Temperamenti e qualità elementari

L’antica medicina greca di derivazione ippocratica, che è stata la base anche per la medicina romana, mediterranea e, successivamente, per quella arabo-islamica (tuttora una delle medicine ufficiali della Repubblica Indiana sotto il nome di Unani) affonda le sue radici sul modello cosmologico classico e antico dei quattro elementi, che verrà sistematizzato nella cultura greca soprattutto da Aristotele. Ma questo modello viene da molto più lontano rispetto al periodo “classico” ( cioè il V-IV sec. a.C) e si trasmette verosimilmente già nella Grecia pre-classica, dal mondo delle antiche concezioni cosmologiche della Tradizione unica che nel bacino mediterraneo ha visto una delle sue prime e più alte espressioni nelle scuole dei Templi egizi, presso cui si abbeverarono gli stessi Sapienti leggendari della Grecia e i filosofi di più certa esistenza storica come Pitagora. Al di là del rapporto con l’Egitto, si deve riconoscere nella dottrina dei Quattro Elementi, un tema universale delle civiltà tradizionali del mediterraneo, in grado di prendere successivamente, in sede di sviluppo del pensiero dialettico-razionale in Grecia, una esplicita formulazione di carattere filosofico.

In ambito medico essa trovò la sua espressione nella dottrina dei Quattro Temperamenti, esplicitata per la prima volta in forma scritta da Ippocrate di Kos (460-377 circa a.C.), una delle personalità più importanti, insieme ad Aristotele, per il pensiero della scienza e della cosmologia greca.

Questa dottrina veniva, tuttavia – come abbiamo detto – da molto più lontano, ed andrà anche più lontano… Paracelso ad esempio, critico feroce dell’aristotelismo in medicina e dei medici del suo tempo, tutti di scuola ippocratico-galenica, rese famosa una ben altra corrente medica, di ispirazione esoterico-alchemica che prese il nome di Iatrochimica o Chymica, o Spagyrica, in auge dalla fine del Rinascimento fino quasi alle soglie del XVIII secolo. Tuttavia nessun autore della corrente iatrochimica mise in dubbio la dottrina umorale o quella dei quattro elementi, il cui “glossario” rimase invariato nei secoli del medioevo e della scolastica, e restò un terreno dottrinario universale e condiviso anche dagli Autori di provenienza alchemica, irrinunciabile sia presso filosofi di  scuola neoplatonica che  presso scienziati o filosofi aristotelici.

La dottrina aveva il suo fondamento nella concezione dei Quattro elementi e delle Quattro Qualità, modalità archetipiche del mondo fenomenico.

Le quattro qualità elementari
  1. Freddo: origine della fissazione, si manifesta per una assenza totale o parziale di vibrazioni e il suo effetto è quindi quello di coagulare o fissare la Materia (se ci si riferisce all’Alchimia), contrapponendosi al principio di espansione che ha la sua origine del Caldo. Il Freddo ha pertanto azione astringente, fissante, rallentante e di cristallizzazione. In ambito umano vi corrisponde egoismo, diffidenza, immobilismo.
  2. Umido: origine del femminile, la sua azione è temperante, ammorbidente, rilassante, umettante. Ha la proprietà di dividere cioè che è omogeneo e di unire ciò che è eterogeneo, pertanto agisce sulla Materia favorendo la sua evoluzione oppure la sua disgregazione. Nel dominio umano è passività, accoglienza, variabilità, adattamento.
  3. Secco: contrario all’Umido, ha azione contraente, retrattile, contrastante; tende alla ritenzione.  Contiene e contrasta gli impulsi ricevuti. Nel dominio umano: reazione, opposizione.
  4. Caldo: origine della mascolinità, qualità espansiva e rarefattiva. E’ dinamizzante, e fattore di evoluzione della Materia; digestione, accrescimento, vitalizzazione ne dipendono. In ambito umano: azione, slancio, espansione.

Le qualità di Umido e di Caldo (maschio e femmina) sono alla base della vita e sono pertanto, anche in astrologi,  ritenute propizie (ad es. Giove è propizio perché caldo e umido). Viceversa le qualità del Freddo e del Secco sono nefaste per i processi vitali (es. Saturno è malefico perché freddo e secco). La polarità Caldo-Freddo è detta attiva perché è l’asse principale di questa quaterna di caratteristiche: i suoi poli sono in grado di determinare l’azione nel mondo elementare, le altre due essendo invece capaci di riceverla.

Ogni “elemento” è caratterizzato da una coppia di queste qualità che saranno appunto accostate per complementarità (una attiva e una passiva).

  • La Terra è Secca  in primo grado (o grado summus, nei testi medievali); in secondo grado (grado remissus) Fredda.
  • L’Acqua è in primo grado Fredda, in secondo grado Umida.
  • L’Aria è in primo grado Umida, in secondo grado Calda.
  • Il Fuoco è in primo grado Caldo, in secondo secco.

Quando dico “primo grado” o grado “sommo”, intendo la qualità imprescindibile e inseparabile da quell’Elemento. combinatoria-bw-ps1Si noterà quanto a volte la descrizione si allontani dal senso comune (ad esempio si penserebbe che l’acqua sia soprattutto “umida” e possa essere più o meno calda). Questo deve farci capire che non è dell’acqua fisica che si sta parlando, soprattutto perché essa oltretutto non è nemmeno un elemento per la chimica ma un composto, ed è al piano sottile che dobbiamo riferire questa terminologia. Così non ci si riferisce alla “terra” come intesa nel senso comune etc.

