Aromaterapia sottile nei 36 decani

In un lavoro precedente ho evidenziato come fosse riduttivo e semplicistico l’uso quasi “talismanico” di cristalli o rimedi con una certa segnatura quale si vede spesso usata a livello di semplice moda. Ho anche spiegato quale fosse l’impiego appropriato che era seguito dalla scuola paracelsiana di medicina esoterica (nel rinascimento) e di fatto anche prima, durante il Medioevo, dalla medicina tradizionale, legata alle segnature,  che ebbe in Hildegarda di Bingen una delle sue più alte espressioni. Tale uso delle segnature può essere detto “omeo-fisiologico” (si usa il “simile” per rinforzare il settore carente o squilibrato); tuttavia vi sono altri autori che in merito all’uso di certi rimedi hanno testimoniato un uso potremmo dire, per analogia, “omeopatico”: l’impiego di alcuni rimedi della stessa segnatura corrispondente al proprio segno di nascita (o magari all’ascendente) che avrebbero la finalità di riequilibrare gli aspetti specifici di una determinata complessione, in particolare riferita alle note del carattere, armonizzandone gli elementi “problematici” e potenziando i dati caratteristici di forza. Si tratta in certo senso di una sorta di “simillimum” astrologico-medico che individuerebbe il rimedio più risonante verso certi individui. Un impiego analogico di questo principio lo troviamo anche nella floriterapia di Bach specie nell’uso del “fiore individuale” o “personale”, che riequilibra le note carenti del carattere, anche se lì la scelta è orientata sul “tema di vita” dell’incarnazione individuale (tale negli scritti del dr. Bach) e non si basa su valutazioni astrologiche. Dobbiamo chiarire che il “termine “omeopatico” è una pura analogia, dato che le attribuzioni di questi rimedi non sono basate su una corrispondenza per patogenesi : essi restano quindi pur sempre omeo-fisiologici.

A tale proposito riportiamo l’insegnamento di uno dei più importanti autori in merito all’uso dei profumi ed aromi, legato a scuole e gruppi operativi della Tradizione esoterica occidentale:  Leo Kaiti, un vero “classico” del settore. Il mio contributo è stato di elaborarlo ed adattarlo come aromaterapia sottile, quindi ricalibrandolo in senso psico-evolutivo e di medicina olistica. Poco fa abbiamo usato il termine “omeopatico”; questo perché, se si vanno a studiare le segnature dei rimedi presentati, si può osservare che a volte sono proposte piante con segnature opposte o complementari: es. Lavanda (Mercurio-Luna) per il segno d’Ariete (Marte), ma spesso anche segnature concordanti es. Rosa (Venere) per il Toro.  L’uso di certi individui vegetali è quindi giustificato in base alla migliore affinità, in relazione alla strategia terapeutica o evolutiva scelta dall’Autore, e non ad una acritica applicazione delle segnature.

Si tratta di “profumi” quindi di oli essenziali (ma in alcuni casi anche della droga essiccata e usata per fumigazioni o profumazione in sacchetti), in ogni caso la base è quella dell’Aromaterapia. Poiché in realtà l’elemento cardine di questo insegnamento non sono tanto i Segni, quanto i Decani, quale elemento su cui costruire la specificità delle essenze vegetali, è necessario richiamare alcuni cenni della storia dell’astrologia, e in particolare di quella egizia, per caratterizzare queste figure astronomiche meno conosciute.

32060_e0029251.002Contrariamente a quanto si pensa, non è vero che l’astrologia egizia apprese l’importanza dei segni e delle case solo in epoca tarda, e per influsso babilonese nel periodo alessandrino.
In effetti tale assunzione si basa sul fatto che lo zodiaco di Dendera ad esempio risale al I sec. a.C. Tuttavia il Libro delle Porte, che attesta i segni zodiacali, risale all’era ramesside (XVIII dinastia, Nuovo Regno) e il Libro delle Caverne (che indica ciò che corrisponde alle Case) risale almeno a Ramsete IV (XX dinastia, l’ultima del Nuovo Regno). Il merito di aver reso noti al grande pubblico questi testi (al di fuori dell’ambito accademico) e di averne dato una interpretazione astrologica chiara va al dott. Angelo Angelini nel suo ormai raro Manuale di Astrologia Egizia. Le dottrine in questione potrebbero essere anche più antiche poiché brani di questi “Libri” erano già contenuti nei Testi delle Piramidi. Tuttavia è una caratteristica della cosmologia (e teologia) egizia aver dato ampia importanza allo studio dei Decani, che sono poi arrivati alle altre culture astrologiche in epoca successiva, probabilmente ellenistica. La conoscenza di queste figure astronomiche è attestata già nel Libro di Nut (X dinastia). Questi 36 decani erano  delle stelle o delle costellazioni che costituivano una sorta di “orologio astronomico”:  dato che un nuovo decano sorgeva all’orizzonte ogni 40 minuti essi permettevano di misurare le ore della notte. Inoltre essi servivano a misurare il tempo siderale . Ogni dieci giorni un nuovo decano sorgeva all’orizzonte all’alba, appena un istante prima del sorgere del Sole (levata eliaca) dopo un periodo di tempo (70 giorni) durante il quale non era stato visibile, trovandosi al di sotto dell’orizzonte.  Gli antichi commentatori ci confermano che tutti i decani erano invisibili per circa 70 giorni, compresi tra il tramonto eliaco ed il sorgere eliaco; avendo tutti lo stesso periodo di non visibilità, questo sistema garantiva grande regolarità alla misurazione del tempo.

L’anno egiziano iniziava con la levata eliaca di Sirio (Sopedet), la regina dei Decani e prima nella sequenza di essi. Poiché l’anno siderale constava di 36 x 10 giorni, si aggiungevano i cinque giorni epagomeni (o intercalari, a cui la teologia egizia faceva corrispondere la nascita di Osiride, Seth, Horus, Iside e Nephti) in tal modo si colmava la distanza che separava dall’anno  solare. Anche così però lo scarto di sei ore faceva sì che ogni quattro anni la data della levata eliaca (così come la piena del Nilo) scivolasse in avanti di un giorno (e di un mese ogni 120 anni), per questo il calendario civile egizio era detto “anno vago”. Gli Egizi non aggiunsero mai giorni (bisestilità) per colmare questo disallineamento, non ne avevano bisogno poiché, come in ogni civiltà tradizionale, il loro tempo non era lineare ma ciclico. Ogni 1460 anni  (ciclo sothiaco) la levata eliaca di Sirio tornava a verificarsi nella stessa data, e il calendario vago e quello sothiaco si riallineavano, nella data di quello che per noi è il 25 luglio. E tuttavia a causa delle precessione degli equinozi, nel corso dei millenni il decano di Sirio, nel giorno di tale riallineamento dei calendari, veniva a trovarsi sotto una diversa costellazione:  a partire dall’Antico Regno forse con  la levata eliaca era associata al Leone (e per quello i doccioni dei templi venivano scolpiti in forma leonina. Ma prima, in epoca predinastica, nel V millennio, la levata eliaca avveniva sotto la Vergine, e forse questo fu il motivo, secondo Schwaller de Lubicz, dell’originaria attribuzione di Sirio ad Iside, “la dispensatrice”. I decani erano quindi l’elemento mobile dello zodiaco e permettevano il calcolo della precessione degli equinozi.

Questo fa capire la grandiosità della visione teologico-astronomica degli Egizi che pensavano e calcolavano il tempo in funzione di un grande anno (ciclo precessionale) di 25.800, tanto da dare, alle loro dinastie, il nome di Mentu (toro) nell’Era del Toro, e  nell’era dell’Ariete quello del dio Amon. E tutto questo, dalle ore della notte, ai cicli cosmici delle ere, era calcolato grazie alla regolarità dello scorrere dei Decani. Non stupisce quindi la grande importanza che questi ricevevano nella teologia stellare egizia, quali “effettori del tempo” (aggiungiamo che data la loro funzione nel calcolo delle ere, alcuni come Angelini, hanno visto proprio nel sistema decanale la chiave di comprensione della astrologia mondiale).  Se i dodici animali dello zodiaco rappresentano l’aspetto statico della manifestazione – da cui partono gli ordini divini – i Baku, i Decani, erano gli esecutori divini, ed anche i mediatori di questi influssi.

4130886849_c7933f627aDa un certo momento in poi, ma non si sa in quale epoca, i decani devono aver perso il loro riferimento stellare e ad essi fu attribuita una segnatura planetaria. Poiché purtroppo non siamo in grado di sapere con certezza quali costellazioni o stelle gli egizi indicassero con i nomi dei decani (se non pochissime, Sirio, la stella Canopo, il resto sarà forse un giorno compito dell’archeoastronomia scoprirlo) di fatto per noi non resta di essi che le decadi di giorni della loro reggenza.

 


 

Veniamo alle indicazioni delle essenze vegetali seguendo il testo di Leo Kaiti. Eviterò di riportare i nomi dei Decani o delle Intelligenze planetarie secondo le varie tradizioni, egizia antica, caldea ed ebraica (il Testamento di Salomone), o quelle più tarde dell’ermetismo alessandrino, sia per snellire la trattazione, sia per eliminare retaggi magico-teurgici che hanno qui solo un valore storico. Mi limiterò a dire che l’autore segue la nomenclatura di Firmico ( “Assican”, “Senacher”, etc.) per i decani, a cui, come dicevamo, viene assegnata almeno dall’epoca ellenistica una segnatura planetaria secondo la sequenza caldaica (  ♄ –  ♃ – ♂ – ☉- ♀ – ☿ – ☾  ).

Le essenze e i profumi indicati sono soprattutto per uso “esterno”,  da portare in sacchetti o, in caso, sulla pelle se si tratta di oli compatibili con questo uso,  comunque in modo da far risuonare con essi il  proprio campo aurico. Tale cosa favorisce l’allineamento con quel tipo di energia della propria segnatura di nascita, armonizzandone gli aspetti, favorendo ad esempio la compensazione dei lati oscuri e carenti del carattere, e l’ottimizzazione delle virtù positive di quel “raggio” decanale. L’azione è di tipo sottile, per risonanza con la frequenza di vibrazione dell’aura.

Ariete

Al dinamico, irruento e impulsivo Ariete il Kaiti fa accostare la Lavanda che ne attenua gli slanci senza lederne l’individualità.

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I Decani di Ariete nell’opera Astrolabium magnum

  1. Primo decano (21-30 marzo), Intelligenza di Marte. Carattere fortemente precipitoso e impulsivo. Essenza: Assenzio. Questo aroma dalla segnatura di Marte ma anche di Giove, pone sotto il controllo del re dell’Olimpo il bellicoso Marte. L’olio essenziale o il profumo di assenzio in questo decano modera l’aggressività e dona centratura e dominio di sé.
  2. Secondo decano (31 marzo -9 aprile), Intelligenza solare. Attitudine al comando, grande dignità. Essenza: Basilico. Stimola il rigore di pensiero, sviluppo delle qualità intellettuali e del discernimento, il che gli permette di acquisire capacità ulteriori di controllo delle situazioni. Aumento del “magnetismo” personale del carattere.
  3. Terzo decano (10-19 aprile), Intelligenza planetaria di Venere. Ricerca dei piaceri, del bello, è fortemente sentimentale. Essenza: Pepe. Attenua la tendenza alla gelosia, armonizza il carattere senza far perdere però lo lancio erotico, essendo anche afrodisiaco. Contrasta la tendenza alla pigrizia “venusina”, stimola la capacità di adattarsi al cambiamento.
Toro

Al Toro, concreto e amante dei piaceri mondani e materiali, viene fatta corrispondere in generale l’essenza di Rosa, dalla classica segnatura venusina.

  1. Primo Decano (20-29 aprile), Intelligenza mercuriale. Amanti degli studi matematici, dell’architettura e di tutto ciò che esprime ordine, di conseguenza, per senso di equilibrio anche amanti della giustizia. Essenza: Melissa. Essa allevia l’eccessiva malinconia a cui tendono i nati sotto questo decano. Contrasta l’ansia, il panico e le facili tendenze alle somatizzazioni viscerali. Dona anche naturale piacevolezza nei modi, avvicinando alla naturale segnatura venusina del segno.
  2. Secondo Decano (30 aprile -9 maggio), Intelligenza lunare. Grandi aspirazioni, tendenza al successo sul piano materiale. La componente lunare rende tuttavia incostanti ed esposti a debolezze del sistema nervoso.  Essenza: Zenzero. Contrasta la nevrastenia, è un tonico nervino.
  3. Terzo Decano (10- 19 maggio), Intelligenza di Saturno. Carattere con tendenze alla cupezza, l’influsso decanale indebolisce il fisico e il morale. Questi soggetti possono facilmente trovarsi intristiti a cause delle avversità e delle ristrettezze materiale. Essenza: Rosa. Protegge dalla depressione e dalla malinconia, addolcisce l’intransigenza malefica saturnina, richiamando la giocondità, la piacevolezza di Venere che governa tutto il segno.

Per tutti coloro che sono sotto l’influsso del segno, a prescindere dalla decade, l’olio essenziale di rosa porta un benefico apporto.

Gemelli

Spiccata intelligenza e doti intuitive, viva curiosità intellettuale, eclettismo, ma anche naturale mutevolezza e incostanza. In generale è proposto l’Origano, che rigenera le energia mentali e fisiche di questa instabile complessione, inoltre protegge in caso di eccessiva permeabilità della struttura psichica.

  1. Primo Decano (21-30 maggio), Intelligenza di Giove. Predisposizione alle scienze astratte, scarso spirito pratico. Fortemente idealisti, si dedicano a discipline complesse, ma hanno difficoltà applicative e nel contatto con l’ordinario. Essenza: Vaniglia. Risvegliando il gusto per il piacere e l’ambizione, dona concretezza agli orizzonti di chi è sotto l’influsso di questo decano. Come “nota di base” la vaniglia stabilizza una psiche troppo fugace.
  2. Secondo Decano (31 maggio-10 giugno), Intelligenza marziale. Emotivo e precipitoso, si lascia facilmente trascinare in scontri futili, disperdendo le proprie energie. Può essere un ottimo polemista, avendo buone abilità dialettiche. Essenza: Acacia. Analogicamente alle proprietà astringenti sul piano fisico, tale essenza attenua le caratteristiche “sanguigne” di questa complessione.
  3. Terzo Decano (11-20 giugno), Intelligenza solare. Poco dinamico, è piuttosto pigro e indolente, soprattutto egoista. Tendenza a perdersi nelle frivolezze, dietro interessi futili, difficoltà a centrare i propri obiettivi. Vi sono molti collezionisti fra i nati in questo decano. Essenza: Menta. Stimola la mente in modo profondo, donando freschezza e obiettività di pensiero. Risvegliando dal torpore e dalla pesantezza porta anche maggiore capacità di autocritica e realismo.
Cancro

Estrema sensibilità e ricettività, ma anche fortemente emotivo e suggestionabile. Il dominio della Luna comporta anche grande mutevolezza e instabilità, carattere contraddittorio e complesso. Sentimentale, amore per il mistero, romanticismo. L’essenza di Lillà può regolare, meglio di altre, l’evoluzione personale di questi soggetti: attenua le passioni, spegne le euforie psichiche, e d’altro canto sostiene nei periodi di depressione periodica e stabilizza la tendenza ciclotimica dell’umore. Favorisce il sogno veritiero in questi soggetti altrimenti esposti alla veggenza incontrollata.

  1. Primo Decano (21 giugno-1 luglio), Intelligenza di Venere. Personalità piacevole, amabile, assai socievole, in grado di attrarre attenzioni e simpatie e di fare amicizia con grande facilità. Essenza: Sandalo. Ne amplifica la piacevolezza, essendo anche anche afrodisiaca; potenzia questi aspetti positivi del carattere aumentando la consapevolezza delle proprie doti. Aggiunge un elemento di protezione a questa complessione estremamente sensibile e percettiva: sensitività protetta.
  2. Secondo Decano (2-11 luglio), Intelligenza mercuriale. Chiarezza di vedute, ma grande volubilità e vi è una certa predisposizione all’inganno per sostenere lo slancio all’espansione del proprio ego, che in questi soggetti è forte. Peraltro vi sono forti doti comunicative e diplomatiche Essenza: Tiglio. Riduce la tendenza all’inganno e al sotterfugio per proteggere la propria sicurezza. Crea un’attitudine di maggiore fiducia; contrasta anche la propensione alla gelosia morbosa.
  3. Terzo Decano (12-21 luglio), Intelligenza lunare. Mutevolezza estrema nell’umore e nel temperamento. Generosità. Grande teatralità, eccellente predisposizione alla recitazione, all’esteriorizzazione di sentimenti. Forti doti medianiche, assai più sviluppati che in tutti gli altri segni e decani (Luna-Luna). Essenza: Ambra grigia. Attenua soprattutto le asperità del carattere, ed accresce la sicurezza in sé stessi, specie nelle relazioni pubbliche. Rende anche più inclini ad accettare e sviluppare il lato seduttivo del proprio carattere.
Leone

Forza, calma, fierezza,tendenza al comando, ambizione, egocentrismo, a volte anche violenza. A questi aspetti è indicata come essenza l’Incenso, la cui segnatura è in accordo con l’aspirazione alla “regalità sacra” di questo dominio del Sole. Il suo potere purificatorio favorisce il processo evolutivo di  allontanamento di certe influenze e abitudini che contrastano l’affermazione dell’Io. Al tempo stesso apre la strada ad un’influenza superiore, spirituale, che deve orientare questa volontà: il Sé.

