmente avrà bassa gradazione alcolica, ed esso sarà il nostro Mercurio. E’ necessario che esso venga portato per distillazione a 96°, perdendo l’acqua (queste successive distillazioni corrispondono ad altrettante purificazioni anche in senso “energetico”). L’acqua che residua dalla distillazione del Mercurio è detta Flegma.  Vi è anche un’altra strada per estrarre il Solfo ed è quella indicata da Von Bernus: si tratta di far macerare la pianta in un alcol a basso tenore (sui 5°) per ‘aprire’ il vegetale, magari tramite aggiunta di poco aceto, ma senza far fermentare – Von Bernus sconsiglia la fermentazione spagyrica perché essa fa perdere molti principi attivi, riservandola unicamente a piante velenose come il Conium (cicuta),o la Nux Vomica (stricnina). Il Mercurio, in questo secondo metodo, viene estratto per lenta distillazione, lasciando sul fondo un residuo della consistenza del miele, che sono gli oli condensati (Solfo). Una volta separati Mercurio e Solfo, il residuo solido della pianta viene calcinato in coppella, alla temperatura necessaria dando per residuo delle ceneri. Queste saranno trattate per lisciviazione con il Flegma, di cui sopra, per separare il sale insolubile (la scoria terrosa detta “caput mortuum“) dal sale solubile fisso, in genere di colore bianco o con tenui sfumature legate alla presenza di alcuni elementi. Questo è il Sale Fisso che dovrà essere reso volatile per dare una vera Quintessenza. Crediamo di non svelare nessun segreto accennando che una delle chiavi per ottenere la volatilizzazione degli alkali fissi sta proprio nel Solfo con cui si dovrà animare questi sali, prima di condurli a “circolare” per successive coobazioni con il loro Mercurio. Il risultato finale sarà infatti un preparato totalmente anidro e totalmente volatile. Anidro in quanto il sale (carbonato di potassio) che è igroscopico adsorbe, cattura la percentuale di acqua presente nell’azeotropo, cioè nell’alcol che è stato portato a 96°. Si giunge così, ricongiungendo le diverse frazioni, nella Congiunzione, a creare una reale Quintessenza per via dell’intima connessione fra i quattro elementi che compongono l’Ente originario: Fuoco (l’olio essenziale), Aria (l’alcol), Acqua (il Flegma della distillazione), Terra (il Sale). I quattro intimamente riconnessi ricostituiscono l’unità originaria, la Quintessenza in senso aristotelico, ma dopo che ogni singola parte è stata purificata e perfezionata. L’Individuo vegetale è stato così rigenerato e perfezionato.

L’ultima tappa del processo – comune ad ogni preparazione spagyrica, è dunque infatti la Circolazione: rota-02 Una volta ricongiunte tutte le componenti vengono poste e chiuse ermeticamente in pallone ad espansione (o ‘testa di moro’), sottoposti ad una temperatura costante detta di “ventre di cavallo” (a questo alludono i testi alchemici quando parlano di “sterco di cavallo”) o di “chioccia”. La temperatura è di 40° gradi e questo processo durerà per un mese filosofico ( canonicamente 40 giorni) o quanto l’artista spagyrico valuterà necessario. Nel recipiente per effetto del calore i liquidi si espanderanno, evaporeranno e ricondenseranno precipitando. Questo solve et coagula riproduce il moto ciclico delle meteore atmosferiche (il ciclo dell’acqua della scienza moderna), tutto ciò che avviene nel recipiente spagyrico infatti non è altro che la vita di un microcosmo che segue l’ordine analogico del macrocosmo. In questo continuo rarefarsi e ricondensarsi della materia, le interazioni elettrostatiche (legami idrogeno e  di Van der Waals) tra le molecole del liquido si rompono e si ricompongono ciclicamente, in continuo: questo continuo riconfigurarsi delle interazioni intermolecolari corrisponde a ciò che la preparazione omeopatica fa con la succussione del solvente. Si tratta dunque di una effettiva e indispensabile dinamizzazione. Akhenaten-aten-2Vi è un ulteriore fattore: durante tutto questo periodo il recipiente di vetro trasparente viene esposto ai raggi dei luminari: la Luna (mediatrice di tutte le influenze cosmiche) e il Sole, che attivano questo ‘microcosmo’ dall’esterno. Questo tipo di “dinamizzazione” per solarizzazione è una tecnica che è stata poi utilizzata anche dal dott. Bach nel preparare molti suoi rimedi floreali. Questo è il modo per rendere al massimo grado la capacita energetiche di un Individuo vegetale. Scrive Von Bernus: “Gli Iatrochimici ottenevano una vera Quinta Essentia che possedeva un enorme potere terapeutico, non paragonabile a quello delle odierne tinture, omeopatiche e allopatiche”.  Anche rispetto all’omeopatia vi è una notevole differenza: le estrazioni “parziali” sono, dal punto di vista spagyrico, potenzialmente poco sicure perché non esprimono tutta l’Intelligenza  della pianta, ad esempio i dinamismi sottili dei principi volatili (Solfo e Mercurio) non hanno un’intelligenza salina a bilanciarli. La tintura madre da cui si preparano le diluizioni omeopatiche ad esempio sono espressione solo dello “Spirito mercuriale“. Si sa che l’omeopatia sfrutta volutamente questi aspetti “squilibrati”, diluendo la tossicità ponderale che sarebbe spesso fatale, per costringere la forza vitale a reagire ad uno stimolo patologico estremante sottilizzato per attivare le sue capacità reattive latenti, in questo agendo in modo appunto omeo-patico, di contro alla spagyria che agisce invece in modo omeo-fisiologico, potenziando le capacità vitali in modo diretto. Maggiormente, rifacendosi alla sapienza naturale degli spagyristi si può leggere, negli oli essenziali normalmente impiegati in aromaterapia, un Solfo non purificato né rettificato (almeno a livello sottile, mentre a livello fisico è possibile un buon grado di purezza) ed inoltre non bilanciato dagli altri due Principi. Questo fa intuire che l’aromaterapia ordinaria comporta una certa dose di “problematicità” in effetti a noi nota, ma che la tradizionale Sapienza spagyrica, ben più antica, saprebbe ben spiegare.