Semmai una migliore e più sensata correlazione può essere vista con gli stati di aggregazione della materia (aria-gassoso, acqua-liquido, terra-solido, fuoco-plasma), precisando tuttavia che gli “elementi” non sono gli stati di aggregazione e che il tutto si limita ad una pura analogia.  Gli Elementi non sono altro che quattro polarità (intese come puri aspetti, modalità o “qualità”…concetto totalmente irriducibile alla scienza moderna, che ha bandito il concetto di qualità già a partire dalla nascita del modello meccanicistico e cartesiano di epistemologia), polarità da attribuirsi al livello sottile del mondo fisico, altresì detto piano eterico nel glossario esoterico tradizionale o, se vogliamo, all’ ordine implicito di cui parlano scienziati “illuminati” e mentalmente aperti come il fisico D. Bohm.

Tornando al rapporto fra i Quattro Elementi e le Quattro Qualità elementari, va rammentato che gli Elementi sono qualcosa di originario e pertanto non devono pensarsi come “composti” dalle qualità. Semmai sono le qualità ad essere tali in quanto inerenti ad un elemento. Insieme, le qualità sono il continuum dinamico che permette agli Elementi di evolversi e convertirsi l’uno nell’altro in virtù della complementarità delle qualità, che in essi convivono. Quando una qualità viene meno l’elemento perde la propria natura.

Come scrive la Turba Philosophorum:

Appare chiaro che ciascun elemento ne intermedia un altro e che nessun elemento può convertirsi nella natura di un altro elemento che gli sia contrario, se prima non si è convertito in un elemento intermedio tra lui e il suo contrario”.

Infatti  ogni elemento ha in comune una delle sue due “qualità” con un altro elemento, essendo questa qualità comune a garantire il graduale passaggio dall’uno all’altro, secondo un modello “dinamico” che troppo erroneamente viene attribuito solo alla teoria sino-orientale dei cinque Xing (elementi, o altrimenti tradotti “movimenti); a ben guardare questa aspetto di dinamica evoluzione fra gli elementi non è affatto esclusivo del pensiero cosmologico e medico cinese…

I Quattro Elementi si rivelano in ambito umano nel carattere e nel comportamento secondo modalità dette umori, termine introdotto esplicitamente per la prima volta da Ippocrate.Nell’accezione originaria questo termine non aveva una rilevanza solamente psicologica, anzi esso abbracciava tutto il continuum psico-somatico o somatopsichico, e quindi anche quella che, in termini moderni, è la complessione bio-fisica e costituzionale. Tale è lo schema delle corrispondenze:

  • All’elemento Acqua corrisponderà  la linfa o Flegma
  • alla  Terra corrisponderà l’Atrabile
  • all’Aria il Sangue
  • al Fuoco la Bile

 Come per gli Elementi qui si impone una riflessione e un chiarimento di natura concettuale. Ora, prendiamo l’umore detto Atrabile o Bile Nera. Questa indica chiaramente in che direzione guardare per interpretare il senso di questi insegnamenti. Tale misteriosa “sostanza” (che sostanza chiaramente non è, almeno sul piano materiale) non è identificabile nei processi fisici, e spesso proprio per ciò è stata derisa dalla medicina “moderna” e positivista dei secoli successivi. Ciò dimostra esclusivamente l’incapacità culturale e la scarsa sensibilità dei medici -anche  attuali- a comprendere la corretta portata di queste categorie di pensiero. Si tratta infatti di realtà non fisiche, più o meno come avviene in Medicina Cinese quando si parla di organi come il “Triplo Riscaldatore”. Si tratta infatti di forze formatrici sottili e non dei corrispettivi e correlati materiali corporei, nominati a volte con lo stesso nome.

Qui si tratta di chiarire un problema di natura gnoseologica. L’incomprensione della medicina successiva sta proprio nel fatto che, quando l’uomo antico parlava ad esempio del “Sangue”, egli aveva ben viva una certa chiaroveggenza delle origini, tipica dell’uomo antico e presente ancora nelle civiltà sciamaniche, che lo portava a considerare la componente eterica o sottile dei processi fisici.  Anche in Medicina cinese, parlando del Sangue (Xue), gli si attribuiscono proprietà che non sono palesemente quelle del plasma o di qualsiasi altro fluido corporeo, piuttosto sono della stessa natura del Qi (o prana), e questo testimonia che si voleva indicare specificamente la componente energetica sottile che si manifesta nel sangue come fluido corporeo.

Gradualmente deve essersi verificato uno “slittamento” semantico, dovuto al fatto che l’uomo dei secoli successivi ha perso ogni “veggenza” sottile, tipica ad esempio del periodo “omerico”. Questo processo è iniziato già nel periodo “classico” e della tarda antichità, un fenomeno ben individuato da un grande antropologo e psicologo americano, J. Jaynes, sebbene egli non parli di chiaroveggenza come oggettività spirituale ma solo in una chiave neuropsichica. Tuttavia questo misconoscimento semantico fu possibile solo con la nascita nella civiltà umana di una precisa forma mentis materialistica, e col tramonto delle civiltà tradizionalmente orientate. Ciò avvenne in modo netto solo con il cartesianesimo e il meccanicismo quali paradigmi culturali, dunque non con il Rinascimento, come invece pretendeva R. Guénon.

La stessa confusione per i moderni avviene nell’antico idioma egiziano dove due diversi geroglifici: “Hati” e “Ib” – ugualmente tradotti con “cuore” – denotano rispettivamente il “cuore fisico” e il centro sottile del Cuore, gettando nella confusione più totale i medici e gli egittologi accademici che ben poco comprendono delle concezioni anatomiche occulte dell’ uomo antico.Così l’Atrabile o Bile nera, era la forza che agiva in determinati processi fisiologici, e che in eccesso determinava la comparsa del temperamento “malinconico”. Essa era “nera” perché “nero”  era ritenuto il tipo di emozioni delle persone con questa complessione prevalente. Il Flegma era l’energia del corpo eterico che presiede ai processi di formazione della linfa o altri liquidi (R. Steiner chiamava questo tipo di energia eterica “Etere Chimico”).Il prevalere di uno di questi “umori” determina un comportamento e un carattere Flemmatico (se prevalgono i processi di tipo Flegma), Sanguigno (per il “sangue” nel senso anzidetto), Collerico (se prevale la Bile cosiddetta “gialla”) e Malinconico per la “bile nera”.

