Catene lineari del corpo e dello spirito

calligarisIl neurologo italiano Giuseppe Calligaris (1876-1944), vero genio dimenticato, è stato l’autore di sorprendenti scoperte – sorprendenti per il loro intrinseco significato, ma anche per la vastità di applicazioni e infine per la coerenza e l’organicità del quadro generale –  nel campo della medicina olistica e non convenzionale.
È anzi sorprendente che solo in tempi relativamente recenti, in Italia, si siano riscoperti gli studi di questo nostro connazionale, forse più stimato all’estero che in patria, anche a fronte del grande interesse che invece nel campo della medicina non-convenzionale è stato rivolto a studiosi stranieri. Fortunatamente, come diremo i suoi studi sono stati ripresi, ed anche ampliati in un sistema di trattamento psicosomatico ad opera di due ricercatori e sperimentatori italiani che hanno trovato il modo di adattare in un modello operativo le sue scoperte teoriche.

Già dalla sua tesi di laurea dal titolo Il pensiero che guarisce (1901) incentrata sul potere di autoguarigione della suggestione, il giovane Calligaris legò il suo interesse di neuropsichiatra alla ricerca psicosomatica, un tema che avrebbe sviluppato nelle sue successive e sorprendenti ricerche. Malgrado i suoi brillanti meriti accademici (fu ordinario alla Sapienza) e le sue pubblicazioni di alto rigore, una dei quali, Il sistema motorio extrapiramidale (1927) fu adottata come testo universitario per molti anni a seguire, le sue scoperte e le pubblicazioni “di frontiera” gli valsero l’ostilità, anche ingiusta e preconcetta, della comunità di allora. Questo suo isolamento fu anche la causa dell’oblìo in cui caddero le sue ricerche per diversi decenni, almeno in Italia. Visse negli anni in cui la neurologia e la neuropsichiatria cominciavano a delineare il loro statuto scientifico. Ma i suoi studi andarono molto oltre il paradigma della medicina su base meccanicista, del resto implicavano un sistema di relazioni energetiche di tipo sottile.

Erano anche gli anni in cui il neurologo inglese H. Head spiegava il “dolore riferito” e, attraverso le zone di Head, descrisse la proiezione cutanea dei riflessi viscero-sensitivi (convergenza di innervazioni  viscerali e di particolari aree cutanee sugli stessi metameri spinali);  e in cui il dott. W. Fitgerald indicava delle zone longitudinali della pelle, dette dermatomeri,come base per trattamenti antalgici e con la sua assistente Eunice Ingham poneva le basi della  riflessologia plantare.  Ma il lavoro di Calligaris andò molto oltre per portata e soprattutto per implicazioni teoriche, dato che si basava per lo più su relazioni sottili, legate al corpo eterico e non riconducibili a spiegazioni neurologiche – anche se, va detto, Calligaris non azzardò mai interpretazioni esplicite in questo senso ma si limitò a registrare empiricamente ogni corrispondenza. Fu questo fatto che gli valse l’ostilità del mondo scientifico così come l’aver mostrato di poter eseguire, attraverso le sue scoperte, determinati esperimenti di parapsicologia (o di metapsichica come si diceva all’epoca), esperimenti peraltro abbastanza eclatanti ed eseguiti in presenza di numerosi osservatori, che impressionarono persino lo yogi indiano Yogananda, in una sua visita in Italia nel 1934, in cui poté assistere ad un fenomeno di remote viewing attraverso un muro indotto da Calligaris su un suo paziente, come Yogananda stesso ci riferisce nella sua Autobiografia di uno yogi. Del resto questi suoi studi attirarono l’interesse di diverse intelligence militari: i suoi appunti furono trafugati dagli austro-tedeschi che avevano occupato il Veneto durante la Prima Guerra Mondiale, e infine dagli americani durante la Seconda Guerra Mondiale (e non è un caso se Germania e Stati Uniti sono i Paesi in cui si sono sviluppate scuole di medicina complementare, seppure semplicistiche, ispirate alle sue scoperte).

Nelle sue opere principali (che contano più di sedici volumi),  Le Catene lineari del Corpo e dello Spirito (1928),  La Fabbrica dei sentimenti (1932), Le meraviglie dell’autoscopia (1933), Le meraviglie dell’eteroscopia (1934), Telepatia e telediagnosi (1935), Le immagini dei vivi e dei morti richiamate dalle loro opere (1935), L’Universo rappresentato sul corpo dell’uomo (1937), Le meraviglie della Metapsichica (1940), Nuove ricerche sul cancro (1940), Le meraviglie della Metafisiologia (1944) è esposto il quadro coerente ed organico di una fisiologia sottile che si articola su linee energetiche disposte in modo reticolare lungo la superficie del corpo umanoNel cercare di spiegare la correlazione fra aree cutanee ad alterata sensibilità e danni alla corteccia cerebrale (correlazioni spesso non spiegabili sulla base delle ipotesi meccanicistiche della neurologia) Calligaris si imbatté nell’osservazione che la stimolazione cutanea (che lui definiva “carica”) lungo percorsi lineari generava sempre determinati riflessi fisici e sensazioni soggettive (” di repère “) e al contempo anche l’attivazione di determinati sentimenti.L’individuazione di queste strutture permette di dare indicazioni certe e soprattutto ripetibili dello stato psico-fisiologico dell’individuo. Queste prime scoperte furono poi ampliate da Calligaris in tutto il corso della sua vita; il suo interesse fu soprattutto per la mappatura e la ricerca di base, non pensò a svilupparne le potenzialità terapeutiche: la maggior parte delle sue ricerche hanno puntato ad evidenziare riscontri di tipo psicologico (attivazione di emozioni e sentimenti) e parapsicologico (attivazione di esperienze e facoltà extra-sensoriali). A tal proposito va detto che Calligaris non avanza mai nessuna interpretazione su base “occultistica” ma semplicemente da medico e da scienziato si è limitato alla registrazione di eventi e condizioni sperimentali ripetibili. Tuttavia la sua familiarità con concetti come “aura” “campo aurico”, “chiaroveggenza” ed altri, testimonia una conoscenza del lessico della metapsichica del tempo e della terminologia esoterico-occultistica. Dalle scarse indicazioni biografiche nulla sappiamo di quale milieu possa aver costituito il suo retroterra formativo, né di come fosse pervenuto a certe straordinarie e circostanziate scoperte. Mia personale convinzione è comunque che avesse avuto contatti con la corrente della Teosofia, sebbene prove diretta al momento non si conoscano. Rileviamo però che un suo allievo e collaboratore, Edoardo Bratina (1913-1999) è stato segretario della Società Teosofica. calligaris (1)

Un ultimo riferimento alla storia di queste scoperte: sono stati due studiosi italiani, Flavio Gandini e Samantha Fumagalli, a riscoprire di recente il lavoro di Calligaris e farlo conoscere in Italia. Il loro grande merito è stato non solo quello di aver portato avanti la sperimentazione ma sopratutto di aver creato un sistema operativo in grado di tradurre gli studi di Calligaris in un metodo di medicina olistica, con possibilità di intervento ed applicazione concreti nel campo della psicosomatica, denominato come Dermoriflessologia®.

Un altro merito di questi ricercatori è di aver allargato gli “orizzonti teorici” di riferimento integrando nella Dermoriflessologia gli insegnamenti di autori come Jung, Gurdjieff, Carlos Castaneda e R. Steiner. Questi inquadramenti teorici sono risultati utili per contestualizzare le scoperte del neurologo Calligaris e creare un quadro di riferimento sulla struttura della psiche e dell’inconscio, un’ antropologia e una fisiologia iper-fisica (soprattutto di componente steineriana) per la spiegazione teorica di alcuni processi sottili, degli sviluppi evolutivi e dell’espansione delle facoltà. Come si vedrà infatti la Dermoriflessologia ha due principali campi di applicazione: uno di tipo medico nel senso soprattutto di medicina olistico-energetica (ma anche con interessanti possibilità di applicazione anche nella psicoterapia e nella psicologia clinica, come tecnica complementare) ed un altra di tipo evolutivo come integrazione e sviluppo delle facoltà cognitive, psichiche e della personalità.

 


Il Grande Reticolo Energetico

Calligaris aveva dunque individuato delle linee “energetiche” lungo la superficie cutanea, dal tracciato rettilineo in grado di attivare riflessi fisici e soprattutto emozionali.Si tratta ovviamente di linee energetiche sottili in quanto non rilevabili con strumenti, almeno non direttamente, e non spiegabili con anatomiche osservabili o già note. Il primo paragone che potrebbe sorgere in mente sono i meridiani di agopuntura, ma l’accostamento non è esatto, in quanto questi ultimi seguono tragitti ipotetici che collegano dei punti specifici, e sono soprattutto questi punti a presentare un significato operativo e fisiologico. Tali meridiani hanno percorsi non lineari , inoltre scorrono nello spazio sottocutaneo a diversi “livelli” di profondità anche se questa profondità non è direttamente “misurabile”. Le linee di Calligaris sono invece perfettamente rettilinee, inoltre si dispiegano esattamente all’esterno del corpo, sulla superficie cutanea. Inoltre il nostro autore non mostrava di conoscere la Medicina Cinese, né fa mai riferimento nelle sue opere a tale sistema medico, dunque verrebbe da supporre una totale autonomia di scoperta. Si tratta in realtà di strutture diverse, entrambe “reali” nel proprio ambito e contemporaneamente. E tuttavia alcune analogie fra i due sistemi di riferimento possono essere osservate.