Vi sono poi delle tinture metalliche a cui ho accennato sopra, così come nel mio articolo sulla Iatrochimica. La medicina spagyrica prevedeva infatti di operare non solo sul vegetale ma anche sul Regno animale (ad esempio le corna di cervo) e sul Minerale. A questo settore afferivano le Tinture di minerali e coralli (molto importanti questi ultimi per la cura di disturbi neurologici e psichiatrici). Non si trattava ovviamente di aggredire i metalli per ottenere la solubilizzazione con reagenti altamente corrosivi o aggressivi (le varie acque forti o acqua regia, pur scoperte dagli Alchimisti) per poi allontanare il solvente con etere e avere una dispersione colloidale del metallo. Questi sono meri artifici chimici che nulla hanno a che vedere con la vera Arte. Infatti i minerali di miniera nativi, se aggrediti con questi mezzi violenti e non naturali diventano morti, e nulla hanno da offrire in termini di reale Tintura (intesa come estrazione dell’ anima tingens). Per ottenere una tintura metallica occorre partire da un minerale del metallo estratto dalla terra, sgangato e reso in polvere fine, ma è solo attraverso l’alkaest che questa può davvero “putrefare”, dando poi luogo ad una massa resinosa detta “vetro” da cui per varie e spesso lunghe distillazioni di possono estrarre i tre principi del minerale. Non di tratta di sciogliere il metallo con qualche artificio chimico ma di “aprirlo” e con successive e spesso lunghe distillazioni, estrarne l’anima tingens, decolorando effettivamente un metallo anche nobile, ad esempio l’oro per la Tintura aurea di Paracelso. Tuttavia quasi nessuno di questi risultati si può raggiungere senza aver ottenuto lo Spiritus Vini philosophici o Alkaest, e pertanto la Spagyria minerale, pur essendo altra cosa dall’Alchimia, sfuma in essa. Gli Iatrochimici del  passato e coloro che oggi vogliono ottenere medicamenti dal minerale devono necessariamente muovere dei passi sul sentiero alchemico. Il Regno minerale ha una profondità, come sa chi studia omeopatia, che né l’animale né il vegetale raggiungono.

