Patogenesi moderna e antica demonologia – Calligaris e Jung

Anche fra coloro che conoscono la figura di Giuseppe Calligaris, sono pochi quelli che hanno preso in considerazione i suoi testi sul cancro, sulle malattie psichiatriche e le sue ipotesi patogenetiche.

Fra le numerose scoperte fatte dal Calligaris vi sono le placche cutanee la cui stimolazione attiva le funzioni autoscopiche ed eteroscopiche, di cui abbiamo detto nel nostro precedente articolo. Tali placche una volta stimolate sono in grado di attivare nello sperimentatore la capacità di vedere immagini riferite a sé o ad altri (auto o etero-scopia); in altri casi la stimolazione delle placche porta alla esteriorizzazione “oggettiva” delle immagini evocate su uno specifico campo cutaneo, attraverso immagini dermografiche spontanee.  Tale possibilità ha dato modo di effettuare delle “esplorazioni” con carattere diagnostico. Infatti la presenza di alcune placche più adatte permette all’osservatore, una volta posto in presenza  di un paziente o di un reperto di questi (materiale organico: un capello, campioni biologici oppure una foto), di attivare la capacità di  rilevare molte informazioni, come le zone anatomiche interessate, la struttura istologica etc. oltre che ovviamente, permettere la visione o la rappresentazione dell’agente patogeno. Che tale associazione fosse valida veniva corroborato dall’apparizione di immagini di patogeni noti all’epoca, in presenza di reperti o di pazienti con la corrispondente patologia.

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Immagine dermografica di alcuni patogeni. In (1) si vede bacillo di Koch, comparso in presenza di un tubercolo polmonare asportato da un paziente.

Dobbiamo anche far presente che le localizzazioni delle placche, in generale e non solo queste coinvolte nella nostra trattazione,  sono date da Calligaris in modo sempre puntuale, che gli effetti carica sono stati descritti osservando sempre una casistica (e non un singolo individuo) e che tali effetti sono ripetibili e sono stati ripetuti dai suoi collaboratori, oltre che dagli attuali operatori di Dermoriflessologia. Gli effetti riscontrati hanno dunque un carattere costante e ripetibile.

Di sicuro un particolare e sorprendente significato hanno quelle autoscopiche ed eteroscopiche. Questo strumento euristico ha dato a Calligaris la possibilità di fare delle ricerche su diverse patologie i cui risultati ha esposto nei suoi libri  Il cancro  (1937), Malattie infettive  (1938), Nuove ricerche sul cancro (1940), Malattie mentali (1942), testi solitamente poco conosciuti anche fra i ricercatori e gli estimatori dei suoi lavori.

In queste sue pubblicazioni ha esposto il risultato delle sue indagini eteroscopiche (telediagnosi, esplorazioni basate in sostanza su fenomeni chiaroveggenti ripetibili e confermati su diversi operatori/sperimentatori). I risultati di queste indagini sono molto importanti e forse stanno sulle stesso livello di importanza e predittività di quelle indagini chiaroveggenti di Leadbeater che nella Chimica occulta (1895) aveva anticipato le conformazioni delle strutture atomiche e infra-atomiche anticipando di diversi decenni il modello ad orbitali della fisica quantistica introdotto da Schrödinger.

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Immagini dalla Occult Chemistry di C. Leadbeater

Il frutto di queste indagini ha dato modo di “oggettivare” delle forme e figure molto precise riferibili a patogeni specifici. Come risultato di ciò Calligaris fu portato a supporre un’origine infettiva per molte patologie alcune delle quali alla sua epoca, come oggi, l’eziologia è sconosciuta, oppure è scartata l’ipotesi infettiva. In effetti il carattere sorprendente di queste osservazioni è in fondo legato alla natura rivoluzionaria di questo risultato.

Calligaris riteneva di aver individuato attraverso queste indagini extranormali oggetti multipli di un medesimo tipo (ciascuno per ogni malattia, spesso in grado di evolvere in relazione alla stadiazione della patologia)  di particolari forme caratteristiche. Riteneva di aver trovato in tali  immagini di “oggetti” gli agenti morbigeni microscopici causanti o connessi con la patologia. Ciò era corroborato dal fatto che: 1) tale metodo rivelava esattamente le forme di patogeni batterici già noti es. il Bacillo di Koch. 2) le placche cutanee dell’infezione risultava sempre risonanti su tutti i pazienti.

Molti di tali patogeni presunti osservati con l’eteroscopia erano di natura ignota. Calligaris propose il termine “Depositi” ipotizzando che fossero residui di attività batteriche o dal catabolismo di tessuti. Più avanti si convincerà che tali forme sono delle evoluzioni vere e proprie di patogeni già noti: es. alcuni di essi, come l’agente tricefalo, da lui così chiamato, deriverebbe dal patogeno di Koch, agente eziologico della Tubercolosi. Altro termine che userà sarà quello di “ultravirus”, impiegando ciò il termine della microbiologia dell’epoca  stava cominciando ad intuire l’esistenza dei virus.

Ovviamente si trattava per lo più di patogeni – questi da lui supposti ed individuati attraverso le sue indagini – di cui all’epoca, come ben sapeva ed ammetteva lui stesso, non si riusciva a trovare traccia alle osservazioni microscopiche, e dunque non erano sino ad allora mai stati isolati. L’elemento di effettiva novità, che giustamente può sollevare più di una perplessità è che molte delle patologie così reinterpretate sono  oltre al cancro, numerosi disturbi psichiatrici; la cosa del resto non può stupire se si pensa che il nostro era un neuro-psichiatra e i soggetti che poteva osservare erano in primis pazienti psichiatrici. Si può dire che per quasi tutte le patologie psichiatriche il Calligaris era convinto di aver trovato gli agenti eziologici di tipo infettivo. Esemplare è il caso delle Dementia precox (il termine con cui allora si designava la Schizofrenia) che veniva così posta in relazione all’agente con l’agente tricefalo, già detto, e sui cui torneremo.

Più avanti affronterò il merito di queste ipotesi di Calligaris, esponendo la mia valutazione sulle sue interpretazioni, alla luce di altre discipline e teorie, e credo anzi di aver forse trovato il “bandolo della matassa”, indicando quello che è – a mio parere – il vero senso di certi risultati, almeno per diverse casistiche, oltre a fornire una mia chiave interpretativa generale.


La triade psicosomatica: patogeni, biofrequenze ed emozioni

A questo punto però occorre fare una digressione di carattere propriamente medico, prima ancora che olistico, per rendere giustizia al Calligaris, in merito alla sua ipotesi patogenetica.

In realtà l’ipotesi di Calligaris, in termini strettamente medici e alla luce delle conoscenze attuali, è molto meno peregrina di quello che poteva apparire, non solo al suo tempo, ma anche già solo qualche decennio fa. In realtà non è del tutto inammissibile oggi che diverse patologie (ad esempio autoimmuni, o degenerative o anche di tipo psichiatrico) possano trovare almeno una concausa in agenti infettivi. Diversi agenti infettivi possono svolgere questo ruolo di causa “secondaria” e anche solo restringendoci alla classe dei micoplasmi, le osservazioni in merito a quanto il loro ruolo sia stato riconsiderato dalla medicina convenzionale, sono molto indicative. Presenza di Mycoplasma pneumoniae è stata scoperta nel tratto urogenitale di pazienti con malattia infiammatoria pelvica, uretriti e altri disturbi delle vie urinarie. E’ stato scoperto nel tessuto e fluido cardiaco di pazienti con cardite, pericardite, tachicardia, anemia, anemia emolitica e altre malattie coronariche. E’ stato trovato nel fluido cerebrospinale di pazienti con meningite ed encefalite, morbo di Alzheimer, SLA e altre infezioni, malattie e disturbi del sistema nervoso centrale. E’ stato regolarmente trovato nel midollo osseo di bambini con leucemia. Il mycoplasma pneumoniae e altre sette specie di micoplasma sono state riconosciute come concausa o importante co-fattori di molte malattie croniche incluse artrite reumatoide, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla, fibromialgia, fatica cronica, diabete, morbo di Crohn, uretrite non gonococcica, asma, lupus, sterilità, AIDS, alcuni tipi di cancro e leucemia.

I dr. Baseman e Tully in un articolo del 1997 dal titolo Mycoplasmas: Sophisticated, Reemerging, and Burneded by their Notoriety affermano:

i micoplasmi da soli possono provocare malattie croniche e acute in diverse parti dell’organismo con un ampio numero di complicazioni e sono stati coinvolti come co-fattori della malattia. Recentemente i micoplasmi sono stati indicati come co-fattori della patogenesi dell’AIDS, alle trasformazioni maligne e all’aberrazione cromosomica, alla sindrome della Guerra del Golfo e altre malattie complesse e inspiegabili, compresa la sindrome da fatica cronica, il morbo di Crohn e vari tipi di artrite.

Circa la correlazione Aids-micoplasmi, tale ipotesi è stata sostenuta dallo stesso L. Montagnier, premio Nobel per la Medicina e scopritore dell’HIV, in particolare con il Mycoplasma penetrans, che fu appunto isolato per la prima volta nei malati di Aids.  Si osservava infatti che la mortalità delle cellule infette diminuiva col trattamento a base di tetraciclina, uno dei pochi antibiotici attivi sui micoplasmi, mentre un antibiotico non dovrebbe avere effetti antivirali. Anche senza rifarsi all’estrema ipotesi Duesberg, è sempre più diffusa la convinzione che le infezioni di micoplasma siano una necessaria concausa per lo scatenamento dell’immunodeficienza acquisita (si parla infatti di secondo killer). Si pensa che i micoplasmi penetrando in linfociti infettati da virus in forma latente, li “attivino” scatenando la replicazione virale.

Uno dei fattori della tossicità dei micoplasmi che li rende facilmente correlabili a molte patologie degenerative è che tali batteri incrementano notevolmente lo stress ossidativo, in quanto rilasciano alte quantità di perossido di idrogeno e sono quindi una fonte di radicali liberi. Questo induce danni alle strutture proteiche e, ancor peggio, agli acidi nulceici (genotossicità). Si è constatato che patologie degenerative del sistema nervoso (Parkinson e Alzheimer) presentano sempre elevati livelli di radicali liberi; si è ipotizzato che lo stress ossidativo possa essere  fra i fattori eziologici remoti anche di patologie.  Questo “stress” oltre che a fattori psichici può essere dovuto anche a fattori di tipo microbiologico. Difese immunitarie alterate a livello del GALT possono permettere il passaggio ematico di batteri (es. i colibacilli) che in condizioni fisiologiche non avverrebbe. IL SNC centrale verrebbe raggiunto per alterazioni della barriera ematoencafalica o da forme nanobatteriche. I micoplasmi sono appunto dei nanobatteri. Spesso sono stati trovati nel sangue di pazienti con Alzheimer forme nanobatteriche. Anche la sclerosi calcifica delle valvole cardiache e la formazione dell’ateroplacca dei vasi si sospetta possa essere dovuta a forme batteriche intracellulari.