  1. Primo Decano (22 luglio-2 agosto), Intelligenza di Saturno. Animo nobile, generoso ma tendente anche all’irruenza, controllata in parte dalla forte volontà. Altissimo senso dell’onore e della dignità, fino all’estremo. Essenza: Angelica. Profumo tipicamente solare, apre il soggetto alle sue vere aspirazioni, alla generosità, alla parte più nobile del suo carattere.
  2. Secondo Decano (3-12 agosto), Intelligenza di Giove. Forte volontà, ma molto intransigenti, insofferenti alla contraddizione, e poi loquaci. Essenza: Balsamo del Perù. Armonizza il sistema nervoso, e placa la mente assediata da pensieri e turbamenti eccessivi. Rende più aperti alla diplomazia.
  3. Terzo Decano (13-22 agosto), Intelligenza marziale. Contrariamente a ciò che si penserebbe, non sono litigiosi, essendo anzi orientati alla concordia. Tuttavia vi è uno spiccato senso della giustizia, teso quasi all’assolutismo; carattere intransigente, che può arrecare difficoltà alle relazioni. Essenza: Ciclamino. Esalta le note del carattere, orientato all’altruismo, e ne migliora le capacità di mediazione, favorendo quindi lo scambio con gli altri.
Vergine

Dall’indole timida e affabile, ma metodica e dotata di spiccata intelligenza analitica e di grande puntiglio, al limite della pedanteria, può essere anche freddo e avaro. Consigliato il Giacinito che ridesta la sensualità in questa complessione molto “cerebrale” e facilmente depressa.

  1. Primo Decano (23 agosto-2 settembre), Intelligenza solare. Delicato, riservato, amante della natura. Essenza: Gardenia. Insegna ad alzare barriere protettive vero le influenze altrui, a non essere troppo remissivi. Accresce la sensualità, armonizzandola con il carattere del segno.
  2. Secondo Decano (3 -12 settembre), Intelligenza venusina. Relativamente meno ordinato degli altri Vergine,ambizioso e piuttosto attaccato alla sensualità, alle speculazioni lucrose e al denaro. Spesso questo può procurare contrasti essendovi anche tendenza alla prodigalità. Essenza: Acacia. Porta un’armonia superiore nelle tendenze speculative di questa complessione, donando anche una migliore e più equilibrata applicazione.
  3. Terzo Decano (13-22 settembre) Intelligenza mercuriale. Questo spirito planetario della sfera di Mercurio era descritto inconcludente, debole. Chi riceve questo influsso, sebbene dotato intellettualmente, manca di prontezza e risulta capace solo quando realmente motivato e se non incontra troppe difficoltà. Facile depressione morale, tendenza alla pigrizia; difficoltà a produrre. Sul piano medico, tendenza alla sterilità. Essenza: Achillea. Accresce l’interesse per l’esistenza, sviluppa la capacità di adattarsi al cambiamento, ad integrarsi con le vicende della vita. Stimola le energie psico-mentali assopite. Azione sia stimolante che armonizzante.
Bilancia

Incline al bello, all’espressione artistica, agli alti ideali, rifugge la solitudine; inoltre possiede grandi doti comunicative e diplomatiche, grande fascino sugli altri. Per converso, può trovare difficoltà nell’assumersi responsabilità, prendere posizioni nette, rischiare di perdere il favore altrui. Continua ricerca di approvazione, bisogno di amore. Tende a concepire sentimenti non espressi. Può soffrire per constasti e incomprensioni con le persone care o i familiari. La Verbena ne valorizza il potere empatico, favorendo la comprensione con gli altri e lo scambio.

  1. Primo Decano (23 settembre – 2 ottobre), Intelligenza lunare. Personalità complessa, dotata, leale. Grandi ideali di giustizia, bontà che spinge ad aiutare i più deboli; forte espressione tramite il campo artistico. D’altra parte risulta debole, incostante e influenzabile. Essenza: Iris. Rafforza l’amore per l’armonia dando però maggior equilibrio di carattere. Rende più lucide le facoltà intuitive. Armonizza gli aspetti critici della complessione lunare: soprattutto sul sistema nervoso, depressioni e angosce.
  2. Secondo Decano ( 3-12 ottobre), Intelligenza di Saturno. Grandi doti di calma e distacco che però sfociano nell’indifferenza. Scarsamente comunicativo, ciò che complica i contatti umani, mentre sa brillare professionalmente. Gentile, comprensivo, tenace ed equilibrato: è una complessione positiva data l’esaltazione di Saturno in questo segno, tuttavia rimane la tendenza all’eccessivo distacco e alla cupezza. Essenza: Muschio. Rende maggiormente combattivi; maggiore slancio costruttivo sul piano pratico. Accentua la sensualità, per contro rende meno sensibili alle depressioni psichiche.
  3. Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza di Giove. Sensuale, goloso, amante dei piaceri, tipicamente gioviale, allegro, insaziabile. Complessione caratteriale che predispone facilmente al successo, specie in ambito relazionale. L’eccessiva spensieratezza, anche nelle avversità o nei pericoli, tende tuttavia alla vera e propria incoscienza. Essenza: Giacinto. Armonizza gli aspetti della complessione gioviana, orienta le passioni in chiave meno materiale e grossolana.
Scorpione

Aggressivo, violento, tormentato interiormente, caustico e fortemente vendicativo;non si confida mai e agisce tramando in modo nascosto. Introspezione nera, grande interesse per l’ignoto e il mistero. L’Erica con la sua essenza ne addolcisce le passioni e lo spirito di vendetta, illumina l’irraggiamento della volontà.

  1. Primo Decano ( 13 ottobre -1 novembre), Intelligenza di Marte. Carattere energico, aggressivo e collerico, temperamento ambivalente ora incline alla durezza, ora alle manifestazioni d’affetto. malgrado la natura sospettosa dello scorpione, sotto questo decano vi può essere ingenuità ed eccessiva fiducia, che spesso da luogo a delusioni, di cui questi soggetti possono soffrire molto. Essenza: Tuberosa. L’azione calmante sul sistema nervoso armonizza l’eccesso marziale di questa complessione, rendendo fra l’altro più “ricettivi” ed accorti. Aumenta la comprensione e la capacità di perdonare. Utile anche per le depressioni e la malinconia.
  2. Secondo Decano (2-12 ottobre), Intelligenza solare. Carattere impulsivo, autoritario, estremamente orgoglioso. Animo impulsivo e passionale. La caratteristica dei segni d’acqua si manifesta in questi soggetti quale particolare e acutissima sensibilità che accende in loro avversioni  intense e violente antipatie, non sempre giustificate. Essenza: Ginestra. Addolcisce e risana i “terreni aridi”, bilancia il carattere di questo decano e gli stati nervosi che ne derivano.
  3. Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza venusina. Sensualità molto accesa, violenza degli istinti e forte passionalità. Animo incline alla gelosia estrema, soffre facilmente per tormenti amorosi. Pur essendo vigoroso, può mostrarsi molto debole nelle avversità. Essenza: Cedrina. Attenua l’eccessiva passionalità e soprattutto questo tipo di gelosie. Agisce anche a sviluppare un amore purificato da tutto ciò che è semplice istinto.
Sagittario

Generoso, benevolo, altruista e gioviale; è coraggioso, spesso anche impulsivo, e vive di grandi slanci ideali. Senso dell’onore e della gerarchia. La Violetta esalta gli aspetti positivi di questo temperamento gioviale dando sviluppo all’affermazione individuale e favorendo la sua evoluzione in chiave transpersonale. Introduce anche un elemento spirituale nell’interesse di questo segno per i sistemi di pensiero e filosofici.

  1. Primo Decano (22 novembre -1 dicembre), Intelligenza di Mercurio. Carattere aperto, socievole, audace, combattivo. Ama i viaggi, la scoperta, è dinamico e curioso. Il suo entusiasmo può tradursi in facilità all’ira se contrastato.  Essenza: Amaranto. Armonizza gli slanci entusiastici di questo carattere, evita il dispendio energetico eccessivo nei soggetti iperattivi.
  2. Secondo Decano (2-11 dicembre), Intelligenza lunare. Sognatore, piuttosto solitario, volubile. Generoso, compassionevole, anche romantico si lancia dietro progetti ciclopici, che spesso sono dei puri sogni ad occhi aperti, ispirati dal tipico romanticismo dell’influsso lunare. In ogni caso mostra grande ostinazione nel perseguire i suoi ideali. Essenza: Fresia. Frena gli slanci eccessivi dovuti al troppo entusiasmo, ispira la prudenza e un atteggiamento più concreto, misurando le circostanze e le proprie forze.
  3. Terzo Decano (12-21 dicembre), Intelligenza di Saturno. Intelligente ed ambizioso è però offuscato dalla severità saturnina che lo rende estremamente rigoroso, intollerante, ostinato. Tendenzialmente rancoroso può essere anche incline alla violenza se contrastato. Essenza: Calicanto. Doma la tetra influenza di questo decano. L’olio essenziale di questo fiore, usato da secoli nella medicina cinese, è stato studiato farmacologicamente ed ha dimostrato effetti antidolorifici. Una sua variante, Chimonanthus salicifolicus, ha azione antidepressiva ed ansiolitica.
Capricorno

Introverso, solitario, riservato. Buon organizzatore, serio e rigoroso, sa essere molto duro con se stesso e con gli altri. Generalmente pessimista; molto fedele ma rancoroso. Il Caprifoglio con la sua essenza armonizza le angolosità del temperamento, crea una disposizione d’animo più serena ed ottimista, una maggiore estroversione. Il suo uso favorisce anche l’apertura e la comunione con il Trascendente che spesso è quasi volutamente bloccata nel materialistico Capricorno. Secondo il Kaiti il suo impiego sistematico equilibra energeticamente le debolezze astrologiche del segno, in relazione all’apparato osseo e alle sue patologie.

  1. Primo Decano (22-31 dicembre), Intelligenza di Giove. Ambizioso, affidabile, serio e diplomatico, doti che in genere ne fanno un buon realizzatore. Attaccato alla famiglia e soprattutto alla carriera. Il carattere espansivo gioviano e l’eccessiva liberalità possono portarlo a dissipare le risorse e le fortune che può accumulare con pazienza, come nella natura del segno. Essenza: Narciso. Armonizza queste doppie tendenze, inoltre addolcisce le asperità caratteriali che non mancano al Capricorno. Equilibra “magneticamente” l’influsso fatale di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 gennaio), Intelligenza marziale. Suscettibile, permaloso, molto ostinato. Dotato di capacità intellettuali spiccate e di grandi doti organizzative, tende spesso ad ostinarsi in vane ricerche o a naufragare in progetti ambiziosi, spesso irrealizzabili. Introverso e freddo in ambito sentimentale, raramente perde questa attitudine lasciandosi trasportare. Essenza: Giacinto Doppio. Sostiene proteggendo dalle debolezze tipiche di questo decano. (Purtroppo devo aggiungere che il “Giacinto Doppio” è una variante del Hyacinthus orientalis, virtualmente estinta nel XVIII secolo, dopo che per un periodo fu in grande voga e costosissima. Al momento non si può stabilire se i rari esemplari delle linee ricostruite oggi siano corrispondenti a quello descritto, né se Leo Kaiti facesse riferimento a quello antico, anche perché l’Autore non ha lasciato indicazioni cronologiche sulla fonte alla quale attingeva).
  3. Terzo Decano (11-20 gennaio), Intelligenza solare. Grande contegno, riservato, vita interiore molto ricca, tuttavia tende ad essere sospettoso, incline allo scoraggiamento. Predisposizione alla malinconia, alla depressione, e alla sofferenza morale. Influenza poco fausta anche per la salute fisica. Essenza: Mentastro Verde. Ispira maggior forza di carattere e dominio, equilibrio e protezione energetica anche per le patologie fisiche; impiegato come sacchetti di erba profumata. Come olio essenziale sulla persona invece, si indica anche qui il Giacinto doppio.
Aquario

Intuitivo, ama gli studi profondi, possiede grande immaginazione. Spiccata attività intellettuale, ma poco realistica; incline piuttosto all’arte, oppure alla coltivazione di dottrine filosofiche utopiche. Idealista, innovativo, forte senso di indipendenza per influsso uraniano. Volubile e dal carattere instabile, non sopporta le convenzioni sociali, ma apprezza le amicizie. La Felce ne equilibra psichicamente gli eccessi, dovuti alla mutevolezza di carattere, e le contraddizioni che possono insorgere in un animo così volubile. Stabilità anche nel gestire le contrarietà degli eventi esterni.

  1. Primo Decano (21 -30 gennaio), Intelligenza di Venere. Socievole, amabile, indulgente, ha buone capacità immaginative ed artistiche. Manca però spesso di spirito pratico, e può trovare difficoltà a concretizzare. Non sempre le sue capacità di adattamento sono in grado di farlo innestare negli eventi concreti e può impiegare molto tempo per fare carriera, o aprirsi una strada. Essenza: Serpentaria. Induce maggiore concretezza, dona la grinta necessaria ad estrinsecare le proprie qualità mentali e i progetti.
  2. Secondo Decano (31 gennaio -9 febbraio), Intelligenza di Mercurio. Intelligenza intuitiva, doti comunicative, diplomatico, a volte anche furbo ed opportunista. In altri casi risulta essere eccessivamente ingenuo. Essenza: Mughetto. Esalta le doti comunicative del decano, ma porta una maggiore prudenza e scrupolo. Insegna a relazionarsi sapendo fiutare i pericoli, a comprendere gli altri e le circostanze.
  3. Terzo Decano (10-19 febbraio), Intelligenza lunare. Carattere tendenzialmente debole, inoltre piuttosto incline alla malinconia. Facilmente influenzabile e dall’umore instabile. Notevoli doti medianiche e forte sensibilità. Essenza: Reseda. Contrasta la depressione, stabilizza gli alti e bassi animici, risveglia la coscienza dell’Io.
Pesci

Immaginativo, sognante, “ispirato” quasi fino al misticismo. Molto passionale, la sua emotività risulta eccessiva e, spesso, caotica tanto da rischiare di travolgere la stessa personalità. Ha generalmente molto fascino, e ottime inclinazioni artistiche, mentre  possono risultare pigri e inconcludenti nella vita ordinaria. Medianità spiccata, attrazione per il mistero, ma anche per la psichdelìa e le droghe. L’essenza di Glicine agisce riportando ordine nella sua emotività e mettendolo al riparo dalle tendenze dissolutrici ed autodistruttive della sua natura. Pur mantenendo le sue doti di sensibilità introduce una maggiore chiarezza di pensiero, rendendo più facile tradurre in produzioni concrete le sue ispirazioni e idee. Fortifica la corrente della volontà, bilanciando l’indolenza del segno.

  1. Primo Decano (20 febbraio -29/1 marzo), Intelligenza di Saturno. Capriccioso, instabile, spesso malinconico, mai soddisfatto. Vanno incontro a penose e lunghe ansietà e si abbattono di fronte anche a piccoli ostacoli. Sebbene molto intelligenti e creativi sono fortemente instabili. Essenza: Gelsomino. Per Leo Kaiti esso esercita una vera opera di alchimia psichica in questi soggetti, che rende il carattere più fermo e la mente più illuminata e serena, donando anche maggiore concretezza, Contrasta gli stati d’ansia e, soprattutto, le ipocondrie di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 marzo), Intelligenza di Giove. Energico, autorevole, ama i grandi ideali e sogna nobili imprese, e spesso le qualità psichiche intellettive permettono una buona riuscita sociale a questa complessione, specie quando è ben equilibrata. Purtroppo può essere, come tutto il segno, un po’ inconstante nei sentimenti ed essere minacciata da un certa instabilità. Essenza: Peonia. Armonizza le pur buone qualità di questo decano. Se il profumo è applicato sui polsi (suggerisco in caso i punti PC6 e TR5 di MTC) sigilla il campo aurico e crea protezione “magnetica”.
  3. Terzo Decano (11-20 marzo), Intelligenza di Marte. Libertino, attaccato fortemente ai piaceri fisici, alla sensualità e all’eccitazione, nella ricerca di nuove esperienze. Poco incline allo spirito di sacrifico e al lavoro, risulta spesso lavativo, malgrado il dinamismo di Marte. L’influsso essendo “marziale” sarà più forte negli uomini, che hanno una certa tendenza all’adulterio. Essenza: Zagara. Catalizza una sublimazione degli istinti, verso un orizzonte più ideali e spirituali, allentando il richiamo magnetico dei sensi. Agisce anche contrastando il rilassamento e la vagotonia, per effetto indiretto sul sistema nervoso autonomo.