Gli estratti di incenso per la cura delle malattie autoimmuni

yul_8030Il “franchincenso” o “olibano”, cioè la resina odorifera della pianta del deserto Boswellia serrata, impiegato da millenni sia per funzioni rituali che come antisettico e per altri usi medici, possiede un’ottima attività antiinfiammatoria, nonché una specifica capacità immuno-modulante, recentemente studiata, che ne permette l’impiego nel trattamento di alcune patologie autoimmuni – con brillanti risultati e con una minore tossicità rispetto ai farmaci di scelta attuali, come mostrato da studi clinici. La droga è ricca di oleoresine: un gran numero di composti triterpenici pentaciclici, detti acidi boswellici, triterpeni tetraciclici (acidi tirucallenici), ed altri composti terpenici. Vi è anche una piccola frazione di olii volatili e di gomme, composte per lo più da polisaccaridi. Gli effetti fisiologici esplicati dal fito-complesso sono principalmente due:

  1. Antiinfiammatorio.  Gli acidi boswellici inibiscono selettivamente l’enzima 5-lipoossigenasi con riduzione della produzione di leucotrieni B4. Questi ultimi (LTB4) sono mediatori dell’infiammazione, favoriscono il rilascio di istamina, inoltre favoriscono il broncospasmo, e il richiamo di neutrofili nel tessuto interessato. Sembra invece che non vi sia alcuna inibizione su altri enzimi della cascata dell’acido arachidonico  (ciclo-ossigenasi ): dunque non vi sarebbe alcuna azione sulle prostaglandine e di conseguenza nessun effetto collaterale a livello gastrico. D’altra parte sembrerebbe aumentato sensibilmente il rilascio di acido arachidonico. Un secondo effetto verrebbe esercitato per inibizione di enzimi quali elastasi e ialuronidasi, enzimi proteolitici rilasciati dai leucociti, responsabili della distruzioni di tessuti in patologie infiammatorie su basi autoimmuni. L’azione farmacologica non sarebbe allora solo sintomatica, ma conservativa (ad esempio a livello delle cartilagini articolari) permettendo così un rallentamento della progressione di queste patologie.
  2. Immunomodulante. E’ stata osservata in vitro la riduzione di messaggeri pro-infiammatori, regolatori del network citochinico e  delle cellule del sistema immunitario: Il-1 e TNF-alfa, oltre a ridotta produzione di NO  da parte dei macrofagi . In presenza di estratti di Boswellia i leucociti riducevano la produzione di citochine Th1 (IL-12, oltre a INF-gamma e TNF-alfa) mentre aumentavano quella delle citochine Th2 (Il-4, Il-10). In sostanza si ha un’azione modulante sulla selezione e l’attivazione dei linfociti T, agendo sullo switch Th1/Th2, con effetto di bilanciamento in favore della via Th2.acido boswllico

Questo ha suggerito la possibilità di impiego (poi clinicamente confermata) in caso di alcune malattie autoimmuni in particolare quelle su base Th1, fra cui l’artrite reumatoide e il morbo di Crohn.  Nella malattie di Crohn, probabilmente per causa di alcuni geni mutati fra cui il gene NOD2, si ha una abnorme attivazione dei linfociti Th1 per aumentata secrezione di Il-1,Il-12, Il-6 e TNF-alfa. Ugualmente, anche nell’artrite reumatoide, il meccanismo patogenetico (Th1) è correlato ad una maggior espressione di Il-1 e TNF-alfa. Uno studio clinico pubblicato nel 2008 [Sengupta K. et al. A double blind, randomized, placebo controlled study of the efficacy and safety of 5-Loxin(R) for treatment of osteoarthritis of the knee. Arthritis Res Ther. 10(4):R85, 2008], ha mostrato inoltre la capacità protettiva di un estratto della boswellina, il Loxin,  in caso di osteo-artrite del ginocchio, per inibizione delle metalloproteinasi responsabili della degradazione delle cartilagini. Diversi studi clinici, nonché un recente studio di meta-analisi, hanno confermato l’efficacia degli estratti di Boswellia nell’ artrite reumatoide, morbo di Crohn, ed anche in asma bronchiale e, sorprendentemente, anche nella rettocolite ulcerosa (che è una patologia autoimmune a profilo Th2).

I miglioramenti in caso di rettocolite ulcerosa, in uno studio clinico [Gupta I. et al. Effects of Boswellia serrata gum resin in patients with ulcerative colitis. Eur. J. Med. Res. 2, 37-43, 199], hanno portato ad un miglioramente dei parametri dell’82% contro il 75% della sulfasalazina, uno dei farmaci usualmente impiegati.

Nel Crohn sono stati riscontrati gli stessi effetti terapeutici della mesalazina, ma con un incidenza di effetti collaterali assai inferiore [Gerhardt H. et al. Therapy of active Crohn disease with Boswellia serrata extract H 15. Z. Gastroenterol. 39, 11-17, 2001]. E’ stato provato fra l’altro che questi estratti riducono notevolmente i danni istologici intestinali causati dal farmaco antiinfiammatorio indometacina. Ugualmente è stata riscontrata un’azione gastroprotettiva, probabilmente indotta dall’inibizione selettiva sulla lipossigenasi ma non sulla ciclossigenasi (come detto precedentemente), inibendo la sintesi di leucotrieni ad azione infiammatoria senza ridurre l’effetto protettivo locale dovuto alle prostaglandine.