Con questa necessaria puntualizzazione, necessaria allo storico delle idee che voglia davvero comprendere secondo un metodo tanto saggiamente impiegato in ambito antropologico da ed es. Mircea Eliade e da altri studiosi di vaglia, possiamo allora entrare nel dettaglio di queste complessioni temperamentali ed analizzarle:

Temperamento Malinconico 

 Durer,_quattro_apostoli_04-collericoNella malinconia, o melancholia (= bile nera) tende a manifestarsi una complessione vecchieggiante, anemica, di scarsa vitalità fisica, in un soggetto spesso (ma non necessariamente) longilineo con sviluppo muscolare modesto, facilmente incurvato, dal petto incavato e l’andatura dinoccolata. La cute, fredda e secca, richiama le qualità dell’elemento Terra ed ha sovente colore terreo, cereo o olivastro a seconda dei casi, del tipo, e della razza. I capelli sono fini, sottili, per lo più radi.  Il Caldo e l’Umido, sostegno ai processi vitali, sono qui espressi in misura insufficiente a bilanciare il Freddo e il Secco. Il Freddo rallenta i processi vitali, così come il metabolismo e i processi di assimilazione e accrescimento fisico (Ricambio) sono ridotti, di conseguenza anche la capacità di recupero è rallentata. Il soggetto tende piuttosto alla demineralizzazione e alla perdita di peso (anabolismo). Il Freddo inoltre accentua la spinta alla “cristallizzazione”, con tendenza negli anni alla sclerosi dei tessuti molli (tessuti connettivi, cartilagini, endotelio dei vasi), scarsa idratazione e riduzione dell’elasticità nei connettivi; d’altra parte è questo stesso principio ad essere indispensabile per lo sviluppo osseo. Il Secco inoltre parte esercita, come il Freddo, la sua azione centripeta, che è massima in questo temperamento. Scarsa eliminazione degli scarti metabolici, in particolare legati al metabolismo proteico e degli acidi urici: predisposizione precoce a disturbi reumatici, artritico-gottosi, renella e calcolosi urinaria (tendenza alla cristallizzazione di urati e ossalati); spesso il carico tossinico può derivare verso il sistema nervoso, altro polo particolarmente sensibile in questa costituzione (neuropatie, nevralgie, nevrastenie, insonnia, emicrania fino a turbe dell’umore).   La relazione occulta tra sistema osseo-minerale e nervoso può essere compresa riferendosi alle intuizioni di R. Steiner secondo cui i processi di “strutturazione” e “cristallizzazione” sono dipendenti direttamente dall’azione dell’Io ( e del corpo cosiddetto “astrale”) sull’organismo fisico, contrastando gli impulsi espansivi e centrifughi del “corpo eterico”. L’azione dell’Io introduce nell’organismo un principio strutturante inducente il prevale della “forma sulla sostanza”. L’apparizione dell’“elemento minerale” è effetto e manifestazione di questo processo. D’altra parte l’Io trova il suo centro d’azione nell’organismo nel polo neurosensoriale superiore. Questo tipo temperamentale è spesso accostato per analogia alla costituzione fosforica in omeopatia. La cosa rimarchevole da osservare è che in effetti l’elemento Fosforo è massimamente concentrato sia nelle ossa come sale inorganico (fosfato di calcio) sia nelle guaine mieliniche del sistema nervoso come fosfolipidi.

Questo temperamento è predisposto all’introversione e alla facile tristezza, portando la malinconia fino ai limiti della depressione. Come dicevamo, tutto questo può avere un coinvolgimento fisico a livello neurologico, nella predisposizione alla nevrastenia e all’esaurimento nervoso, in questo soggetto, serio, riflessivo, e altamente studioso. Non a caso questo temperamento è detto anche nervoso (tuttavia Steiner si discosta da questa classificazione associando l’elemento ‘nervoso’ al sanguigno). E’ l’umore che prevale nella vecchiaia.

Temperamento Flammatico

180px-Durer,_quattro_apostoli_02flemmatico Il flemmatico, o “linfatico”, si manifesta nei soggetti grassi, ma di aspetto flaccido e molle, brevilinei con scarso sviluppo muscolare e maggior sviluppo del tessuto adiposo. La cute è fredda e pallida. Peli e capelli sono perlopiù radi. Per effetto del Freddo si tratterà di un individuo dai processi rallentati, timido, anergico, pauroso, pigro. All’Umido si deve la sua facilità alla sottomissione, alla volubilità, ma anche la flessibilità e la sensibilità.

La natura “passiva” di questo elemento si riflette nel fatto che la circolazione linfatica non è sotto la spinta dinamica di un sistema autonomamente attivo come nel caso del sistema cardiocircolatorio, ma dipende passivamente dall’azione meccanica di strutture esterne (pulsazioni arteriose e movimenti della muscolatura) e solo in minima parte dall’ attività contrattile dei vasi linfatici maggiori.