Vi sono dieci linee principali, che decorrono in senso longitudinale, senza soluzione di continuità lungo la superficie anteriore e posteriore del corpo, ognuna forma dunque una “catena”, o un anello chiuso. Ognuno di questi anelli rappresenta un sistema di corrispondenza organo-emozione, ma con una certa polarità poiché il lato dorsale identifica prevalentemente il riflesso emozionale, mentre il lato frontale quello organico-fisico. Come vedremo, due di esse hanno un particolare significato, oltre che anatomico anche di valore funzionale: la linea laterale, che divide la parte frontale e quella laterale del corpo, e la linea centrale, l’asse di simmetria del corpo.
Le linee che passano centralmente agli arti e al capezzolo (linea mamillare) sono dette, insieme alla linea centrale, mediane, vi sono poi altre quattro dette intermedie. Esse sono le dieci linee principali. Fra ognuna di esse vi è approssimativamente la distanza di un palmo (riferito al soggetto).

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Il Grande Reticolo Energetico

  • I Linea (laterale del corpo) – Funzione psichica:”dissociazione“, da intendersi come processi logico-analitici. Emozione: estroversione. Corrispondenza fisica: Sistema Nervoso Centrale.
  • II Linea (mediana del braccio destro)– Emozione: amore. Corrispondenza fisica: intestino.
  • III Linea (ascellare destra, intermedia) – Emozione:oblio (ricordi inconsci). Corrispondenza fisica: stomaco.
  • IV Linea (mediana della gamba) – Emozione: memoria (ricordi consci). Corrispondenza fisica: uro-genitale e vescica.
  • V Linea (inguinale destra, intermedia) – Emozione: odio, aggressività. Corrispondenza fisica: fegato
  • VI Linea (mediana del corpo) – Funzione psichica: “associazione” (processi cognitivi sintetico-intuitivi). Emozione: introversione. Corrispondenza fisica: Sistema neurovegetativo, reni, apparato muscolo-scheletrico.
  • VII Linea (inguinale sinistra, intermedia) – Emozione: dolore, capacità di resistenza. Corrispondenza fisica: milza.
  • VIII Linea (mediana della gamba sinistra) – Emozione: piacere. Corrispondenza fisica: pancreas.
  • IX Linea (ascellare sinistra, intermedia) – Emozione: Calma, sonno. Corrispondenza fisica: polmoni.
  • X Linea (mediana del braccio sinistro) – Emozione: eccitazione, attività. Corrispondenza fisica: cuore, tiroide.

Il reticolo si forma dall’intersezione di queste dieci linee primarie longitudinali con le corrispondenti primarie trasversali (orizzontali, distanti fra loro anch’esse  circa una decina di cm) le quali, seppure con minore incisività, hanno le stesse relazioni e significati. Quattro linee  primarie ortogonali fra loro (tutte mediane o tutte intermedie) secondo il Calligaris individuano un Grande quadrato fondamentale.Scan_20160312_105409 All’interno di ogni quadrato fondamentale si riproduce in modo “frattale” la struttura del Grande Reticolo. Il Calligaris aveva dunque individuato sperimentalmente un struttura ricorsiva o frattale che giustifica il principio olistico (spesso alla base di molti sistemi riflessologici) per cui la parte riproduce il tutto e il Tutto si rispecchia nella parte.
Su ogni linea ( a qualsiasi livello del “frattale si collochi) scorre l’energia corrispondente a quell’emozione o meglio a quel sistema emozione-organo; ma anche, secondo Calligaris, le memorie e le esperienze cristallizzate relative a quello specifico dominio.

 

È importante a questo punto evidenziare che vi è una particolare legge che regola la relazione fra il riflesso cutaneo, la memoria emozionale e un organo. L’iperattività di un organo (per varie ragioni, maggior carico funzionale etc.) produce l’attivazione dell’emozione corrispondente (es. fegato-rabbia) ma anche l’ipersensibilità di un’area cutanea. Tale corrispondenza è vera in ogni senso ed è perfettamente circolare (Legge della Triplice Corrispondenza). Si capisce allora come la pelle  possa essere sfruttata come efficace panello di controllo, sia “in lettura” che “in regolazione“, del nostro sistema psicofisico.Una seconda legge quella dei “Complementari” verrà spiegata a breve.

Oltre alle primarie esistono linee secondarie, ogni primaria è accompagnata da otto secondarie parallelamente alla primaria, quattro su ciascun lato. Esse formano così una banda assiale (che ha lo spessore di circa 1 cm) di cui la primaria è l’asse di simmetria. Le secondarie “specificano” le primarie, indicano i possibili campi d’applicazione di quel sentimento (oppure porzioni d’organo se ci riferiamo al lato frontale della catena). I loro significati sono, in relazione ad un sentimento generico:

  1.  sentimento sessuale (riferito cioè al sesso)
  2. sentimento familiare (riferito alla famiglia)
  3. sentimento per la patria (la nazione, ma può riferirsi ad un gruppo di appartenenza più ampio della famiglia e più esteso, una tribù, un clan un partito)
  4. sentimento umanitario e religioso (riferito a tutta l’umanità nel suo insieme e alla sfera divina)
  5. sentimento per la società
  6. sentimento per la natura
  7. sentimento per l’arte
  8. sentimento per il lavoro

In sostanza l’effetto di una carica su quella linea secondaria suscita sentimenti ed immagini (ricordi, esperienze) riferiti a quell’emozione e all’ambito specifico: es. la linea di amore (I) per la patria suscita nel paziente posto in stato di rilassamento le immagini di bandiere, canti patriottici, parate; quella di piacere (VIII) per la natura suscita il desiderio di trovarsi all’aperto o può indurre immagini e sensazioni di esperienze piacevoli a contatto con la natura etc.

Si può osservare che le otto secondarie sono disposte specularmente, la 1-8 indicano un campo strettamente individuale, la 2-7 un campo più ampio fino ad arrivare alla 4-5 alla massima universalità. La prima emibanda (1-4) evidenzia una modalità “statica”, riguarda l’essere, l’altra (5-8) una modalità “dinamica” ed evidenzia un fare o un relazionarsi (società, lavoro).

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Linee primarie e secondarie della mano

Per ragioni tecniche e pratiche si è deciso di effettuare trattamenti soprattutto sul quadrato fondamentale della mano. Come già detto il Calligaris si era prevalentemente concentrato sul lavoro sperimentale e sulla ricerca teorica, con una puntuale annotazione dei fenomeni di repère (sensazioni soggettive in risposta alla carica, o correlazioni fra iperestesia delle linee e disturbi neuropsichiatrici), ma non aveva elaborato su questa mappatura un metodo sistematico per un trattamento psicosomatico. Gandini e Fumagalli, gli elaboratori della metodica della”Dermoriflessologia”, hanno utilizzato un’apparecchiatura Tens (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator) per la stimolazione delle linee e delle bande. Questo permette oltretutto di modulare lo stimolo e di protrarlo per il tempo necessario. Calligaris impiegava ai suoi tempi un ago faradico per cercare le linee, oppure un martelletto di metallo raffreddato per stimolare le placche. Inoltre il metodo impiegato tiene conto dell’anzidetta Legge dei complementari. Calligaris solitamente usava stimolare le aree iperestesiche. Ciò non è però  privo di disagi indiretti per il paziente, poiché esaspera uno stimolo emozionale già in atto prima di vedere dei risultati positivi, se ci si pone in un’ottica di trattamento psicosomatico. Le linee – o meglio le catene – sono collegate da rapporti funzionali anche se non “anatomici”. Ad esempio amore-odio sono due sentimenti complementari, così si è visto che anche le loro linee compensano o trasferiscono l’una sull’altra l’iperattività di una delle due emozioni. Dopo una fase di ipersensibilità di una linea (dovuta ad un carico fisico o emozionale) l’ipersensibilità si accende sulla complementare. Nella nostra metodica si preferisce lavorare bilanciando sempre la linea complementare: evitando la stimolazione diretta su linee già “accese”. Le coppie di complementari o “bilance” sono cinque: Amore-Odio, Memoria-Oblio, Piacere-Dolore, Sonno-Eccitazione, e Associazione -Dissociazione. Quest’ultima categoria è particolare, si tratta non solo di una coppia di attitudini emozionali (estroversione/introversione) ma di vere e proprie modalità psichiche e cognitive, in grado di gestire tutti gli altri sentimenti. Potrebbe apparire notevole il fatto che le due linee corrispondenti occupino infatti l’asse di simmetria del corpo  (piano sagittale) e il piano frontale. Essi gestiscono ogni altra emozione così le secondarie della Banda I e VI avranno, oltre agli otto campi di applicazione di cui sopra la funzione di controllo delle altre emozioni (es. Dissociazione del piacere, del dolore, dell’amore, dell’odio etc.): queste secondarie sono così scomponibili in due diversi registri. In totale si avranno  80 + 8 +8, cioè 96 linee secondarie in totale. Ciò ha fatto pensare alla suggestiva idea che tale numero potesse essere messo in relazione ai 96 (o 960) “petali” del sahasrara chakra, il chakra coronale della fisiologia sottile induista. In qualche modo queste 96 linee longitudinali potrebbero essere pensate come la proiezione sulla superficie cutanea dei “filamenti luminosi” che il chakra coronale proietta lungo e attraverso il campo aurico.