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Come si vede si tratta di un impiego che -come dicevamo- ricerca un impatto psichico diretto sul nucleo profondo della personalità. Esso infatti tiene conto unicamente della posizione del sole (Io- coscienza) nel cielo di nascita. Non si tiene conto della posizione degli altri pianeti, elementi importanti ai fini della salute soprattutto fisica.

A fini di informazione riportiamo un sistema di conoscenze applicative che prevede invece proprio quel tipo di approccio, in cui si implica un’azione diretta (analogicamente si potrebbe dire “allopatica”) sul settore debilitato, sia nel tema natale, sia per via di un transito o semplicemente in relazione ad una patologia in atto.

chnoubisSintetizziamo un sistema di corrispondenze in cui ai decani corrispondono precisi organi o parti del corpo.
L’applicazione era però di tipo “magico-simpatico” o talismanico e prevedeva che le erbe indicate venissero indossate insieme a pietre, alla cifra del Decano, magari incisa cameo sulla stessa gemma del materiale in questione, e venivano persino indicati gli alimenti non tollerati. Riporto le indicazioni reperibili nel Libro sacro sui Decani di Hermes ad Asclepio, facente parte del Corpus Hermeticum, e derivato probabilmente dal Caldenario tebaico o Sfera Barbarica di Teucro il Babilonese (I sec. d.C.).

 

ARIETE (Amoun)

  • I Decano: Testa.                           Pianta utilizzata: Isophry (non identificata)
  • II Decano: Tempie, narici.          Pianta utilizzata: Ruta selvatica.
  • III Decano: Orecchie, denti.         Pianta utilizzata: Piantaggine.

 

TORO (Apis)

  • I Decano: Nuca.                            Pianta: Cipresso
  • II Decano: Tonsille, Collo.          Pianta: Dittamo
  • III Decano: Bocca, Gola.              Pianta: Buglossa

GEMELLI (Horus)

  • I Decano: Spalle.                          Pianta: Orchidea
  • II Decano: Braccia.                       Pianta: Cinquefoglie (Tormentilla)
  • III Decano: Mani.                         Pianta: Rosmarino

CANCRO (Hermanubis)

  • I Decano: Fianchi.                      Pianta: Artemisia
  • II Decano: Polmoni.                   Pianta: Peonia
  • III Decano: Milza.                       Pianta: Cipresso

LEONE (Momphta)

  • I Decano: Cuore.                         Pianta: Asperula
  • II Decano: Scapole.                     Pianta: Crisogone
  • III Decano: Fegato.                        –  mancante

VERGINE (Iside)

  • I Decano: Addome.                     Pianta: Stellaria media (Centocchio comune)
  • II Decano: Intestini.                   Pianta: Liquirizia
  • III Decano: Ombelico.                    – mancante

BILANCIA (Omphta)

  • I Decano: Glutei.                           Pianta: Polion (forse il Teucrium polium)
  • II Decano: Uretra, Vescica.          Pianta: Verbena
  • III Decano: Ano.                           Pianta: Verbena nana

SCORPIONE (Typhon)

  • I Decano: Ulcera. (?).                   Pianta: Mercorella
  • II Decano: Organo sessuale.        Pianta: Girasole
  • III Decano: Testicoli.                   Pianta: Liquirizia

SAGITTARIO (Nephtis)

  • I Decano: Cosce (tumefazioni).    Pianta: Salvia.
  • II Decano:  Femore.                       Pianta: Andraktitalon (non identificata)
  • III Decano: Cosce (dolori) .           Pianta: Centaurea.

CAPRICORNO (Anubis)

  • I Decano: Ginocchia.                     Pianta: Speronella
  • II Decano: Articolazioni.              Pianta: Anemone
  • III Decano: Articolazioni.             Pianta: Centaurea

AQUARIO (Canopus)

  • I Decano: Tibia.                             Pianta: Spaccapietre
  • II Decano: Ginocchia.                    Pianta: Gladiolo
  • III Decano: Ginocchia.                  Pianta: Thyrsion (estinta)

PESCI (Ichton)

  • I Decano: Piedi.                             Pianta: Verbena
  • II Decano:  – mancante                Pianta: Rosmarino
  • III Decano: -mancante                 Pianta: Camomilla

serpente-leontocefalo-266x300Abbiamo riportato tale schema solo a titolo di informazione data la sua importanza storica, dato che è stato da modello per scritti successivi che hanno fatto la storia delle scienze ermetiche come la Picatrix.
Come si vede si tratta di un testo lacunoso, e a volte si fa riferimento a piante non identificate o probabilmente anche estinte. Le correlazioni non sono tutte chiare e vi sono anche accostamenti non molto comprensibili, ad esempio l’attribuzione dei polmoni ad un decano del Cancro e vi sono molte ripetizioni, forse dovute ad interpolazioni ed errori dei copisti. L’uso del resto ha forse poca attinenza con il nostro ambito di studi, irriducibile  alla medicina, fosse anche sottile, trattandosi di un impiego piuttosto apotropaico. Al massimo si potrebbe ricondurre ad una “radionica medica” ante litteram,  ad una medicina vibrazionale sul campo aurico, ma il suo fondamento comunque riconduce all’alveo della terapeutica magicaDel resto però gli accostamenti non sono del tutto peregrini (in fondo si basano su segnature tradizionali), così osserviamo ad esempio che al III decano del Capricorno corrisponde la centaurea, che effettivamente ha note proprietà cicatrizzanti e possibili impieghi nelle fratture ossee. A suo modo quindi può contenere dei principi da approfondire anche se la materia attualmente in nostro possesso è poco chiara ed esaustiva. 

 

 

Nota bibliografica.

Rene A. Schwaller de Lubicz, La Teocrazia faraonica, Edizioni mediterranee.

Angelo Angelini, Manuale di Astrologia egizia, Editrice Kemi.

Luca Fortuna, Manuale di Aromaterapia, Xenia.

Massimiliano Kornmüller, Magica Incantementa. manuale teorico-pratico di magia romana. Ed. Mediterranee

Le Case in astrologia medica

daniel reiielLe “case” in astrologia sono delle entità astratte ma astronomicamente indiscutibili e rappresentano dei “settori di cielo”, fissi, individuati essenzialmente dai punti cardinali: la proiezione dell’asse zenith-nadir ( medium coeliimum coeli) sull’eclittica e l’asse ascendente-discendente (dove l’eclittica interseca l’orizzonte, l’est e l’ovest), come indicato in figura 1.
Lungo i dodici campi di questa “griglia circolare” scorre lo zodiaco nel suo moto apparente intorno alla terra. Ogni due ore un nuovo segno sorge all’ascendente (I casa) per poi scorrere in senso orario ed attraversare tutti gli altri campi.

 

La prima codificazione di questo sistema risale a Tolomeo. Vi sono vari metodi per calcolare le case e fissare la domificazione, a seconda delle autorità, Placido, Regiomontano, Bachmann, Campano; in questi sistemi solitamente le case occupano lo stesso numero di gradi solo all’equatore e diventano più ineguali salendo verso i poli, a meno che non si usi il sistema delle case “uguali” (30° per ogni casa), il più antico, quello risalente allo stesso Tolomeo, che forse ha anche il vantaggio di aderire al vero senso “simbolico archetipico” del discorso astrologico, senza scadere in algoritmi estremamente complessi ed artificiosi.   Le case sono poste anche in relazione analogica con i segni, per cui la I casa corrisponde per relazione analogica al primo segno (l’Ariete), la II al Toro e così via. In questo caso il segno corrispondente alla casa è detto cosignificante.

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Figura 1

Le case rappresentano i “settori” generali dell’esistenza. La cuspide della I casa è detta ascendente, corrisponde al sorgere del Sole del giorno di nascita, è uno degli elementi più importanti del tema, e di notevole interesse medico. La cuspide della IV è l’Imo Cielo, la VII il Discendente, la X il Medio Cielo, il punto più alto del corso della volta celeste.

Le case poste al di sotto dell’orizzonte sono il settore “notturno del Cielo” (I-VI). Una prevalenza di pianeti in quest’area indica predisposizione all’introversione. La parte diurna del Cielo (VII-XII) predispone all’estroversione. Il settore orientale  (X-III) predispone all’azione; quello occidentale (IV-IX) alla passività.

Sono dette angolari le case citate prima, quelle dell’ascendente, discendente, medio cielo etc. (I, IV, VII, X); sono le più importanti, sono “forti” e rappresentano attività ed autorità. Per analogia corrispondono ai segni cardinali. I pianeti che occupano queste case hanno una particolare influenza – sia in positivo che in negativo. Le case II, V, VIII, XI, sono succedenti, e corrispondono per analogia ai segni fissi. Hanno a che fare con aspetti più materiali dell’esistenza. Le case III, VI, IX, XII sono dette cadenti, sono in analogia coi segni mobili, indicano aspetti mobili, instabili e di cambiamento. Sono case deboli.

 

Sommariamente le case nel loro nome tradizionale e nel loro valore indicano:

  I casa: Vita. Casa forte, angolare (poi spiegheremo cosa vuol dire), del cielo orientale. Indica l’impressione che diamo al mondo e, sul piano medico: l’eredità biologica, la costituzione, la morfologia, l’aspetto fisico. È essenziale osservare che uno dei due Luminari o il pianeta maestro dell’Ascendente o un pianeta importante non formi aspetti sfavorevoli con il punto Ascendente.

  II casa: Lucrum. Casa debole, succedente, riguarda i guadagni, la fortuna e i beni materiali; non ha significato medico.

  III casa: Fratres. Casa molto debole, cadente. Relazioni società, piccoli viaggi, i vicini, soprattutto fratelli e sorelle. Comprende anche gli studi e gli interessi intellettuali. Non ha significato medico.

  IV casa: Genitores. Casa del cielo occidentale, forte, angolare. Il focolare domestico, i familiari e i genitori. Il padre in un tema maschile o la madre in un tema femminile. L’eredità paterna.

  V casa: Filii. Casa succedente, debole. Relazioni affettive, piaceri amorosi, giochi. Soprattutto figli e discendenza.  Dal punto di vista medico ha interesse solo per ciò che riguarda la fertilità, la fecondazione, il concepimento e la discendenza (anche le tendenze e le disposizioni patologiche che possono essere passate agli eredi).

  VI casa: Valetudo. Casa cadente e assai debole. Obblighi e responsabilità. Dal punto vista medico: la salute in generale, le tendenze patologiche, le malattie acute, igiene, alimentazione. Una delle case più significative dal punto di vista medico.

  VII casa: Uxor. Casa occidentale, angolare, forte. Il matrimonio e il coniuge. I contratti, i processi, le associazioni. In generale può riferirsi al periodo fra i 50 e i 65 anni.

 VIII casa: Mors. Casa occidentale, succedente, debole. La fine della vita, l’eredità. Le cause e i processi di morte. Dato il suo significato ha un notevole interesse per l’astrologia medica.

  IX casa: Peregrinationes. Casa cadente, molto debole. Idee ed aspirazioni, le visioni filosofiche, religiose, la ricerca scientifica, le relazioni con il mondo esterno, in generale i “viaggi e le esplorazioni” sia in senso fisico che metaforico. Non ha significato medico.

  X casa: Regnum, honores. Casa orientale, angolare, molto forte. Rappresenta gli onori, i successi e i traguardi sociali e professionali,  la gloria e il potere. Il genitore di sesso opposto, e l’eredità materna. Come età individua “il mezzo del cammin di nostra vita”. Dal punto di vista medico dà informazioni sulla vitalità generale del nascituro.

  XI casa: Amici, Benefacta. Casa orientale, succedente, debole. Le relazioni amicali, il rapporto con amici e sodali, i consiglieri e i collaboratori; non ha relazioni con la salute.

  XII casa: Inimici. Casa cadente, molto debole. Le prove e i patimenti da subire; eventi fatali e ineluttabili che tengono lontani da casa: incarcerazioni, ricoveri etc. Dal punto di vista medico segnala deficit e debolezze organiche, fragilità costituzionali e, soprattutto, può indicare le patologie croniche. È una delle case più importanti per la salute. 

Come si vede, a differenza dei segni e dei pianeti (di cui abbiamo già detto nell’articolo sulle melotesie) non tutte le case individuano parti del corpo umano, e non tutte hanno a che fare con l’astrologia medica. Questa è la differenza più importante. Tuttavia una patologia può avere origine da fattori traumatici, da stress e rovesci finanziari per cui la valutazione di un tema natale dovrà sempre tenere presente il quadro complessivo. Le case di interesse medico sono dunque quelle angolari ed inoltre la VI e la VIII, (la V per ciò che riguarda la procreazione). In generale se un pianeta è in esilio o caduta indicherà una debolezza corrispondente, tuttavia occorrerà studiare anche la posizione rispetto alle case: un pianeta avrà particolare significato medico se si troverà nelle suddette case oppure se sarà maestro di esse, od anche se formerà aspetti significativi coi maestri di queste case (rammentiamo che il Maestro di una casa è solo il pianeta maestro del segno che si trova alla cuspide di quella casa; il pianeta che regge il segno seguente, incorporato nella casa, avrà un valore molto più limitato).

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Gli assi medici

Resta da spiegare come vengo applicate queste conoscenze, integrando la nozione delle case con quella dei segni. Gli astrologici sono individuati da coppie di segni opposti:

  • asse renale : Ariete – Bilancia
  • asse genitale: Toro – Scorpione
  • asse respiratorio: Gemelli – Sagittario
  • asse digestivo: Cancro – Capricorno
  • asse circolatorio: Leone – Aquario
  • asse immunitario e vegetativo: Vergine – Pesci

Questi assi costituiscono dei campi “tematici” di interesse medico. Perché uno o più di questi possa essere “critico” in un tema natale è necessario:

  1.  siano significati dalla sovrapposizione con un degli assi delle Case mediche: principalmente con l’asse VI-XII (secondariamente anche I-VII, e IV-X).
  2. almeno uno dei segni sia occupato da un pianeta violento (gli anereti Marte e Saturno o, fra i trans-saturniani, Plutone e Urano), da uno dei luminari, da un pianeta in esilio o in caduta, dal Maestro dell’Ascendente o da un pianeta che formi un cattivo aspetto con esso (da osservare anche i Maestri delle case VI, VIII, XII).  Rafforza la “criticità dell’asse” l’opposizione di due pianeti in esilio, oppure di due pianeti violenti o di un pianeta violento e di un luminare, a meno che questi ultimi non siano in dignità, nel qual caso non esercitano ruoli nefasti.

Se viene “significato” in senso medico l’asse:

  •  Ariete-Bilancia, ad esempio se la VI casa copre il segno di Ariete e la XII quello di Bilancia (o viceversa), oppure Venere o Saturno in Ariete e/o Marte o Sole in Bilancia, possono esservi malattie croniche renali e disturbi visivi. Si possono prevedere si possono prevedere disturbi cronici agli emuntori renali, con conseguenze soprattutto circolatorie, emicranie e danni alla circolazione cerebrale (Ariete) come sviluppo.
  • Toro-Scorpione, (es. Toro coperto dalla VI casa e Scorpione dalla XII, o viceversa, oppure Plutone o Marte in Toro, Luna o Venere in Scorpione), si possono prevedere affezioni della tiroide, faringe e delle corde vocali, ed anche malattie delle prostata, uretra, genitali. Da notare che secondo alcuni insegnamenti teosofici (specialmente nella Scuola Arcana di A. Bailey, cfr. “La guarigione esoterica“) esiste una particolare e significativa relazione fra il centro genitale e quello dell gola.
  • Gemelli-Sagittario, (es. Gemelli coperto da VI casa, Sagittario dalla XII, o viceversa, Giove in Gemelli e/o Mercurio in Sagittario) vi sarà labilità del sistema respiratorie e predisposizione a patologie polmonari. A rischio anche la circolazione degli arti inferiori e il fegato.
  • Cancro-Capricorno, (Capricorno coperto dalla VI, Cancro dalla XII, o viceversa, Marte o Saturno in Cancro, Luna o Giove in Capricorno), patologie gastriche e soprattutto debolezze costituzionali alle ossa, artrosi, predisposizioni a fratture od osteoporosi.
  • Leone-Aquario, (Leone coperto dalla VI,  Aquario dalla XII, o il contrario, Sole in Aquario o Saturno o Urano in Leone), si avrà predisposizione alle patologie circolatorie e cardiache, disturbi alla circolazione venosa stasi linfatiche.
  • Vergine-Pesci, (Vergine coperta dalla VI casa, Pesci dalla XII o viceversa, Nettuno o Venere in Vergine, Mercurio in Pesci), vi è predisposizione a patologie dell’intestino, possibili anemie (da scarso assorbimento intestinale), disturbi di tipo neurovegetativo, esposizione a tutte le patologie da infezione e da contagio, dalle intossicazioni e contaminazioni, anche di tipo iatrogeno, farmaci da abuso, droghe, danni da psicofarmaci (Nettuno). Soprattutto se è coinvolto Nettuno in questo aspetto gli psicofarmaci andrebbero sempre evitati, anche se si tratta di soggetti psichiatrici, le conseguenze potrebbero essere irreparabili. Contaminazioni da intendersi in senso sia fisico che sottile-energetico (suggestione, invasamento, possessione). Se Saturno o Plutone è congiunto a Nettuno in questa posizione sarà facile prevedere tendenze alla depressione, anche grave od esiziale.