Sul piano fisio-patologico, il soggetto a predominanza linfo-flemmatica tende alla secrezione e accumulo di liquidi, al ristagno linfatico, all’idrogenoidismo e alla lenta circolazione. Il comparto che corrisponde più direttamente a questo “umore” (flegma) è non solo la linfa ma in generale quello dei liquidi degli spazi interstiziali e della matrice extracellulare. Solitamente si ha eccesso di secrezioni mucose e, nel sangue, di sieroproteine, di albumine e frequente anemia. Sistema immunitario poco efficiente, dalle reazioni lente e torpide; lunghe convalescenze. I linfonodi sono spesso gonfi, ipertrofici e a volte induriti. Il metabolismo è anche in questo caso rallentato per effetto del Freddo, cosa questa che, per effetto congiunto dell’Umido, ne spiega la pinguedine.

Temperamento Sanguigno

 180px-Johannes_Duerer-giovanni sanguignoLa complessione di questo soggetto tende a manifestarsi in un buon sviluppo muscolare, pelle tiepida e di colorito roseo, il polso che nel malinconico era piccolo e duro, qui diventa più ampio, generalmente regolare. Capelli e peli corporei sono folti, l’aspetto è grazioso, le forme tendono alla floridezza e, negli anni, ad un facile aumento di peso. E’ una personalità estroversa (qualità del Caldo), quasi sempre generosa, gioviale, coraggiosa e molto attiva; gli occhi, vigili e mobili, dimostrano grande vivacità intellettuale. Pur non avendo del malinconico la cupezza, ma neanche la profondità di pensiero, è per lo più dotato di un’intelligenza concreta e di uno spirito più pratico. Spesso indulge ai piaceri sensuali, al sesso, alla tavola, dei quali a volte abusa (qualità dell’Umido). La tendenza fisio-patologica di questa costituzione è quella un tempo detta “pletora”, con floridezza e sovrabbondanza delle forme e del volume sanguigno: sotto l’effetto del Caldo e dell’Umido questa è la costituzione maggiormente “vitale”.

Negli anni può tendere all’ipertensione a all’iperglobulia, alla diatesi metabolica o “ematogena” con alterazioni della crasi sanguigna, soprattutto con alte concentrazione di metaboliti dovuti all’iperattività di un metabolismo che a volte supera le capacità escretorie. Può nel tempo vedere l’insorgere di iperglicemica, uricemia, gotta, colesterolo e grassi in eccesso, arteriosclerosi. Tradizionalmente era nota la relazione occulta Aria-Sangue, anche in altri sistemi di corrispondenze, relazione sulle cui ragioni profonde qui non possiamo addentrarci; basterà osservare che sia il respiro, il soffio (o prana) sia il sangue sono elemento di vita e di calore al corpo. Del resto il sangue deve essere ossigenato attraverso la respirazione e sia la respirazione che la circolazione sono sottoposte e regolate da un unico processo ritmico che coinvolge gli organi toraci.  Anche in Medicina Cinese il Qi e il Sangue viaggiano insieme nei meridiani principali; se i meridiani sono governati dal Polmone e i vasi dal Cuore, entrambi questi organi sono sostenuti da un unico tipo di energia, lo Zong Qi, l’energia del torace che agisce come un mantice. La stessa distinzione fra vasi e meridiani è relativa, poiché anticamente l’ideogramma mai indicava ambiguamente entrambi.

Si capirà allora perché il soggetto “sanguigno”, in cui prevale l’elemento Aria, si predisposto più di altri, in caso di scompensi e disequilibrio, a patologie cardiocircolatorie.

Temperamento Bilioso

Durer,_quattro_apostoli_03-marco-collerico Il bilioso o collerico dovrebbe essere tendenzialmente asciutto e magro, ma dai muscoli molto tonici e marcati, il colorito giallognolo, il polso duro, rapido e sottile. E’ istintivo, irascibile, aggressivo, dagli appetiti voraci e improvvisi. Prova facilmente sete. E’ incline agli stati febbrili, con agitazione e scosse. Il suo sonno può essere facilmente agitato e può avere di frequente iperattività onirica e incubi. Ambizioso, impaziente, audace, temerario, i suoi processi di pensiero possono essere particolarmente intuitivi o creativi, pur non avendo la metodicità e il rigore del malinconico, né l’equilibrio del sanguigno. I suoi atti spesso istintivi e possono essere improntati alla violenza, ingiustizia e sadismo, se predomina l’aspetto scompensato di questo temperamento. Sul piano fisio-patologico i suoi processi tendono all’eccesso di combustione organico-vitale, processi che il Freddo e l’Umido non riescono a bilanciare. L’elemento Fuoco si rivela in tutte le secrezioni acide atte a digerire, succhi gastrici, enzimi pancreatici; il soggetto può essere facilmente a rischio di gastriti, pancreatiti. Anche l’apparato epato-biliare che è fortemente attivo in questi soggetti può però, se sovraccaricato, comportare disturbi come coliche biliari, colecistiti, calcolosi biliari. I processi infiammatori in questa costituzione possono essere assai più forti che nelle altre, con febbri elevate, tendenze agli spasmi e alle convulsioni. Il soggetto può soffrire anche di alterazioni endocrine soprattutto a carico della tiroide, con ipertiroidismo e accentuato catabolismo (Caldo) che conduce a magrezza (Secco), al contrario il mixedema degli ipotiroidei è espressione di un eccesso di Umido.

Anche alcuni processi autoimmuni possono rientrare nel quadro di un Fuoco autodistruttivo. Proprio questa considerazione fa capire quanto fuorviante sia la lettura materialistica che individuava nella “Bile” degli antichi solamente la secrezione biliare degli attuali trattati di fisiologia…

L’influsso che questa quadripartizione ha esercitato sugli sviluppi ulteriori delle discipline medico-umanistiche è notevole. I quattro Temperamenti umorali sono stati anche sovrapposti alle costituzioni omeopatiche, rispettivamente quella fosforica, carbonica, sulfurica, fluorica (per la verità con tutte le controversie del caso, ad esempio relative al fatto che per alcuni il bilioso sarebbe il sulfurico magro o muriatico, al fatto che il fluorico si possa ritenere o meno una costituzione o piuttosto uno stadio scompensato del fosforico, che il sulfurico sia una “costituzione” o semplicemente l’idealità del soggetto più prossimo all’ equilibrio organico, che infine esistano davvero delle “costituzioni” ai fini della prassi omeopatica…).