Un punto di forza a livello operativo è che attualmente con una strumentazione di tipo Tens, impiegata in questo contesto come uno strumento di biorisonanza, si può modulare la frequenza del segnale in entrata. Diverse frequenze  possono così agire su diversi livelli della coscienza (e dell’inconscio) e parallelamente su diversi livelli energetici. In Dermoriflessologia si usano di solito quattro diverse frequenze che, per il loro effetti e il livello su cui risuonano, sono posti in relazione con i corpi fisico, eterico, astrale e causale, i primi tre soprattutto tratti dalla fisiologia di Steiner.

 


Le placche cutanee

Dalla combinazione di linee secondarie fra di loro la definizione di sentimenti terziari, le possibili combinazioni sono teoricamente infinite. Tali combinazioni terziarie non hanno una proiezione lineare ma, secondo il Calligaris si riflettono su piccole porzioni cutanee circolari dette placche. Calligaris ha indicato un gran numero di emozioni e sentimenti   “scomponibili”, secondo la sua sperimentazione, in combinazioni delle linee secondarie.

A titolo di esempio l’amicizia sarebbe riconducibile a una sommatoria di cariche della secondaria 6 del pollice (Amore per la Natura) e della 4 dell’indice (Memoria per l’Umanità); l’ottimismo sarebbe dato dalla carica contemporanea della secondaria 5 della banda dell’anulare (Piacere per la società) e dalla 5 del pollice (Amore per la società); la vendetta da 1 secondaria dell’anulare (Piacere per il sesso) e 5 della seconda interdigitale ( Odio per la società) etc. (un grande numero di emozioni sono così riportate da Calligaris nei tre volumi de La Fabbrica dei sentimenti). Tali sentimenti vengono suscitati sperimentalmente nel soggetto dalla carica di tali linee, oppure, esse risultato spontaneamente iperestesiche se il soggetto sta provando quei sentimenti .

Le placche non si limitano a tradurre solo sentimenti secondari e terziari ma tutta una varietà di effetti di natura riflessologica che implicano sviluppo di capacità, fenomeni psichici, anche di tipo extra-normale, riattivazione di ricordi etc. o realtà dell’ambito umano: anni, età, settenni, rapporto con gli antenati, i genitori, oppure fenomeni esterni come numeri, colori, lettere dell’alfabeto (di cui è possibile evocare l’idea o l’immagine nell’esaminato) oppure fenomeni macrocosmici come i pianeti, i metalli (di cui è possibile attivare la visione o l’immagine o anche risonanze ‘radioestesiche’). Scan_20160312_112902Le placche individuate da Calligaris sono nell’ordine di qualche migliaio ma metodologicamente possiamo prevedere che siano in numero potenzialmente infinito (L’Universo rappresentato sul corpo dell’uomo).

Le placche sono zone circolari di dimensioni variabili in genere fra i 6 e i 15 mm.  Un ulteriore merito di Gandini e Fumagalli è stato di aver constatato che la zona di maggiore sensibilità della placca è la circonferenza esterna (oltre al centro). Tale fronte di sensibilità in seguito a stimolazione, retrocede verso l’interno della placca. Al contempo le impressioni e ricordi suscitati appaiono più antichi e remoti, fino a farsi non più “individuali”. Così si è imposta l’evidenza che tali placche agiscano come un registro, esattamente come un “disco di vinile” in cui i solchi più esterni rinviano a sensazioni fisiche e memorie più recenti, fino a dare, via via che si procede verso il centro, immersioni nell'”inconscio profondo”, memorie ataviche ed ancestrali, fino ad arrivare, per alcuni, a puntate nel super-cosciente, dove si ha l’esperienza “informale” di una certa emozione o sentimento. Per tale ragione è stato efficace introdurre una stimolazione anche con spiraline metalliche in grado di associare alla stimolazione meccanica quella dell’ onda di forma radionica.

In base al tipo di sensazione suscitata è stato possibile anche qui ascrivere ai diversi livelli di profondità della placca la relazione con i quattro corpi della fisiologia sottile. Dagli strati esterni vengono suscitate sensazioni fisiche e memorie individuali; già oltre sorgono ricordi ed esperienze riferibili a membri antichi della propria famiglia, gli antenati, portando alla luce anche eventi non conosciuti dall’esaminato, ma storicamente individuabili o confermabili. Siamo quindi probabilmente nell’area di pertinenza del corpo eterico, depositario della memoria di sangue e della stirpe. Più oltre sorgono contenuti psichici (anche molto coinvolgenti emotivamente) anche molto antichi  e non riferibili al vissuto individuale. Non necessariamente qui si devono supporre ipotesi reincarnazioniste su vite precedenti a livello “individuale”,  può essere ad esempio utile richiamarsi anche alla nozione di Inconscio collettivo di Jung. A questo livello ci possiamo riferire al cosiddetto corpo astrale. Queste osservazioni hanno rafforzato l’importanza delle scoperte di Calligaris che inizialmente non contenevano tali riferimenti ai corpi sottili:  questi accostamenti hanno permesso di interpretare meglio il senso di queste scoperte e di inserirle in una comprensione teorica più ampia.  Scan_20160312_112326

L’ultimo livello è stato posto in relazione al corpo causale, che si può far corrispondere al Sé della psicologia transpersonale. Questo “ente” o “corpo” in effetti però, per le dottrine sapienziali ed orientali da cui è tratto (Sé, in sanscr. Atma) rappresenta il nucleo totalmente trascendente della Personalità, in una certa misura sovraindividuale, e non si incarna e non partecipa dell’incarnazione se non attraverso il suo riflesso nella nostra dimensione: l’Io. Si tratta di una dimensione della coscienza di cui solo pochissimi arrivano a fare esperienza, in modi comunque fuggevoli, e solo in conseguenza di forme di elevazione e di ascesi particolari. Propendo quindi per riferire questo strato delle placche – ed anche le relative frequenze di trattamento-  piuttosto al corpo mentale superiore, che è il piano immediatamente sotto il causale e si riferisce comunque a stati della coscienza particolarmente elevati, astratti e informali, che trascendono comunque l’astrale ordinario (fatto di forma e animato dal desiderio) e assimilabili ugualmente alle esperienze che suscita la stimolazione delle porzioni centrali delle placche.  Ma si tratta di interpretazioni teoriche o terminologiche che non incidono nella pratica di questa tecnica. Si osserva però che non sempre tutti gli individui riescono a rispondere al trattamento sulle frequenze corrispondenti a questo “corpo”, segno che il loro sviluppo animico non raggiunge ancora tale livello.

I campi di applicazione della placche sono moltissimi. Va detto che un buon numero di esse possono essere impiegate per scopi terapeutici più o meno diretti ( vi sono placche per trattare anche le dipendenze e gli abusi di sostanze ad esempio) o comunque per il riequilibrio della personalità, il benessere psicofisico, la risoluzione di conflitti, l’elaborazione consapevole di contenuti inconsci. Soprattutto Calligaris individuò delle placche in grado di segnalare patologie a carico di organi, utilizzabili per una futura “diagnostica” non-convenzionale ( cfr. Telepatia e Telediagnosi). Tale campo merita di essere sviluppato in modo particolare, data la sua grande utilità per le medicine olistiche.

Le numerose placche risonanti degli anni (da 1 a 100) e dei mesi di gestazione sono uno strumento importantissimo nelle mani di un terapeuta, in quanto capaci di riportare in modo molto rapido alla memoria anche un vissuto profondamente rimosso. Tali riemersioni avvengono sotto forma di immagini durante le sedute o, più spesso, in forma di sogni nei giorni immediatamente seguenti, generalmente in una modalità tale da avere la possibilità di elaborare anche elementi sgradevoli o traumatici, anche perché la dermoriflessologia interviene sulle placche solo dopo aver fatto lavori di riequilibrio sulle linee primarie, riportando il sistema ad un più alto livello di consapevolezza, e di equilibrio animico. Lo scorrere del tempo viene registrato sulle placche. Di esse risulta “attiva” cioè sensibile quella dell’anno in corso, ma anche – scoperta recente, non contemplata inizialmente dal Calligaris –  tutte quelle contenenti materiale non “risolto”. A volte capita che l’indicazione delle placche possa avvenire spontaneamente, anche attraverso il sogno, ad esempio con l’indicazioni di numeri specifici, quando ciò avviene è segno che il soggetto trattato sta seguendo spontaneamente un processo di auto-guarigione, che il sistema sta evolvendo verso un punto di equilibrio più stabile e maturo. Si tratta dunque di uno strumento potente ed efficace, ma anche molto sicuro, di comunicazione con il subcosciente, di risoluzione di conflitti e di presa di coscienza. La finalità è l’aumento di consapevolezza e di conoscenza di sé, sbloccando nodi psichici ed energetici.