Nel considerare un tema medico è opportuno verificare che non vi siano pianeti violenti che formino quadrature con l’asse VI-XII: questo indebolisce enormemente la costituzione e mina la vitalità. Predispone a patologie letali, o morti improvvise (soprattutto se il pianeta è Urano, che può indicare anche incidenti, interventi chirurgici e malattie improvvise).Sarebbe anche accurato che fra il medico e il paziente non si verifichi questa sinastrìa: se il medico ha Saturno quadrato all’asse VI-XII del paziente, ne causerà probabilmente la morte, o ne pregiudicherà la salute. Andrebbero considerati anche Urano e Marte, specie se il medico è un chirurgo.

 

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Nota – La prima e l’ultima immagine sono opera dell’artista Daniel Reiiel.

 

 

 

 

 

Melotesie e terapia

La spagyria, la cristalloterapia e altre metodiche di cura basate sulla Tradizione hanno il loro cardine in un sistema di fisiologia occulta su base astrologica, che attribuisce parti del corpo a regioni anatomiche ed organi, mentre un altro tipo di corrispondenza, più recente, correla i pianeti pianeti alle ghiandole endocrineuomo_zodiacale_20101002_1234325387
Ovviamente in parte questi ordini di corrispondenze si sostengono reciprocamente dato che le funzioni di un pianeta si rispecchiano con una certa facilità anche negli organi che corrispondono ai suoi domicili.  In questa dottrina tradizionale le corrisponde dei segni prendono il nome tecnico di melotesie

L’enunciazione è piuttosto semplice e generalmente non vi sono che pochissime  discordanze fra gli autori moderni e le autorità della materia:

  • Ariete – parte alta del capo, la bocca, il palato, gli occhi e la vista, il sangue e l’emopoiesi (è domicilio di Marte).
  • Toro – la gola, la lingua, il labbro inferiore, la laringe, la trachea, le corde vocali.
  • Gemelli – le braccia, i polmoni, i bronchi, la parte superiore del torace,  più modernamente possiamo aggiungervi anche il sistema nervoso periferico, la cui funzione rispecchia adeguatamente un domicilio mercuriale.
  • Cancro – lo stomaco e il duodeno, i seni, la parte inferiore dei polmoni,  ma anche il sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) ben corrispondono al domicilio della Luna.
  • Leone – il cuore e la circolazione arteriosa, le vertebre dorsali; in parte anche la vista poiché il Sole, di cui Leone è domicilio, si esalta in Ariete (gli occhi).
  • Vergine -l’intestino, il peritoneo, i vasi linfatici dell’addome, le placche di Peyer. L’intestino tenue soprattutto seleziona il nutrimento dallo scarto: la funzione mercuriale di discernere, di separare il vero dal falso, in cui -come diceva Paracelso- consiste tutto il lavoro alchemico. Anche in Medicina Tradizionale Cinese, lo psichismo che corrisponde all’intestino tenue è quella della discriminazione.
  • Bilancia – i reni, ed alcune funzioni delle ghiandole surrenali (corticali), il controllo idrosalino, la sezione lombare della colonna.
  • Scorpione – gli organi genitali femminili (e l’uretra in entrambi i sessi), l’ano, il retto, gli organi di escrezione in generale.
  • Sagittario – l’organo genitale maschile,il fegato, la vescica biliare, l’osso sacro, i femori.
  • Capricorno – lo scheletro, gli annessi cutanei, il tessuto connettivo, i denti, le ginocchia, la cistifellea, la milza.
  • Aquario – il pancreas, l’epifisi (Saturno), le tibie, il sistema linfatico e la circolazione linfatica generale, la microcircolazione capillare periferica, la circolazione venosa.
  • Pesci – il sistema neurovegetativo, i piedi. Alcuni autori recenti, in base alle corrispondenze con i dodici meridiani della Medicina cinese, vi fanno corrispondere l’intestino crasso. Questa relazione specifica però non è attestata nella tradizione occidentale.

Una spiegazione di questo sistema tradizionale – molto antico e comune in tutte le culture- viene fornita in seno alla mistica ebraica: la tradizione cabalistica esplicita le corrispondenze facendo la proiezione del cerchio zodiacale sul corpo in formazione in posizione fetale, che non è in stazione eretta ma circolare, ripiegato su di sé. Forse è possibile che le dottrine cabalistiche derivino questo schema dal modo egizio di raffigurare la dea Nut, il Cielo notturno, che con la postura del suo corpo sembra quasi avvolgersi sulla terra. vivan-denon4

Vediamo come venivano impiegate, ad esempio le gemme, le pietre, i coralli, ed altre sostanze minerali secondo tali segnature, sia come tali, ad esempio sotto forma di monili da indossare e tenere su determinate aree del corpo, sia come “preparati” classici o spagyrici, ad esempio le perle, che potevano essere sciolte in vino ed acido acetico e, così solubilizzate, assunte.

I lapidari medievali e rinascimentali (famosi ad esempio quello di Santa Ildegarda o di Alfonso X di Castiglia) abbondavano di indicazione per l’uso dei cristalli, delle pietre e dei metalli (sia pur con le riserve che i metalli generalmente in molte se non tutte le culture tradizionali erano visti come “impuri” e piuttosto problematici) con una tale ricchezza da stare alla pari con i moderni scritti di cristalloterapia, con la differenza che spesso, quelli moderni riportano – non sempre per fortuna – elementi non desunti da una trasmissione diretta, da una tradizione vivente, ma da apporti unilaterali di autori moderni o almeno da ri-elaborazioni recenti. D’altra parte non possiamo sminuire conoscenze più “recenti” derivate dall’esperienza concreta, dalla pratica diretta, dalle osservazioni radioestesiche degli operatori odierni.

Specie a livello di moda, molto “new age” e poco raffinata, di certo non da “addetti del settore”, si nota che spesso è in voga la ricerca della gemma o delle pietre del segno personale di nascita. In realtà non era questo il modo tradizionale di usare i minerali e i cristalli in funzione astrologica. Tale uso “talismanico” della pietra per la quale c’è maggiore simpatia di segno non è se non un qualcosa che assomiglia più ad un gioco di società o a un vezzo o una curiosità moderna. Anzi diremmo che – in sede terapeutica – non ha alcun senso indossare una pietra del proprio segno, a meno che non vi sia una debilità particolare del proprio Sole di nascita, un suo cattivo aspetto con il signore del segno, oppure un transito negativo etc…

Per capire quale fosse la reale modalità di impiego basta rifarsi all’insegnamento di Paracelso per cui l’astro è guarito dall’astro.  La strategia d’azione è omeo-fisiologica. Le pietre (come anche le erbe) devono andare a bilanciare e rinforzare i settori carenti del proprio cielo natale.
zodiac-anatomy Ad esempio si impiega una gemma (indossandola, portandola incastonata in un monile etc.) del Segno, o dei Segni,  che siano in debilità, sia per la presenza di transiti negativi, sia per il cattivo aspetto dei rispettivi Governatori.  Supponiamo ad esempio che una persona nel suo tema natale abbia Marte in Vergine (predisposizione a patologie infiammatorie intestinali) e che Mercurio, Governatore della Vergine, si trovi in Toro o Bilancia, dove Marte è rispettivamente in caduta o in esilio; questa posizione di Mercurio accentua la patologia propiziata da Marte (se fosse stato invece in Ariete avrebbe reso nullo l’effetto di Marte per “scambio di dignità” ). Il settore della Vergine è dunque un settore debilitato, e la persona dovrebbe compensare questa sua predisposizione di nascita con una pietra del segno (es. citrino,  zaffiro giallo).

Supponiamo che una persona abbia Venere che formi un qualche aspetto con Saturno,  cosa abbastanza sfavorevole per Venere dato l’effetto malefico di Saturno (in ogni caso), accentuato ancor più se l’aspetto è negativo ( es. possibile sterilità); se poi Venere si trovasse anche in un segno di esilio o caduta (es. Scorpione o Ariete) sarebbe lesa in modo particolare. La lesione del pianeta dovrebbe essere compensata con pietre di segnature venusina ad esempio il classico smeraldo.

Si fa notare quindi che esiste per le pietre, così come per le piante, un doppio ordine di segnatura: uno zodiacale (riferito ai segni) ed uno planetario.

Le corrispondenze dei segni sono molte, e dato il grande numero di gemme disponibili (aumentate nel tempo con l’accrescersi delle conoscenze della mineralogia) spesso fra i vari autori si osservano differenti indicazioni. Ne riportiamo giusto alcune, quelle che ci sembrano più verosimili e accreditate, ma sempre con un certo beneficio di inventario. Come per le piante, anche qui ogni pietra può avere più segnature:

  • Ariete:  opale di fuoco, rubino, rodocrosite, corniola rossa, granato, diamante.
  • Toro:    crisocolla, corniola arancione, quarzo rosa, rodonite.
  • Gemelli: quarzo citrino, topazio oro, ambra, occhio di tigre, turchese, acquamarina.
  • Cancro: pietra di luna, opale bianco, perla,  labradorite, avventurina.
  • Leone: ambra, quarzo rutilato, quarzo citrino, topazio oro, rubino, occhio di tigre.
  • Vergine: zaffiro giallo, ametista, giada, corniola rossa, amazzonite, azzurrite.
  • Bilancia: giada, crisoprasio, calcedonio, quarzo rosa, rubellite, pietra lunare.
  • Scorpione: granato, ossidiana, ematite, diaspro, rubino, fluorite.
  • Sagittario: zaffiro blu, lapislazzuli, sodalite, calcedonio, peridoto, sugilite, turchese.
  • Capricorno: onice, diamante, quarzo tormalinato, tormalina nera e verde, malachite.
  • Aquario: opale nero, zircone, zaffiro bianco, onice.
  • Pesci: ametista, acquamarina, kunzite, opale bianco, giada.

Le segnature planetarie sovente sono riportate come:

  • Mercurio:  quarzo ialino (cristallo di rocca)
  • Venere: smeraldo (la Pietra di Lucifero-Venere, con cui la leggenda vuole fosse costruito il Graal)
  • Marte: rubino
  • Luna: zaffiro blu
  • Giove: topazio
  • Saturno: granato.

Tale indicazione per i pianeti è tradizionale e molto antica, risale a Basilio Valentino dal Trattato Chymico-filosofico delle Cose Naturali e Soprannaturali, dei metalli e dei minerali. In Basilio Valentino non viene fornita la corrispondenza del sole ma potremmo far corrispondervi la eliolite, diversi quarzi gialli, la corniola arancione, l’ambra. Altre corrispondenze sono ugualmente attestate e tradizionali: la pietra lunare e la perla per la luna, ed il corallo per Marte.

Significativamente la tradizione astrologica indiana (Jyotish) e l’ayurveda propongono una differente corrispondenza:

  1. Sole: rubino
  2. Luna: perla
  3. Marte: corallo
  4. Mercurio: smeraldo
  5. Giove: zaffiro
  6. Venere: diamante
  7. Saturno: zaffiro blu
  8. Rahu: essonite, la gemma sanscrita gomed
  9. Kethu : occhio di gatto

Rahu e Kethu sono i nodi lunari e, per l’astrologia indiana, sono assimilati a pianeti.

Fabricius-Valentine-208Ritengo che tali “sistematiche” divergenze sulle corrispondenze planetarie potrebbero anche essere messe in relazione con il fatto che l’astrologia indiana pur essendo, per molti aspetti, simile a quella mediterranea ha un differente “orientamento”: siderale, anziché tropicale. Non sappiamo se questo dato possa fondare tali differenti sistemi sinottici ma spesso ho potuto osservare che differenti scuole astrologiche danno spesso luogo a differenti applicazioni mediche. Del resto anche nella numerologia osserviamo che esistono almeno due modelli di riferimento più diffusi (ad es. il 5 come numero mercuriale anziché marziale, a seconda delle “autorità” di riferimento, e così via tutti gli altri). Ci sono forse delle motivazioni oscure e profonde per queste divergenze, forse non del tutto comprese. Ritengo possibile che ad un certo punto dell’evoluzione ciclica una nuova “qualità” possa essere emersa ed aver cambiato il ruolo gerarchico degli archetipi planetari o modificato la qualità della loro azione.

Questo esula per ora, dai limiti di questa trattazione.

 

 

 

 

La visione goethiana della Natura

A completamento del mio precedente articolo sulla Teoria dei colori di Goethe è il caso di esaminare più in generale l’idea e il metodo goethiano delle scienze naturali, e il suo peso nell’opera successiva di R. Steiner, che è il motivo per cui qui ne trattiamo.

Le osservazioni naturalistiche di Goethe hanno abbracciato tutti i settori delle scienze naturali, all’epoca in via di formazione,  dalla botanica, all’embriologia, alla mineralogia, alla geologia e alla vulcanologia, perfino alla meteorologia. Per certi versi si può anche dire che i sistemi di filosofia della Natura dei Romantici tedeschi furono la “metafisica” di cui le scienze goethiane rappresentano la scienza applicata; ma sarebbe anche riduttivo perché vi è molto di più: nei suoi scritti traspare un metodo, un modo tutto nuovo  di concepire queste ricerche naturalistiche. Non si trattava tanto di scoprire fatti nuovi quanto- come scrive Steiner – di adottare un nuovo punto di vista di osservare la natura. In realtà il suo approccio ha portato anche a scoperte fattuali importanti: ad esempio l’identificazione dell’osso intermascellare nell’uomo, in embriologia ed anatomia comparata.

Uno dei cardini della concezione goethiana è la assoluta irriducibilità del mondo organico e vivente a quello dell’inorganico. Nel secolo del “cartesianesimo” e del meccanicismo si cominciò a pensare che tutto, anche gli animali o le piante, fossero dei”meccanismi” e si potessero spiegare con leggi meccaniche del mondo inorganico. Ma questo non convinse mai del tutto. Ci si può ben rendere conto – e i filosofi e gli scienziati dell’epoca ne aveva coscienza – di come la comprensione meccanicistica sia possibile in quanto ci crea una comprensione concettuale di tutto ciò che appare come dato sensibile. Quanto appare ai sensi deve essere dedotto come una necessità da quanto presupposto idealmente, in termini kantiani si direbbe che qui fenomeno e noumeno coincidono.  Nel mondo inorganico non c’è niente altro come condizione del fenomeno.  Comprendere il fenomeno inorganico non comporta altro che dedurre concettualmente fenomeni sensibili da altri fenomeni sensibili, sia la causa che l’effetto appartengono al dominio sensibile, non serve elaborare in concetti null’altro che non sia manifestamente percepibile coi sensi.  Non così nel mondo organico e biologico. In un organismo vegetale non si può derivare o dedurre qualità, posizione, sviluppo di una parte anatomica dai rapporti e qualità sensibili di un altro organo; del resto questo è ciò che differenzia appunto l’organismo da una macchina. In una macchina la cooperazione delle parti è dovuta ad un fattore esterno, la mente del progettista, è quindi di natura astratta. Nell’organismo i rapporti sensibili delle sue parti non sono deducibili gli uni dagli altri; ed inoltre la cooperazione delle parti od organi non dipende da qualcosa di esterno, ma appartiene alla natura stessa del vivente, ne tocca il nucleo essenziale. L’elemento non percepibile qui non opera dall’esterno -attraverso la mediazione del costruttore – ma agisce spontaneamente da sé, dall’interno dell’organismo stesso che organizza. Ed è proprio questo elemento non-sensibile e non percepibile che è necessario presupporre come spiegazione e causa di tutti i dati sensibili dell’organismo. In sintesi, nell’organico “tutte le qualità sensibili appaiono come conseguenze di una condizione che non è più percepibile coi sensi” (R. Steiner, Le opere scientifiche di Goethe, pag. 32, ed. Antroposofica).

Per Goethe dunque nel mondo naturale e in particolare in quello organico è da rigettare il postulato kantiano dell’inconoscibilità del noumeno. È dunque nella facoltà della intuizione intellettuale che si trova il fondamento del conoscere l’elemento sovrasensibile che è alla base della vita organica.  Un organismo può essere compreso solo tramite una facoltà di giudizio intuitivo. Non il concetto astratto che è una mera somma dell’esperienza (come scrive l’Autore nei Detti in prosa), ma l’Idea che è il risultato dell’esperienza. Vi è nell’uomo secondo Goethe la facoltà di formasi una tale idea – ad esempio di un organismo vivente – che non è condizionata dagli influssi del mondo esteriore (sulle modalità di questa conoscenza torneremo a breve).