Inoltre vi è una condivisa visione di fondo, all’interno della paradigma olistico e in molte correnti naturopatiche o di medicina non convenzionale, che possa esservi una corrispondenza e una correlazione fra: 1) determinati stati psichici 2) biofrequenze, intese come particolari variazioni nel biofeedback, rilevabili nei vari tipi di test bio-energetici, e 3) agenti patogeni di tipo infettivo. Le frequenze sono in realtà frequenze fisiche, rilevabili attraverso letture bioenergetiche con varie metodiche di lettura della conduzione elettrica cutanea, spesso legata agli agopunti o meridiani (Ryodoraku, Elettroagontura di Völl, Mora test, etc..) e a cui si può assegnare una particolare interpretazione bioenergetica. Particolari frequenze sono dunque comuni, sia ad un organismo affetto da certe patologie infettive, sia  ad un soggetto che sta vivendo specifiche emozioni (il più delle volte negative o “problematiche”). In questa concezione “paradigmatica”, in realtà ampiamente condivisa tanto da non avere una paternità individuale, vi è dunque una sorta di “frequenza” energetica comune, che correla alcuni tipici stati emotivi o delle particolari costellazioni mentali,  con degli agenti microbiologici sul piano fisico. Vi è dunque la possibilità di leggere questa correlazione in senso bi-direzionale, ovviamente, anche se da un punto di vista più generale si dovrebbe poter attribuire una priorità al piano “mentale” come causante, e una risultante finale o conseguente sul piano “fisico” (in realtà microbiologico), con il piano “energetico” (quelle delle frequenze pure) a fare da collegamento e da vettore intermedio fra questi.

Del resto anche nelle Cinque leggi biologiche ipotizzate dal Dott. R. Hamer, nella sua Nuova Medicina Germanica, vi è una correlazione fra le diverse classi microbiologiche (virus, batteri, e funghi) e l’evoluzione filo-ontogenetica dell’organismo umano, che nella sua concezione corrispondono a diverse tipologiche di stress “esistenziale”:  i patogeni vanno ad agire come particolare effettori simbionti e collaborano a risolvere le reazioni fisiche innescate in corrispondenza a certi conflitti. In particolare, per Hamer,  i micobatteri e funghi, filogeneticamente più antichi, corrispondono all’endoderma  (digestivo, respiratorio etc.) e ai conflitti che si somatizzano sugli apparati corrispondenti: conflitti di   autoprotezione e di sopravvivenza , es. di tipo alimentare; ai batteri, corrispondono gli organi di derivazione mesodermica (tessuto muscolare, scheletrico, vascolare), con i relativi conflitti inerenti l’autosvalutazione e l’integrità individuale ; infine ai virus vengono fatti corrispondere i tessuti di derivazione ectodermica (S.N.C.) e i conflitti più complessi ed “evoluti” e come quelli del territorio e della separazione.

Questo è solo un esempio particolare, anche se abbastanza famoso, di questa correlazione olistica stati psico-emotivi e patogeni (o emozioni/biofrequenze/patogeni).

Questa premessa è stata necessaria per dare una contestualizzazione alle ipotesi del Calligaris, e per mostrarne in realtà la profonda fondatezza, alla luce sia delle più recenti acquisizioni della medicina convenzionale, sia sul piano della medicina olistica e della naturopatia, delle biofrequenze ed altro, al di là della prima diffidenza che essa può mostrare. Occorre tener anche conto del fatto che Giuseppe Calligaris scriveva nella prima metà del Novecento, e solo ora riusciamo a poter comprendere il senso di ciò che poteva avere scoperto, in forza di una maggior messe di dati e di un più ampio sviluppo sia della scienza convenzionale sia di quella olistica. Possiamo quindi in qualche modo poter evocare l’immagine simbolica dei “nani sulle spalle del gigante”. Tuttavia lo stesso Calligaris aveva già ben presente la portata di queste correlazioni fra patogeni e costellazioni psichiche, dichiarando una sorta di legge, che chiama “Legge del richiamo degli agenti patogeni” e che esplicita in questi termini:

Come può avvenire che un elemento infettivo faccia d’un tratto la sua comparsa nell’organismo umano, anche in seguito a cause fisiche o psichiche che parrebbero non potere da per loro stesse richiamarlo? Non si sa. Sta però il fatto, che, in ogni caso, il richiamo avviene. Sta però il fatto, che se la malattia è conclamata, l’agente patogeno specifico con il quale essa è concatenata è sempre presente per denunziarla. Ebbene, da dove è, di volta in volta richiamato l’agente morbigeno? Da dove viene? Dove si trovava prima della sua comparsa che è rilevata dall’esame radiestesico delle placche e da quello eteroscopico? Viene dal mondo esterno, come succede nelle epidemie, o viene dal mondo interno, cioè dal nostro stesso organismo dove sappiamo che si trovano in permanenza e in latenza parecchi germi patogeni come ad es. il bacterium coli nell’intestino e il microbo della polmonite nelle fosse nasali? È già da tempo che noi ci siamo fatta questa domanda alla quale oggi o domani bisognerà pur rispondere: tutti i microbi che conosciamo e altri che ci sono ancora ignoti (patogeni e non patogeni) si trovano in permanenza ed in potentia depositati nel nostro organismo? Quando diciamo che provengono dal mondo esterno non forse siamo in errore?

Sulla scorta di queste doverose contestualizzazioni, ora procediamo ad esporre in sintesi il nucleo centrale delle ipotesi di Calligaris sull’origine infettiva di alcune patologie, fra cui il cancro e i disturbi psichiatrici, trovandone elementi di conferma, ma anche avanzando quella che, secondo noi, può essere la vera chiave di volta interpretativa, almeno in un certa casistica, che il Calligaris non poteva aver intuito e che – a nostro avviso- costituisce una nostra “scoperta”. Scoperta per la verità che può avere aspetti inquietanti e imprevisti, ma che per ora non vogliamo anticipare.


I dati delle indagini extrasensoriali

Dalle risultanze delle indagini condotte sulla base delle sue precedenti scoperte (le placche cutanee attivanti particolari fenomeni visivi extra-normali)  il  Calligaris  si è  mosso assumendo la natura microbiologica delle immagini rilevate dai suoi sperimentatori o soggetti esaminati (nel caso di indagine autoscopica).

Le immagini rappresentano una pluralità di “agenti” generalmente tutti dello stesso tipo: una tipologia e forma specifica per ogni malattia, elemento, questo, che avvalora l’ipotesi di partenza, confermando in presenza di una osservazione oggettiva e coerente, non di una manifestazione soggettiva e non ripetibile. Le osservazioni condotte su diversi soggetti indipendenti confermano invece la correlazione fra le forme osservate e la specifica patologia, e soprattutto la ripetibilità di questo tipo di osservazioni. Una particolarità tuttavia è che le forme di questi “agenti”, come avevamo accennato, si modificano, sia pur di poco, in relazione allo stadio della malattia: fenomeno in realtà che sarebbe del tutto nuovo per la moderna microbiolgia. Calligaris afferma che inoltre l’immagine relativa a questi “agenti”, nell’indagine eteroscopica, può essere incompleta nelle prime fasi della malattia, con qualche particolare non visibile, l’immagine risulta invece completa se la malattia è in fase avanzata: anche questo dato non trova spiegazione nella microbiologia anche se ha un senso in relazione al tipo di percezione extranormale su cui si basa questo tipo di indagini.

Tali agenti osservati, ipoteticamente supposti come “patogeni”, appaiono generalmente come un bozzolo nel quale ci sono delle forme assai particolari, spesso circonvolute, che a volte richiamano l’ immagine di strutture anche appartenenti al regno animale o vegetale. Esplicherebbero la loro azione patogena, secondo il nostro Autore, attraverso tossine, deduzione che fa per esclusione. Calligaris, per descrivere questi agenti potenziali,  usa il termine di Depositi, successivamente riferendosi ad essi anche come ultravirus (con riferimento alle prime scoperte dei virus, che allora venivano chiamati ultravirus o virus flitrabili; diciamo subito che questo accostamento ai virus va contestualizzato a quei primi passi della microbiologia e non va preso alla lettera). Calligaris era ben cosciente del fatto che tali “patogeni” non erano stati finora mai osservati e suppone che questa mancanza di evidenza e di osservazione fosse imputabile ai mezzi allora disponibili o alle dimensione estremante piccole degli agenti coinvolti. Scrive infatti:

Il dire che le malattie della mente non sono malattie infettive perché agenti patogeni non furono mai veduti è, come si comprende, un argomento privo di qualsiasi valore. Si sa che vi sono delle infezioni il cui agente morbigeno ci è ancora ignoto perché sfugge alle nostre investigazioni microscopiche. È anche cosa nota che, in questi casi, noi oggi parliamo di ultravirus o di virus filtrabili, probabilmente tali denominazioni non sono molto esatte, e devesi credere che si tratti, anche in tali casi, di agenti patogeni, che però ci restano invisibili in causa della loro estrema piccolezza.

Ovviamente l’espressione “virus” non va riferita alla nozione attuale dei virus, va appunto contestualizzata come una ipotesi di lavoro basata sulle conoscenze scientifiche dell’epoca, che avevano appena fatto individuare patogeni più piccoli dei batteri osservabili ai microscopi ottici disponibili allora. Verosimilmente diremmo che qui si potrebbe parlare sì di virus ma anche di nanobatteri, e i micoplasmi di cui si è detto potrebbero essere rispondenti a queste caratteristiche dimensionali. Tuttavia va detto che allo stato attuale tali patogeni apparsi, nelle indagini eteroscopiche non sono stati osservati in laboratorio, e soprattutto anche i micoplasmi non corrispondono alle forme così descritte. Sebbene dunque troveremo dei dati che certamente avvalorano l’importanza delle osservazioni di Calligaris, dobbiamo già anticipare che l’ipotesi “microbiologica” presenta alcune anomalie e dei punti critici, che devono in qualche modo far riconsiderare il senso di queste osservazioni.

È d’obbligo a questo punto riportare in sintesi i principali risultati delle indagini di Calligaris.