Ulteriori studi potrebbero forse essere fatti per indagarne l’efficacia su altre patologie autoimmuni, in particolare correlate al pattern Th1 come la sclerosi multipla.

Infine, l’azione sulla regolazione immunitaria trova riscontro nella tradizionale “segnatura” che attribuiva  l’incenso al dominio delle piante mercuriali. L’azione dell’archetipo Mercurio è tipicamente connessa con lo scambio di informazioni, di cui la regolazione immunitaria è un caso esemplare.

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Bibliografia e referenze :

Oltre agli articoli citati nel testo:

Duwiejua M. et al. Anti-inflammatory activity of resins from some species of the plant family Burseraceae. Planta Med., 59, 12-16, 1993.

Ernst E. et al. Frankincense: systematic review. BMJ. 337:a2813, 2008.

Safayhi H. et al. Concentration-dependent potentiating and inhibitory effects of Boswellia extracts on 5-lipoxygenase product formation in stimulated PMNL. Planta Med. 66, 110-113, 2000.

Schweizer S. et al. Workup-dependent formation of 5-lipoxygenase inhibitory boswellic acid analogues. J. Nat. Prod. 63, 1058-1061, 2000.

Gayathri B. et al. Pure compound from Boswellia serrata extract exhibits anti-inflammatory property in human PBMCs and mouse macrophages through inhibition of TNFalpha, IL-1beta, NO and MAP kinases. Int Immunopharmacol. 7(4):473-82, 2007.

Kimmatkar N. et al. Efficacy and tolerability of Boswellia serrata extract in treatment of osteoarthritis of knee–a randomized double blind placebo controlled trial. Phytomedicine 10(1):3-7, 2003.

Anthoni C. et al. Mechanisms underlying the anti-inflammatory actions of boswellic acid derivatives in experimental colitis. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2006 Jan 19.

ed anche l’articolo disponibile on-line su PubMed: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15879017.

Cos’è la Gemmoterapia

 

tree_fern_frond_at_akatarawaCon la parola “Gemmoterapia” si intende un settore della fitoterapia-relativamente recente- elaborato dall’omeopata belga Henry Pol  a partire dagli anni ’50.
Consiste nell’impiego di derivati vegetali tratti dal tessuto meristematico (gemme, boccioli, giovanigetti) di alcune piante, fatti macerare a freddo in una soluzione di acqua, alcool etilico e glicerina, in parti eguali. La presenza di tre solventi, a differente lipofilia, permette di estrarre fra l’altro un ampio spettro di principi attivi, non estraibili con un solo solvente. Esistono tuttavia anche metodiche alternative che prevedono l’uso di alcol spagyrico (spiritus vini rettificato, un efficace “alkaest” cioè solvente in grado di estrarre i principi sottili di Individuo vegetale) oppure estrazioni più concentrate in assenza di acqua (fito-embrioestratti), cosa che tuttavia si discosta molto dall’idea originaria del dott. Pol il quale prevede l’acqua in quanto matrice essenziale per memorizzare informazioni  “vibrazionali”. Il prodotto finale viene diluito alla 1DH (prima diluzione decimale hanhemanniana), salvo rarissime eccezioni in cui viene impiegata la centesimale.

 

La scelta di usare le gemme è dovuta essenzialmente a due ragioni:

  • una prima, di ordine strettamente biochimico e farmacologico, è che nel tessuto meristematico è presente un’alta concentrazione di numerosissimi principi attivi, enzimi,antiossidanti,  oligoelementi, non presenti tutti contemporaneamente in altre cellule già differenziate della pianta. In particolare i fitormoni: auxine, gibberilline, citochinine, acido abscissico, etilene. Le auxine sono responsabili della crescita e dello sviluppo della pianta, e della resistenza alle malattie. Le citochinine stimolano la replicazione degli acidi nucleici (DNA e RNA) aumentando la divisione cellulare e le attività biosintetiche in generale; le gibberilline invece stimolano la differenziazione cellulare e lo sviluppo dei frutti. Nel tessuto meristematico vi è quindi a un’ elevata concentrazione di acidi nucleici in rapida replicazione.
  • una seconda di ordine energetico: le gemme costituiscono un tessuto ancora embrionale e non differenziato. In quanto tali esse contengono in sé tutta la potenzialità evolutiva della pianta, non allo stato latente (come nel seme) ma in piena attività replicativa, esprimendo quindi la Forza Vitale della pianta nella sua massima potenzialità e attività, nonché al massimo delle sue capacità auto-rigenerative. Tale “vitalità” è il correlato sottile dei composti fisici che contiene alte concentrazioni di acidi nucleici (DNA) in fase di alta replicazione: gemme, germogli, ma anche semi, pollini e – nel regno animale – tessuto staminale e germinale (es. uova). Questa presenza sottile è tanto più attiva e “pura” quanto più il prodotto vegetale o animale è cresciuto in ambienti sani, non inquinati, senza influenze energetiche perturbanti (di vario tipo da quelle sottili, radioniche, a quelle ti tipo fisico-elettromagnetico), senza estrazioni industriali in grado di danneggiarne la struttura sottile e non conservato in modalità artificiali e snaturanti. D’altra parte, l’alta vitalità di questi tessuti “giovani” e replicativamente attivi ne rendono sconsigliabile l’impiego in soggetti colpiti da proliferazioni neoplastiche, dove le forze vitali agiscono in modo incontrollato.

In parte l’impiego di certe piante può essere guidato dal principio analogico, tuttavia rigorosamente confermato dal riscontro sperimentale (questo è l’ambito più propriamente di medicina non-convenzionale). Il principio analogico ha indotto a formulare una corrispondenza fra il comportamento evolutivo di alcune piante nel processo di forestazione (compreso  il comportamento “sociologico” di tali piante), da un lato, il tipo di humus su cui si sviluppano e il modo in cui lo modificano dall’altro, e infine con le alterazioni dello stato di salute del paziente, valutato in base al livello delle proteine plasmatiche (globuline).   La relazione fra proteine e altri composti del tessuto meristematico della pianta e le proteine animali è in gran parte suggerito dal fatto che il regno animale è fortemente dipendente da quello vegetale per la sua esistenza sul pianeta.

bosco3Ad esempio gli autori di riferimento (Pol, Martin, Reymond) hanno scelto di classificare le piante in base al processo colonizzativo di un territorio. Il loro impiego come gemmoderivati segue il profilo ematico delle globuline, in relazione all’evolversi dello stato patologico. Le globuline plasmatiche sono di quattro tipi: alfa-1, alfa-2, beta e gamma. Le variazioni della loro concentrazione corrispondo a differenti fasi del processo infiammatorio: l’aumento delle alfa-1 (e poi alfa-2) coincide con le fasi iniziali dell’infiammazione (passaggio della matrice allo stato di sol, formazione di essudato, extravasazione etc.); l’aumento delle beta indica la presenza della fase cellulare e l’attivazione dell’immunità specifica; quello delle gamma indica che la tale fase si è prolungata nella cronicizzazione dell’infiammazione, e infine che tende ai processi di degenerazione se non si ha una risoluzione completa delle cause patologiche.

Così la Betulla pelosa (Betula pubescens)  e l’ Ontano (Alnus glutinosa), piante pioniere e formatrici di humus necessario allo sviluppo di altre piante, assomigliano in modo particolare alle alfa-globuline, proteine il cui aumento corrisponde alle fasi iniziali dell’infiammazione ( i loro derivati verranno quindi impiegati in queste fasi per diminuire la flogosi, normalizzando il “terreno” del paziente). A seguire vengono tutte le altre piante secondo criteri di colonizzazione ed habitat, in un modello nel quale la fisiopatologia umana “mima” l’ecosistema globale:

  1. Sulla prima fase dell’infiammazione verranno ad agire i rimedi tratti da piante pioniere dunque: Betulla, Ontano, Frassino (Fraxinus excelsior), ecc. tra gli arbusti invece il Ribes e la Rosa canina (entrambi famosi del resto per la provata azione cortison-like).
  2. Nelle infiammazioni cronicizzate agiranno le “seconde serie” di specie colonizzatrici come il Noce (Juglans regia) e il Faggio (Fagus Sylvatica), la Betulla bianca (Betula verrucosa) che richiedono terreni già più strutturati, drenati ecc..(si noti infatti l’assenza del processo essudativo tipico della fase iniziale e acuta della flogosi; siamo del campo delle beta-globuline, di cui queste piante riducono la concentrazione).
  3. Sui processi degenerativi, quando si è ormai giunti ad una destrutturazione morfo-funzionale dei tessuti (degenerazione ialina, fibrinoide, amiloide ecc..), verranno ad agire le piante che crescono ai margini della foresta, o su terreni brulli, degradati, ormai demineralizzati come l’Erica (Calluna vulgaris) o il Rovo (Rubus fructosus) e il Lampone (Rubus idaeus). Anche il Nocciolo (Corylus avellana) che alcalinizza terreni acidi e depauperati rientra fra questi.