È l’Idea del vivente ad organizzare dall’interno ogni sua singola parte. Si tratta di un tipo originario o ideal-tipo che si estrinseca in ogni individuo di una specie, e Goethe richiama anche l’espressione aristotelica di Entelechia.  Anche le varie specie fa di loro, ad esempio nel campo vegetale possono essere ricondotte ad un tipo originario primordiale, che verrà chiamata Urpflanze, pianta primordiale, prototipo di ogni essere vegetaleÈ in questo campo che Goethe ha prodotto le sue più importanti osservazioni, nel saggio La metamorfosi delle piante , 1790). Questo elemento ideale-sovrasensibile organizza e struttura il vivente soprattutto nel suo processo diacronico di costruzione nel mondo fisico, “attraverso forme mai totalmente chiuse e concluse” (cfr.F. Cisalghi, Goethe e Drawin, Mimesis pag. 47). Pur essendo una realtà ideale esso guida un processo dinamico e soprattutto il modo di acquisizione di una forma, il che anticipa anche il concetto di campo morfogenetico. Le forme concrete nel mondo naturale si affermano in un modo che non sempre corrisponde pienamente a quello ideale. La diversità delle specie in natura è determinata dalle condizioni ambientali che limitano l’esprimersi del tipo ideale. Le condizioni ambientali sono soltanto l’occasione per­ché le forze formative intrinseche si manifestino in un modo speciale e particolare, e solamente queste ultime sono il principio costitutivo, l’elemento creati­vo della pianta. Quanto più un determinato essere o specie riesce a manifestare del tipo organico ideale, tanto più esso sarà perfetto. Questa è la spiegazione della diversità fra le varie specie: le condizioni esterne limitano le possibilità di espressione del tipo ideale e delle sue forze formative. Nel vegetale poi tutti gli organi sono differenziazioni di un unico apparato organico ideale: la foglia.tumblr_npb23fDzuj1rgtxy8o1_500

Nella “foglia” è rappresentata ogni possibilità dell’ente vegetale; in qualche modo la foglia è ciò che di più simile vi è alla Urpflanze, la pianta primordiale che molti disegnatori, artisti, botanici dilettanti hanno sulla scia di Goethe provarono a raffigurare, cosa peraltro discutibile trattandosi più propriamente di un ente intelligibile piuttosto che sensibile. Nell’indagine goethiana queste forze formative agiscono secondo una legge di alternanza fra espansione e contrazione, evidenziando qui di nuovo il principio di polarità, centrale nei sistemi di Filosofia della Natura dei Romantici tedeschi. Nella vita delle piante si alternano tre contrazioni e tre espansioni:

  1.  il seme è una forza in stato contrattivo, cui segue il formarsi del germoglio e delle foglie, (espansione).
  2.  il calice è una nuova formazione che compare sullo stelo come contrazione, da cui segue l’apertura espansiva della corolla
  3.  gli organi sessuali, stami e pistillo, si formano infine per contrazione, cui segue la fase espansiva nel frutto.

Goethe non manca di far notare come tutto questo sia un evolversi poiché ogni “nodo superiore” riceve da quelli inferiori qualcosa di sempre più raffinato (es. linfa etc.) come un procedere su scala spirituale, osservazione simbolicamente riscontrabile nell’idea dello sviluppo simultaneamente a spirale e verticale nelle piante.


Non meno interessanti sono le osservazioni sul regno animale. Mentre nella pianta in ogni organo è presente la pianta intera, senza però  che il principio vitale risieda in un organo determinato come in un “centro”, nell’animale ogni organo appare derivante da quel centro. E a differenza del vegetale l’animale nella sua morfologia è determinato da quel centro, dalla sua configurazione interiore; le circostanze meccaniche esteriori non giungono a far apparire l’animale soltanto come prodotto del mondo esteriore

Le condizioni esteriori  sono invero l’occasione per cui il tipo si estrinseca in una determinata forma; questa forma stessa, però, non è da derivarsi dalle condizioni esteriori, ma dal principio interiore. (Steiner, Le Opere scientifiche di Goethe, pag. 46)

La mancata comprensione di questo elemento interiore è ciò che, ad esempio, mancherà poi a Darwin (cfr. op.cit. pag. 14). Le diverse specie animali si differenziano poiché ognuna si sviluppa in una determinata ‘direzione’, impiegando le forze formative in un particolare sistema di organi, sottraendole ad altri apparati. Tuttavia se prima di Goethe la sistematica (ad esempio la tassonomia di Linneo) era una semplice classificazione, che allineava generi e specie, e che richiedeva tanti concetti quante erano le specie esteriormente esistenti, l’ “idealismo” goethiano pose le basi per lo sviluppo di queste scienze, soprattutto in chiave evoluzionistica (sebbene come vedremo in senso diverso da quello darwiniano) e verso la comprensione unitaria dell’organismo vivente. 

Forse più difficile fu per Goethe arrivare ad una comprensione sintetica altrettanto completa della “morfogenesi” nell’animale; fu a livello più settoriale, nel campo della sola osteologia che egli arrivò ad individuare una legge formativa: nella vertebra egli intuì un fenomeno primordiale, ciò che è  ad esempio la foglia nel vegetale.

Nell’apparato scheletrico dei vertebrati, ed in particolare nella colonna vertebrale, egli trovò una legge unitaria che correla il midollo spinale e l’encefalo con le vertebre e le ossa craniche. L’encefalo si presenta come una espansione, un perfezionamento di uno dei gangli del midollo, così come i gangli sono lo stadio evolutivo inferiore del cervello. Le ossa craniche sono un adattamento o sviluppo delle vertebre originarie che proteggono il midollo. Da qui deriva la concezione dell’origine vertebrale delle ossa craniche, un’idea certamente intuita da Goethe (che però dovette contendersi il primato con l’anatomista L. Oken solo perché pubblicò tardivamente , nel 1820 queste sue riflessioni forse per non avervi attribuito una validità definitiva). Comunque la teoria della derivazione vertebrale delle ossa craniche nella filogenesi delle specie animali fu seguita per circa due secoli ed è in parte ancora ritenuta valida, anche se oggi si preferisce restringerla alla sola porzione occipitale (cfr. E. Padoa, Manuale di anatomia comparata dei vertebrati, Feltrinelli, pag. 168).

La legge biogenetica secondo Goethe impone che negli animali superiori si possano rinvenire tutti gli inferiori (Steiner op. cit. pag. 46). Così fino all’uomo, il tipo più alto del vivente, poiché in esso l’Idea arriva all’autocoscienza. L’uomo è in realtà il tipo ideale più completo di organismo vivente. Questo punto avrà modo di influenzare gli epigoni della concezione steineriana e antroposofica; ad esempio uno degli autori dell’opera collettiva del Gruppo di Ur, Introduzione alla Magia, quale scienza dell’Io, pubblicherà una monografia dal titolo “L’origine della specie secondo l’esoterismo” nel quale si delinea un scala evolutiva discendente, completamente invertita rispetto alla concezione darwiniana dell’evoluzione.


Anche in ambito geologico Goethe cercò una legge alla base di tutte le formazioni minerali, senza limitarsi alla mera catalogazione. Goethe sosteneva la nozione che la Natura trapassi fra un minerale e l’altro. Questa concezione era già presente nell’Alchimia che ha sostenuto che le diverse specie metalliche fossero stadiazioni diverse della stessa entità che passa per gradi successivi fino arrivare alla perfezione dell’oro. Tale nozione fu rigettata perché la geologia attuale non conosce un tale trapasso ma, nota Steiner, è un errore aver frainteso la concezione di Goethe. Egli non affermava, almeno non direttamente una trasformazione fisica. Goethe cercava ciò che manca alla geologia attuale: cioè il principio che costituisce ad esempio il granito, o il porfido, prima che essi siano divenuti tali. Si poneva qui dunque, ad esempio, lo spiegare la differenziazione e la distribuzione geografica di certi minerali e giacimenti, lo stesso tema che, come abbiamo visto, è alla base delle differenziazioni fra le specie viventi, vegetali, animali etc.

Goethe guardava ad un metodo che potesse vedere la Natura come un tutto ordinato ed unitario, per cui nei fenomeni geologici (inorganici) non si poteva supporre impulsi motori diversi da quelli del resto della natura inorganica.  Per tale ragione fu più vicino al nettunismo di Werner che non al vulcanismo di Hutton ed altri: i fenomeni geologici dovevano essere prodotti dalle stesse forze che vediamo ordinariamente in azione nella nostra esperienza attuale.

Anche in campo meteorologico non sono mancate delle osservazioni degne di interesse. Malgrado l’incompiutezza di questi studi è sempre al metodo che dobbiamo guardare più che ai risultati specifici. 11986400_852887824818447_8980536586423647493_nQui Goethe cercava, come negli altri campi, di indagare e comprendere l’essenza di un fenomeno osservando tutto ciò che appartiene alla medesima sfera, come a una totalità.
Gli appariva come non conforme alla natura, invece, spiegare i fenomeni di un dato ambito con fatti ricadenti al di fuori di esso. Tutti i fenomeni atmosferici dovevano essere spiegati e ricondotti a cause terrestri, escludendo altri fattori, influssi lunari e planetari etc.
Pensò di aver trovato qualcosa come un fenomeno-primordiale nell’indice barometrico, in cui intuiva una relazione anche con la gravità. Il suo interesse maggiore fu la formazione delle nuvole, e la metamorfosi delle loro forme. Intravide anche la possibilità di un procedere secondo una “scala spirituale”, analogamente all’ascendere delle piante, secondo una diversità di caratteristiche dell’atmosfera a diversi livelli. Anche qui Steiner sottolineava come tutto questo non doveva concepirsi come realtà fisica nello spazio, come pensavano coloro che pensavo di confutare Goethe, ma come una realtà da osservarsi coi sensi sottili e spirituali. In ogni caso la moderna meteorologia correla le forme delle nubi anche al fattore dell’altitudine; questo in qualche modo rende giustizia alla, inizialmente poco compresa, intuizione di Goethe.


Passiamo allora considerare la natura del “metodo goethiano” che ha interessato Rudolf Steiner. Bisogna capire in cosa dovrebbe risiedere quel penetrare l’essenza di un fenomeno, realizzando quella che la scolastica chiamava  l’intuitio intellettualis e scorgendo l’interiore realtà di quel noumeno che ad esempio nella gnoseologia kantiana era dato per inconoscibile inattingibile. Sottesa al “metodo” goethiano sta una concezione del conoscere assai diversa da quella kantiana ed anche dal conoscere secondo l’empirismo anglosassone. Nelle immagini percettive è dato solo incompleto, almeno per lo Spirito umano che tende, in esse a cercare connessioni, ideali ed un ordine (leggi). Il conoscere consiste proprio nel trascendere il dato sensibile, nel rimandare a un ordine precluso alla percezione sensibile, la quale, se fosse già “completa” rendere il conoscere del tutto inutile. Per Goethe il pensiero, funzione dello Spirito, percepisce o meglio può percepire quell’elemento trascendente; lo può poiché esso è un strumento, un organo (più o meno come lo è l’occhio).  Il pensiero può percepire l’idea. Il contenuto intellettuale della conoscenza è e deve essere oggettivo quanto quello dei sensi. Essenziale è per Goethe avvicinarsi alla dimensione trascendente (piano spirituale) sempre in modo mediato, partendo cioè dal’osservazione della Natura. Occorre tuttavia porsi di fronte all’oggetto del percepire, facendo decadere ogni dato soggettivo-estrinseco. Si pone così la premessa perché il dato sensibile possa far sorgere l’elemento ideale che esso porta con sé: quell’elemento intellettuale che normalmente deve corredare il dato sensibile perché possa esserci vera conoscenza; non tuttavia il “concetto”, elaborazione soggettiva riflessa del pensiero speculativo, ma l’elemento ideale oggettivo, l’idea, contrapposta al mero concetto astratto. Questo contenuto ideale “il pensiero non lo produce ma lo percepisce. Il nostro pensiero infatti non è produttore ma organo di percezione” (R. Steiner, op. cit. pag.74). L’osservatore lascia sorgere l’esperienza pura del percepire, liberata dall’elemento sensibile. Non si tratta per la verità di eliminare il sensibile (inteso come ciò che origina dalla corporeità) ma assumerlo nella sfera del pensare. Ciò che viene eliminato è solo ciò che viene comunicato attraverso il corpo: non il contenuto del percepire, ma la sua dipendenza dall’elemento psichico-soggettivo, denudando così l’oggettività essenziale del contenuto, nella sfera del pensare.

Si introduce così il tema – motivo per cui ci interessiamo all’opera di Goethe – del Pensiero libero dai sensi, nucleo gnoseologico dell’opera di Steiner, posto a fondamento del suo procedere nell’indagine occulta sul sovrasensibile. Steiner coglie nell’ideale di scienza goethiano un metodo di indagine che in effetti porrà alla base di quello che doveva essere, per lui, il processo di formazione occulta del discepolo, onde sviluppare la capacità di comprensione e visione dei Mondi superiori. Nella sua sistemazione dei “Sei esercizi” il primo è proprio quello rivolto alla Liberazione del Pensiero. Uno dei più importanti continuatori del suo filone, Massimo Scaligero, ne farà addirittura una via autonoma, la Via del Pensiero, sviluppando in modo specifico il tema legato alla liberazione di questa facoltà. Il nucleo essenziale di questa via di ascesi consiste nel concentrare il pensiero su oggetti sensibili – meglio se di fabbricazione umana- escludendo progressivamente ogni dato specifico, le qualità non essenziali all’oggetto stesso, fino a dischiuderne il “nucleo essenziale”. Scopo di questo processo non è tanto l’entrare in contatto con l’essenza di un dato oggetto (cosa che è peraltro comunque possibile) quanto il far emergere una corrente originaria del pensiero. Con l’esercizio, il pensiero umano si spoglia della sua componente “riflessa”, cioè la sua dipendenza dal sistema nervoso e si presenta come un calmo dimorare nella sua corrente originaria, risalendo così al pensiero puro, che non dipende dal sistema nervoso ma vibra poderoso e silente nel corpo eterico. In questa corrente del pensiero fluisce la potenza originaria del Logos, che si è incarnato nel corpo eterico umano, a cui l’uomo può ascendere partendo dal pensiero ordinario, liberandolo bensì dalla soggiacenza ordinaria all’elemento psichico-sensoriale, e all’organo cerebrale.
Si attua così il passaggio al pensiero pensato al pensiero pensante (o in termini ermetici: dal pensare cerebrale-riflesso e lunare al Pensare solare, secondo lo Spirito). Saggi_sull_Ideal_4c207ccaaebb6Vi sarebbe dunque nel pensiero una possibilità privilegiata, preclusa ad altra facoltà umane (sentimento, istinto, impulsi sessuali) di retrocedere lungo il percorso di “caduta” o discesa, ascendendo all’ autocoscienza dell’Io, sino alle soglie dell’elemento assoluto dello Spirito.

J.Evola che di Scaligero fu amico e ispiratore, almeno fino ad un certo punto del loro percorso spirituale, teorizzò un altro “punto di leva” nell’ascesi ermetica verso il processo di enucleazione dell’Individuo Assoluto (al di là delle implicazioni filosofiche di questa espressione): la Volontà. Da qui il maggior interesse di Evola per le tradizioni realizzative a fondo operativo (tantrismo, cavalleria, ermetismo magico etc.) rispetto a quelle a più specifico orientamento conoscitivo-contemplativo, e una differente gradazione fra la via dell’Azione e quella della Conoscenza nella biografia spirituale di questi due ricercatori. Con un curioso paragone potremmo dire che le Opere scientifiche di Goethe ebbero, rispetto alla scuola di ascesi di Steiner, Colazza, Scaligero, il medesimo ruolo di ispirazione che ebbe per Evola l’ “Idealismo magico” di Novalis, altro grande poeta del romanticismo tedesco.

La visione goethiana del colore

                     May God us keep from single vision and Newton’s sleep!

                                                              – W. Blake

A distanza di circa un secolo dalla pubblicazione dell’Optics di Newton (1704), il poeta romantico Johann W. Goethe pubblicava un’opera molto originale dal titolo Zur Farbenlehre, o ‘teoria del colore’. Questa è forse l’opera più enigmatica e meno ‘ortodossa’ dei numerosi scritti  di Goethe sulle scienze naturali. Proprio per questo può essere usata come caso-limite per illustrare l’intero approccio di Goethe alla comprensione del mondo naturale. A rendere originale e abbastanza anomala l’opera è la sua natura multidisciplinare, contenente sezioni sulla”fisiologia della percezione” (anche se non da un punto di vista biologico ma da un punto di vista ‘fenomenologico’), fino a contemplare l’estetica e gli aspetti morali e psicologici dei colori, oltre ad una parte con osservazioni di fisica  dove si sviluppa la polemica contro l’ottica di Newton.  Nonostante questa ampia varietà di aspetti ne risulta una dottrina generale del colore unitaria ed organica.