Molta fortuna ebbe anche nelle concezioni filosofiche mediche di R. Steiner, in cui oltretutto, questi quattro temperamenti assumono una rilevanza soprattutto psico-antropologica, e quindi un particolare significato per la pedagogia.

Anche nella psicologia junghiana gli Otto Tipi psicologici sono in un certo senso un riflesso della quadripartizione archetipica ippocratica: Jung applicò la doppia polarità introverso/estroverso a quattro funzioni base (Pensiero/Sentimeno/Intuizione/Sensazione) che richiamano direttamente i quattro temperamenti della medicina umorale antica.

 

 

 

 

 

 

 

La iatrochimica – parte III

…segue dalla parte II.

L’effettiva capacità terapeutica dei rimedi di Paracelso ( e della spagyria minerale e vegetale in genere) fu incontestabile: le “miracolose” guarigioni ottenute in tempi piuttosto rapidi e in gran numero (cosa su cui le fonti storiche concordano) non ci lasciano dubbi al riguardo, così come il fatto che Paracelso ottenne in tempi rapidissimi onori e cariche amministrative in campo sanitario e a livello accademico malgrado il suo famigerato “caratteraccio”, cosa che certo non gli sarebbe stato possibile se la sua medicina non fosse stata di indiscussa efficacia.

74-0687-1Dopo Paracelso la tradizione iatrochimica e spagyrica conobbe almeno due secoli di enorme successo. Fu portata avanti dal suo discepolo, Rhumelius e altre notevoli figure furono De le Boe Sylvius, Kerkring, Van Helmont, Welling, Kirchwger, Starkey, Glauber (inventore del “sale inglese”), Hollandus,  Agricola, Weidenfeld (autore del “Segreto degli Adepti“), Crollius (con la sua “Basilica Chymica“) e il medico napoletano Donzelli (autore del “Teatro farmaceutico, dogmatico e spagyrico“), il francese Le Breton, a testimonianza della sua diffusione in tutta Europa.

Nelle opere di questi autori, ad esempio nella “Chymische Medizin“di Agricola,  troviamo citati i casi clinici da essi trattati e i notevoli successi anche in casi di patologie tutt’oggi ritenute inguaribili.

Tuttavia la natura segreta di alcune operazioni e di alcuni ingredienti, soprattutto relativi all’ottenimento dell’alkaest e alla volatilizzazione degli alcali, ha creato un certo limite alla sua diffusione e “standardizzazione”.
Nemmeno tutti gli autori nominati furono effettivamente degli “Adepti” nel senso stretto e tecnico del termine, cioè non tutti furono in grado di ottenere l’alkaest e di proseguire nell’Opera. Anche se la spagyria era solo un campo applicativo e minore dalla Tradizione alchemica ne mantenne la segretezza (per varie e a mio avviso giustificate ragioni). Sul finire del XVIII secolo i reali possessori dell’Arte divennero in numero sempre minore. La spagyria, vegetale o minerale, perse la visibilità e la rinomanza di cui godette anche nella cultura ufficiale dei secoli precedenti. Col tempo essa si “eclissò” gradualmente e rimase appannaggio della tradizione interna di alcune logge rosicruciane soprattutto in Germania, nei cui scritti a stampa (soprattutto del XVIII sec.) si trova traccia del sicuro deposito di questa tradizione.

 

plates58-61elementa(sized)1718Ciò che attirò le critiche fu il fatto che la medicina allopatica successiva provò la strada dei preparati metallici ma senza le “chiavi” alchemiche. Ovviamente però i sorprendenti successi della vera spagyria minerale non furono nemmeno lontanamente uguagliati dalla medicina e profana la quale, provando ad imitare Paracelso, non riuscì mai ad eliminare il problema della tossicità nè ad attivare le  forze sottili di guarigione che sono attive nei metalli resi “filosofici“.  Ne derivò l’accusa di ciarlataneria dovuta soprattutto all’incomprensione e all’incapacità di padroneggiare i segreti dell’arte, da cui la fama di inconsistenza e pericolosità della medicina metallica e iatrochimica. Basta prendere un libro qualsiasi di storia della medicina e della chimica per per vedere deriso il metodo di cura della sifilide per mezzo del Mercurio.

La verità è che nessuno storico della medicina conosce l’esatta preparazione dei rimedi mercuriali spagyrici di Paracelso, e furono semmai i medici successivi ad impiegare amalgame grossolanamente preparate con effetti disastrosi e di notevole tossicità.  Ad esempio, a questo riguardo, sappiamo sia dagli scritti di Basilio Valentino, sia da quelli di Paracelso, dell’effettiva capacità di guarire il “mal francese” o Lue, con l’uso di derivati mercuriali.  Gli iatrochimici sapevano preparare il Sublimato di Mercurio (o “Serpente pietroso” degli alchimisti”) in maniera da farne un rimedio sicuro che poteva essere assunto in dosi ponderali! Paracelso era famoso per portarne con sè sempre una dose nel pomello della spada.Paracelsus_1 Ugualmente non poteva essere compreso il metodo per rendere solubili metalli come l’oro e l’argento, sino ad ottenere soluzioni di argento potabile o di oro potabile (che non era il cloruro d’oro, o aurum muriaticum) e a poterli impiegare in dosi ponderali. Aggiungo solo che numerosi risultati di cura di patologie cancerose furono riportati dagli iatrochimici, ad esempio dal citato Agricola del XVII secolo,  proprio impiegando l’ “aurum potabile“, uno dei più elevati e potenti rimedi spagyrici, insieme all’Antimonio, nella cura delle malattie cancerose. Agricola riferisce che si potevano ottenere guarigioni rapide e sorprendenti, ad eccezione dei casi in cui la patologia avesse già “corroso e invaso le vene” [metastasi]. Questo passaggio fa fede anche della verosimiglianza di queste guarigioni, del rigore clinico nelle osservazioni degli iatrochimici e della loro onestà nel riscontrare i limiti terapeutici.