L’ipotesi analogico-simbolica è controllata dalla verifica degli effetti (forse sorprendenti per alcuni) che la somministrazione di specifici gemmoderivati ha sul tracciato elettroforetico delle globuline plasmatiche nei pazienti.

Un secondo criterio-guida nell’uso di questi derivati è strettamente farmacologico: in questo caso l’uso che se ne fa è però sostanzialmente allopatico, venendo a passare in secondo piano qualsiasi criterio di valutazione dell’aspetto sottile ed energetico del rimedio.

Un terzo approccio terapeutico, in parte riconducibile al secondo, è quello drenaggio. Tale tipologia di intervento, introdotto dal medico Antoine Nebel, prevede che i gemmoterapici siano somministrati per favorire il drenaggio “tossinico” ( eredotossine,metaboliti tossici, metalli etc.) in sinergia e come complemento fitoterapico all’azione dei rimedi omeopatici (soprattutto dell’omeopatia unicista). I drenanti hanno lo scopo di stimolare la funzionalità degli emuntori (fegato, reni, mucose, pelle etc.) per creare un rotta efficace nell’eliminazione delle tossine mobilizzate dalla terapia principale. Si ritiene che i gemmoterapici siano in grado di svolgere questa azione relativamente più in profondità, sulla matrice extracellulare, attivando processi enzimatici del Sistema Reticolo-endoteliale.

A seconda del tropismo specifico dei vari gemmoterapici riportiamo a titolo d’esempio alcune indicazioni più usuali per i principali emuntori organici:

  • Drenaggio linfatico:  Juglans regiaAbies pectinata
  • Drenaggio epato-biliare: Rosmarinus officinalis, Acer campestris, Fraxinus excelsior, Corylus avellana,  Citrus limonum, Secale cereale
  •  Drenaggio renale: Fagus sylvatica, Juniperus communis
  • Drenaggio polmonare: Carpinus betulus,Viburnum lantana,  Alnus glutinosa, Corylus avellana
  • Drenaggio cutaneo: Cedrus libani, Ulmus campestris, Platanus orientalis
  • Drenaggio intestinale: Vaccinium vitis idaea, Vaccinium myrtillus, Rubus fructicosus, Juglans regia
  • Drenaggio gastrico: Ficus carica
  • Drenaggio venoso: Aesculus ippocastanum, Castanea vesca
  • Stimolo del sistema immunitario e/o reticolo endoteliale: Juglans regia, Rosa canina, Betulla pubescens, Betulla verrucosa, Vaccinum vitis, etc.

 

Gemmo2

Malgrado si stia parlando di aspetti sottili, va però notato che di tutte le preparazioni che prevedano questa componente “energetico-vibrazionale”  (omeopatia, floriterapia, medicina spagyrica), i gemmoderivati sono quelli più vicini al livello fisico di questo spettro o scala di frequenze, per l’alto numero di molecole attive, e anche per la bassa diluizione impiegata (come detto solo 1DH). Sono quindi indirizzati o al drenaggio/depurazione di un tessuto oppure al “sostegno d’organo”, cioè alla stimolazione funzionale dell’organo secondo lo specifico tropismo di ciascuna pianta. Sostegno che viene offerto in virtù dell’elevata attività rigeneratrice delle gemme (in Medicina Cinese si direbbe che i germogli sono ricchi di Jing, “essenza vitale”). Più sfumate e meno marcate sono invece le azioni sul piano psico-emotivo, almeno se si impiegano dei semplici macerati glicerici.

Anatomia ermetica del regno vegetale

Le stesse corrispondenze delle forze archetipiche del Settenario che ho evidenziato nelle ghiandole endocrine o sulle funzioni corporee dell’anatomia umana, si proiettano ugualmente nell’anatomia vegetale. Anche nella pianta (come in ogni altro regno della Natura, e luoghi o processi del mondo naturale) quelle forze si manifestano secondo regole proprie.