1033605_webQuesto lavoro si colloca ovviamente sulla scia delle filosofie della Natura sviluppate nel contesto del Romanticismo tedesco, e la cui più sistematica espressione si ebbe nel pensiero di Schelling, tuttavia vi sono elementi molto originali tipici della concezione goethiana delle scienze naturali. Lo scontro, soprattutto da parte di Goethe fu con la scienza newotiana e la concezione meccanicistica e atomistica. Già nel XVII secolo i filosofi meccanicisti che elaborarono l’ontologia  più adatta a sposarsi con la scienza galileiana distinguevano le proprietà dei corpi in “primarie” (quelle misurabili, relative a forma dimensione e numero)  e altre “secondarie” (quali colore, odore, sapore etc.) declassate a “soggettive” e non interessanti per il progetto di lettura matematico-meccanico del mondo. Fu alla base dell’approccio goethiano alle scienze naturali il dare prioritaria importanza all’aspetto soggettivo, perché la Natura è viva ed è espressione di uno Spirito (in senso romantico) e non una natura-morta, come nell’astratto approccio meccanicistico. Lo stesso fenomeno della visione è impensabile senza la Luce e l’occhio stesso sulla scia di Plotino doveva essere pensato come dotato della stessa essenza della luce (Goethe parafrasava Plotino scrivendo: “Se l’occhio non fosse solare,/ come potremmo vedere la luce?/Se non vivesse in noi la forza propria di Dio,/come potrebbe estasiarci il divino?”). Lo scontro con l’ottica newtoniana si consuma già nella scelta metodologica e Goethe contestava duramente ai newtoniani di voler imporre al colore delle procedure matematiche, così come la pretesa di ricondurli a mere misurazioni quantitative. E una scienza naturale del colore deve poter spiegare e comprendere anche i dati soggettivi, qualitativi, estetici e spirituali del fenomeno del colore e della visione.

Goethe considerava l’emergere del colore dall’interazione fra la luce e il buio. Secondo la teoria di Newton la luce bianca è eterogenea, composta di parti, cioè i raggi dei singoli colori (Newton peraltro sosteneva la natura corpuscolare della luce) dalla cui composizione derivava la “luce bianca”. Il “buio” nella fisica di Newton non è nulla, semplice assenza di luce e pertanto da non prendere neppure in considerazione. Per Goethe invece luce ed oscurità sono due grandi poli del mondo naturale , di uguale valore ontologico – e qui ritroviamo la grande intuizione romantica dello Schelling sulla legge di polarità in atto in tutti i fenomeni naturali. L’oscurità nella sua interazione con la luce contribuisce a creare il fenomeno cromatico. I colori per Goethe non sono dunque realtà primarie (semplici) che compongono la luce bianca, ma sono un fenomeno complesso che sorge da questa interazione, in particolare all’interfaccia tra luce e buio.

Goethe osservava che le deduzioni di Newton dalle sue osservazioni sperimentali non erano appropriate. Secondo il poeta tedesco, Newton non aveva prestato particolare attenzione al fatto che, nella sua principale osservazione di pretesa “scomposizione” della luce con il prisma, ad essere colorati sono solamente i bordi del raggio uscente. Soprattutto, rileva Goethe,  Newton non si accorse che una semplice parete bianca non è sufficiente alla produzione dello spettro cromatico. I colori si presentano infatti, semmai, lungo il bordo di una striscia nera già presente sulla parete. Partendo da questa osservazione fu possibile per Goethe impostare nuovi esperimenti. 

Si osserverà che, ponendo una striscia bianca su fondo nero, attraverso il prisma comparirà su una delle due interfacce il giallo, confinante col bianco e che tenderà al rosso verso la zona nera; e sull’altra l’azzurro (confinante col bianco) che, verso il nero, virerà verso il blu scuro o viola. La polarizzazione sarà: sul bordo di destra appaiono i colori chiari (giallo etc.), su quello di sinistra i colori scuri (gradazioni del blu). Bordi_di_colore_fotografati_attraverso_un_prisma
Invertendo invece le condizioni, ponendo una striscia nera su fondo bianco, la polarizzazione si inverte e attraverso il prisma si produrranno i colori chiari a sinistra (sempre con il giallo che confina col bianco e il rosso verso il nero) e i colori scuri a destra (con l’azzurro verso il bianco e il blu scuro confinante col nero).

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Per Goethe esistono dunque solo due colori primari  e non sette. Va detto peraltro che la decisione di dividere in sette segmenti lo spettro continuo dei colori fu una scelta tutto sommato arbitraria di Newton, il quale comunque  la mutuò dalle dottrine tradizionali sul settenario, di derivazione pitagorica, e sull’analogia coi sette pianeti (l’influsso della tradizione esoterica e in particolare dell’alchimia su Newton è un fatto ormai accertato). Per Goethe esistono due colori primari: il Giallo e il Blu. Come detto, i colori sorgerebbero per attenuazione della luce o del buio, per esempio attraverso un mezzo opaco. Per attenuazione della luce si otterrà dunque il giallo e le sue gradazioni fino all’arancione, all’aumentare della torbidezza del mezzo. Ad esempio la luce al tramonto si presenta quasi rossa, poiché quando il sole declina aumentano gli strati dell’atmosfera frapposti fra noi e il sole, mentre normalmente la luce che filtra attraverso l’atmosfera ci appare, appunto gialla. Al contrario, aumentando la luminosità di un corpo trasparente sovrapposto all’oscurità, questa si schiarisce passando dal viola, all’indaco, al blu fino all’azzurro. Il cielo diurno appare azzurro perché il mezzo (atmosfera) è rischiarato dalla luce solare; con l’attenuarsi della luce il cielo assume una tinta sempre più scura, fino al blu notte, dovuto alla minima e soffusa luce stellare.

Dunque il Giallo rappresenta il polo positivo, il principio del chiaro, capostipite dei colori caldi, il calore, l’espansione, la repulsione, l’affinità con gli acidi. Il Blu, polo negativo, principio dello scuro, rappresenta il capostipite dei colori freddi, l’attrazione, la debolezza, l’affinità con gli alcali.  Dalla dialettica di questi due poli sorgono per interazione gli altri colori. Ad esempio nell’esperimento suddetto, allontanando il prisma, i due bordi (polo giallo e blu) si avvicinano fino a sovrapporsi: ha così luogo il Verde.  Se invece -come nel caso della striscia nera su fondo bianco –  sono la banda blu-violetto e quella rossa a sovrapporsi, si ottiene allora il Porpora. Il Porpora (o Magenta) sarà quindi il complementare del Verde; si può dire che esso sia la più alta manifestazione del  fenomeno cromatico, vi sono compresi infatti tutti gli altri colori ed in esso giungono all’equilibrio i due poli (la conjunctio oppositorum junghiana). Mentre il Verde è il semplice risultato della sovrapposizione del Blu e del Giallo, il Porpora è la risultante della loro convergenza “evolutiva”, dell’oscuramento del Giallo e del Blu.

tumblr_m9mwuzR3FW1rra1j7o6_1280Il cerchio cromatico di Goethe, a differenza di quello newtoniano, è simmetrico e si compone di sei colori, raggruppati per coppie di opposti complementari. Ognuno dei colori fondamentali (Giallo, Blu, Porpora) ha il proprio complementare nella somma degli altri due. Si ottengono due tipi di raggruppamenti: le “coppie armoniche” (due complementari cioè Giallo-Violetto, Verde-Porpora, Blu-Arancione) e le “coppie caratteristiche” (es. Porpora-Blu, Verde-Arancione, Violetto-Verde etc.) le coppie confinanti sono invece dette “prive di carattere, perché statiche e non evolutive. Ogni colore e soprattutto ogni coppia è portatrice di significati culturali, artistici e psicologici (ma anche terapeutici essendo alla base della cromoterapia, scienza antica e tradizionale). Ad esempio la coppia Giallo-Blu esprime il contrasto tra luce e ombra, quella Giallo-Arancio esprime serenità e splendore. L’azione del Porpora offre “un’impressione tanto di gravità e dignità che di clemenza e grazia”. Anche il Verde esprime un equilibrio fra i due poli, anche se non ha la magnificenza del Porpora; dal Verde si ha soprattutto un senso di “appagamento”.

Goethe attaccò Newton proprio in quello che si riteneva la prova sperimentale decisiva per l’ottica newtoniana: la pretesa ricomposizione del “bianco” facendo ruotare velocemente un disco con i sette colori. In realtà quello che si vede è un grigio (non un bianco) derivato dalla confusione dei colori. Lo stesso grigio si ottiene con un disco contenente altri colori, non necessariamente i 7 colori newtoniani. Anche la conclusione che facendo convergere i colori uscenti dal prisma attraverso una lente si riotterrebbe il fascio originario viene respinta. Non si tratta di ricomporre la luce bianca: semplicemente la lente concentrando i fasci luminosi li rafforza, rafforza cioè i raggi “colorati” cioè depotenziati ed offuscati dal passaggio attraverso il prisma. Si va dunque a restituire forza al raggio, che viene a perdere il “colore”, poiché il colore è un adombramento della luce.

Oltre a questa sezione sulla “fisica” Goethe si occupò anche dei “colori fisiologici” derivati cioè dall’attività fisiologica dell’osservatore. Sono i casi in cui ad esempio due strisce dello stesso colore appariranno con tonalità differenti se poste su sfondi di colori diversi. In questi casi sarà lo sfondo a determinare la qualità dei colori, la semplice lunghezza d’onda (o velocità delle particelle) non essendo sufficiente a spiegare questo fenomeno, legato soprattutto al senso e alle qualità delle “informazioni” qualitative veicolate dai colori. Oppure, fissando un colore su fondo bianco, dopo un po’ si vedrà apparire sul bianco il suo complementare come prodotto dalla retina. Lo stesso fenomeno si verifica quando una luce di un colore particolare, proiettata su un oggetto, produce un’ombra illuminata a sua volta da una controluce: l’ombra assumerà il colore complementare a quello della luce da cui è investita. Scrive Goethe:

Se l’occhio percepisce un colore, viene subito messo in attività ed è costretto per sua natura, in modo tanto inconscio che necessario, a produrne subito un altro che insieme al dato includa la totalità della gamma cromatica. Ogni singolo colore stimola nell’occhio, mediante una sensazione specifica, l’aspirazione alla totalità. Per conseguire questa totalità, per appagarsi, l’occhio cerca accanto a ogni zona di colore una zona incolore, sulla quale produrre il colore richiamato dalla prima. Questa è la legge fondamentale di ogni armonia cromatica.

Come si vede la legge della complementarità dei “poli” torna anche qui ad essere il principio esplicativo, mostrando così la portata generale dell’approccio goethiano, una legge unitaria sia nell’ambito fisico che in quello psicologico.

Ovviamente a parte il mondo filosofico tedesco (Schopenhauer ed Hegel), soprattutto nella sua polemica romantica anti-newtoniana, questa dottrina di Goethe non ebbe successo nel mondo “scientifico”, invece ebbe un grande e forse misconosciuto influsso sulle arti figurative e soprattutto sulla pittura del XVIII secolo. Malgrado la particolarità di questo approccio persino dei fisici come Helmoltz e Heisenberg mostrarono rispetto ed interesse per l’opera.  Il filosofo della scienza P.Feyrabend (1924-1994) ben comprese il nucleo del problema di fronte a questa problematica opera:

 Si è più volte sottolineato come il problema non debba essere posto nei termini della domanda su chi tra Goethe e i fisici abbia ragione, ma piuttosto nei termini di quest’altra: si deve ammettere soltanto il metodo epistemologico della fisica oppure anche quello della via battuta da Goethe? È merito indiscusso di Goethe, anche se molto raramente riconosciuto, avere percorso con successo la via, rigettata dai fisici, di una teoria generale della natura, estendibile a tutti gli altri ambiti (da Arte e Scienza. 1984, P. Feyerabend e C. Thomas).

Sarebbe erroneo infatti pensare che lo studio goethiano sia ascrivibile all’ambito della “psicologia della percezione” unicamente, sebbene le sue conclusioni siano state anticipatorie in questo ambito di ricerca (es. la psicologia della Gestalt). Si tratta infatti di un nuovo modo di intendere le scienze naturali (con la pretesa di investire anche la fisica). Né si tratta di un discorso sull’estetica, sulla filosofia dell’arte. Non si può infatti negare che la teoria goethiana non sia supportata da una forte base sperimentale (sono perfino  state avanzate correzioni sugli esperimenti di Newton) ed osservazionale. Si tratta però di un’ osservazione “integrale”, poiché si impone di ricostruire il dato integrale della percezione sensoriale; si tratta cioè di un modo alternativo di pensare la scienza naturale, in cui, in questo caso, la base osservazionale prende a fondamento sia il processo oggettivo-fisico sia il suo apparire fenomenologico-soggettivo. Si tratta di un approccio profondamente “olistico” perché restituisce l’unità dell’oggetto di indagine (in questo caso il fenomeno luminoso-cromatico) nella inseparabilità delle sue componenti “esteriori” e “interne”, rifiutando quindi uno degli assiomi del metodo scientifico del XVII secolo, cioè la distinzione fra qualità primarie e secondarie. Questo era il fondamento peraltro della “matematizzazione” del mondo intrapresa nel secolo del meccanicismo, poiché solo le qualità primarie erano misurabili e perciò matematizzabili. Ma la scienza “integrale” di Goethe rifiutava questa distinzione in nome dell’Unità del reale e dell’ esperienza: ciò ha portato a dei risultati meno in disaccordo con la percezione comune che non l’ottica della fisica classica, il tutto ovviamente ponendo una grande attenzione però su dati e osservazioni sperimentali. Questo ci darà modo di trattare successivamente del “metodo” goethiano di indagine del mondo naturale e delle sue relazioni con l’Antroposofia di Steiner .

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Ci teniamo a far comprendere come i risultati di Goethe non hanno a che fare unicamente con la fisica della materia grossolana. Si tratta di un conoscenza cosmologica, sostanzialmente diversa dall’orizzonte ontologico degli oggetti della fisica. Scrive a proposito Steiner dell’ottica di Newton (op.cit. pag. 136):

La fisica moderna non ha veramente nessun concetto della “luce”; non conosce che luci specificate, colori che, in determinate combinazioni, suscitano l’impressione del “bianco”. Ma anche questo “bianco” non deve venire identificato con la “luce” in sé. Anche il bianco non è in fondo altro che un colore combinato. La “luce” nel senso goethiano non è nota alla fisica moderna e nemmeno la “tenebra”.[…] Goethe comincia là dove la fisica finisce.

Bibliografia

J.W. Goethe, La teoria dei colori, 2008, Il Saggiatore.

R. Steiner, Le opere scientifiche di Goethe. Le pagine citate sono riferite all’edizione del 1944 dei Fretelli Bocca.

P.Feyerabend, T. Christian, Arte e scienza , 1989, Armando Editore.

Manuale di protezione energetica – i pericoli della New Age

La New Age identifica una compagine di movimenti e dottrine, relativamente recenti (si parte propriamente dalla grande ondata di neo-spiritualismo degli anni ’70) di natura pseudo-iniziatica che, sulla base di una mal compresa nuova età “acquariana”  tendono a trasmettere, ma in chiave popolare e volgarizzata, insegnamenti anche attinenti in origine alla visione sapienziale tradizionale, ma fortemente travisati se non addirittura capovolti, in una chiave che non stenteremmo a riconoscere come contro-iniziatica. A questi poi si sono aggiunti nel corso dei decenni altri materiali totalmente spuri, fantasticati o provenienti dalle fonti più dubbie (medianità e canalizzazioni varie di cui certi movimenti New Age sono pienamente intrisi), estranei a qualsiasi insegnamento autenticamente spirituale e tradizionale, spesso mettendo il tutto allo stesso piano di dottrine psicologiche, del couching motivazionale e di marketing con cui spesso il resto viene mischiato.  Una caratteristica comune a questi pretesi indirizzi è di divulgare insegnamenti a chiunque in modo pubblico e senza alcun filtro, soprattutto ciò che attiene a pratiche, meditazioni, addirittura “rituali” o preghiere o “tecniche di guarigione” ed altro, tutto ciò al di fuori di qualsiasi contesto iniziatico e senza alcuno criterio. In effetti il fatto che questi elementi siano del tutto privi di efficacia (nella maggior parte dei casi) non esime tuttavia dal mettere in guardia dai pericoli “occulti” che essi possono rappresentare. Il tutto veicolato a discepoli che tali non potrebbero mai essere (per carente qualificazione) e da parte di “maestri” che tali non sono e non possono essere, perché privi di un effettivo collegamento regolare ad un Fonte Sovrannaturale e Iniziatica. Tale infatti è lo stato degli autoproclamati guru new age, in buona o meno buona fede che siano.