L’unico modo per recuperare – anche se solo in parte- la capacità penetrativa di questi rimedi, soprattutto quelli minerali fu, per lungo tempo, solo l’omeopatia. Sicuramente introdurre la diluizione, perfino subponderale, fu una necessità ineluttabile per non rinunciare a questi potenti rimedi anche da parte di preparatori e farmacisti che nulla sapevano di alchimia. Hahnemann ebbe dunque l’intuizione di usare le diluizioni per abbattere la tossicità (altrimenti non rimossa) anche se tuttavia l’idea stessa fu attinta da Paracelso (di cui il fondatore dell’omeopatia fu un serio lettore) il quale descrisse metodi di preparazione e diluizione delle polveri per mezzo della triturazione, anche se altrove nella sua opera Hahnemann ha inspiegabilmente mosso parecchie critiche alla medicina di Paracelso definendo la dottrina delle Segnature “la follia degli antichi medici“.

In realtà alcuni rimedi omeopatici hanno sorprendentemente – al di là della giustificazione legata alla pur reale sperimentazione del proving patogenetico-  un’origine nelle associazioni e segnature derivate dalla medicina paracelsiaca. Prendiamo il caso della cura della Lue. Ora, in omeopatia, uno dei rimedi classici per la diatesi luetica (connessa anche a un atavismo “sifilitico”) è proprio il Mercurius omeopatico, sia solubilis che il sublimatus corrosivus.

Un discorso analogo si potrebbe fare anche per altri rimedi come Antimonium tartaricum e Stibium sulforatum crudum vel nigrum.

Una volta calcinato per via spagyrica il tartrato diventa, chimicamente, null’altro che carbonato di potassio. Tuttavia sappiamo che esso, se preparato secondo l’Arte, garantisce delle proprietà che non sono quelle di questo semplice sale.  Il Sale di Tartato reso volatile (per via spagyrica) era il rimedio per ogni concrezione e deposito di tossine (urati, ossalati ecc..), la cura delle calcolosi e della gotta, così come per la disostruzione delle vie arteriose, respiratorie ecc… Van Helmont scrive:

“quando i sali refrattari al fuoco vengono resi volatili acquistano poteri prossimi a quelli dei Grandi Arcani. Arrivano fino all’inizio della quarta digestione e rimuovono tutti gli ingorghi.”

Nella medicina paracelsiaca le malattie “tartariche” corrispondono a quelle che più tardi in omeopatia verranno definite “sicotiche”.

Il Tartrato d’Antimonio, un sale erbo-metallico, assommava le capacità detossificanti dell’Antimonio (principalmente diaforetiche) con quelle disostruenti del Sale volatile del Tartaro. Non stupisce allora che, nell’omeopatia attuale, Antimonium tartaricum sia sopratutto usato per disostruire le vie respiratorie.  L’Antimonium crudum invece è esattamente lo stibnite cioè il solfuro di Antimonio allo stato nativo quello non trattato ancora spagyricamente, è allora indicato per i disturbi digestivi, secondo la descrizione della tossicità dell’Antimonio nativo descritta da Basilio Valentino. E’ evidente allora la natura omeo-patica di quest’ultimo rimedio. Ugualmente avrei agio a mostrare la validità della dottrina delle segnature, pur criticata da Hahnemann (cfr. “Esame delle fonti della Materia Medica“, 1801) proprio osservando che l’omeopatia conferma di frequente gli impieghi tradizionali basati sulle segnature: si pensi ad un Aurum cloratum, notoriamente cardiotonico e antiaritmico, indicato soprattutto in presenza di forti palpitazioni, o di un Aurum metallicum, entrambi possibili rimedi per pazienti depressi. Sappiamo dalla dottrina delle segnature che proprio l’Oro è il governatore della funzionalità cardiaca e della vitalità generale (al cui venir meno possono essere associate certe depressioni- segnatura solare).  Anche il potenziale impiego di certi rimedi di Aurum, sia il muriaticum che il natronatum muriaticum, in alcune patologie neoplastiche (specie uterine) era già noto agli spagyristi fra le indicazioni dell’ Oro Potabile (ved. supr. Agricola, op.cit.). 1

Va detto ovviamente che l’omeopatia nasce per via del tutto indipendente e i due sistemi di cura sono differenti, ma è più che probabile che alcuni rimedi originariamente introdotti da Hahnemann siano stati suggeriti anche dalla considerazione della letteratura spagyrica, anche se rimane, questa, una semplice ipotesi. Pur nella indipendenza delle due vie si nota in effetti la concomitanza di certi rimedi. La via spagyrica e quella omeopatica rappresentano allora su certi “rimedi coincidenti” i due poli di uno stesso Ente Naturale, le due polarità estreme: una omeo-patica e l’altra omeo-fisiologica. La Iatrochimica indicava la via per “aprire” i metalli e perfezionarli per via alchemico-spagyrica onde renderli del tutto a-tossici. Si esaltava così il potenziale naturale rendendolo assimilabile al livello “vibratorio” (si direbbe oggi) di quel metallo o minerale  (eliminando le fecce o le crudità avrebbero detto gli spagyristi). Il risultato è un rimedio fisiologico in grado di sostenere l’analogo Ente-principio nell’essere umano (su tutti tre i livelli, fisico-corporeo, animico e intellettuale, rappresentati dalla triplicità Sale-Mercurio-Zolfo).