  1. La schizofrenia sarebbe causata da un cosiddetto agente tricefalo caratterizzato, appunto, da tre “teste”, o rigonfiamenti circolari localizzati attorno al capo, due laterali e una soprastante. Segue al di sotto il corpo allungato, dilatato nel mezzo e rastremato all’estremità inferiore che termina, nella sua fase completa, con una piccolissima biforcazione. Il germe è contenuto in un tenue velo di forma ovale, che ricorda un bozzolo.
  2. La psicosi maniaco-depressiva avrebbe un agente eziologico a spina di pesce. Ha un corpo allungato e granuloso, rigonfio nel mezzo e ristretto alle estremità, con una testa di forma triangolare, come l’apice di una lancia. Si trova racchiuso in un bozzolo di forma ovale, a bordi granulosi, e nell’interno si notano dei filamenti ricurvi che sono in relazione con l’agente, forse sono ciglia vibratili, e che presentano questa caratteristica: nella fase depressiva hanno la concavità rivolta verso l’alto, verso la testa lanceolata, nella fase maniacale, rivolta verso il basso, verso la coda, e nelle fasi intermedie, probabilmente non presentano convessità e quindi sono perpendicolari rispetto all’agente (tuttavia Calligaris osservò un solo caso “intermedio”, lasciando dunque come puramente probabile quest’ultima descrizione). A volte questi elementi si vedono isolati ma, generalmente sono uniti in serie, a catena di rosario, legati da due filamenti ricurvi con la convessità verso l’esterno, a formare degli anelli. Viene anche osservato come questo patogeno deriverebbe da un precedente stadio o da un agente patogeno di natura ignota (con forma di filamenti paralleli longitudinali, frammisti a elementi sferici).
  3. L’agente che la causa gli stati maniacali (mania) appare incluso in un bozzolo costituito da una rete di esilissimi filamenti e consta di una parte superiore di forma semilunare, con la convessità rivolta in alto, di costituzione spugnosa, dalla cui faccia concava inferiore discende un asse sottile che va in basso a unirsi alla faccia superiore convessa di un’altra semiluna, dalla cui parte concava si distacca un nuovo prolungamento eguale al precedente. A volte si trova anche una terza parte. Nel complesso, appaiono come funghi sovrapposti.
  4. La paranoia avrebbe un agente eziologico contenuto in un bozzolo ovoidale, del tipo di quelli già descritti. Esso è costituito da piccoli elementi che ricordano la forma di un serpentello o, più precisamente di una s, disposti in serie, l’uno sotto l’altro, in senso longitudinale, che non vengono in contatto (forse si attaccherebbero nei periodi più acuti della malattia). Per tale motivo l’ha chiamato: i serpentelli nel bozzolo. Calligaris suppone che l’origine di questo “deposito” sia da ricercarsi nella spirocheta.
  5. L’isterismo mostra di avere come agente eziologico un deposito di forma rotondeggiante, con un nucleo centrale e dei cerchi esterni, simile a quello delle psiconevrosi ma differenza di quest’ultimo possiede dei filamenti incrociantisi disposti a raggiera e al suo interno numerose formazioni granulose, che sembrano apparire su un fondo gelatinoso.
    A questo agente Calligaris dava il nome di rosa dai granuli. Questo patogeno si presenta in cinque possibili diverse stadiazioni, a seconda del grado di evoluzione della patologia (1- un deposito rotondeggiante con un nucleo centrale, alcuni filamenti ondulati intorno e qualche cerchio concentrico, 2 – un elemento affusolato, con un nucleo centrale, 3 – un elemento più aperto, a forma di ventaglio, con il nucleo verso l’apice, dei piccoli cerchi aderenti alla periferia e dei filamenti incrociantisi nella parte intermedia, 4- un ventaglio più aperto con una granulazione presente nel centro di ogni cerchio periferico, 5- l’aspetto finale della rose dei granuli).prova2
  6. L’epilessia corrisponde ad un deposito di forma semi-lunare o agente semilunare. Le due estremità non sono uguali: una più tondeggiante, una più lanceolata, da cui si dipartono dei filamenti. A volte si presenta leggermente ondulato e l’ipotesi di Calligaris è che queste variazioni di forma coincidano con le crisi epilettiche.
  7. L’imbecillità corrisponde ad un agente piriforme. È curioso osservare come questa evidenza mostrerebbe un preciso agente patogeno per una patologia definita, oggi tuttavia il termine ‘imbecillità’ in psichiatria  non indica una precisa entità nosologica, come invece si usava al tempo di Calligaris, ma indica genericamente una condizione di insufficienza mentale, più o  meno grave, riconducibile a quadri diversi.
  8. L’emicrania sarebbe una malattia infettiva del sistema neurovegetativo della corteccia cerebrale. All’esame eteroscopico, l’agente si presenta attaccato ai filamenti simpatici e che evolve per fasi cicliche, dandoci ragione delle crisi o attacchi che si presentano a periodi.

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Uno spiraglio sull’invisibile?

Prima di introdurre le mie personali interpretazioni su tutto questo,  faccio delle riflessioni su alcuni degli accostamenti patologici osservati da Calligaris:

1. – Nella Schizofrenia (nei testi “Dementia Precox”, con la nomenclatura psichiatrica dell’epoca) si osserva un presunto patogeno descritto come Agente Tricefalo, caratterizzato da un testa composta da tre formazioni sferiche, il corpo allungato, allargato nel mezzo e ristretto all’estremità che presenta una piccola biforcazione. Il germe è racchiuso in un bozzolo di forma ovoidale. Vi sarebbe una relazione con l’agente eziologico della tubercolosi, il micobatterio o bacillo di Koch; già all’epoca non era nuova l’ipotesi di un’origine infettivo-infiammatoria di questo disturbo psichiatrico. Calligaris riprese queste idee condivise da altri suoi contemporanei e le osservazioni secondo cui le crisi psicotiche si attenuavano quando insorgeva la tubercolosi. Il Calligaris riporta anche che in tutti i tubercolotici esaminati erano risonanti le placche della schizofrenia. Calligaris ipotizzò che il suo Agente tricefalo fosse un’evoluzione del bacillo di Koch. Tuttavia lui stesso ipotizzò un rapporto fra le due patologie più complesso. Non si tratta di una derivazione da una tubercolosi acquisita o di “prima generazione”.

2. – L’ipotetico agente supposto come eziologico del cancro ( la sferula dentata, che introduciamo ora, non avendone accennato prima) è una formazione che si evolve nel tempo in relazione con la stadiazione della malattia (da cui anche un certo interesse “diagnositco” reale, perché permetterebbe di correlare lo stadio della neoplasia al tipo di forma osservata). Un’ulteriore formazione è quella detta “germe del cancro” che denoterebbe una predisposizione ereditaria a questa patologia, connessa alla presenza di antenati, nel proprio albero genealogico, che avevano già sviluppato neoplasie. Immagine5Tale germe del cancro risulta avere una conformazione che ricorda una semiluna che poi tende a chiudersi, ad evolvere in forme sferiche fino ad arrivare alla stessa sferula dentata. I vari pattern di passaggio fino alla forma cancerosa differirebbero a seconda della storia dell’eredocanceroso, ed in particolare in funzione della generazione, a seconda che sia un figlio, nipote etc. di un malato neoplastico. Qui Callgaris usa espressamente il termine eredocanceroso e questo introduce ad un passaggio molto interessante: si tratterebbe di una eredo-infezione che passerebbe attraverso le generazioni. In particolare Calligaris fu portato ad ipotizzare che la sferula dentata “derivasse” in qualche modo, per adattamento pleiomorfico o per evoluzione dalla Spirocheta, l’agente eziologico della sifilide, e quindi una derivazione luetica per il cancro. Secondo Calligaris nello svolgersi del “film” eteroscopico compaiono immagini che sarebbero da ricondurre alla spirocheta, vista in sequenza evolutiva verso le altre forme come il germe e la sferula. Diverse altre ricerche radioestesiche ed eteroscopiche avrebbero corroborato questa idea.

Ora, è bene osservare che anche qui si avrebbe l’idea di una eredo-infezione o di una eredo-tossicità. Questo in qualche modo collima con alcune nozioni della medicina omeopatica, con cui non risulta che il nostro Autore avesse dimestichezza.  Il tassello mancante è la nozione di diatesi morbosa, un concetto che la medicina omeopatica deve al suo stesso fondatore, Hanhemann, che individuò nei “miasmi” il paradigma per interpretare le modalità diatesiche con cui si caratterizzano le espressioni patogene dei singoli individui. Le diatesi sono delle modalità generali, di tipo simil-costituzionale, in cui si esprimono, in modo caratteristico le patologie di un individuo nel corso della sua vita, e che rispondono a delle ipotetiche infezioni ancestrali dei progenitori.  In omeopatia “costituzioni”miasmatiche furono individuate nella diatesi psorica, sicotica, e luetica. Successivamente il Kent introdusse quella tubercolinica.

Come si vede è molto significativo che per due patologie, gravi ed  importanti anche sotto il profilo sociale (schizofrenia e cancro), questo tipo di indagine ha in effetti, e per via del tutto autonoma, trovato una sorta di “origine” nelle diatesi dell’omeopatia classica, o qualcosa di correlabile ad esse. Anche gli accostamenti non sono privi di significato, e sembrerebbero suggerire una sorta di conferma “esterna” ad entrambe le teorie, quella omeopatica e quella di Calligaris. Le modalità mentali del soggetto schizofrenico trovano effettivamente un certo riscontro nelle modalità dei rimedi della serie fosfo-tubercolinica in omeopatia (soprattutto Tuberculinum e Acidum phosphoricum), particolarmente polarizzati sul piano mentale e dalla marcata sensibilità, spesso incline alle distonie psichiche, e alla sovraeccitabilità. D’altra parte la diatesi luetica non è forse perfetta per descrivere i processi neoplastici (una specifica diatesi cancerinica è stata introdotta più di recente) anche se la natura distruttiva del luesinico si riflette almeno in parte nell’evoluzione di alcuni tumori. Resta significativo comunque che almeno due importanti diatesi omeopatiche siano investite lo stesso di un particolare ruolo “capostipite” nelle scoperte di Calligaris e soprattutto che queste ultime abbiano ugualmente confermato una qualche natura atavica (ed ereditaria) dei fattori eziologici putativamente coinvolti.

L’elemento invece che potrebbe un po’ mettere in difficoltà l’interpretazione biologica (sostenuta dallo stesso Calligaris) di queste sue osservazioni, è data dalla natura di queste “eredoinfezioni”. Infatti buona parte degli omeopati hanno supposto delle eredotossine alla base dei miasmi, ma tutto questo non viene normalmente inteso in senso biologico-fisico, cioè riferito al corpo grossolano ed agenti materiali appartenenti al piano fisico. Sarebbe piuttosto ingenuo ritenere che tale trasmissione di costituzioni patologiche sia svolto da un insieme di tossine materiali agenti sul piano fisico: agenti fisici in effetti mai isolati, non compatibili con le attuali leggi microbiologiche e insufficienti – se intesi come singolo ceppo patogeno- a spiegare non un singolo processo infettivo ma tutta una serie di inclinazioni e predisposizioni fisio-patologiche ad ampio spettro, olistiche, fino a comprendere aspetti comportamentali e mentali.  Ormai è piuttosto opinione diffusa fra molti omeopati che tali ipotetiche realtà siano da intendersi non come delle tossine fisiche, ma piuttosto come tossine sottili, per usare un termine tradizionale, oppure come campi di informazione, se si vuole rifarsi alla teoria dei sistemi.

Questo passaggio è molto importante perché pone le basi per un altro modello di interpretazione che non è legato alla microbiologia, almeno non in senso grossolanamente fisico.

In effetti se guardiamo alle osservazioni eteroscopiche riportate da Calligaris, queste formazioni osservate mostrano delle caratteristiche evidentemente ben lontane da quelli a cui ci ha abituato l’attuale microbiologia.

In favore di una interpretazione microbiologica c’è solo il dato che le osservazioni eteroscopiche indicherebbero anche aree dell’encefalo in cui sarebbero annidati focolai “morbigeni”. Tuttavia questo dato non è detto che sia interpretabile solamente alla luce dell’ipotesi biologica… In realtà, difficilmente i “depositi” descritti in queste ricerche possono essere assimilati ai patogeni attualmente noti alla microbiologia. Inizialmente Calligaris suppose che i “depositi” fossero i residuati della dissoluzione e dei processi metabolici di microorganismi. Oggi potremmo ad esempio accostare questa idea a patogeni sub-virali, ad esempio virioni e prioni (quindi qualcosa di inferiore nella scala evolutiva). Questa ipotesi sarebbe almeno compatibile con le ridotte dimensioni di scala di tali formazioni, che giustificherebbe la loro difficoltà di individuazione. Tuttavia Calligaris, nelle opere successive tende a vedere nei depositi una ulteriore fase di evoluzione di patogeni noti per lo più di origine microbica, alla luce del fenomeno del pleiomorfismo.