Evidenzieremo tutti gli elementi più condannabili, ponendoci nell’ottica dell’esoterismo tradizionale e della medicina esoterica ad essa associata, per mostrare l’inconsistenza di certe dottrine e pratiche di ispirazione new age, soprattutto in relazione alla naturopatia e alle tecniche olistiche di guarigione, cercando anche di dare indicazioni su come andrebbero “rettificate” ove possibile.

Analizziamo alcuni aspetti pratici:

La suggestione dell'onnipotenza dell'Inconscio 

L’affermazione che sia “il tuo inconscio a guarirti” si accompagna spesso alla  svalutazione della figura anche sacrale del Terapeuta e del Guaritore e del suo ruolo attivo, degradato a semplice “specchio” dell’inconscio del malato, mediatore dei voleri dell’inconscio, o semplice “facilitatore”, quindi relegandolo in una funzione di semplice medium  e in uno ruolo meno passivo. Questa è una contraffazione dell’idea di autoguarigione e di forza vitale (concetto ad esempio omeopatico) trasferito in tutt’altro dominio e travisato. In primo luogo, se è vero che le forze innate di ogni essere naturale tendono all’omeostasi e all’autoequilibrio e quindi all’autoguarigione è pur vero che in natura c’è l’uguale tendenza all’entropia e al decadimento. Affidarsi all’inconscio e ritenere che in esso vi siano i semi della guarigione è molto sbagliato, anche perché ordinariamente l’inconscio contiene più propriamente i semi delle malattie, sia in termini di condizionamenti individuali sia in termini di depositi karmici storici e collettivi (qualcosa di non molto diverso dai miasmi hahnemanniani). Analizziamo cosa è davvero l’Inconscio in termini di psicologia esoterica. Nella migliore delle ipotesi siamo in presenza di un abuso terminologico e di una non voluta confusione semantica. In realtà neppure Jung – peraltro un grande iniziato – è arrivato a formulare esplicitamente una netta distinzione fra in-conscio e super-conscio. Questa distinzione ineludibile è esplicitata solamente nella psicologia transpersonale di S. Grof o nella “Psicosintesi” di Roberto Assagioli, l’unica teoria psicologia ad essere davvero aderente alla visione tradizionale delle grandi scuole sapienziali ed esoteriche d’Occidente e d’Oriente (con la nozione trascendente di Atma). 1896 Fernand Khnopff, L'Art ou le Sphinx ou les Caresses 'Art or the Sphinx or CaressesOra l’Inconscio, specie quello più profondo, è la sede dei complessi psichici più primitivi, meno evoluti, complessi istintivi riconducibili alla vita animale, e degli impulsi più bassi, spesso radice di ossessioni, forme morbose, deliri, paure, fobie.  Le forme di invasamento e ossessione trovano in questo substrato infero la loro base micro-cosmica all’interno del complesso umano.

Viceversa è il Super-conscio (il Sé transpersonale, corpo causale etc.) ad essere la sorgente degli impulsi evolutivi, a ispirare processi di elevazione spirituale. La vera radice della guarigione occulta è solo il Divino, e non una qualche realtà naturale, a cui appartiene anche il dominio infero delle forze inconsce sia individuali che collettive.

In questo senso il guaritore non può essere un signor Chiunque, ma può agire solo in virtù di un carisma particolare, di una connessione effettiva e operante coi Mondi Superiori e capace di indurre nel malato, non già l’apertura della “porta degli inferi” ma l’attivazione sia pur limitata di una comunicazione coi veicoli superiori del malato stesso per favorirne l’effettiva cooperazione. In questo senso la guarigione è anche un processo potenzialmente evolutivo. Ma anche qui non si deve tirare in ballo l’illusione consolatoria e ingannevole dell’ “autoguarigione” (nata anche per vendere corsi aperti a tutti): il malato non si auto-guarisce né il suo inconscio ha la chiave della guarigione e della salus individuale. Ciò per una legge naturale semplicissima: il meno non può produrre il più. Se si è malati si è in una condizione deficitaria. Occorre dunque una spinta e un processo energetico esterno, di natura spesso trascendente. Il Guaritore o colui che pratica la Terapeusi ermetica lo fa solo in virtù di un suo particolare livello evolutivo, di uno status che è anche iniziatico e di un livello di conoscenza e comprensione superiori.

Ugualmente grave è il tentativo culturale di negarne il suo ruolo attivo ed agente. I guaritori sono dei compensatori aurici che per emanazione colmano i deficit energetici altrui. Devono letteralmente traboccare di energia ( e devono trovarsi nello stato idoneo in quel momento). Il loro stato dunque è altamente proiettivo e giammai esso si limita a fare passivamente da “specchio” al malato o ad assecondare le voglie dell’oscuro e caotico “inconscio” dal malato (il quale anzi “desidera” essere malato, l’inconscio obbedendo infatti a leggi ripetitive) come invece sembra recitare lo slogan dell’ideologia new age in tema di guarigione. Basterà ricordare che Cristo, Apollonio di Tiana, Mesmer, Swedenborg, Cagliostro hanno agito esattamente in questa chiave. Alice Bailey nel suo trattato Guarigione Esoterica riconduce l’opera dei guaritori al Raggio dell’Amore o a quello della Volontà. In entrambi i casi non si può non riconoscerne la qualità emanativa e sempre attiva. Invece si tende a destituire di centraltità l’azione terapeutica in parte per fattori pedestri (rigettare responsabilità giuridiche) in parte per dare a tutti l’illusione di essere o poter fare da “mediatori” per l’autoguargione del malato. Questa pretesa serve a diminuire la responsabilità che l’operatore attribuisce a sé stesso anche di fronte ad eventuali obblighi in materia di legislazione sanitaria (specie nei paesi più illiberali in materia come l’Italia) e serve anche per vendere più corsi, ove a chiunque si dà l’illusione di fare da “mediatore” in virtù di una “tecnica”…dimenticando l’adagio popolare che ricorda che: “è il mago, e non la bacchetta, a fare la magia…”.

Quindi nella migliore delle ipotesi siamo in presenza della necessità molto grossolana di “vendere di più” (da cui la democratizzazione degli insegnamenti); d’altra parte è però abbastanza intuibile che dietro a questi veri stravolgimenti ideologici siano in azione una vera opera sovvertitrice tipicamente controiniziatica volta all’inversione degli insegnamenti tradizionali. Usando  una classificazione antroposofica potremmo parlare di un influsso tecnicamente luciferico, di “spiritualità” luciferica.

La tendenza "medianica"

Corollario di quanto già detto è la necessaria denuncia della generale tendenza alla medianità. Come si sa la medianità è l’opposto dell’elevazione in senso iniziatico, dato che la prima è assimilabilabile ad uno stato di passività e di riduzione verso la sub-coscienza. Paradossalmente la New Age sembra in realtà propiziare con le sue pratiche proprio questi stati. Notiamo ad esempio l’uso medianico (o quasi “divinatorio”) della kinesiologia fatto da alcune scuole naturopatiche. Il test kinesiologico, quando correttamente inteso, sfrutta la differente risposta muscolare come indice di una modificazione bioenergetica e questo in senso fisico può indicare la sensibilità ad alimenti, stimoli, campi magnetici, geopatie etc. Tuttavia si è creata l’abitudine di tarare il suo codice binario come un sì/no, risposta affermativa e negativa a domande che l’esaminatore porrebbe mentalmente ad un non meglio precisato interlocutore. Questo viene spesso indicato come l’inconscio dell’esaminato (sempre lui!) concepito come il depositario di ogni verità e informazione in merito alla cura. Sarebbe così l’inconscio del paziente a decidere, attraverso un sì/no sia la diagnosi che la prognosi, il tempo di trattamento, i rimedi vibrazionali da usare, la posologia etc… In altri casi il naturopata kinesiologo afferma di comunicare direttamente con l’ “Universo” (sic!, tale risposta ci è stata in effetti più volte personalmente data da alcuni praticanti e istruttori). Che sia un mezzo medianico è confermato anche dall’abitudine a testare neppure solo il paziente ma a farlo tramite un terzo che funge da “testimone”, anche a distanza. Questo metodo applicato alle medicine non convenzionali è totalmente antitradizionale ed una pura fantasticheria moderna: nessun medico omeopata si è mai sognato nella gloriosa tradizione di questa medicina di sostituire il colloquio e la repertorizzazione con pratiche di questo tipo per scegliere i rimedi. Nessun agopuntore ugualmente ha mai usato questi metodi e neppure nell’antica Cina è mai attestato l’uso divinatorio ad esempio dell’I Ching per scegliere la terapia. Nei tempi più antichi della Grecia pre-classica esisteva una medicina divinatoria su basi quasi sciamaniche, ma si trattava di pratiche legate ad un contesto strettamente iniziatico e sacerdotale, condizioni queste che non sono certo quelle degli attuali “ambienti olistici”!

Per capire il senso di questo fenomeno si fa notare che molti arrivano addirittura a non voler interrogare il cliente o neppure in certi casi a studiare le proprietà dei rimedi (omeopatici, floreali, oli essenziali) per non essere influenzati durante la lettura kinesiologica. Si tende dunque a svuotarsi completamente come operatori diventando sempre più dei semplici medium della stessa Kinesiologia. Al tempo stesso come già detto ci si “svuota”. È significativo notare come tutto questo si accompagni ad atteggiamenti teorici che tendono a denigrare il “mentale” (così come alla colpevolizzazione del perfido emisfero sinistro, “maschile” e “razionale”). Purtroppo la tipica confusione “medianica” sta nel propendere verso una regressione a stati evolutivamente inferiori di coscienza. Ben fece notare Rudolf Steiner invece come lo stato attuale dell’evoluzione umana sia quello dell’anima cosciente, e dell’Io. Dunque è dalla facoltà cosciente che si deve partire; ed eventualmente trascenderla attraverso un’elevazione ed espansione del proprio campo coscienziale (ma qui parliamo di stati accessibili agli Iniziati e agli Adepti) attraverso la connessione coi veicoli superiori: cioè esattamente con il Corpo Mentale (superiore), non parliamo neppure della possibilità di comunicazione con il Causale, stadio ancora più lontano da realizzare. La vera Intuizione intellettuale, facoltà super-razionale, si ottiene aprendosi a stati superiori di coscienza, non già regredendo a stati inferiori, medianici di sub-coscienza.

Altro che farsi meramente canale di un tecnica, il vero Terapeuta dovrebbe giungere a comprendere per via sovranormale le cause occulte delle malattie….ma questo non si ottiene rinnegando la coscienza di veglia, lo studio, la riflessione, semmai elevandosi al di sopra di queste facoltà ordinarie, ma facendo perno su di esse!

Lo scopo di questi atteggiamenti totalmente scorretti, in cui persone non idonee, praticamente chiunque, si prestano a certe attività in cui apparentemente il proprio contributo è pressoché “meccanico”, sta nel permettere una vera e propria canalizzazione (più o meno diretta) degli eggregori di queste pratiche new age, che assumono ormai vita propria e di cui gli operatori olistici diventano semplici medium. Peraltro ciò propizia e rafforza la tendenza medianica generale, modificando in senso regressivo il campo cosciente dell’umanità in generale. Non servirà neppure ricordare che, ove un eggregore agisce nell’inconsapevolezza di coloro che vi attingono, esso diviene sempre necessariamente vampirico.

Quando poi tali pratiche di collegamento con l’inconscio, che micro-cosmicamente rappresenta la regione infera, si spingono sino alle ipnosi regressive, si giunge ad un livello tecnicamente paragonabile ad una vera e propria evocazione, ben evidente in effetti nelle sedute ottenute da Corrado Malanga.6-giorni-sulla-terra-immagini-2 In realtà oltre al fatto che tali pratiche sono quasi sempre prive di senso davvero terapeutico -anche in un contesto psichiatrico –  specie se spinte troppo in profondità. Data la natura infera e ctonia delle forze che vengono smosse sarebbe opportuna una precisa qualificazione esorcistica di chi deve eventualmente trovarsi a gestire tali “forze”. L’impressione generale è che di nuovo, si sia in presenza di una morbosa attrazione verso l’inconscio, verso l’oscurità, verso zone crepuscolari delle coscienza e della realtà. In ogni caso queste pratiche – fra cui come ebbe modo di mostrare anche  J. Evola in Maschera e volto dello Spiritualismo contemporaneo rientra anche la psicoanalisi  – sono foriere di un clima di evocazione permanente su scala collettiva, che propizia sempre di più l’irruzione di forze caotiche, perverse e irrazionali nel quotidiano e nella coscienza umana; fenomenologia che certo non ha bisogna di essere dimostrata, data l’abbondanza di casi ormai ordinari di cronaca nera, che testimoniano il raggiungimento quasi di un livello di ‘invasamento collettivo’. La stessa cosa potremmo dire di quei molto discutibili psicodrammi che vanno sotto il nome di “costellazioni familiari“.

Il Reiki

Contrariamente  a quanto si pensa di solito, il Reiki non è una pratica New Age, o meglio non nasce come tale, ma avrebbe una sua base tradizionale. Il suo fondatore, Mikao Usui, non era come la vulgata popolare e leggendaria vuole, un cristiano; fu invece un monaco del lignaggio Jodo shu del Buddhsimo giapponese (e non, come sostengono altri erroneamente, del Tendai). Nell’ambito di questa scuola mahayana particolarmente legata al Buddha Amitaba, Usui avrebbe in realtà “risvegliato”, durante un ritiro, un sistema di Terapeutica già rivelato in alcuni sutra mahayana. Tuttavia questo lignaggio terapeutico è andato incontro rapidamente ad un processo catagogico e degenerativo nel momento in cui dopo la morte di Usui, sua moglie iniziò a vendere (!!) le iniziazioni attraverso un processo che tecnicamente è simonìa. Questo semplice atto, come anche il fatto di estendere a grandi gruppi non qualificati l’accesso al  campo energetico di una pratica, è già sufficiente a causare una vera inflazione qualitativa di qualsiasi struttura iniziatica. Contrariamente a quanto pensano i praticanti Reiki i “sigilli” usati per la guarigione a distanza non sono meri “schemi radionici”. Come sa qualsiasi studioso di ermetismo occidentale tali formazioni grafiche sono sigilli di evocazione di altrettante Intelligenze geniali appartenenti al relativo campo eggregorico (la terapeutica magica in Oriente come in Occidente risponde ai medesimi meccanismi e segue le stesse leggi).  È bene quindi spiegare che ogni sigillo connette ad un Genio, anche se questo gli istruttori di Reiki non lo sospettano neppure. Ora, il sigillo o cifra di un Genio, nel momento in cui vengono divulgati, fotografati, diffusi sui media subiscono inevitabilmente una drastica “inflazione psichica”, tale da comprometterne la qualità e l’azione. Attualmente l’Eggregore del Reiki, stante queste condizioni che lo hanno tecnicamente profanato, è un eggregore totalmente corrotto e catagogico. tumblr_lqhtf5uEtx1qgwpzmo1_500Chi vi entra in contatto, lungi dal poter guarire realmente oltre il normale placebo, rischia anzi di saturarsi di energie molto dannose e squilibranti, soprattutto per l’operatore. Non è un caso che Lama Gangchen Rinpoche, un grande lama guaritore del Buddhismo tibetano abbia infatti dovuto agire riequilibrando i suoi allievi praticanti di Reiki ed anche provveduto a ‘rettificare’ il loro sistema dando le iniziazioni al Chawang tibetano Ngalso, tratto dal Guhyasamāja Tantra. Inoltre i suoi praticanti Reiki sono stati indirizzati a riprendere il lignaggio originario Komyo, proprio per non compromettersi con l’ormai decaduto sistema oggi in voga e diffuso nei corsi, quello profanamente divulgato dalla moglie di Usui. Risulta infatti che in ambito monastico in Giappone sia rimasto un detentore del lignaggio originario non corrotto, Rev. Hyakuten Inamoto, monaco del Jodo shu, la scuola della Terra Pura a cui apparteneva Usui. Presso queste condizioni sembra che possa esservi la possibilità di un canale puro ed operante del Reiki.

A parte questo, ciò che è stato venduto per decenni agli onnivori e ingenui profani occidentali è materiale oramai talmente degenerato e decaduto che anche solo sperare di poterne fare qualcosa di positivo è mera fantasia. È il caso invece di far presente il pericolo a livello energetico che può essere rappresentato dal contatto con un eggregore involuto e corrotto.