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Interessante osservare, e nella nostra pratica di operatori capita con un certa frequenza, la potenzialità di agire su quella che la psicologa alsaziana A. Schützenberger ha definito “sindrome degli antenati”.  Come abbiamo detto le placche possono registrare anche memorie dei propri ascendenti, rispondendo a quello che è il campo morfico della propria famiglia. Quando si trattano placche relative ad un anno, si può interagire anche con la memoria collettiva familiare, con le esperienze storiche degli antenati, ad esempio i traumi da essi vissuti, che rendono – a volte- l’età anagrafica in cui sono avvenuti una data fatidica anche per i discendenti (fenomeno di cui la Schützenberger ha riportato ampie casistiche cliniche): in questi casi l’impiego in particolare delle frequenze per l’eterico, si può rivelare particolarmente utile.

Molte altre placche hanno una destinazione che potremmo definire “evolutiva” più che terapeutica. Si tratta delle placche di attivazione di ampliamento delle facoltà cognitive, anche in campo cosiddetto ESP . Vi sono diverse placche in grado di attivare ad esempio fenomeni di remote viewing, come abbiamo ricordato già all’inizio, numerose per attivare fenomeni di chiaroveggenza (ma che richiedono trattamenti prolungati per creare delle vere e proprie attitudini), alcune per evidenziare la visione dell’aura. A tale riguardo le placche sono classificate come:

  • risonanti (in grado di attivare la visione di immagini o informazioni relativi a sé stessi)
  • consonanti (in grado di attivarle in relazione a terzi, posti ad una certa distanza o aventi una certa relazione con l’esaminato).

Tale distinzione si sovrappone a quella fra placche autoscopiche (le prime) ed eteroscopiche (le seconde)

Un gruppo molto interessante di placche, in questo contesto, sono quelle riguardanti il campo onirico.  Placche delle Ricapitolazione onirica inversa rievocano in sogno il ricordo di eventi vissuti, a ritroso nel tempo dal più recente al lontano passato. Trattate progressivamente, sono una base per avere rimandi ed indicazioni di contenuti da sviluppare o elaborare più nello specifico, così come le placche di regressione per “settenni“. Alcune possono essere impiegate, sopratutto nei primi trattamenti per aumentare la capacità di ricordo dei sogni, altre per l’induzione delle visioni ipnagogiche, per il potenziamento delle percezioni sensoriali nei sogni, colori più vividi, percezione tattile nel sogno etc. L’espansione della capacità di utilizzo del mondo onirico come mezzo per scandagliare l’inconscio mostra il potenziale supporto che la dermoriflessologia potrebbe esercitare anche in affiancamento alla psicologia. Non a caso è stato proficuo integrare la tecnica con le concezioni della psicologia junghiana, con la dimensione degli Archetipi come necessaria chiave di interpretazione del codice onirico.

Vi è anche la possibilità di indurre o favorire il sogno lucido (o consapevolezza del sogno), per coltivare quella che Castaneda chiama “seconda attenzione“. La capacità di tenersi coscienti e d aver il “ricordo-di-sé”è una pratica delle tradizioni sciamaniche per agire, spostarsi e operare coscientemente nell’astrale del sogno. Impossibile qui entrare nel dettaglio di questo dominio, invece è bene far notare come tali strumenti riflessologici possono essere coadiuvanti per sviluppare attitudini di questo tipo, l’affascinante campo dell’onironautica.

Le potenzialità di queste tecniche e della mappatura di Calligaris sono grandissime: spaziano dalla psicosomatica, allo sviluppo delle facoltà cognitive, all’integrazione della personalità.  L’importanza di queste scoperte è tale che nessun operatore, ricercatore, naturopata o medico olistico dovrebbe ignorarle. È anche un motivo di orgoglio che proprio in Italia siano state riscoperte le intuizioni del Calligaris  (dopo aver goduto di interesse più all’estero che in patria) ed organizzate in un metodo operativo per il trattamento psicosomatico. È nostra speranza che tale metodica si diffonda anche all’estero e possa arricchirsi del contributo e dell’esperienza di operatori olistici, medici, psicologi, come in parte sta già avvenendo. Un grande contributo italiano alle scienze di confine e alle medicine olistiche.

 

Bibliografia

F.Gandini, S. Fumagalli,  L’anima svelata, Anima Edizioni, 2006.

F.Gandini, S. Fumagalli, Riflessologia della memoria, Edizioni Il Punto d’Incontro, 2009.

F.Gandini, S. Fumagalli, Le 5 bilance del benessere, Edizioni Amrita, 2012

F.Gandini, S. Fumagalli, Il Potere dei Sogni  Il Punto d’Incontro Edizioni, 2011

F.Gandini, S. Fumagalli,Dermoriflessologia, Edizioni Amrita, 2011;

 G. Calligaris, Le Catene Lineari del Corpo e dello Spirito, ed. Aquarius Giannone, ultima ristampa 2009.

Nota: le altre opere  di G. Calligaris non sono più disponibili a stampa in formato cartaceo da molto tempo. Tuttavia è possibile ora  acquistarle in formato ebook.

 

 

 

Le Case in astrologia medica

daniel reiielLe “case” in astrologia sono delle entità astratte ma astronomicamente indiscutibili e rappresentano dei “settori di cielo”, fissi, individuati essenzialmente dai punti cardinali: la proiezione dell’asse zenith-nadir ( medium coeliimum coeli) sull’eclittica e l’asse ascendente-discendente (dove l’eclittica interseca l’orizzonte, l’est e l’ovest), come indicato in figura 1.
Lungo i dodici campi di questa “griglia circolare” scorre lo zodiaco nel suo moto apparente intorno alla terra. Ogni due ore un nuovo segno sorge all’ascendente (I casa) per poi scorrere in senso orario ed attraversare tutti gli altri campi.

 

La prima codificazione di questo sistema risale a Tolomeo. Vi sono vari metodi per calcolare le case e fissare la domificazione, a seconda delle autorità, Placido, Regiomontano, Bachmann, Campano; in questi sistemi solitamente le case occupano lo stesso numero di gradi solo all’equatore e diventano più ineguali salendo verso i poli, a meno che non si usi il sistema delle case “uguali” (30° per ogni casa), il più antico, quello risalente allo stesso Tolomeo, che forse ha anche il vantaggio di aderire al vero senso “simbolico archetipico” del discorso astrologico, senza scadere in algoritmi estremamente complessi ed artificiosi.   Le case sono poste anche in relazione analogica con i segni, per cui la I casa corrisponde per relazione analogica al primo segno (l’Ariete), la II al Toro e così via. In questo caso il segno corrispondente alla casa è detto cosignificante.

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Figura 1

Le case rappresentano i “settori” generali dell’esistenza. La cuspide della I casa è detta ascendente, corrisponde al sorgere del Sole del giorno di nascita, è uno degli elementi più importanti del tema, e di notevole interesse medico. La cuspide della IV è l’Imo Cielo, la VII il Discendente, la X il Medio Cielo, il punto più alto del corso della volta celeste.

Le case poste al di sotto dell’orizzonte sono il settore “notturno del Cielo” (I-VI). Una prevalenza di pianeti in quest’area indica predisposizione all’introversione. La parte diurna del Cielo (VII-XII) predispone all’estroversione. Il settore orientale  (X-III) predispone all’azione; quello occidentale (IV-IX) alla passività.

Sono dette angolari le case citate prima, quelle dell’ascendente, discendente, medio cielo etc. (I, IV, VII, X); sono le più importanti, sono “forti” e rappresentano attività ed autorità. Per analogia corrispondono ai segni cardinali. I pianeti che occupano queste case hanno una particolare influenza – sia in positivo che in negativo. Le case II, V, VIII, XI, sono succedenti, e corrispondono per analogia ai segni fissi. Hanno a che fare con aspetti più materiali dell’esistenza. Le case III, VI, IX, XII sono dette cadenti, sono in analogia coi segni mobili, indicano aspetti mobili, instabili e di cambiamento. Sono case deboli.

 

Sommariamente le case nel loro nome tradizionale e nel loro valore indicano:

  I casa: Vita. Casa forte, angolare (poi spiegheremo cosa vuol dire), del cielo orientale. Indica l’impressione che diamo al mondo e, sul piano medico: l’eredità biologica, la costituzione, la morfologia, l’aspetto fisico. È essenziale osservare che uno dei due Luminari o il pianeta maestro dell’Ascendente o un pianeta importante non formi aspetti sfavorevoli con il punto Ascendente.

  II casa: Lucrum. Casa debole, succedente, riguarda i guadagni, la fortuna e i beni materiali; non ha significato medico.

  III casa: Fratres. Casa molto debole, cadente. Relazioni società, piccoli viaggi, i vicini, soprattutto fratelli e sorelle. Comprende anche gli studi e gli interessi intellettuali. Non ha significato medico.

  IV casa: Genitores. Casa del cielo occidentale, forte, angolare. Il focolare domestico, i familiari e i genitori. Il padre in un tema maschile o la madre in un tema femminile. L’eredità paterna.