Entrambe le opzioni pongono comunque delle obiettive difficoltà: il pleiomorfismo, cioè la tendenza dei batteri a cambiare forma, è in realtà piuttosto raro in natura e riguarda, almeno allo stato attuale dell’arte, solo i micoplasmi, sprovvisti come sono di parete cellulare. Inoltre non risulta finora sia mai stato osservato un agente patogeno, responsabile di una patologia, che, una volta mutato di forma, divenga l’agente eziologico di un’altra. In pratica un fenomeno finora mai riscontrato.

Le forme che sono riportate dalle osservazioni eteroscopiche sono piuttosto anomale rispetto a quelle che usualmente presentano i batteri: basti pensare ad esempio alla “rosa dei granuli“, con la sua complessa e inusuale struttura. A volte i patogeni ignoti descritti da Calligaris posseggono un’asse di simmetria longitudinale ma sono asimmetrici rispetto all’asse mediano (si veda ad esempio l’agente tricefalo): sono quindi orientati in senso testa-piedi. Ciò è praticamente assente nei batteri; mentre si osserva invece nei parassiti di ordine superiore, microorganismi pluricellulari già organizzati e differenziati in senso organico. Questo però esclude chiaramente la natura batterica, e a fortiori anche quella di virioni o prioni. Del resto basta osservare l’Agente tricefalo, l’Agente dai baffi spioventi (legato a processi di paralisi progressiva), o l’Agente a fungo degli stati maniacali, per avere seri dubbi sulla loro natura “batterica”.

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Agente a fungo

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Agente tricefalo

Anche le formazioni a colonie descritte sono significativamente diverse da quelle note in biologia, mentre i movimenti sono ugualmente anomali. Ad esempio nel descrivere i movimenti delle “sferule dentate” (cancro), non si osserva il tipico movimento caotico di microrganismi in un fluido ma movimenti rettilinei lungo raggi incrociantisi all’interno di un sezione circolare!

Un patogeno molto particolare, che ci ha dato modo di riflettere sulla natura di queste osservazioni è detto da Calligaris “serpentelli nel bozzolo”… Importante osservare che secondo la biologia ciascuno di essi sarebbe un singolo agente patogeno, tuttavia essi si trovano raggruppati in colonna, all’interno di un involucro. Molti “patogeni” di Calligaris risultano circondati da formazioni di questo tipo di natura non ben chiara. Da un lato esse sembrano richiamare la “parete batterica”, mentre dall’altro stride con il presupposto dell’assenza di parete batterica, cosa che invece giustifica e permette il pleiomorfismo. Ugualmente sarebbe molto anomalo presupporre la presenza di tre differenti cellule batteriche (?) all’interno di una stessa singola parete batterica; tale fenomeno infatti non pare sia mai stato riscontrato finora.

Abbandoniamo per un attimo l’ipotesi biologica e supponiamo che queste “formazioni” così osservate attraverso l’indagine metapsichica siano enti di natura iperfisica, o sottile. A cosa queste forme così osservate ci rimandano?

Per quanto ciò potrà apparire paradossale, le forme più prossime a quanto osservato ci sembra di poterle rinvenire nel complesso iconografico delle religioni tardo-antiche, in particolare del corpus magico-sapienziale del periodo gnostico alessandrino… il che ovviamente non può non indurre a inquietanti ma suggestive riflessioni.Buona parte dei patogeni occulti osservati da Calligaris – non tutti ovviamente – sono riconducibili ad un proto-forma comune: un struttura serpentiforme o comunque allungata con un “testa”che presenta varie possibili varianti. Questa entità si presenta poi circondata da una sorta di capsula o bozzolo, di cui ovviamente non è chiara la natura.

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In particolare questo schematismo è riconducibile in modo sorprendente ad una entità ben nota nel “pantheon” dei daimones (esseri intermedi) noti al mondo ellenistico tardo antico, e in parte ai movimenti gnostici, somiglianza tanto più significativa in quanto persino i sigilli e i caratteri, associati a questa entità, spesso riprodotti su gemme e talismani, trova una parallelo corrispettivo in alcuni dei “patogeni” osservati da Calligaris.
L’entità mitologia in questione è riportata con il nome di Knoubis (Ξνούβις) o, secondo altre varianti, Knoufis, Kanobis, Knoumis (forse in relazione fonetica con l’antico Khnum, divinità dell’Alto Egitto, in effetti scrive l’egittologo Boris de Rachewiltz si tratta forse di una sincretizzazione di Khnum e di Agatodaimon). Le iconografie associate a questa entità raffigurano un serpente eretto dalla testa leonina, quasi sempre irraggiata da un corona solare. Questo elemento iconografico potrebbe essere facilmente emulato dalle formazioni riportate da Calligaris, dove le “teste” hanno a volte forma lanceolata (psicosi manica-depressiva) oppure oppure estroflessioni filiformi, baffi etc.

Un dato molto impressionante è che persino il “sigillo” o “cifra magica” associato a questa entità, una linea verticale che interseca tre forme serpentine, sembra trovare un preciso riscontro in certe strutture osservate da Calligaris: i cosiddetti “serpentelli nel bozzolo” ma anche soprattutto l’agente a fungo,in cui lungo un fuso centrale sono impilati elementi semilunari, spesso in numero di tre, altro dato molto significativo! (vedi sopra).

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Gemma gnostico-magica del British Museum, raffigurante lo Knoubis

In questa sede si comprende anche cosa sia il “bozzolo”: si tratta del caratteristico nimbus, una sorta di aureola che circonda il corpo di personaggi divini nelle iconografie tradizionali, e ne manifesta l’irradiazione o il campo energetico. Nelle innumerevoli raffigurazioni che ci sono giunte, lo Knoubis era appunto ritratto con un nimbus attorno alla testa oppure a circondarlo interamente, sullo schema dei “cartigli” egizi.

Tale entità era infatti spesso raffigurata a scopo apotropaico su gemme e camei soprattutto nell’era tardo antica ed ellenistica, nell’Egitto greco-romano ed anche presso gli Gnostici, sia pure in vista di un uso medico-magico. Con precisione questa entità era uno dei decani e in particolare presiedeva ad una decade del segno del cancro. In quanto tale esso era per lo gnosticismo antico uno degli Arconti cosmocratori, entità che agiscono come ministri del Fato e dirigono gli influssi delle forze cosmiche, di fatto vincolando gli esseri entro la sfera della necessità. Lo gnosticismo ne accentuò il carattere negativo, riconoscendole – per varie ragioni su cui sorvoliamo – come entità sostanzialmente ostacolatrici sul piano spirituale. Sul piano medico-astrologico esse mediavano i possibili influssi negativi sulla salute degli organi corrispondenti, da cui l’uso magico per scongiurarli.

In particolare questo è uno dei pochi Decani di cui sia giunta una conoscenza abbastanza articolata. Probabile che ciò sia dovuto al fatto che esso fu per trasposizione “promosso” sino ad identificarsi con lo stesso Demiurgo, o Arconte massimo, lo Yaldabaoth degli gnostici, non a caso anch’esso raffigurato come un serpente leontocefalo, mercé anche la probabile derivazione da Khnum, antichissimo dio egizio con funzione di creatore-demiurgo. Ricordiamo che gli Arconti per lo gnosticismo sono sostanzialmente entità demoniache. Lo Yaldabaoth è anche a volte indicato come dodecacefalo (o eptacefalo) e nello Knoubis in effetti i raggi della corona sono spesso raffigurati in numero di sette. Questo dato che ha precisi significati – e ne sottolineano la centralità e il dominio sulle altre forze zodiacali o planetarie- potrebbe forse trovare un certo riscontro nella molteplicità di “teste” riportata da Calligaris (es. l’agente tricefalo).

Ora è lecito supporre che queste manifestazioni siano delle “irruzioni archetipali” di forze inconsce che già Jung aveva notato essere spesso presenti nei deliri e visioni di pazienti schizofrenici ma anche nella vita onirica dei pazienti nevrotici. Tali forze che, a mio avviso, sono da considerarsi al tempo stesso oggettive e soggettive, per la nota e tradizionale corrispondenza micro-macrocosmica,  ove non “integrate” (per usare il lessico junghiano) o non adeguatamente esorcizzate dal campo psichico collettivo dell’umanità, possono dar luogo a processi di degenerazione cognitiva, psicologica, fino alle patologie psichiatriche clinicamente codificate e a veri e propri processi di “invasamento”.

A mio avviso le indagini parapsicologiche condotte da Calligaris hanno evidenziato – dietro certe patologie- influssi diretti di questa natura, come testimoniata dall’emergere di forme simboliche coincidenti, in modo difficilmente contestabile, persino con le iconografie tradizionali appartenenti a quello specifico campo archetipale. Secondo questa ipotesi “iperfisica” non dovremmo dunque ipotizzare patogeni biologici (del resto esclusi dalla stessa medicina convenzionale), ma interferenze dal campo inconscio-archetipale o dal piano sottile (se si vuole usare il lessico della psicologia analitica ovvero quello dell’esoterismo). Il veicolo di queste influenze verrebbero dunque ad essere delle tossine “iperfisiche” (e qui ha senso e spiegazione l’osservazione metapsichica di aree e focolai in alcune aree del sistema nervoso, o meglio in realtà del doppio eterico di esso), il che trova una certa coerenza con l’idea delle eredotossine accennata in precedenza. È vero in realtà che in questi pazienti risultavano attive le placche delle “infezioni”… sarebbe davvero da chiedersi però se tali placche (identificate precedentemente da Calligaris) risultino attive solo in caso di infezioni di natura microbiologica oppure ad esempio in caso di parassitismo psichico oppure in forme di possessione (… se sono propenso ad ipotizzare una risposta positiva a questo quesito).

In questo quadro è molto significativo osservare che lo Knoubis doveva essere un decano del Cancro, che è domicilio della Luna e ad essa tradizionalmente corrisponde il sistema nervoso centrale e i suoi disturbi (non a caso gli schizofrenici erano anticamente definiti “lunatici”…). Questo trova quindi una certa coerenza con il fatto che queste osservazioni sono pertinenti soprattutto a patologie psichiatriche. E non è neppure casuale a mio avviso che ci sia una certa ricorrenza – nelle strutture riportate da Calligaris – di forme che ricordano delle semilune (tradizionale simbolo astrologico della luna). Chi dovesse stupirsi di queste considerazioni deve ricordare ad esempio che nella Medicina Tibetana tutte le patologie mentali sono sempre collegate eziologicamente a forme di possessione, e vengono indicate per ogni tipo di patologia psichiatrica le classi di esseri sottili (demoni e deva, asura, naga, etc.) che le causerebbero. Questo è il retaggio dell’antica medicina sciamanica che nel Tibet, dove la religione sciamanica Bön coesiste parallelamente al buddhismo, è ancora forte ed è stata inglobata nella medicina buddhista.