 Lo "psicologismo" in psicosomatica

Esiste una tendenza generale fra gli autori, anche medici, in ambito olistico di creare suggestivi sistemi di corrispondenze simboliche per svelare il “significato” delle malattie, secondo un paradigma di interpretazioni simboliche modellato sull’esempio della psicoanalisi, il primo pioniere in tal senso è stato infatti un allievo di Freud, il Groddeck. Tuttavia negli ultimi tempi si è arrivati a veri e propri best sellers nel campo dell’olismo e della psicosomatica, dai libri di R. Dalkhe alla cosiddetta “metamedicina“. A parte le stranezze delle teorie di Dalkhe che considera solo tre archetipi tradizionali ( Venere, Marte e Saturno) anziché sette – anomalia di cui non fornisce spiegazione alcuna – va rilevato che tutti questi “sistemi”, accomunati dal fatto di fare lunghi elenchi di corrispondenze fra ogni patologia e un preciso “problema” o “processo” psicologico, sono tutti discordanti fra loro e ogni autore fornisce presunte “spiegazioni” spesso assai divergenti da quelle riferite dagli altri…tanto da far pensare che, se corrispondenza vi fosse in certi casi, è più che altro l’individualità a prevalere sul caso generale, compromettendo la possibilità stessa di stabilire una “legge“, sulla base di questo paradigma medico. Gran parte di questi autori non fa altro che formulare affermazioni apodittiche e aprioristiche, mai supportate da una base clinica e da un controllo statistico. Il rischio di questo approccio sta appunto nello schiacciare il livello causale delle patologie solo in ambito psicologico: questo ha un effetto negativo anzitutto perché tende anche se indirettamente a “colpevolizzare” il malato instillando il sospetto di un qualche squilibrio psicologico probabilmente non effettivo e addossando ai suoi processi emozionali e di pensiero la responsabilità di tutto. In realtà lo squilibrio non deve essere ricercato unicamente in ambito emozionale e psicologico, e vi è un’ampia serie di ambiti dove cercare: ambiti energetici, karmici, astrologici, o di altra natura “occulta”, che possono essere presi in considerazione se si vuole una visione globale e olistica non solo a parole. Ad esempio dal punto di vista della Medicina esoterica, la causa di un male potrebbe essere in un transito astrologico, in una maledizione degli Antenati, nell’azione dei Voladores sciamanici, o dei Naga ( spiriti della Natura nel buddhismo e nell’induismo, sovente causa di attacchi all’uomo). Nel mio articolo sulla medicina tibetana ho accennato al gran numero di classi di esseri che causano disordini, per lo più psichiatrici. Ora lo “psicologismo”, come tendenza a ricercare le cause solo o soprattutto a livello psicologico, fornisce una sorta di paravento che addirittura occulterebbe ancora di più l’azione predatoria in atto in questi processi. Anzi bisognerebbe ricordare che spesso gli stessi disagi psicologici possono essere causati proprio dall’azione di questi esseri sottili sul corpo astrale…

Se si vuole fare una psicosomatica in grado di valutare anche questi aspetti e meno pretenziosa, si deve mutare paradigma ed abbassare il tiro, per così dire. Non si deve ipotizzare un “significato” per ogni patologia (anche perché non vi è ancora nessuna dimostrazione che vi sia una corrispondenza unica valida per tutti gli individui), ma limitarsi al “significato” dell’organo colpito o della funzione lesa. La chiave è il concetto di dimensione d’organo che vede ogni “organo” come deposito di funzioni ancestrali, immagini archetipiche specifiche, relazioni energetiche. Questa nozione può divenire così compatibile con l’anatomia sottile del corpo, ed è suscettibile di interpretazioni analogiche che possono gettare una relazione con gli latri livelli della Medicina esoterica (astrologici, karmici, attacchi psichici). Lo psicologismo è invece una deviazione moderna che non trova posto nella visione tradizionale.

Una parola in favore va spesa per la Nuova Medicina Germanica di R. Hamer poiché si basa su effettivi riscontri clinici, formula leggi di tipo biologico e usa una psicosomatica ristretta al piano fisico (neurologico), ma in questo suo ambito è perfettamente corretta. Le conclusioni di Hamer sembrano più orientate comunque a delle correlazioni fra traumi e organi o tessuti (foglietti embrionali) che non fra traumi e patologie di ogni tipo. Ad ogni modo, quando le correlazioni diventano troppo dettagliate e ‘analitiche’ si ha l’impressione di forzare e comprimere l’individualità del caso in schemi aprioristici. Dunque è sempre il Terapeuta che deve sapere leggere e interpretare e mai può farlo il “protocollo” di nessuna teoria e ideologia.

Altri errori dottrinali
  • il Siamo tutti operatori di Luce”. Tutti automaticamente si fregiano del preteso titolo di guaritori pranici o “aurici” e tutti si illudono di poter “manipolare” corpi sottili e campi di forze. In realtà, in nessuna autentica tradizione spirituale che comprendesse lo sviluppo di carismi e abilità “compensatrici” o terapeutiche è mai stato affermato che queste capacità siano universalmente possedute da tutti o democraticamente trasmissibili a tutti. E’ vero che, eccezionalmente, si trovano individui con una predisposizione compensatrice (per usare una espressione di Kremmerz) oppure che si possano rinforzare certe attitudini con un training specifico di tipo vario (magnentismo, parapsicologia, tecniche di psicodinamica, suggestione ecc..), tuttavia è da ritenersi, quando non del tutto inefficace, anche pericoloso per sé e per gli altri cimentarsi in tecniche “terapeutiche” o “praniche”, senza un specifico collegamento a Catene Iniziatiche autentiche, che prevedano il conferimento di tali speciali “crismi”. L’assenza di questa condizione oltre a comportare rischi per l’operatore ne produce senz’altro al soggetto da guarire, specie per il rischio di “contagi fluidici” o “larvali” di cui lo stesso incauto operatore non saprebbe schermarsi. Molti di questi sedicenti “operatori” finiscono per diventare “untori sottili” senza saperlo. Inutile dire che è molto discutile pensare che un semplice corso di “naturopatia vibrazionale” sforni adeguati “pranoterapeuti”. Ciò che abbiamo etto del Reiki esemplifica abbondantemente la questione.
  •  il “buonismo“: la New Age mostra una negazione di tutti gli atteggiamenti umani che non rientrano in un canone etico artefatto dove tutti i comportamenti presuntivamente spirituali debbano essere improntati a tolleranza e pacifismo, con più o meno velato rigetto di ogni attitudine marziale e virile. Chiunque non si uniformi a questo “canone” etico è detto persona “poco consapevole”, ed altri epiteti pretenziosi … Ora, è assolutamente falso immaginare che la “rabbia” sia solo un sentimento negativo. Esiste una rabbia egoica, ma esiste una rabbia che può venire dall’Io spirituale, finanche dal . Il Buddhismo Vajrayana esemplifica questo con l’espressione “rabbia Vajra” che è tipica dell’asceta e che è uno strumento della Saggezza originaria della Mente oltre che un legittimo strumento di evoluzione. Anche la tradizione cabalistica contempla il necessario equilibrio fra i due Pilastri destro e sinistro: la New Age e i cultori delle ideologie correlate mostrano una paura e un rifiuto totale e aprioristico verso la sfera di Geburah che invece fa parte dell’Ordine Cosmico, e confondono la vera  Geburah con il suo riflesso oscuro e squilibrato. Ne segue tutta una serie di giudizi e di indicazioni comportamentali errate.
  • il moralismo” del se soffri è perchè “devi imparare una lezione”. Ciò può essere vero, in alcuni casi, ma non può essere una legge universale. Esistono molti “fattori” o “forze” che sono semplici trouble makers o dei tricksters ed esercitano semplicemente un’azione vampirica o prevaricatrice e non hanno nulla di utile che deponga a loro favore. Bisogna sopravvivere e difendersi (le tradizioni sciamaniche antiche ed autentiche, non quelle edulcorate e rivendute al consumatore new age, sono tutte chiarissime in questo senso) . Questo atteggiamento è proprio il meccanismo con cui la New Age serve ad occultare meglio i predatori. Gli elementi moralistici invece derivano sopratutto dalla matrice anglosassone e luterana degli ambienti in cui la New Age si è sviluppata e servono solo da strumento, in questo caso, a nascondere certi meccanismi predatori.
  • Dai due punti precedenti segue perfino un’indicazione alimentare verso alimenti “sattvici” (secondo la nomenclatura induista) volti ad esaltare la “frequenza vibratoria” ed alzare la consapevolezza così come a evitare “energie dense”. Ora qui è necessario un appunto. L’alimentazione sattvica (prevalentemente latto-vegetariana, lasciamo stare il veganismo che è una deviazione moderna mai esistita nell’induismo) è cosa buona solo per gli asceti (o chi temporaneamente deve svolgere un lavoro di ascesi) ma è assolutamente deleteria per gli altri due gruppi (individui connotati dai guna tamas o rajas). Gli individui sattvici costituivano per corrispondenza la casta più alta, quella dei sacerdoti. Si trattava di un numero ristretto ed eccezionale (anche a livello razziale) di individui. E parliamo del periodo vedico. Soprattutto è bene tenere conto del mutamento dei tempi: ora, nel Kali Yuga, questi individui sono tecnicamente scomparsi (salvo rarissime figure di Maestri spirituali), non si illuda pertanto il sognatore o fabulatore “indaco” di appartenere a questa razza di individui superiori, già in crisi ai tempi del Buddha storico. L’alimentazione sattvica è deleteria per gli altri individui e alla lunga li indebolisce (se si vuole sapere se si è sattvici si provi a mantenere sei mesi di totale castità…). Suggerire un’alimentazione sattvica ad individui con una complessione tutt’altro che sattivca è cosa estremamente discutibile, fonte di potenziali forti squilibri per la salute. Gli insegnamenti tradizionali dell’India hanno sempre teso a far seguire a ciascuno la via idonea alla propria natura. Altra cosa è indicare un certo equilibrio alimentare nel non incoraggiare troppo i difetti della propria costituzione, ma  propagandare una dieta del tutto inappropriata alla propria costituzione è dannoso.
    Purtroppo le scuole di naturopatia tendono non solo a bandire la carne (a volte forse più necessaria sul piano energetico che non sul piano “fisico” o nutrizionale) ma temono come il “Male assoluto” qualsiasi tipo di alimento o sostanza stimolante (perfino un banale caffè) perché visto come troppo “yang“. Ora, oggigiorno è proprio dell’energia yang che si ha bisogno per potersi schermare e combattere contro le forze caotiche e prevaricatrici che ad ogni livello (da quello emozionale a quello economico) ci vanno a predare. Con la scusa del “risveglio della coscienza” (cosa che per l’individuo ordinario è mera utopia) si tende invece a istillare in soggetti sensibili a suggestioni ‘spiritualistiche’ degli atteggiamenti assai depotenzianti sul piano energetico per favorire i meccanismi predatori e vampirici di Forze che attraverso i distorti insegnamenti New Age hanno acquisito forza e vigore…
  • L’ ottimismo” New Age. Tutto è essenzialmente buono, chi vede il pericolo e l’avversità viene accusato di creare paura, sentimento a bassa frequenza vibratoria. Si scordano che la paura è uno strumento di allarme e sopravvivenza oltre che di evoluzione, in certi casi. La lotta e il conflitto fanno parte della dimensione in cui viviamo: comportarsi come se si fosse già “reintegrati nell’Assoluto” è il modo migliore per schiantarsi contro un muro. Invece -ed è accaduto al sottoscritto- chiunque indichi pericoli viene accusato di essere ottuso, intollerante, non evoluto, e senza risveglio. Nessuno invece è lontano dal risveglio quanto colui che si sogna di essere un illuminato senza invece vedere in che realtà vive… E tutti gli autentici insegnamenti spirituali sono stati sempre basati sulla presa di coscienza obiettiva del proprio stato attuale. È più che superfluo osservare che siamo (ancora) nella Dualità, ed è saggio comportarsi di conseguenza. In compenso
    gli autori New Age si effondono in improbabili profezie circa gli imminenti e inevitabili “salti quantici” o vibrazionali che ci eleveranno tutti…il tutto spesso accompagnato da “canalizzazioni” di entità “astrali”, “invisibili”, o in altri casi ufologiche, sulle cui identità vi sarebbe anche molto da eccepire!
  • Il “mondialismo”, per cui tutti i popoli e le razze e soprattutto le culture sono uguali, e tutte ugualmente belle e buone. Ora, se è bene che tutte le genti si sviluppino in un comune sentire planetario di appartenenza e di cooperazione non si deve però nascondere il differente ruolo gerarchico e la funzione-guida che solo determinati gruppi umani di volta in volta esercitano nell’evoluzione planetaria (questo anche secondo gli insegnamenti della Blavatsky prima delle tante edulcorazioni che la teosofia ha subito sino ad oggi), fatto anche additato da Steiner. obey-giant-hostile-takeoverUgualmente ci sono specifiche funzioni catagogiche e involutive esercitantesi attraverso alcuni gruppi umani, etnie, culture, razze e perfino determinate religioni. Il non voler prendere atto non solo delle differenze ma dei potenziali pericoli catagogici dipende dalle infatuazioni ideologiche con cui certi ambienti New Age si sono fusi. Ad esempio, l’integrazionismo e l’immigratismo  mascherati da “anti-razzismo” sono gli attuali strumenti attraverso cui determinate civiltà ed etnie (con tutte le Forze spirituali, o almeno sottili, ad esse collegate) sono state avviate alla distruzione programmata da altre “forze” che evidentemente a questo puntano, per meglio esercitare su scala globale gli stessi meccanismi di tipo vampirico e distruttivo che altrove esercitano a livello di individui o piccoli gruppi. Si tratta di forze occulte della Sovversione mondiale che ora stanno passando dalla fase sovvertitrice a quella organizzatrice, nella forma del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” (tecnicamente ispiratore, programmatore e finanziatore della globalizzazione finanziaria e dei flussi migratori).
  • La smania del politicamente corretto ha portato alcuni neo-spiritualisti moderni ad una eccessiva simpatia per i movimenti cosiddetti “LGBT” e per l’ideologia “gender”, il pansessualismo, etc… La diffusione di una certa ideologia omosessualista così come il voler diffondere canoni estetici e modelli comportamentali a “basso tasso di identità e differenziazione”, il tendere alla de-differenziazione dei generi, hanno tutti un preciso effetto sulla involuzione delle energie sessuali e basali degli individui e dei gruppi. E’ una legge ben nota agli studiosi di occultismo ed esoterismo, ma anche propria delle scienze naturali, che i processi evolutivi puntano alla differenziazione e alla strutturazione, mentre quelli involutivi tendono alla omogeneizzazione e de-differenziazione. Questo esercita una caduta non solo di identità ma anche di “frequenza” energetica delle nuove generazioni instillando un abbassamento qualitativo degli istinti basali. 085b004570014e81f6dbe9256376abcdMa vi è qualcosa di molto più inquietante. La differenza di polarità fra uomo e donna crea una forte tensione energetica, tanto più forte quanto più il maschio e la femmina sono differenziati. Questa tensione “fluidica” è fonte di evoluzione, di creatività personale, artistica, emotiva, e fornisce anche slanci potenzialmente evolutivi e creativi (non solo procreativi), cosa ben nota alle tradizioni che sfruttano il sesso a fini ascetici o iniziatici (caso esemplare nei sistemi orientali che fanno capo ai testi detti Tantra, ma non solo…). È più che evidente il sospetto che questo fenomeno di pan-sessualizzazione (usiamo il termine più vago possibile per essere un po’ meno politicamente scorretti) abbia un fine vampirico collettivo: quello di deprivare il genere umano di un potente strumento “magnetico” di elevazione (di cui perfino uno scienziato, Wilhelm Reich, ha intravisto le concrete possibilità).
  • La “devirilizzazione”. Il genere più colpito in questo ambito è quello maschile, anche perché le pseudo spiritualità new-ager sono prevalentemente (ma non sempre) eccessivamente “femministe” nel senso di voler dichiaratamente e intenzionalmente “innalzare” l’ energia femminile planetaria, vedendo in essa una fonte di amore e di “bene” contro quella maschile che sarebbe fonte di guerra e aggressività. Ora questo punto in parte si ricollega al precedente, con effetti davvero inquietanti se si pensa alla frazione di estrogeni (ormoni femminili) sempre più artificialmente presenti nelle carni da allevamento, o come componente nell’inquinamento dei fiumi e delle acque che gli stessi scienziati hanno più volte denunciato, con effetti persino sulle specie animali con effetti quali: oligospermìa, aumentata infertilità maschile, riduzione dello sviluppo dei genitali. Queste modificazioni che colpiscono soprattutto i maschi delle specie ne comprometterebbero in futuro e seriamente le capacità riproduttive. Il fine però è certamente quello di colpire soprattutto la sfera e l’ambito umano, sempre nell’ottica dei meccanismi in parte predatori, in buona anche parte prevaricatori, in atto anche attraverso le ideologie New Age. È più che evidente che un popolo senza guerrieri è assai più facile da sottomettere….

–  Asclepio