  V casa: Filii. Casa succedente, debole. Relazioni affettive, piaceri amorosi, giochi. Soprattutto figli e discendenza.  Dal punto di vista medico ha interesse solo per ciò che riguarda la fertilità, la fecondazione, il concepimento e la discendenza (anche le tendenze e le disposizioni patologiche che possono essere passate agli eredi).

  VI casa: Valetudo. Casa cadente e assai debole. Obblighi e responsabilità. Dal punto vista medico: la salute in generale, le tendenze patologiche, le malattie acute, igiene, alimentazione. Una delle case più significative dal punto di vista medico.

  VII casa: Uxor. Casa occidentale, angolare, forte. Il matrimonio e il coniuge. I contratti, i processi, le associazioni. In generale può riferirsi al periodo fra i 50 e i 65 anni.

 VIII casa: Mors. Casa occidentale, succedente, debole. La fine della vita, l’eredità. Le cause e i processi di morte. Dato il suo significato ha un notevole interesse per l’astrologia medica.

  IX casa: Peregrinationes. Casa cadente, molto debole. Idee ed aspirazioni, le visioni filosofiche, religiose, la ricerca scientifica, le relazioni con il mondo esterno, in generale i “viaggi e le esplorazioni” sia in senso fisico che metaforico. Non ha significato medico.

  X casa: Regnum, honores. Casa orientale, angolare, molto forte. Rappresenta gli onori, i successi e i traguardi sociali e professionali,  la gloria e il potere. Il genitore di sesso opposto, e l’eredità materna. Come età individua “il mezzo del cammin di nostra vita”. Dal punto di vista medico dà informazioni sulla vitalità generale del nascituro.

  XI casa: Amici, Benefacta. Casa orientale, succedente, debole. Le relazioni amicali, il rapporto con amici e sodali, i consiglieri e i collaboratori; non ha relazioni con la salute.

  XII casa: Inimici. Casa cadente, molto debole. Le prove e i patimenti da subire; eventi fatali e ineluttabili che tengono lontani da casa: incarcerazioni, ricoveri etc. Dal punto di vista medico segnala deficit e debolezze organiche, fragilità costituzionali e, soprattutto, può indicare le patologie croniche. È una delle case più importanti per la salute. 

Come si vede, a differenza dei segni e dei pianeti (di cui abbiamo già detto nell’articolo sulle melotesie) non tutte le case individuano parti del corpo umano, e non tutte hanno a che fare con l’astrologia medica. Questa è la differenza più importante. Tuttavia una patologia può avere origine da fattori traumatici, da stress e rovesci finanziari per cui la valutazione di un tema natale dovrà sempre tenere presente il quadro complessivo. Le case di interesse medico sono dunque quelle angolari ed inoltre la VI e la VIII, (la V per ciò che riguarda la procreazione). In generale se un pianeta è in esilio o caduta indicherà una debolezza corrispondente, tuttavia occorrerà studiare anche la posizione rispetto alle case: un pianeta avrà particolare significato medico se si troverà nelle suddette case oppure se sarà maestro di esse, od anche se formerà aspetti significativi coi maestri di queste case (rammentiamo che il Maestro di una casa è solo il pianeta maestro del segno che si trova alla cuspide di quella casa; il pianeta che regge il segno seguente, incorporato nella casa, avrà un valore molto più limitato).

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Gli assi medici

Resta da spiegare come vengo applicate queste conoscenze, integrando la nozione delle case con quella dei segni. Gli astrologici sono individuati da coppie di segni opposti:

  • asse renale : Ariete – Bilancia
  • asse genitale: Toro – Scorpione
  • asse respiratorio: Gemelli – Sagittario
  • asse digestivo: Cancro – Capricorno
  • asse circolatorio: Leone – Aquario
  • asse immunitario e vegetativo: Vergine – Pesci

Questi assi costituiscono dei campi “tematici” di interesse medico. Perché uno o più di questi possa essere “critico” in un tema natale è necessario:

  1.  siano significati dalla sovrapposizione con un degli assi delle Case mediche: principalmente con l’asse VI-XII (secondariamente anche I-VII, e IV-X).
  2. almeno uno dei segni sia occupato da un pianeta violento (gli anereti Marte e Saturno o, fra i trans-saturniani, Plutone e Urano), da uno dei luminari, da un pianeta in esilio o in caduta, dal Maestro dell’Ascendente o da un pianeta che formi un cattivo aspetto con esso (da osservare anche i Maestri delle case VI, VIII, XII).  Rafforza la “criticità dell’asse” l’opposizione di due pianeti in esilio, oppure di due pianeti violenti o di un pianeta violento e di un luminare, a meno che questi ultimi non siano in dignità, nel qual caso non esercitano ruoli nefasti.

Se viene “significato” in senso medico l’asse:

  •  Ariete-Bilancia, ad esempio se la VI casa copre il segno di Ariete e la XII quello di Bilancia (o viceversa), oppure Venere o Saturno in Ariete e/o Marte o Sole in Bilancia, possono esservi malattie croniche renali e disturbi visivi. Si possono prevedere si possono prevedere disturbi cronici agli emuntori renali, con conseguenze soprattutto circolatorie, emicranie e danni alla circolazione cerebrale (Ariete) come sviluppo.
  • Toro-Scorpione, (es. Toro coperto dalla VI casa e Scorpione dalla XII, o viceversa, oppure Plutone o Marte in Toro, Luna o Venere in Scorpione), si possono prevedere affezioni della tiroide, faringe e delle corde vocali, ed anche malattie delle prostata, uretra, genitali. Da notare che secondo alcuni insegnamenti teosofici (specialmente nella Scuola Arcana di A. Bailey, cfr. “La guarigione esoterica“) esiste una particolare e significativa relazione fra il centro genitale e quello dell gola.
  • Gemelli-Sagittario, (es. Gemelli coperto da VI casa, Sagittario dalla XII, o viceversa, Giove in Gemelli e/o Mercurio in Sagittario) vi sarà labilità del sistema respiratorie e predisposizione a patologie polmonari. A rischio anche la circolazione degli arti inferiori e il fegato.
  • Cancro-Capricorno, (Capricorno coperto dalla VI, Cancro dalla XII, o viceversa, Marte o Saturno in Cancro, Luna o Giove in Capricorno), patologie gastriche e soprattutto debolezze costituzionali alle ossa, artrosi, predisposizioni a fratture od osteoporosi.
  • Leone-Aquario, (Leone coperto dalla VI,  Aquario dalla XII, o il contrario, Sole in Aquario o Saturno o Urano in Leone), si avrà predisposizione alle patologie circolatorie e cardiache, disturbi alla circolazione venosa stasi linfatiche.
  • Vergine-Pesci, (Vergine coperta dalla VI casa, Pesci dalla XII o viceversa, Nettuno o Venere in Vergine, Mercurio in Pesci), vi è predisposizione a patologie dell’intestino, possibili anemie (da scarso assorbimento intestinale), disturbi di tipo neurovegetativo, esposizione a tutte le patologie da infezione e da contagio, dalle intossicazioni e contaminazioni, anche di tipo iatrogeno, farmaci da abuso, droghe, danni da psicofarmaci (Nettuno). Soprattutto se è coinvolto Nettuno in questo aspetto gli psicofarmaci andrebbero sempre evitati, anche se si tratta di soggetti psichiatrici, le conseguenze potrebbero essere irreparabili. Contaminazioni da intendersi in senso sia fisico che sottile-energetico (suggestione, invasamento, possessione). Se Saturno o Plutone è congiunto a Nettuno in questa posizione sarà facile prevedere tendenze alla depressione, anche grave od esiziale.

Nel considerare un tema medico è opportuno verificare che non vi siano pianeti violenti che formino quadrature con l’asse VI-XII: questo indebolisce enormemente la costituzione e mina la vitalità. Predispone a patologie letali, o morti improvvise (soprattutto se il pianeta è Urano, che può indicare anche incidenti, interventi chirurgici e malattie improvvise).Sarebbe anche accurato che fra il medico e il paziente non si verifichi questa sinastrìa: se il medico ha Saturno quadrato all’asse VI-XII del paziente, ne causerà probabilmente la morte, o ne pregiudicherà la salute. Andrebbero considerati anche Urano e Marte, specie se il medico è un chirurgo.

 

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Nota – La prima e l’ultima immagine sono opera dell’artista Daniel Reiiel.