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Analogamente possiamo dire di tutte le culture mediche influenzate dallo sciamanesimo, in cui peraltro i disturbi mentali (più ancora delle altre patologie) assumono un significato assai particolare. Del resto vediamo tracce di questo retaggio dell’antica medicina sciamanica in molte medicine tradizionali, ad esempio quella cinese. Essa aveva anticamente una base autenticamente sciamanica, legata al più antico taoismo e alle sue tradizioni esoteriche. Tali tracce rimangono ad esempio nella nomenclatura.  L’ideogramma cinese per lo hún 魂 (lo psichismo corrispondente al Fegato, spesso tradotto come “anima eterea”) contiene il radicale 鬼, guǐ (= fantasma) e faceva riferimento alle antiche concezioni riguardo ai demoni e agli esseri incorporei e alla loro capacità di causare determinate malattie.

A partire dal Periodo degli Stati Combattenti (V-II sec. a.C) la medicina cinese subì un processo di trasformazione in cui venne riformulata ponendo l’eziologia delle malattie su eventi atmosferici (in realtà i correlati energetici di questi, intesi come sha qi, energie negative) e tutta una fisiologia sottile legata ai vari tipi di Qi degli organi, il riferimento ad esseri intelligenti passando più che altro a livello implicito, nella migliore delle ipotesi. Si tratta di quel processo di spostamento del piano di riferimento (da quello spirituale a quello energetico-sottile, per poi passare, con la medicina moderna, a quello propriamente materiale) che segue il processo involutivo di declino spirituale della conoscenza umana e il suo scivolamento verso il materialismo. Tali residui si notano ad esempio nella tradizione medica aristotelica con i suoi “spiriti vitali” (o le varie anime di cui in Platone) che sono i correlati nel corpo eterico e astrale umano di certe funzioni fisiologiche. Ma originariamente questo lessico (appunto di orientamento animistico) faceva riferimento ad una concezione originaria in cui l’essere umano era percepito come una collettività o un aggregato di spiriti elementari – parimenti presenti nei regni della natura- e che componevano il suo campo energetico.Tutto questo rimandava più direttamente ad un ordine di realtà più alto, sovrannaturale. Ovviamente nel tempo la centralità di questa visione iniziale andò a perdersi, lasciando però vestigia nella nomenclatura di alcuni saperi sull’uomo (medicina e filosofie antiche).

A mio avviso le osservazioni di Calligaris, di cui non ebbe modo di intendere la reale portata e il vero significato, andrebbero lette secondo questa chiave. Di sicuro non siamo arrivati ad interpretare e decodificare tutto, ad esempio non sono al momento in grado di dare una lettura “archetipica” significativa, nel caso del cancro, della cosiddetta sferula dentata, ma credo che sia importante aver delineato un metodo di lettura e interpretazione che è basato sull’ipotesi iperfisica e della ricerca su base archetipica. Se questa lettura è corretta allora si deve giungere alla conclusione che le indagini parapsicologiche di Calligaris sono uno spiraglio che per via indiretta potrebbe confermare la realtà di concezioni assai più antiche della Weltanschauung moderna, secondo lo sviluppo del tempo lineare.  Chiaramente si tratta di una pretesa coraggiosa: riconoscere più o meno direttamente la natura oggettiva (o semi-oggettiva) di certe realtà extra-umane o sub-umane, significa di fatto dover ammettere la causa eziologica di alcune patologie (soprattutto quelle psichiatriche) in processi che sono attinenti al campo della possessione.

Ci rendiamo chiaramente conto di avere forse sollevato un velo che né la scienza, né il sentire generale della cultura moderna sono pronti ad ammettere e dunque tale osservazione rimarrà in sospeso, ricordando il detto evengelico:

chi ha orecchi per intendere intenda….

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Bibliografia 

  • G. Calligaris,  Il cancro  (1937)
  • G. Calligaris, Malattie infettive  (1938) 
  • G. Calligaris, Nuove ricerche sul cancro (1940)
  • G. Calligaris, Malattie mentali (1942)
  • C.G. Jung, Gli Archetipi dell’Inconscio collettivo, Bollati Boringhieri
  • G. Maciocia, I fondamenti della medicina cinese, Elsevier Masson
  • B. de Rachewiltz, I miti egizi, Tea edizioni
  • Lama Gangchen Rimpoche, Vajrapani il distruttore delle tenebre, Peace publications

Aromaterapia sottile nei 36 decani

In un lavoro precedente ho evidenziato come fosse riduttivo e semplicistico l’uso quasi “talismanico” di cristalli o rimedi con una certa segnatura quale si vede spesso usata a livello di semplice moda. Ho anche spiegato quale fosse l’impiego appropriato che era seguito dalla scuola paracelsiana di medicina esoterica (nel rinascimento) e di fatto anche prima, durante il Medioevo, dalla medicina tradizionale, legata alle segnature,  che ebbe in Hildegarda di Bingen una delle sue più alte espressioni. Tale uso delle segnature può essere detto “omeo-fisiologico” (si usa il “simile” per rinforzare il settore carente o squilibrato); tuttavia vi sono altri autori che in merito all’uso di certi rimedi hanno testimoniato un uso potremmo dire, per analogia, “omeopatico”: l’impiego di alcuni rimedi della stessa segnatura corrispondente al proprio segno di nascita (o magari all’ascendente) che avrebbero la finalità di riequilibrare gli aspetti specifici di una determinata complessione, in particolare riferita alle note del carattere, armonizzandone gli elementi “problematici” e potenziando i dati caratteristici di forza. Si tratta in certo senso di una sorta di “simillimum” astrologico-medico che individuerebbe il rimedio più risonante verso certi individui. Un impiego analogico di questo principio lo troviamo anche nella floriterapia di Bach specie nell’uso del “fiore individuale” o “personale”, che riequilibra le note carenti del carattere, anche se lì la scelta è orientata sul “tema di vita” dell’incarnazione individuale (tale negli scritti del dr. Bach) e non si basa su valutazioni astrologiche. Dobbiamo chiarire che il “termine “omeopatico” è una pura analogia, dato che le attribuzioni di questi rimedi non sono basate su una corrispondenza per patogenesi : essi restano quindi pur sempre omeo-fisiologici.

A tale proposito riportiamo l’insegnamento di uno dei più importanti autori in merito all’uso dei profumi ed aromi, legato a scuole e gruppi operativi della Tradizione esoterica occidentale:  Leo Kaiti, un vero “classico” del settore. Il mio contributo è stato di elaborarlo ed adattarlo come aromaterapia sottile, quindi ricalibrandolo in senso psico-evolutivo e di medicina olistica. Poco fa abbiamo usato il termine “omeopatico”; questo perché, se si vanno a studiare le segnature dei rimedi presentati, si può osservare che a volte sono proposte piante con segnature opposte o complementari: es. Lavanda (Mercurio-Luna) per il segno d’Ariete (Marte), ma spesso anche segnature concordanti es. Rosa (Venere) per il Toro.  L’uso di certi individui vegetali è quindi giustificato in base alla migliore affinità, in relazione alla strategia terapeutica o evolutiva scelta dall’Autore, e non ad una acritica applicazione delle segnature.

Si tratta di “profumi” quindi di oli essenziali (ma in alcuni casi anche della droga essiccata e usata per fumigazioni o profumazione in sacchetti), in ogni caso la base è quella dell’Aromaterapia. Poiché in realtà l’elemento cardine di questo insegnamento non sono tanto i Segni, quanto i Decani, quale elemento su cui costruire la specificità delle essenze vegetali, è necessario richiamare alcuni cenni della storia dell’astrologia, e in particolare di quella egizia, per caratterizzare queste figure astronomiche meno conosciute.

32060_e0029251.002Contrariamente a quanto si pensa, non è vero che l’astrologia egizia apprese l’importanza dei segni e delle case solo in epoca tarda, e per influsso babilonese nel periodo alessandrino.
In effetti tale assunzione si basa sul fatto che lo zodiaco di Dendera ad esempio risale al I sec. a.C. Tuttavia il Libro delle Porte, che attesta i segni zodiacali, risale all’era ramesside (XVIII dinastia, Nuovo Regno) e il Libro delle Caverne (che indica ciò che corrisponde alle Case) risale almeno a Ramsete IV (XX dinastia, l’ultima del Nuovo Regno). Il merito di aver reso noti al grande pubblico questi testi (al di fuori dell’ambito accademico) e di averne dato una interpretazione astrologica chiara va al dott. Angelo Angelini nel suo ormai raro Manuale di Astrologia Egizia. Le dottrine in questione potrebbero essere anche più antiche poiché brani di questi “Libri” erano già contenuti nei Testi delle Piramidi. Tuttavia è una caratteristica della cosmologia (e teologia) egizia aver dato ampia importanza allo studio dei Decani, che sono poi arrivati alle altre culture astrologiche in epoca successiva, probabilmente ellenistica. La conoscenza di queste figure astronomiche è attestata già nel Libro di Nut (X dinastia). Questi 36 decani erano  delle stelle o delle costellazioni che costituivano una sorta di “orologio astronomico”:  dato che un nuovo decano sorgeva all’orizzonte ogni 40 minuti essi permettevano di misurare le ore della notte. Inoltre essi servivano a misurare il tempo siderale . Ogni dieci giorni un nuovo decano sorgeva all’orizzonte all’alba, appena un istante prima del sorgere del Sole (levata eliaca) dopo un periodo di tempo (70 giorni) durante il quale non era stato visibile, trovandosi al di sotto dell’orizzonte.  Gli antichi commentatori ci confermano che tutti i decani erano invisibili per circa 70 giorni, compresi tra il tramonto eliaco ed il sorgere eliaco; avendo tutti lo stesso periodo di non visibilità, questo sistema garantiva grande regolarità alla misurazione del tempo.

L’anno egiziano iniziava con la levata eliaca di Sirio (Sopedet), la regina dei Decani e prima nella sequenza di essi. Poiché l’anno siderale constava di 36 x 10 giorni, si aggiungevano i cinque giorni epagomeni (o intercalari, a cui la teologia egizia faceva corrispondere la nascita di Osiride, Seth, Horus, Iside e Nephti) in tal modo si colmava la distanza che separava dall’anno  solare. Anche così però lo scarto di sei ore faceva sì che ogni quattro anni la data della levata eliaca (così come la piena del Nilo) scivolasse in avanti di un giorno (e di un mese ogni 120 anni), per questo il calendario civile egizio era detto “anno vago”. Gli Egizi non aggiunsero mai giorni (bisestilità) per colmare questo disallineamento, non ne avevano bisogno poiché, come in ogni civiltà tradizionale, il loro tempo non era lineare ma ciclico. Ogni 1460 anni  (ciclo sothiaco) la levata eliaca di Sirio tornava a verificarsi nella stessa data, e il calendario vago e quello sothiaco si riallineavano, nella data di quello che per noi è il 25 luglio. E tuttavia a causa delle precessione degli equinozi, nel corso dei millenni il decano di Sirio, nel giorno di tale riallineamento dei calendari, veniva a trovarsi sotto una diversa costellazione:  a partire dall’Antico Regno forse con  la levata eliaca era associata al Leone (e per quello i doccioni dei templi venivano scolpiti in forma leonina. Ma prima, in epoca predinastica, nel V millennio, la levata eliaca avveniva sotto la Vergine, e forse questo fu il motivo, secondo Schwaller de Lubicz, dell’originaria attribuzione di Sirio ad Iside, “la dispensatrice”. I decani erano quindi l’elemento mobile dello zodiaco e permettevano il calcolo della precessione degli equinozi.