L’omeopatia non rettificando i metalli  per via alchemica ne depotenzia tuttavia ogni tossicità fisica per via della progressiva diluizione la quale ha, peraltro, anche l’effetto di amplificare il potenziale sottile, in ragione inversa alla diminuzione di materia grossolana. Essendo un processo omeo-patico, tuttavia, l’informazione (energetica o vibrazionale) che essa conserva è di tipo “patologico” o meglio “patogeno-simile”. Conservando a livello sottile le potenzialità tossico-patogeniche (che la preparazione spagyrica “purifica” o, se vogliamo, sopprime) e le potenzialità “squilibranti” insite ad ogni Ente di Natura ( “imperfetto” per definizione) essa ne mima il potenziale patogeno cioè la corrispondente alterazione indotta nell’omeostasi fisiologica degli altri esseri viventi. Crea in sostanza un modello patologico, simile ma non uguale alla patologia che si vuole curare. In questo modo stimola la  Vis Vitalis a reagire attivando un surplus di risposta. Questa differente potenzialità d’azione fra omeopatia e spagyria, è facilmente dimostrata: tornando all’esempio citato dell’Oro, Aurum metallicum ha anche indicazioni per soggetti che fra i segni psicologici riportano anche una particolare tendenza all’orgoglio eccessivo e all’arroganza, segni simili a Platinum. Ora, è evidente in queste manifestazioni l’azione squilibrata del principio “solare”, il suo modello patologico o pervertito!

Questo impiego del rimedio omeopatico non sarebbe “mimabile” dal rimedio spagyrico, il che dona grande flessibilità all’omeopatia. D’altra parte indica anche un limite dell’omeopatia: quello di costituire una via  di “reazione”. In certi casi però potrebbe essere necessario integrare il principio carente piuttosto che stimolare il complesso psico-fisico umano a concentrarsi sulla propria manifestazione squilibrata; così come nei casi in cui la Vis Vitalis è bassa o insufficiente (soggetti anziani o convalescenti dopo lunga e spossante malattia, o fortemente intossicati). In tali casi la risposta omeopatica sarà condizionata dalle scarse riserve energetiche e quindi potrebbe trovare una battuta d’arresto (cosa a  volte constatabile anche in presenza di rimedi ben scelti). In quei casi sarebbe utile far aprire la strada ad altro genere di rimedi. In ogni caso credo sia una conseguenza della complementarità d’azione fra la via omeopatica e quella omeo-fisiologica.

Questi sono solo dei cenni ai rapporti intercorrenti fra la spagyria e l’omeopatia, ma spero di aver esposto alcuni punti.

Fortunatamente il secolo scorso ha visto l’inatteso riemergere in superficie di una tradizione alchemica che si riteneva sparita e si è manifestata attraverso autori diversi (non solo il “mitico” Fulcanelli) fra i quali Frater Albertus in America, Solazaref in Francia e altri autori anche solo interessati alla spagyria vegetale come lo svizzero Augusto Pancaldi. In questo contesto, miracolosamente dovrei dire, è stato anche possibile che almeno due laboratori siano stati in grado di fare preparazioni spagyriche in particolare metalliche, entrambi operanti in Germania, sin dalla prima metà del Novecento. Si tratta del laboratorio di Glückselig e quello del barone von Bernus, i cui prodotti sono dei complessi erbometallici di notevole efficacia [pur essendo preparati spagyrici a tutti gli effetti, sia pure sotto l’elaborazione personale degli autori, per ragioni di registrazione la Farmacopea tedesca li ha assimilati a prodotti omeopatici, specie per i componenti minerali, i quali hanno assunto la nomenclatura dei “corrispondenti” omeopatici, anche se sono rimedi di preparazione differente].

Sicuramente le lavorazioni spagyriche hanno una chiave posseduta da pochi (specie per le lavorazioni minerali) e questo rischia di segnarne la sopravvivenza; noi ovviamente auspiachiamo che ciò non accada.Con questo auspicio si chiude la presente trattazione.

Quanto al primo divulgatore-riformatore di questa Tradizione, Paracelso, ci piace ricordare che egli ormai vive come Archetipo di un particolare modo di intendere la Medicina. Ciò è vero specie nei paesi di lingua tedesca. Nell’Inconscio Collettivo tedesco Paracelso è andato incontro ad un processo di divinizzazione che l’ha visto trasposto in  una sorta di Genio della Medicina, cosa che accadde al medico Asclepio presso i Greci (secondo un processo che gli storici delle religioni chiamano “evemerizzazione”). Quando, nel 1831 la zona delle Alpi austriache fu colpita da una pericolosa epidemia di colera, gli abitanti si recarono in processione a Salisburgo -dove riposano i resti di Paracelso- piuttosto che dal santo patrono della città, a chiedere il suo intervento miracoloso per la fine dell’epidemia. Un dato interessante sul piano antropologico, e non solo.

 

 

 

 

La iatrochimica – parte II

…segue dalla parte I.

 

L’ultimo elemento su cui fare luce delle incomprensioni della storia della medicina è l’uso di rimedi metallici.