 

 

 

 

 

Il campo akashico

Dopo l’esperimento di Michelson-Morley (1887) la fisica ha definitivamente abbandonato la nozione di “etere”. L’esperimento basato sull’uso di un interferometro mostrava che la velocità della luce non rispondeva ai principi della relatività classica-galileiana, era cioè indipendente dal sistema di riferimento; inoltre si doveva escludere, per le stesse ragioni, la teoria dell’ “etere luminifero” che ipotizzava quale mezzo di propagazione delle onde elettromagnetiche un ‘etere’, un fluido di cui si supponeva l’aderenza alle leggi della fluidodinamica (fatto questo sul quale si basavano i dati attesi dall’esperimento ideato da Michelson).  L’accettazione dell’idea che le onde elettromagnetiche si propaghino nel “vuoto”, senza un mezzo, è fra i presupposti che hanno portato alla relatività ristretta di Einstein. A noi interessa tuttavia questo passaggio per il fatto che – per un certo tempo – la fisica moderna ha utilizzato il concetto di “etere”, termine di derivazione antica ed aristotelica, sebbene con un’accezione diversa e rivisitata. Il fatto che questa nozione sia stata esclusa deriva tuttavia dal fraintendimento circa la natura “materiale” dell’etere, confusione che non può essere attribuita ad Aristotele, dato che come ho mostrato in altri articoli e come spiegherò ancora in futuro, anche quando gli Antichi elaboravano una “fisica” non si riferivano al mondo materiale, così quando parlavano dei quattro o cinque elementi si riferivano a realtà sottili e non certo agli elementi grossolani che oggi designano le parole “fuoco” o “aria”. Le ragioni di questo “slittamento semantico le spiegherò meglio in un altro articolo. Per ora ci basti enunciare il fatto che nel pensiero antico e tradizionale anche ciò che viene chiamato ‘fisica’ è in sostanza una metafisica del sensibile (espressione assai centrata che dobbiamo allo storico del Platonismo G. Reale), questo vale ad esempio per la Fisica di Aristotele come per la Vaishesika, uno dei darshana ortodossi dell’ induismo.

La fisica classica aveva invece ripostulato  la nozione di etere, o se vogliamo aveva preso questa nomenclatura antica per attribuirla ad una ipotetica realtà in effetti simile alla nozione originaria aristotelico-scolastica (non visibile, coincidente con lo spazio etc.) tuttavia attribuendole le proprietà di un fluido, fra cui la viscosità (da cui ci si doveva aspettare una variazione di propagazione della luce rispetto ai corpi in movimento in questa fluido). La fisica è andata avanti su tutte altre basi.

Ciò non toglie tuttavia che la nozione di etere (nozione che, si badi, non nasce con Aristotele, dato che la nozione di quinto elemento era già ben presente nella cosmologia tradizionale dell’India) abbia potuto ripresentarsi di nuovo nel campo della cosiddetta “scienza di confine”. Sarà bene premettere che l’ etere  (᾿Αιθήρ, Aithḗr in gr.; akasha, in sans.) tradizionalmente inteso è una nozione che, paradossalmente, è assai più prossima al concetto di ‘spazio’ (con cui in effetti è fatto coincidere ad esempio nella metafisica buddhista) e quindi in certo senso a quello di “vuoto” (sebbene ciò dipenda sostanzialmente da come si intende il vuoto); lo stesso vuoto con cui la fisica avrebbe sostituito l’etere dopo il fallito esperimento con l’interferometro di Michelson-Morley. Ma ripeto non c’è da stupirsi dato che l’incomprensione dei moderni, incomprensione anche semantica, ha portato ad interpretare in termini materiali delle nozioni che erano nate per riferirsi ad un piano più sottile della realtà…

La fisica contemporanea, d’altra parte,  ha  dovuto rielaborare il concetto di ‘vuoto‘ sulla base della teoria quantomeccanica e della relatività, non più considerando il vuoto come un mero oggetto astratto postulato in partenza, ma come una conseguenza di un sistema teorico, a cui consegue deduttivamente insieme a una serie di proprietà non immaginate in partenza. Ne  deriva una nozione di ‘vuoto’ lontana da quella intuitiva della folk physics, del senso comune, o della fisica classica, che in sostanza neppure lo definisce se non come “assenza di materia” nello spazio.

Il primo a introdurre un modello quantistico di vuoto è stato l’inglese Paul Dirac, il quale doveva dare un’interpretazione agli infiniti stati quantici ad energia negativa soluzioni della sua Equazione di Dirac. Anche nell’equazione di Einstein (E = mc²), che può essere vista come un caso particolare di quella di Dirac, erano presenti possibili soluzioni negative, tuttavia questo non creava particolari problemi concettuali: si assumeva che ab origine tutti gli oggetti fisici possedessero valori positivi di energia e questo non creava problemi dato che nella teoria relativistica salti ad energia negativa non era previsti. In campo quantistico le cose stavano diversamente, poiché i salti discontinui erano invece una possibilità teorica intrinseca.

Scriveva Dirac nel 1930:

Poiché gli stati ad energia negativa non potevano venir evitati, si devono includere nella teoria. Si può far questo introducendo una nuova immagine del vuoto, supponendo che nel vuoto tutti gli stati ad energia negativa siano occupati: ciò è possibile dato che il principio di Pauli impedisce che più di un elettrone si trovi nello stesso stato. Abbiamo così un mare senza fondo di elettroni ad energia negativa, ma non dobbiamo preoccuparci: dobbiamo considerare solo la situazione presso la superficie, ove abbiamo degli elettroni sopra il mare, che non possono precipitarvi dato che non vi è posto per loro. C’è la possibilità che compaiano delle buche nel mare. Una tale buca apparirebbe come una particella di energia e carica positive [tali buchi si riveleranno più avanti essere i positroni, particelle di antimateria, N.d.A.]

Questo ensemble di valori negativi è detto “mare di Dirac” ed è illimitato inferiormente. Esso viene considerato “saturo” perché tale deve essere, si impiega cioè il principio di esclusione di Pauli per escludere fluttuazioni o salti a stati ad energia negativa. Mentre resta possibile un salto verso gli stati ad energia positiva, poiché questi non sono tutti occupati, creando così un “buco” nel mare di elettroni: tale buco si comporta esattamente come un anti-elettrone (positrone).  L’idea del vuoto come mare di infiniti elettroni in stato di “anti-energia” e dei positroni come buchi nel mare (poi estesa a tutte le antiparticelle), sebbene accettata, rimase poco gradita a larga parte dei fisici, perché dotava il vuoto di carica e massa infinita; poiché gli stati ad energia negativa sarebbero tutti occupati, ciò rendeva il “vuoto” stesso qualcosa di “pieno” e di “denso”. f2sqkzInoltre resta da considerare cosa debba intendersi per energia a valori negativi: ciò è più o meno qualcosa di assurdo per la fisica, e tuttavia è sulla base di questa teoria che poggiano le previsioni, tutte verificate, circa l’esistenza di anti-particelle. Il problema è se si accettano le teorie fisiche non in senso strumentalistico, come mero strumento di calcolo, per fare delle previsioni o si accetta che esse descrivano qualcosa di reale e “sostanziale” circa il mondo. In questo secondo caso -che poi è l’atteggiamento normale dei fisici che “credono” in effetti alla “realtà” delle loro teorie-  le conseguenze dell’equazione di Dirac comporta delle implicazioni impreviste di notevole portata teorica. L’esistenza di energia a valori negativi richiede un notevole sforzo mentale per la sua accettazione e comprensione. Ma in fondo la stessa fisica quantistica non ammette già realtà del tutto controintuitive rispetto al senso comune e alla fisica classica, pertanto non v’è motivo di ritenere che il Mare di Dirac sia un mero artificio matematico. Del resto tutte le soluzioni alternative per aggirare la formulazione di Dirac, come la Teoria Quantistica dei Campi, non eludono il problema dell’energia del vuoto, e dei valori infiniti dell’energia del vuoto.

Va sottolineato che il mare di Dirac e gli stati di energia che vi corrispondono, che siano “reali” o meno, sono qualcosa di non direttamente osservabile per la fisica, fatto questo molto significativo sui cui ritorneremo a breve, e a cui del resto ho già accennato parlando del concetto di “etere” come realtà del  piano sottile, cioè di una realtà ricadente al di fuori dello sperimentabile. E’ molto significativo dunque che alcune equazioni delle fisica arrivino ad ammettere la necessità di ciò, pur ovviamente contemplandola solo come mera teoria.

Peraltro va fatto un appunto: quello che i fisici trovano di poco elegante nelle caratteristiche del vuoto implicate dal modello del “mare di Dirac” è invece ciò che dà maggiore fascino a questa teoria e maggiore pregnanza sul piano filosofico. Ovvero,  le fluttuazioni quantistiche e la possibilità di salti dagli stati ad energia negativa del mare di Dirac (non sperimentabili) a valori positivi, gli unici sperimentabili e inoltre dotati di significato fisico, non stanno a rappresentare nient’altro  – almeno in sede di teorie fisiche- che  il passaggio dal non-manifestato alla manifestazione, un processo di grandissima portata metafisica. Anche il fatto che gli stati ad energia negativa non abbiano un limite inferiore e siano potenzialmente infiniti richiama l’infinita potenzialità nel non-manifesto e del Non-Essere (due sfere analoghe ma non coincidenti). Forse lo stesso Dirac non giunse a comprendere tutte le analogie e le implicazioni che questo modello fisico stava comportando. Detto di sfuggita le fluttuazioni quantistiche -anche al di fuori del modello di Dirac- sono ritenute di immensa importanza in cosmologia, per spiegare i processi di strutturazione dell’Universo dopo il Big Bang nella Teoria dell’inflazione cosmica.