Questo fa capire la grandiosità della visione teologico-astronomica degli Egizi che pensavano e calcolavano il tempo in funzione di un grande anno (ciclo precessionale) di 25.800, tanto da dare, alle loro dinastie, il nome di Mentu (toro) nell’Era del Toro, e  nell’era dell’Ariete quello del dio Amon. E tutto questo, dalle ore della notte, ai cicli cosmici delle ere, era calcolato grazie alla regolarità dello scorrere dei Decani. Non stupisce quindi la grande importanza che questi ricevevano nella teologia stellare egizia, quali “effettori del tempo” (aggiungiamo che data la loro funzione nel calcolo delle ere, alcuni come Angelini, hanno visto proprio nel sistema decanale la chiave di comprensione della astrologia mondiale).  Se i dodici animali dello zodiaco rappresentano l’aspetto statico della manifestazione – da cui partono gli ordini divini – i Baku, i Decani, erano gli esecutori divini, ed anche i mediatori di questi influssi.

4130886849_c7933f627aDa un certo momento in poi, ma non si sa in quale epoca, i decani devono aver perso il loro riferimento stellare e ad essi fu attribuita una segnatura planetaria. Poiché purtroppo non siamo in grado di sapere con certezza quali costellazioni o stelle gli egizi indicassero con i nomi dei decani (se non pochissime, Sirio, la stella Canopo, il resto sarà forse un giorno compito dell’archeoastronomia scoprirlo) di fatto per noi non resta di essi che le decadi di giorni della loro reggenza.

 


 

Veniamo alle indicazioni delle essenze vegetali seguendo il testo di Leo Kaiti. Eviterò di riportare i nomi dei Decani o delle Intelligenze planetarie secondo le varie tradizioni, egizia antica, caldea ed ebraica (il Testamento di Salomone), o quelle più tarde dell’ermetismo alessandrino, sia per snellire la trattazione, sia per eliminare retaggi magico-teurgici che hanno qui solo un valore storico. Mi limiterò a dire che l’autore segue la nomenclatura di Firmico ( “Assican”, “Senacher”, etc.) per i decani, a cui, come dicevamo, viene assegnata almeno dall’epoca ellenistica una segnatura planetaria secondo la sequenza caldaica (  ♄ –  ♃ – ♂ – ☉- ♀ – ☿ – ☾  ).

Le essenze e i profumi indicati sono soprattutto per uso “esterno”,  da portare in sacchetti o, in caso, sulla pelle se si tratta di oli compatibili con questo uso,  comunque in modo da far risuonare con essi il  proprio campo aurico. Tale cosa favorisce l’allineamento con quel tipo di energia della propria segnatura di nascita, armonizzandone gli aspetti, favorendo ad esempio la compensazione dei lati oscuri e carenti del carattere, e l’ottimizzazione delle virtù positive di quel “raggio” decanale. L’azione è di tipo sottile, per risonanza con la frequenza di vibrazione dell’aura.

Ariete

Al dinamico, irruento e impulsivo Ariete il Kaiti fa accostare la Lavanda che ne attenua gli slanci senza lederne l’individualità.

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I Decani di Ariete nell’opera Astrolabium magnum

  1. Primo decano (21-30 marzo), Intelligenza di Marte. Carattere fortemente precipitoso e impulsivo. Essenza: Assenzio. Questo aroma dalla segnatura di Marte ma anche di Giove, pone sotto il controllo del re dell’Olimpo il bellicoso Marte. L’olio essenziale o il profumo di assenzio in questo decano modera l’aggressività e dona centratura e dominio di sé.
  2. Secondo decano (31 marzo -9 aprile), Intelligenza solare. Attitudine al comando, grande dignità. Essenza: Basilico. Stimola il rigore di pensiero, sviluppo delle qualità intellettuali e del discernimento, il che gli permette di acquisire capacità ulteriori di controllo delle situazioni. Aumento del “magnetismo” personale del carattere.
  3. Terzo decano (10-19 aprile), Intelligenza planetaria di Venere. Ricerca dei piaceri, del bello, è fortemente sentimentale. Essenza: Pepe. Attenua la tendenza alla gelosia, armonizza il carattere senza far perdere però lo lancio erotico, essendo anche afrodisiaco. Contrasta la tendenza alla pigrizia “venusina”, stimola la capacità di adattarsi al cambiamento.
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Al Toro, concreto e amante dei piaceri mondani e materiali, viene fatta corrispondere in generale l’essenza di Rosa, dalla classica segnatura venusina.

  1. Primo Decano (20-29 aprile), Intelligenza mercuriale. Amanti degli studi matematici, dell’architettura e di tutto ciò che esprime ordine, di conseguenza, per senso di equilibrio anche amanti della giustizia. Essenza: Melissa. Essa allevia l’eccessiva malinconia a cui tendono i nati sotto questo decano. Contrasta l’ansia, il panico e le facili tendenze alle somatizzazioni viscerali. Dona anche naturale piacevolezza nei modi, avvicinando alla naturale segnatura venusina del segno.
  2. Secondo Decano (30 aprile -9 maggio), Intelligenza lunare. Grandi aspirazioni, tendenza al successo sul piano materiale. La componente lunare rende tuttavia incostanti ed esposti a debolezze del sistema nervoso.  Essenza: Zenzero. Contrasta la nevrastenia, è un tonico nervino.
  3. Terzo Decano (10- 19 maggio), Intelligenza di Saturno. Carattere con tendenze alla cupezza, l’influsso decanale indebolisce il fisico e il morale. Questi soggetti possono facilmente trovarsi intristiti a cause delle avversità e delle ristrettezze materiale. Essenza: Rosa. Protegge dalla depressione e dalla malinconia, addolcisce l’intransigenza malefica saturnina, richiamando la giocondità, la piacevolezza di Venere che governa tutto il segno.

Per tutti coloro che sono sotto l’influsso del segno, a prescindere dalla decade, l’olio essenziale di rosa porta un benefico apporto.

Gemelli

Spiccata intelligenza e doti intuitive, viva curiosità intellettuale, eclettismo, ma anche naturale mutevolezza e incostanza. In generale è proposto l’Origano, che rigenera le energia mentali e fisiche di questa instabile complessione, inoltre protegge in caso di eccessiva permeabilità della struttura psichica.

  1. Primo Decano (21-30 maggio), Intelligenza di Giove. Predisposizione alle scienze astratte, scarso spirito pratico. Fortemente idealisti, si dedicano a discipline complesse, ma hanno difficoltà applicative e nel contatto con l’ordinario. Essenza: Vaniglia. Risvegliando il gusto per il piacere e l’ambizione, dona concretezza agli orizzonti di chi è sotto l’influsso di questo decano. Come “nota di base” la vaniglia stabilizza una psiche troppo fugace.
  2. Secondo Decano (31 maggio-10 giugno), Intelligenza marziale. Emotivo e precipitoso, si lascia facilmente trascinare in scontri futili, disperdendo le proprie energie. Può essere un ottimo polemista, avendo buone abilità dialettiche. Essenza: Acacia. Analogicamente alle proprietà astringenti sul piano fisico, tale essenza attenua le caratteristiche “sanguigne” di questa complessione.
  3. Terzo Decano (11-20 giugno), Intelligenza solare. Poco dinamico, è piuttosto pigro e indolente, soprattutto egoista. Tendenza a perdersi nelle frivolezze, dietro interessi futili, difficoltà a centrare i propri obiettivi. Vi sono molti collezionisti fra i nati in questo decano. Essenza: Menta. Stimola la mente in modo profondo, donando freschezza e obiettività di pensiero. Risvegliando dal torpore e dalla pesantezza porta anche maggiore capacità di autocritica e realismo.
Cancro

Estrema sensibilità e ricettività, ma anche fortemente emotivo e suggestionabile. Il dominio della Luna comporta anche grande mutevolezza e instabilità, carattere contraddittorio e complesso. Sentimentale, amore per il mistero, romanticismo. L’essenza di Lillà può regolare, meglio di altre, l’evoluzione personale di questi soggetti: attenua le passioni, spegne le euforie psichiche, e d’altro canto sostiene nei periodi di depressione periodica e stabilizza la tendenza ciclotimica dell’umore. Favorisce il sogno veritiero in questi soggetti altrimenti esposti alla veggenza incontrollata.

  1. Primo Decano (21 giugno-1 luglio), Intelligenza di Venere. Personalità piacevole, amabile, assai socievole, in grado di attrarre attenzioni e simpatie e di fare amicizia con grande facilità. Essenza: Sandalo. Ne amplifica la piacevolezza, essendo anche anche afrodisiaca; potenzia questi aspetti positivi del carattere aumentando la consapevolezza delle proprie doti. Aggiunge un elemento di protezione a questa complessione estremamente sensibile e percettiva: sensitività protetta.
  2. Secondo Decano (2-11 luglio), Intelligenza mercuriale. Chiarezza di vedute, ma grande volubilità e vi è una certa predisposizione all’inganno per sostenere lo slancio all’espansione del proprio ego, che in questi soggetti è forte. Peraltro vi sono forti doti comunicative e diplomatiche Essenza: Tiglio. Riduce la tendenza all’inganno e al sotterfugio per proteggere la propria sicurezza. Crea un’attitudine di maggiore fiducia; contrasta anche la propensione alla gelosia morbosa.
  3. Terzo Decano (12-21 luglio), Intelligenza lunare. Mutevolezza estrema nell’umore e nel temperamento. Generosità. Grande teatralità, eccellente predisposizione alla recitazione, all’esteriorizzazione di sentimenti. Forti doti medianiche, assai più sviluppati che in tutti gli altri segni e decani (Luna-Luna). Essenza: Ambra grigia. Attenua soprattutto le asperità del carattere, ed accresce la sicurezza in sé stessi, specie nelle relazioni pubbliche. Rende anche più inclini ad accettare e sviluppare il lato seduttivo del proprio carattere.
Leone

Forza, calma, fierezza,tendenza al comando, ambizione, egocentrismo, a volte anche violenza. A questi aspetti è indicata come essenza l’Incenso, la cui segnatura è in accordo con l’aspirazione alla “regalità sacra” di questo dominio del Sole. Il suo potere purificatorio favorisce il processo evolutivo di  allontanamento di certe influenze e abitudini che contrastano l’affermazione dell’Io. Al tempo stesso apre la strada ad un’influenza superiore, spirituale, che deve orientare questa volontà: il Sé.