Fludd-ToL

Nella pianta in particolare troviamo che la sequenza planetaria è invertita, e cioè i sette pianeti vengono a corrispondere secondo la cosiddetta “sequenza caldaica” (che segue l’ordine di distanza dalla Terra dei corpi celesti) in modalità invertita rispetto all’anatomia umana. Così sarà il più distante Saturno -che nell’uomo corrisponde all’ epifisi e si localizza dunque nel capo-  a trovarsi invece nel punto più basso dell’anatomia vegetale, trovando la sua corrispondenza nella radice profonda. Questo diverso ordine di corrispondenze viene così a simbolizzare, tra l’altro, ciò  che ricorre spesso nella tradizione upanishadica dell’India, nel simbolo di un Albero cosmico graficamente invertito:

«Questo Asvattha, sempiterno, in alto erge le radici ed in basso volge i rami […]» (Katha Upanisad VI, 1).

La ragione di questa inversione sta nel fatto, già indicato in un precedente post, che l’Ente vegetale incarna nell’evoluzione qualcosa di assai antecedente all’umano e distante dalla nostra linea di evoluzione. Il Vegetale è un essere che non esprime una coscienza individuale, ed anche per questa ragione esso incorpora direttamente un modello universale come quello costituito dall’Albero cosmico riferito dalle Upanishad, dalla Baghavad Gita (XV,1), e velatamente indicato anche in altre tradizioni. Tutto ciò che si riflette sia sul piano individuale che su quello universale assume spesso caratteri simbolici in un ordine invertito in questi due rispettivi ambiti, individuale e universale (legge di inversione del simbolismo).

Il principio “Saturno” viene così a manifestarsi nella radice profonda  come il più lontano dei pianeti antichi. Saturno signore della mineralità è il più a contatto con la fredda terra, da cui estrae i sali minerali.

Segue “Giove“, il cui principio si riflette nella radice media (comprese anche le ramificazioni di “secondo ordine”).

Marte” corrisponde al bulbo, cioè  una formazione fustosa ipogea che svolge una funzione di resistenza alle condizioni climatiche o ambientali avverse. Ad esempio le piante bulbose come l’aglio sono solitamente riferite, non a caso, alla segnatura marziale; segnatura che si riflette immancabilmente nell’alto numero di principi attivi antibiotici, antivirali e anti parassitari presenti in questa pianta. Marte si riflette anche in organi simili ai bulbi, es. rizo-tuberi. Ove non siano presenti queste formazioni, si può riferire l’archetipo marziale, per analogia, al tratto superiore del fittone.

Il “Sole” è riferibile al colletto, che è in una posizione di transizione fra la parte aerea e quella ipogea della pianta e, data la sua centralità, riflette la funzione solare.

Venere” corrisponde al fusto e ai rami maggiori ; “Mercurio” si manifesta nelle foglie, la cui finalità respiratoria è tipicamente mercuriale. La “Luna” infine con la sua funzionalità generatrice si esplica nei fiori e, in parte, nei frutti.

Una non diversa lettura si può fare degli strati successivi del tronco lungo la sezione radiale (midollo, cambio, libro, corteccia ecc..).

Ora, anche R. Steiner, nelle sue osservazioni sugli aspetti sottili del Regno Vegetale (cfr. “Come si giunge alla visione spirituale del Mondo.Respiro umano e respiro cosmico” – ed. Antroposofica, in particolare la Nona conferenza), pone la stessa relazione  “invertita”. Si può dire che l’animale, essere prevalentemente orizzontale, ha subito una rotazione di 90° rispetto al vegetale; l’uomo, essere essenzialmente verticale, ha subito una rotazione di 180°.2nov232

 In particolare si fa corrispondere la radice agli organi della testa. L’apparato respiratorio-fogliare corrisponde nell’uomo al torace, il centro ritmico respiratorio. I fiori e i semi corrispondono al polo del “ricambio”, centro deputato alla riproduzione e all’espansione in senso lato. Come si vede il principio è esattamente il medesimo, tuttavia nella concezione steineriana si applica un sistema ternario di corrispondenze, che si richiama chiaramente alla tripartizione così importante in Medicina Antroposofica. Viceversa nella medicina ermetico-spagyrica il sistema di corrispondenze è più “articolato” e prevede una scala settenaria di funzioni planetarie e archetipiche.