Non tutti però nel mondo della fisica hanno provato sconcerto di fronte al mare di Dirac, questo infinito oceano di Non-Essere da cui possono emergere i quanti del mondo fisico, pretendendo di criticarne la “poca eleganza”. Ad esempio il fisico D. Bohm – che peraltro è stato sostenitore di una lettura realistica della meccanica dei quanti, e di un’intepretazione maggiormente deterministica rispetto a quella di Copenaghen – ha espresso idee non meno coraggiose. Nel criticare la completezza della meccanica quantistica, Bohm rifiutava il fatto che essa dovesse essere una teoria ontologicamente probabilistica e formulò un approccio a “variabili nascoste” che, sacrificando il principio di località, cerca di conciliare la quantomeccanica col determinismo e con il realismo e di risolvere una serie di problemi come il collasso delle funzioni d’onda. La presenza di variabili nascoste, non contemplate e in grado di spiegare l’incompletezza della quantomeccanica classica poneva Bohm di fronte a quello che chiamò Ordine implicito. Per Bohm le particelle avevano realmente una posizione determinista definita, e questo era possibile perché “governate” da un potenziale quantistico che opera istantaneamente, collegando tra loro tutte le particelle dell’universo, anche quando sono a grande distanza. Il mondo macroscopico, e le leggi della fisica correlate allo spazio e al tempo, sono una manifestazione esplicita di un “campo di informazione” (l’Ordine implicato) che è oltre lo spazio-tempo; mentre il mondo microscopico  percepisce la guida e l’informazione in maniera istantanea, per risonanza e senza restrizioni legate alla distanza (non-località). Secondo Bohm il potenziale quantistico che compare nella sua teoria a variabili nascoste, deriva da questo Ordine Implicato, che orienta il comportamento dell’Universo.fractal tangled minds

Chiaramente questa idea è fortemente olistica, e ha un chiaro significato metafisico. Sia l’Ordine implicato bohmiano, sia il mare di Dirac, fanno riferimento a realtà non sperimentabili e tuttavia non si può dire che siano enti “non-necessari”, liquidabili col rasoio di Occam. Essi svolgono un preciso insostituibile ruolo all’interno di importanti teorie fisiche.

Anche Ervin Laszlo, filosofo della scienza, si è spinto ancora oltre ipotizzando, proprio sulla scia del concetto di “vuoto quantistico”,  l’idea di “campo Akasha” o di “Vuoto Sub-Quantistico”, una sorta di matrice che sottosta all’universo della fisica quantistica e da cui, per fluttuazione, emergono i quanti. Una realtà unitaria che come nel modello dell’universo olografico di Bohm precede le leggi fisiche attuali, di fatto interconnettendo tutte le particelle elementari e l’intero universo. Del resto uno dei successi di questa concezione dell’universo olografico e interconnesso (o meglio intra-connesso) è quello di prestarsi bene a spiegare, oltre che in modelli fisico-matematici come nella meccanica bohmiana, anche a livello concettuale i fenomeni di entanglemet quantistici e la non-località. Una pura coincidenza forse, ma significativa sul piano simbolico, è che questa matrice akaschica è concepita essere l’antecedente da cui emergono per differenziazione le quattro forze fondamentali della fisica (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte e debole), esattamente come l’Akasha propriamente detto, l’etere-spazio della antica dottrina tradizionale, era la matrice da cui sorgevano i quattro elementi manifestati. É chiaro che stiamo parlando di un livello pre-fisico o iper-fisico della realtà, dato peraltro che non esistono non solo possibili modelli matematici (teoricamente sempre possibili) ma soprattutto per via del fatto che, così concepito, questo vuoto sub-quantistico sembra trascendere la realtà sperimentabile. Tuttavia laszlo si spinge ad affermare:

É probabile che i due livelli della realtà – il livello manifesto dell’universo fisico e quello più profondo – sono lo stesso cosmo, lo stesso universo, solo ad un livello di vibrazione diversa.

Il modo con cui è concepito questo livello akashico del “vuoto” (espressione a questo punto assai approssimativa) pone il problema della sua relazione con lo spazio. In effetti nella concezione bohmiana della fisica non c’è alcuna necessità di spiegare i processi quantistici sulla base della struttura spazio-temporale classica o della relatività speciale. Infatti, se lo spazio-tempo viene assunto come entità fondamentale, primaria, allora la località dovrebbe avere una validità assoluta. Invece, le particelle quantistiche manifestano correlazioni non locali e questo è uno dei punti di forza dell’interpretazione di Bohm. In sostanza l’ordine implicito connesso con il vuoto sub-quantistico di Laszlo precede lo spazio e il tempo, aggirando i problemi della località. In un certo senso li trascende potremmo dire. Questo ricorda la definizione di Leibniz dello spazio-tempo quale phaenomenon bene fundatum, cioè realtà appartenenti legittimamente al dominio della manifestazione e perfettamente giustificate dalla necessità di leggi fisiche e dall’esperienza umana, ma non pertinenti al livello assoluto ( o come direbbe Laszlo “profondo”) della realtà; ciò in contrasto con la visione degli anglosassoni, contemporanei oppositori di Leibniz, in primis Newton, che vedevano nello spazio una proprietà assoluta, addirittura un attributo della divinità.  In effetti a questo proposito bisogna rilevare un appunto alla teorizzazione di Laszlo: tradizionalmente specie nell’ambito orientale, da cui il termine “akasha” proviene, l’etere coincide invece con la nozione di spazio. Anzi più propriamente il termine sanscrito akasha, nella metafisica buddhista traduce propriamente lo “spazio”, e non l’ “etere” come nell’induismo. Per il buddhismo, soprattutto per  veicoli superiori del vajrayana e dello dzogchen, lo spazio non ricade nella nozione di interdipendenza, poiché  non v’è nulla che possa essere causa dello spazio, pertanto esso è incondizionato ed è autogenerato. Spesso anzi esso viene accostato alla nozione di Dharmadhatu, la realtà suprema.

Questa osservazione sulla correttezza dell’uso del termine akasha in Laszlo, in relazione al significato ‘tradizionale’ del termine, è in parte mitigata osservando che il Dharmakaya in realtà può essere visto come analogicamente paragonato allo spazio. Ma analogo allo spazio non vuol dire “identico”; spesso altre immagini vengono accostate alla Natura assoluta della mente, ad esempio l’espressione di “puro cristallo”.  Va inteso che vi è un accostamento analogico, ad esempio con la proprietà dello spazio di essere senza limitazioni e di contenere in potenza ogni fenomeno.  In questo senso la Realtà ultima è detta (nello dzogchen) “lo spazio dello stato primordiale”. Questo non implica che essa coincida realmente e in senso grossolano con lo spazio ordinario (comunque si possa definirlo),o con lo spazio fisico, cioè con lo spazio della fisica inteso come sistema geometrico di coordinate.


Al livello della fisica e in generale in campo cosmologico, le  nozioni di campo akashico e di ordine implicato rendono interpretabili i fenomeni in cui gruppi di particelle mostrano comportamenti coerenti come ad esempio alcuni plasmi. In generale i campi morfogenetici possono essere interpretati sulla base di questo “campo iperfisico”. Bohm credeva infatti che a livello profondo della realtà, le particelle che comunicano istantaneamente tra loro non siano entità individuali, ma estensioni di una stessa “indivisa interezza” che precede lo spazio-tempo. Un altro tipo di vantaggio interpretativo che ne deriva è dato dal fatto che questo oceano interconnesso, che abbraccia tutte le particelle e che ‘comunica’ a esse le informazioni (potenziale quantistico nella meccanica di Bohm), sia in fondo un “mare di informazioni”: questo lascia supporre un equivalente cibernetico del principio termodinamico di conservazione dell’energia, una sorta di “principio di conservazione delle informazioni” (ipoteticamente proposto da N.F. Montecucco, sulla scia delle teorie di Laszlo che nei suoi lavori ipotizza una triade di Energia-Informazione-Coscienza, che qui possiamo solo accennare).  Ora, dato che questo ordine o campo è ontologicamente precedente la proprietà  fisica dello spazio-tempo, si apre un’interessante spiraglio di interpretazione dei processi di telepatia, precognizione, remote viewing, dei fenomeni di sincronicità e tutti i fenomeni cognitivi extra-ordinari: in pratica l’interconnessione nell’Unus Mundus junghiano.

È noto del resto che lo stesso Bohm fosse particolarmente attratto dalla possibilità di correlare la sua concezione filosofica della fisica alla neuropsicologia, arrivando a formulare insieme al neuroscienziato K.Pribram, il modello olonomico del cervello, secondo cui il funzionamento e la trasmissione delle informazioni cerebrali avviene sotto forma di fenomeni ondulatori.shellgreenl Come nella fisica degli ologrammi, le informazioni neurali sarebbero in realtà processi ondulatori, con specifiche lunghezze e frequenza, descrivibili in termini di analisi di Fourier, e generanti come prodotto finale schemi di interferenza (la nostre immagini del mondo esterno non sarebbero altro che questi schemi di interferenza). Secondo Bohm e Pribram noi non vedremmo gli oggetti per come sono ma solo la loro informazioni quantistica. La propagazione ondulatoria non avverrebbe lungo i neuroni ma attraverso la glia, il tessuto che circonda i neuroni. Questo ha particolare importanza per la spiegazione dei ricordi. La memoria non verrebbe allora immagazzinata in qualche distretto cerebrale, la sua registrazione avverrebbe a livello non fisico o meglio, dato che un supporto fisico c’è in realtà, a livello non-locale. Come nel modello ologrammatico tutta l’informazione è contenuta in ogni “frammento” del supporto: i ricordi anziché essere immagazzinati nei neuroni, vengono codificati in impulsi che “risuonano” attraverso l’intero cervello (del resto gli esperimenti condotti da Lashley avevano mostrato la poca fondatezza dell’ipotesi che le memorie fossero incise in specifiche strutture nervose).