  1. Primo Decano (22 luglio-2 agosto), Intelligenza di Saturno. Animo nobile, generoso ma tendente anche all’irruenza, controllata in parte dalla forte volontà. Altissimo senso dell’onore e della dignità, fino all’estremo. Essenza: Angelica. Profumo tipicamente solare, apre il soggetto alle sue vere aspirazioni, alla generosità, alla parte più nobile del suo carattere.
  2. Secondo Decano (3-12 agosto), Intelligenza di Giove. Forte volontà, ma molto intransigenti, insofferenti alla contraddizione, e poi loquaci. Essenza: Balsamo del Perù. Armonizza il sistema nervoso, e placa la mente assediata da pensieri e turbamenti eccessivi. Rende più aperti alla diplomazia.
  3. Terzo Decano (13-22 agosto), Intelligenza marziale. Contrariamente a ciò che si penserebbe, non sono litigiosi, essendo anzi orientati alla concordia. Tuttavia vi è uno spiccato senso della giustizia, teso quasi all’assolutismo; carattere intransigente, che può arrecare difficoltà alle relazioni. Essenza: Ciclamino. Esalta le note del carattere, orientato all’altruismo, e ne migliora le capacità di mediazione, favorendo quindi lo scambio con gli altri.
Vergine

Dall’indole timida e affabile, ma metodica e dotata di spiccata intelligenza analitica e di grande puntiglio, al limite della pedanteria, può essere anche freddo e avaro. Consigliato il Giacinito che ridesta la sensualità in questa complessione molto “cerebrale” e facilmente depressa.

  1. Primo Decano (23 agosto-2 settembre), Intelligenza solare. Delicato, riservato, amante della natura. Essenza: Gardenia. Insegna ad alzare barriere protettive vero le influenze altrui, a non essere troppo remissivi. Accresce la sensualità, armonizzandola con il carattere del segno.
  2. Secondo Decano (3 -12 settembre), Intelligenza venusina. Relativamente meno ordinato degli altri Vergine,ambizioso e piuttosto attaccato alla sensualità, alle speculazioni lucrose e al denaro. Spesso questo può procurare contrasti essendovi anche tendenza alla prodigalità. Essenza: Acacia. Porta un’armonia superiore nelle tendenze speculative di questa complessione, donando anche una migliore e più equilibrata applicazione.
  3. Terzo Decano (13-22 settembre) Intelligenza mercuriale. Questo spirito planetario della sfera di Mercurio era descritto inconcludente, debole. Chi riceve questo influsso, sebbene dotato intellettualmente, manca di prontezza e risulta capace solo quando realmente motivato e se non incontra troppe difficoltà. Facile depressione morale, tendenza alla pigrizia; difficoltà a produrre. Sul piano medico, tendenza alla sterilità. Essenza: Achillea. Accresce l’interesse per l’esistenza, sviluppa la capacità di adattarsi al cambiamento, ad integrarsi con le vicende della vita. Stimola le energie psico-mentali assopite. Azione sia stimolante che armonizzante.
Bilancia

Incline al bello, all’espressione artistica, agli alti ideali, rifugge la solitudine; inoltre possiede grandi doti comunicative e diplomatiche, grande fascino sugli altri. Per converso, può trovare difficoltà nell’assumersi responsabilità, prendere posizioni nette, rischiare di perdere il favore altrui. Continua ricerca di approvazione, bisogno di amore. Tende a concepire sentimenti non espressi. Può soffrire per constasti e incomprensioni con le persone care o i familiari. La Verbena ne valorizza il potere empatico, favorendo la comprensione con gli altri e lo scambio.

  1. Primo Decano (23 settembre – 2 ottobre), Intelligenza lunare. Personalità complessa, dotata, leale. Grandi ideali di giustizia, bontà che spinge ad aiutare i più deboli; forte espressione tramite il campo artistico. D’altra parte risulta debole, incostante e influenzabile. Essenza: Iris. Rafforza l’amore per l’armonia dando però maggior equilibrio di carattere. Rende più lucide le facoltà intuitive. Armonizza gli aspetti critici della complessione lunare: soprattutto sul sistema nervoso, depressioni e angosce.
  2. Secondo Decano ( 3-12 ottobre), Intelligenza di Saturno. Grandi doti di calma e distacco che però sfociano nell’indifferenza. Scarsamente comunicativo, ciò che complica i contatti umani, mentre sa brillare professionalmente. Gentile, comprensivo, tenace ed equilibrato: è una complessione positiva data l’esaltazione di Saturno in questo segno, tuttavia rimane la tendenza all’eccessivo distacco e alla cupezza. Essenza: Muschio. Rende maggiormente combattivi; maggiore slancio costruttivo sul piano pratico. Accentua la sensualità, per contro rende meno sensibili alle depressioni psichiche.
  3. Terzo Decano (13-22 ottobre), Intelligenza di Giove. Sensuale, goloso, amante dei piaceri, tipicamente gioviale, allegro, insaziabile. Complessione caratteriale che predispone facilmente al successo, specie in ambito relazionale. L’eccessiva spensieratezza, anche nelle avversità o nei pericoli, tende tuttavia alla vera e propria incoscienza. Essenza: Giacinto. Armonizza gli aspetti della complessione gioviana, orienta le passioni in chiave meno materiale e grossolana.
Scorpione

Aggressivo, violento, tormentato interiormente, caustico e fortemente vendicativo;non si confida mai e agisce tramando in modo nascosto. Introspezione nera, grande interesse per l’ignoto e il mistero. L’Erica con la sua essenza ne addolcisce le passioni e lo spirito di vendetta, illumina l’irraggiamento della volontà.

  1. Primo Decano ( 13 ottobre -1 novembre), Intelligenza di Marte. Carattere energico, aggressivo e collerico, temperamento ambivalente ora incline alla durezza, ora alle manifestazioni d’affetto. malgrado la natura sospettosa dello scorpione, sotto questo decano vi può essere ingenuità ed eccessiva fiducia, che spesso da luogo a delusioni, di cui questi soggetti possono soffrire molto. Essenza: Tuberosa. L’azione calmante sul sistema nervoso armonizza l’eccesso marziale di questa complessione, rendendo fra l’altro più “ricettivi” ed accorti. Aumenta la comprensione e la capacità di perdonare. Utile anche per le depressioni e la malinconia.
  2. Secondo Decano (2-12 novembre), Intelligenza solare. Carattere impulsivo, autoritario, estremamente orgoglioso. Animo impulsivo e passionale. La caratteristica dei segni d’acqua si manifesta in questi soggetti quale particolare e acutissima sensibilità che accende in loro avversioni  intense e violente antipatie, non sempre giustificate. Essenza: Ginestra. Addolcisce e risana i “terreni aridi”, bilancia il carattere di questo decano e gli stati nervosi che ne derivano.
  3. Terzo Decano (13-22 novembre), Intelligenza venusina. Sensualità molto accesa, violenza degli istinti e forte passionalità. Animo incline alla gelosia estrema, soffre facilmente per tormenti amorosi. Pur essendo vigoroso, può mostrarsi molto debole nelle avversità. Essenza: Cedrina. Attenua l’eccessiva passionalità e soprattutto questo tipo di gelosie. Agisce anche a sviluppare un amore purificato da tutto ciò che è semplice istinto.
Sagittario

Generoso, benevolo, altruista e gioviale; è coraggioso, spesso anche impulsivo, e vive di grandi slanci ideali. Senso dell’onore e della gerarchia. La Violetta esalta gli aspetti positivi di questo temperamento gioviale dando sviluppo all’affermazione individuale e favorendo la sua evoluzione in chiave transpersonale. Introduce anche un elemento spirituale nell’interesse di questo segno per i sistemi di pensiero e filosofici.

  1. Primo Decano (22 novembre -1 dicembre), Intelligenza di Mercurio. Carattere aperto, socievole, audace, combattivo. Ama i viaggi, la scoperta, è dinamico e curioso. Il suo entusiasmo può tradursi in facilità all’ira se contrastato.  Essenza: Amaranto. Armonizza gli slanci entusiastici di questo carattere, evita il dispendio energetico eccessivo nei soggetti iperattivi.
  2. Secondo Decano (2-11 dicembre), Intelligenza lunare. Sognatore, piuttosto solitario, volubile. Generoso, compassionevole, anche romantico si lancia dietro progetti ciclopici, che spesso sono dei puri sogni ad occhi aperti, ispirati dal tipico romanticismo dell’influsso lunare. In ogni caso mostra grande ostinazione nel perseguire i suoi ideali. Essenza: Fresia. Frena gli slanci eccessivi dovuti al troppo entusiasmo, ispira la prudenza e un atteggiamento più concreto, misurando le circostanze e le proprie forze.
  3. Terzo Decano (12-21 dicembre), Intelligenza di Saturno. Intelligente ed ambizioso è però offuscato dalla severità saturnina che lo rende estremamente rigoroso, intollerante, ostinato. Tendenzialmente rancoroso può essere anche incline alla violenza se contrastato. Essenza: Calicanto. Doma la tetra influenza di questo decano. L’olio essenziale di questo fiore, usato da secoli nella medicina cinese, è stato studiato farmacologicamente ed ha dimostrato effetti antidolorifici. Una sua variante, Chimonanthus salicifolicus, ha azione antidepressiva ed ansiolitica.
Capricorno

Introverso, solitario, riservato. Buon organizzatore, serio e rigoroso, sa essere molto duro con se stesso e con gli altri. Generalmente pessimista; molto fedele ma rancoroso. Il Caprifoglio con la sua essenza armonizza le angolosità del temperamento, crea una disposizione d’animo più serena ed ottimista, una maggiore estroversione. Il suo uso favorisce anche l’apertura e la comunione con il Trascendente che spesso è quasi volutamente bloccata nel materialistico Capricorno. Secondo il Kaiti il suo impiego sistematico equilibra energeticamente le debolezze astrologiche del segno, in relazione all’apparato osseo e alle sue patologie.

  1. Primo Decano (22-31 dicembre), Intelligenza di Giove. Ambizioso, affidabile, serio e diplomatico, doti che in genere ne fanno un buon realizzatore. Attaccato alla famiglia e soprattutto alla carriera. Il carattere espansivo gioviano e l’eccessiva liberalità possono portarlo a dissipare le risorse e le fortune che può accumulare con pazienza, come nella natura del segno. Essenza: Narciso. Armonizza queste doppie tendenze, inoltre addolcisce le asperità caratteriali che non mancano al Capricorno. Equilibra “magneticamente” l’influsso fatale di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 gennaio), Intelligenza marziale. Suscettibile, permaloso, molto ostinato. Dotato di capacità intellettuali spiccate e di grandi doti organizzative, tende spesso ad ostinarsi in vane ricerche o a naufragare in progetti ambiziosi, spesso irrealizzabili. Introverso e freddo in ambito sentimentale, raramente perde questa attitudine lasciandosi trasportare. Essenza: Giacinto Doppio. Sostiene proteggendo dalle debolezze tipiche di questo decano. (Purtroppo devo aggiungere che il “Giacinto Doppio” è una variante del Hyacinthus orientalis, virtualmente estinta nel XVIII secolo, dopo che per un periodo fu in grande voga e costosissima. Al momento non si può stabilire se i rari esemplari delle linee ricostruite oggi siano corrispondenti a quello descritto, né se Leo Kaiti facesse riferimento a quello antico, anche perché l’Autore non ha lasciato indicazioni cronologiche sulla fonte alla quale attingeva).
  3. Terzo Decano (11-20 gennaio), Intelligenza solare. Grande contegno, riservato, vita interiore molto ricca, tuttavia tende ad essere sospettoso, incline allo scoraggiamento. Predisposizione alla malinconia, alla depressione, e alla sofferenza morale. Influenza poco fausta anche per la salute fisica. Essenza: Mentastro Verde. Ispira maggior forza di carattere e dominio, equilibrio e protezione energetica anche per le patologie fisiche; impiegato come sacchetti di erba profumata. Come olio essenziale sulla persona invece, si indica anche qui il Giacinto doppio.
Aquario

Intuitivo, ama gli studi profondi, possiede grande immaginazione. Spiccata attività intellettuale, ma poco realistica; incline piuttosto all’arte, oppure alla coltivazione di dottrine filosofiche utopiche. Idealista, innovativo, forte senso di indipendenza per influsso uraniano. Volubile e dal carattere instabile, non sopporta le convenzioni sociali, ma apprezza le amicizie. La Felce ne equilibra psichicamente gli eccessi, dovuti alla mutevolezza di carattere, e le contraddizioni che possono insorgere in un animo così volubile. Stabilità anche nel gestire le contrarietà degli eventi esterni.