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Il preparatore spagyrico avrà cura di scegliere, generalmente, la parte della pianta da impiegare anche secondo la segnatura che vorrà  esaltare, utilizzando le parti saturnine, (radici) di una pianta di Saturno per esempio il pungitopo, o quelle lunari (i fiori) per una panta come la lavanda, che ha una segnatura lunare e mercuriale, se vorrà esaltarne particolarmente l’aspetto lunare (azione sedativa della lavanda sul sistema nervoso centrale).

L’Individuo vegetale nella botanica occulta

563730_222676504573287_508194214_nGli “esseri” appartenenti al regno vegetale (così come per gli altri regni della Natura) sul nostro piano fisico si manifestano come piante separate, diversi individui di una stessa specie. In realtà questi vari appartenenti a una stessa specie sono semplici manifestazioni di uno stesso Individuo vegetale, l’ “Archetipo” di quella specie. Questa “Intelligenza”, a differenza di quella di ciascun essere umano, non si incarna su questo piano; è come dire che quella Individualità non scende su questo piano e non manifesta qui il proprio stato cosciente. Secondo una certa nomenclatura dei piani sottili, l’essere cosciente delle piante corrisponde e si incarna al livello del piano mentale (specie nelle nomenclature teosofiche) o, in altri sistemi (antroposofia), all’astrale superiore.
In una scala gerarchica, si può dire anche che:

  • l’essere individuale umano (e il suo principio cosciente) si incarna sul piano fisico,
  • quello animale nel piano astrale
  • quello vegetale sul mentale inferiore
  • quello minerale evolutivamente più distante da noi, sul mentale superiore.

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In ognuno dei “regni” della Natura, agiscono quindi forze di ordine diverso, e tutti gli esseri che vi corrispondono seguono ciascuno una specifica linea evolutiva. Il fatto che nel regno vegetale agiscono esseri assai distanti dalla nostra evoluzione e dal nostro piano di incarnazione, si può notare che a differenza dell’Uomo e dell’Animale, gli esseri vegetali non possono spostare la loro dislocazione spaziale a volontà. Inoltre sia l’animale che l’umano nascono con tutti gli organi già formati. Nel vegetale invece la differenziazione alla nascita e alla proliferazione…

In ogni Individuo vegetale si manifesta un determinato tipo di “Intelligenza Naturale”. Questa Intelligenza vegetale si concretizza nel modo di agire di una determinata specie, nel suo modo di relazionarsi col terreno, con altre piante, di difendersi dai parassiti, secondo modalità che nella botanica occulta e tradizionale (di orientamento ermetico o paracelsiaco) sono dette segnature. Queste “segnature” possono essere classificate secondo criteri, zodiacali, planetari, umorali (caldo, freddo, secco ecc..secondo la medicina ippocratica) o di altra natura, ad esempio “morfologica”, come accade nei “fiori di Bach”.

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Come già detto, dunque, tutti gli esemplari di una data specie sono espressioni di un determinato Individuo vegetale e portatori di quel tipo di intelligenza che vive e si incarna attraverso le energie degli Esseri Elementari che contribuiscono all’edificazione di quella pianta. Queste energie, che operano in accordo con quella intelligenza naturale, possono essere in vario grado “estratte” con procedimenti sottili, uno dei quali è la trasformazione spagyrica, ed impiegate in chiave curativa, omeo-fisiologica, per integrare le stesse forze carenti o sbilanciate nell’organismo umano.

 

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Le preparazioni secondo il Magistero spagyrico hanno lo scopo specifico di estrarre i vari componenti non solo fisici ma anche energetici dei vegetali (o minerali o animali) e, in una certa misura, anche il principio Spirituale o Individuo di questi esseri, purificarli separatamente e ricongiungerli, esaltandoli ad un più alto livello evolutivo. Non diversamente opera sul minerale l’operazione spagyrico-alchemica con finalità terapeutica e spagyrica. Le operazioni sul “minerale” o sul metallo possono tuttavia avere portata ben maggiore. Sul minerale agiscono infatti forze ancora più “distanti” da noi.

Suggerimenti bibliografici:

– Il Conte di Gabalis, ovvero conversazioni sulle Scienze segrete (1670), Montfaucon de Villars, ed. Phoenix, Genova 1985.

– De Nymphis, Sylphis, Pygmaeis et Salamandris et coeteris spiritibus, Paracelso – pubblicato in “Scritti alchemici e magici“, ed. Phoenix, Genova 1991, pagg. 17-32.

– Le Entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura, R. Steiner, Editrice Antroposofica.

– Le piante medicinali per la cura delle malattie (cfr. vol. n. 1), W. Pelikan, Natura e Cultura Edizioni.