Osservatore (cervello) e realtà “virtuale” osservata risulterebbero compenetrati, e questo ha lo stesso significato che ha lo schema osservatore-particella in fisica dei quanti. Il processo di interferenze che precede la formazione delle immagini sensoriali avviene come processo ondulatorio e solo successivamente si crea l’immagine tridimensionale-spaziale che è il mondo apparente dell’esperienza. Questo processo esprime, su altro ambito e in modo analogico, il rapporto fra l’ordine implicito e quello esplicito, che contiene manifesta le categorie di spazio-tempo.

Quello del cervello olonimico è un programma di ricerca scientifico a tutti gli effetti, che in seguito è stato sviluppato da altri neurologi come De Valois, F.Campbell, mentre il giapponese K.Yasue ha sviluppato la QBD (quantum brain dynamics) per ricondurre a campi elettroquantistici l’attività neuronale.


Per la verità Laszlo ha impiegato il termine hindu  akasha adattandolo alla filosofia della fisica per approfondire in chiave olistica il tema del Campo di Punto Zero ( o vuoto quantistico) e dandogli delle sfumature anche mistiche, ma non è stato il primo a riscoprire questo termine, dato che l’ “akasha” ebbe già una diffusione nella letteratura esoterica di area teosofica sul finire del XVIII secolo. H.P. Blavatsky diffuse l’uso di questo termine in ambito occidentale prendendolo dalle tradizioni orientali e impiegandolo in riferimento alla dimensione sottile e più nello specifico alla “Luce Astrale”; questa accezione è corretta anche su un piano filologico poiché in sanscrito il senso della parola richiama quello “spazio luminoso” (dalla radice kash = splendere). Nella Dottrina Segreta (1888) la Blavatsky definiva l’etere come un elemento semi-materiale, in confronto con gli altri quattro elementi propriamente materiali, in questo correttamente delineando la natura iper-fisica (o sottile) di questa realtà, anche se in tale accezione sarebbe più corretto parlare di “piano eterico”piuttosto che di astrale; in questo contesto traduceva con il termine inglese ether. Di solito H.P.B. usava l’inglese Aether per definire più in generale la sostanza cosmica, mulaprakriti in sanscrito, assimilabile al piano astrale, con tutta la sua articolazione denaria o settenaria (vari livelli di densità) rispetto al quale l’ether, etere-elemento, è il livello più basso e più prossimo alla mondo fisico.

In ambito teosofico, una specifica funzione dell’Akasha è quella di registratore della memoria cosmica, di tutti gli eventi presenti e passati e delle azioni degli esseri che si imprimono su questo registro akashico, come venne definito da A. P. Sinnett nel suo testo Buddismo esoterico (1884). Tale proprietà venne proposta come base per le capacità (oggi definite ‘esp’) di chiaroveggenza, remote viewing, e retrocognizione. In tal senso fu usata anche da R. Steiner e dalla scuola antroposofica. In effetti abbiamo visto come Laszlo abbia anche lui ripreso l’ipotesi di vedervi un mare di informazione di infinità potenzialità.

La nozione di akasha dopo questi sviluppi e approfondimenti dei quali Laszlo è stato soprattutto il sistematore finale, si presta in effetti ad avvicinare aree di ricerca come la fisica quantistica, la psicologia olistica, la medicina quantistica, la parapsicologia (soprattutto per i fenomeni Esp). Appare infatti come un termine comune presente sia nelle dottrine orientali, nelle dottrine esoterico-occultistiche di matrice occidentale, nelle “scienze di frontiera” e nella filosofia della fisica (che rimane forse l’unica  sopravvivente di metafisica nel pensiero occidentale accademico). In quanto termine comune e di continuità esso potrebbe in futuro fare da punto di sviluppo per quella unificazione che forse sarà la scienza del futuro, ma che per ora rimane una lontana aspirazione.

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 Bibliografia

E. Lazslo, La scienza e il Campo Akashico, Urra Edizioni, 2010

E. Lazslo, Risacralizzare il Cosmo, Urra Edizioni, 2008

N.F. Montecucco, Cyber. La visione olistica. Una scienza unitaria dell’uomo e del mondo, Edizioni Mediterranee, 2000

D. Bohm, Universo, mente, materia Red Edizioni, 1996

H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta, Edizioni Teosofiche Italiane, 2010

G. de Purucker, Studies in Occult Philosophy, TUP, 1945

L’Individuo vegetale nella botanica occulta

563730_222676504573287_508194214_nGli “esseri” appartenenti al regno vegetale (così come per gli altri regni della Natura) sul nostro piano fisico si manifestano come piante separate, diversi individui di una stessa specie. In realtà questi vari appartenenti a una stessa specie sono semplici manifestazioni di uno stesso Individuo vegetale, l’ “Archetipo” di quella specie. Questa “Intelligenza”, a differenza di quella di ciascun essere umano, non si incarna su questo piano; è come dire che quella Individualità non scende su questo piano e non manifesta qui il proprio stato cosciente. Secondo una certa nomenclatura dei piani sottili, l’essere cosciente delle piante corrisponde e si incarna al livello del piano mentale (specie nelle nomenclature teosofiche) o, in altri sistemi (antroposofia), all’astrale superiore.
In una scala gerarchica, si può dire anche che:

  • l’essere individuale umano (e il suo principio cosciente) si incarna sul piano fisico,
  • quello animale nel piano astrale
  • quello vegetale sul mentale inferiore
  • quello minerale evolutivamente più distante da noi, sul mentale superiore.

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In ognuno dei “regni” della Natura, agiscono quindi forze di ordine diverso, e tutti gli esseri che vi corrispondono seguono ciascuno una specifica linea evolutiva. Il fatto che nel regno vegetale agiscono esseri assai distanti dalla nostra evoluzione e dal nostro piano di incarnazione, si può notare che a differenza dell’Uomo e dell’Animale, gli esseri vegetali non possono spostare la loro dislocazione spaziale a volontà. Inoltre sia l’animale che l’umano nascono con tutti gli organi già formati. Nel vegetale invece la differenziazione alla nascita e alla proliferazione…

In ogni Individuo vegetale si manifesta un determinato tipo di “Intelligenza Naturale”. Questa Intelligenza vegetale si concretizza nel modo di agire di una determinata specie, nel suo modo di relazionarsi col terreno, con altre piante, di difendersi dai parassiti, secondo modalità che nella botanica occulta e tradizionale (di orientamento ermetico o paracelsiaco) sono dette segnature. Queste “segnature” possono essere classificate secondo criteri, zodiacali, planetari, umorali (caldo, freddo, secco ecc..secondo la medicina ippocratica) o di altra natura, ad esempio “morfologica”, come accade nei “fiori di Bach”.

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Come già detto, dunque, tutti gli esemplari di una data specie sono espressioni di un determinato Individuo vegetale e portatori di quel tipo di intelligenza che vive e si incarna attraverso le energie degli Esseri Elementari che contribuiscono all’edificazione di quella pianta. Queste energie, che operano in accordo con quella intelligenza naturale, possono essere in vario grado “estratte” con procedimenti sottili, uno dei quali è la trasformazione spagyrica, ed impiegate in chiave curativa, omeo-fisiologica, per integrare le stesse forze carenti o sbilanciate nell’organismo umano.

 

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Le preparazioni secondo il Magistero spagyrico hanno lo scopo specifico di estrarre i vari componenti non solo fisici ma anche energetici dei vegetali (o minerali o animali) e, in una certa misura, anche il principio Spirituale o Individuo di questi esseri, purificarli separatamente e ricongiungerli, esaltandoli ad un più alto livello evolutivo. Non diversamente opera sul minerale l’operazione spagyrico-alchemica con finalità terapeutica e spagyrica. Le operazioni sul “minerale” o sul metallo possono tuttavia avere portata ben maggiore. Sul minerale agiscono infatti forze ancora più “distanti” da noi.

Suggerimenti bibliografici:

– Il Conte di Gabalis, ovvero conversazioni sulle Scienze segrete (1670), Montfaucon de Villars, ed. Phoenix, Genova 1985.

– De Nymphis, Sylphis, Pygmaeis et Salamandris et coeteris spiritibus, Paracelso – pubblicato in “Scritti alchemici e magici“, ed. Phoenix, Genova 1991, pagg. 17-32.

– Le Entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura, R. Steiner, Editrice Antroposofica.

– Le piante medicinali per la cura delle malattie (cfr. vol. n. 1), W. Pelikan, Natura e Cultura Edizioni.