  1. Primo Decano (21 -30 gennaio), Intelligenza di Venere. Socievole, amabile, indulgente, ha buone capacità immaginative ed artistiche. Manca però spesso di spirito pratico, e può trovare difficoltà a concretizzare. Non sempre le sue capacità di adattamento sono in grado di farlo innestare negli eventi concreti e può impiegare molto tempo per fare carriera, o aprirsi una strada. Essenza: Serpentaria. Induce maggiore concretezza, dona la grinta necessaria ad estrinsecare le proprie qualità mentali e i progetti.
  2. Secondo Decano (31 gennaio -9 febbraio), Intelligenza di Mercurio. Intelligenza intuitiva, doti comunicative, diplomatico, a volte anche furbo ed opportunista. In altri casi risulta essere eccessivamente ingenuo. Essenza: Mughetto. Esalta le doti comunicative del decano, ma porta una maggiore prudenza e scrupolo. Insegna a relazionarsi sapendo fiutare i pericoli, a comprendere gli altri e le circostanze.
  3. Terzo Decano (10-19 febbraio), Intelligenza lunare. Carattere tendenzialmente debole, inoltre piuttosto incline alla malinconia. Facilmente influenzabile e dall’umore instabile. Notevoli doti medianiche e forte sensibilità. Essenza: Reseda. Contrasta la depressione, stabilizza gli alti e bassi animici, risveglia la coscienza dell’Io.
Pesci

Immaginativo, sognante, “ispirato” quasi fino al misticismo. Molto passionale, la sua emotività risulta eccessiva e, spesso, caotica tanto da rischiare di travolgere la stessa personalità. Ha generalmente molto fascino, e ottime inclinazioni artistiche, mentre  possono risultare pigri e inconcludenti nella vita ordinaria. Medianità spiccata, attrazione per il mistero, ma anche per la psichdelìa e le droghe. L’essenza di Glicine agisce riportando ordine nella sua emotività e mettendolo al riparo dalle tendenze dissolutrici ed autodistruttive della sua natura. Pur mantenendo le sue doti di sensibilità introduce una maggiore chiarezza di pensiero, rendendo più facile tradurre in produzioni concrete le sue ispirazioni e idee. Fortifica la corrente della volontà, bilanciando l’indolenza del segno.

  1. Primo Decano (20 febbraio -29/1 marzo), Intelligenza di Saturno. Capriccioso, instabile, spesso malinconico, mai soddisfatto. Vanno incontro a penose e lunghe ansietà e si abbattono di fronte anche a piccoli ostacoli. Sebbene molto intelligenti e creativi sono fortemente instabili. Essenza: Gelsomino. Per Leo Kaiti esso esercita una vera opera di alchimia psichica in questi soggetti, che rende il carattere più fermo e la mente più illuminata e serena, donando anche maggiore concretezza, Contrasta gli stati d’ansia e, soprattutto, le ipocondrie di questo decano.
  2. Secondo Decano (1-10 marzo), Intelligenza di Giove. Energico, autorevole, ama i grandi ideali e sogna nobili imprese, e spesso le qualità psichiche intellettive permettono una buona riuscita sociale a questa complessione, specie quando è ben equilibrata. Purtroppo può essere, come tutto il segno, un po’ inconstante nei sentimenti ed essere minacciata da un certa instabilità. Essenza: Peonia. Armonizza le pur buone qualità di questo decano. Se il profumo è applicato sui polsi (suggerisco in caso i punti PC6 e TR5 di MTC) sigilla il campo aurico e crea protezione “magnetica”.
  3. Terzo Decano (11-20 marzo), Intelligenza di Marte. Libertino, attaccato fortemente ai piaceri fisici, alla sensualità e all’eccitazione, nella ricerca di nuove esperienze. Poco incline allo spirito di sacrifico e al lavoro, risulta spesso lavativo, malgrado il dinamismo di Marte. L’influsso essendo “marziale” sarà più forte negli uomini, che hanno una certa tendenza all’adulterio. Essenza: Zagara. Catalizza una sublimazione degli istinti, verso un orizzonte più ideali e spirituali, allentando il richiamo magnetico dei sensi. Agisce anche contrastando il rilassamento e la vagotonia, per effetto indiretto sul sistema nervoso autonomo.

profumi_magici

Come si vede si tratta di un impiego che -come dicevamo- ricerca un impatto psichico diretto sul nucleo profondo della personalità. Esso infatti tiene conto unicamente della posizione del sole (Io- coscienza) nel cielo di nascita. Non si tiene conto della posizione degli altri pianeti, elementi importanti ai fini della salute soprattutto fisica.

A fini di informazione riportiamo un sistema di conoscenze applicative che prevede invece proprio quel tipo di approccio, in cui si implica un’azione diretta (analogicamente si potrebbe dire “allopatica”) sul settore debilitato, sia nel tema natale, sia per via di un transito o semplicemente in relazione ad una patologia in atto.

chnoubisSintetizziamo un sistema di corrispondenze in cui ai decani corrispondono precisi organi o parti del corpo.
L’applicazione era però di tipo “magico-simpatico” o talismanico e prevedeva che le erbe indicate venissero indossate insieme a pietre, alla cifra del Decano, magari incisa cameo sulla stessa gemma del materiale in questione, e venivano persino indicati gli alimenti non tollerati. Riporto le indicazioni reperibili nel Libro sacro sui Decani di Hermes ad Asclepio, facente parte del Corpus Hermeticum, e derivato probabilmente dal Caldenario tebaico o Sfera Barbarica di Teucro il Babilonese (I sec. d.C.).

 

ARIETE (Amoun)

  • I Decano: Testa.                           Pianta utilizzata: Isophry (non identificata)
  • II Decano: Tempie, narici.          Pianta utilizzata: Ruta selvatica.
  • III Decano: Orecchie, denti.         Pianta utilizzata: Piantaggine.

 

TORO (Apis)

  • I Decano: Nuca.                            Pianta: Cipresso
  • II Decano: Tonsille, Collo.          Pianta: Dittamo
  • III Decano: Bocca, Gola.              Pianta: Buglossa

GEMELLI (Horus)

  • I Decano: Spalle.                          Pianta: Orchidea
  • II Decano: Braccia.                       Pianta: Cinquefoglie (Tormentilla)
  • III Decano: Mani.                         Pianta: Rosmarino

CANCRO (Hermanubis)

  • I Decano: Fianchi.                      Pianta: Artemisia
  • II Decano: Polmoni.                   Pianta: Peonia
  • III Decano: Milza.                       Pianta: Cipresso

LEONE (Momphta)

  • I Decano: Cuore.                         Pianta: Asperula
  • II Decano: Scapole.                     Pianta: Crisogone
  • III Decano: Fegato.                        –  mancante

VERGINE (Iside)

  • I Decano: Addome.                     Pianta: Stellaria media (Centocchio comune)
  • II Decano: Intestini.                   Pianta: Liquirizia
  • III Decano: Ombelico.                    – mancante

BILANCIA (Omphta)

  • I Decano: Glutei.                           Pianta: Polion (forse il Teucrium polium)
  • II Decano: Uretra, Vescica.          Pianta: Verbena
  • III Decano: Ano.                           Pianta: Verbena nana

SCORPIONE (Typhon)

  • I Decano: Ulcera. (?).                   Pianta: Mercorella
  • II Decano: Organo sessuale.        Pianta: Girasole
  • III Decano: Testicoli.                   Pianta: Liquirizia

SAGITTARIO (Nephtis)

  • I Decano: Cosce (tumefazioni).    Pianta: Salvia.
  • II Decano:  Femore.                       Pianta: Andraktitalon (non identificata)
  • III Decano: Cosce (dolori) .           Pianta: Centaurea.

CAPRICORNO (Anubis)

  • I Decano: Ginocchia.                     Pianta: Speronella
  • II Decano: Articolazioni.              Pianta: Anemone
  • III Decano: Articolazioni.             Pianta: Centaurea

AQUARIO (Canopus)

  • I Decano: Tibia.                             Pianta: Spaccapietre
  • II Decano: Ginocchia.                    Pianta: Gladiolo
  • III Decano: Ginocchia.                  Pianta: Thyrsion (estinta)

PESCI (Ichton)

  • I Decano: Piedi.                             Pianta: Verbena
  • II Decano:  – mancante                Pianta: Rosmarino
  • III Decano: -mancante                 Pianta: Camomilla

serpente-leontocefalo-266x300Abbiamo riportato tale schema solo a titolo di informazione data la sua importanza storica, dato che è stato da modello per scritti successivi che hanno fatto la storia delle scienze ermetiche come la Picatrix.
Come si vede si tratta di un testo lacunoso, e a volte si fa riferimento a piante non identificate o probabilmente anche estinte. Le correlazioni non sono tutte chiare e vi sono anche accostamenti non molto comprensibili, ad esempio l’attribuzione dei polmoni ad un decano del Cancro e vi sono molte ripetizioni, forse dovute ad interpolazioni ed errori dei copisti. L’uso del resto ha forse poca attinenza con il nostro ambito di studi, irriducibile  alla medicina, fosse anche sottile, trattandosi di un impiego piuttosto apotropaico. Al massimo si potrebbe ricondurre ad una “radionica medica” ante litteram,  ad una medicina vibrazionale sul campo aurico, ma il suo fondamento comunque riconduce all’alveo della terapeutica magicaDel resto però gli accostamenti non sono del tutto peregrini (in fondo si basano su segnature tradizionali), così osserviamo ad esempio che al III decano del Capricorno corrisponde la centaurea, che effettivamente ha note proprietà cicatrizzanti e possibili impieghi nelle fratture ossee. A suo modo quindi può contenere dei principi da approfondire anche se la materia attualmente in nostro possesso è poco chiara ed esaustiva. 

 

 

Nota bibliografica.

Rene A. Schwaller de Lubicz, La Teocrazia faraonica, Edizioni mediterranee.

Angelo Angelini, Manuale di Astrologia egizia, Editrice Kemi.

Luca Fortuna, Manuale di Aromaterapia, Xenia.

Massimiliano Kornmüller, Magica Incantementa. manuale teorico-pratico di magia romana. Ed. Mediterranee