Crisopeya

Immagini tratte dalla Chrysopoeia di Cleopatra, testo egizio-ellenistico

Normalmente si suole ritenere che sia stata un’innovazione di Paracelso che avrebbe anticipato l’ uso di medicinali preparati chimicamente e non vegetali. In realtà l’uso di preparazioni metalliche o minerali era molto antico.
Già la Materia Medica di Dioscoride comprende diversi rimedi di origine minerale. l’alchimista egizio-ellenistico Zosimo di Panopoli, nel suo trattato sulle tinture, parla di lavorazioni fatte per fusione a partire da “terre” e  “sabbie”, e si trattava di “tinture tempestive” perché fatte secondo prescrizioni di tempi particolari riconducili all’alchimia, in contrapposizione  alle “tinture naturali”.(cfr. J.Lindsay, Le origini dell’alchimia nell’Egitto greco-romano). Ugualmente l’alchimia indiana ha conosciuto una sua specializzazione nel Rasayana, la scienza di produrre succhi erbo-metallici o solo metallici derivati da calcinazione di ossidi e dall’uso del Mercurio.

Ovviamente l’impiego dei minerali e soprattutto dei metalli è stato sempre fortemente limitato dalla potenziale tossicità di molti di questi elementi. Come vedremo tuttavia è stata sempre una caratteristica della pratica alchemica quella di preparare adeguatamente le sostanze minerali in modo da ottenere rimedi prodigiosi e ovviamente assolutamente sicuri, questo sia nell’alchimia egiziana e poi araba (al-chymia), indiana (rasayana) o cinese (wei dan). Anzi la preparazione di rimedi vegetali non era normalmente connessa con la lavorazione alchemica. Semmai è stato Paracelso (in parte sulla scia di Raimondo Lullo) ad introdurre la pratica spagyrica nel perfezionamento della medicina vegetale, sul parallelo analogico dell’Opera metallica.  Purtroppo gli storici della medicina non hanno mai considerato l’Alchimia e la Spagyria; proprio a causa di questa ignoranza di fondo hanno completamente stravolto la realtà: l’innovatività di Paracelso sta semmai nell’aver introdotto un nuovo settore della pratica alchemica, quella sul vegetale, essendo le lavorazioni su metalli e minerali assai più antiche e “prestigiose”. Paracelso ha esteso, attraverso procedimenti analogici, i processi alchemici in funzione di un perfezionamento alchemico anche nel regno vegetale, cosa precedentemente considerata con scarso interesse dagli alchimisti. Il paradigma storico va allora completamente rovesciato.

Il motivo per cui l’uso dei metalli non era parte integrante della medicina comune sta proprio nei successi e nel segreto alchemico. La preparazione del rimedio metallico è opera non comune. Il regno minerale veicola “forze” molto più distanti dall’umano del regno vegetale e anche sul livello semplicemente fisico la tossicità del minerale fu sempre un ostacolo notevole per i medici anche antichi, parlando ovviamente della medicina corrente e comune.

titleTradizionalmente l’alchimia possedeva la tecnica per “aprire” i metalli cioè per eseguirne la lavorazione così da ottenere un olio o tintura metallica  edibile e non tossica, e in grado di esprimere tutte le potenzialità curative portate alla massima esaltazione possibile per quel metallo. Ciò era possibile perché l’artista sapeva come preparare un Alkaest, un solvente adeguato a solubilizzare i metalli e i minerali, e anche a renderli in grado di sublimare! Fra l’altro uno dei risultati di ciò era di poter impiegare i metalli in dosi ponderali.
In questo tipo di preparati la tossicità dei metalli veniva completamente eliminata. Ovviamente tutto ciò rimane assolutamente incomprensibile per la chimica profana. Da notare che nel ciclo di purificazione di un metallo, ad esempio l’Antimonio, si ottiene come scarto un “Sale Arsenicoso” o “Solfo arsenicale”, per usare il linguaggio alchemico-spagyrico,  in massa superiore a quella contenuta nel prodotto di partenza.
Tutto ciò è una palese violazione della Legge chimica di Lavoisier sulla conservazione della massa (“nulla si crea nulla si distrugge“). In realtà quella che avviene (con apporto reale di materia!) è una cristallizzazione delle forze sottili e invisibili che determinano la tossicità del metallo e la sua “imperfezione”, tossicità che non è presente solo a livello fisico. Peraltro va notato che i meccanismi tossicodinamici dei metalli pesanti non sono completamente spiegati dalla scienza ufficiale.

Ovviamente questi risultati sono ottenibili solo per via filosofica (cioè alchemica) e partendo da metalli di miniera e viventi (cioè senza processi meccanici che compromettano le potenzialità sottili). Più avanti spero di poter dare maggior dettagli tecnici (nei limiti della tradizionale riservatezza del tema) su questi processi. Per ora mi limito a far notare -da chimico- che nessun artificio della chimica profana, che lavora su materie “morte”, è in grado di eguagliare né di spiegare questi risultati che può solo denigrare come “fantasie”…

Gli alchimisti e spagyristi rinascimentali riconoscevano i Sette Metalli della Tradizione: Piombo, Stagno, Ferro, Oro, Rame, Mercurio e Argento a cui venivano aggiunti i metalli bastardi (per noi sarebbero dei metalloidi o dei solfuri), cioè le Marcassiti (a cui Paracelso dedica un capitolo dei suoi Arcidoxa) e poi il Bismuto ( Wiszmut, termine coniato sempre da Paracelso) quale “bastardo” fra Stagno e Ferro e infine l’Antimonio (conosciuto fin da tempi remotissimi) quale “bastardo” fra il Piombo e lo Stagno.

stibnite-and-caustic-red-liquidIn realtà in molte vie alchemiche il famoso “piombo”, volgarmente ritenuto la “materia prima” degli Alchimisti, era in realtà non il Piombo elemento chimico, ma un particolare solfuro nativo dell’ Antimonio avente certe “somiglianze” con il piombo. Sino a Basilio Valentino quasi nessun autore osò esplicitare questa materia prima nominandola direttamente. Con Basilio Valentino si apre il filone della letteratura alchemica antimoniale. La sua opera “Il Carro trionfale dell’Antimonio” è un’opera alchemica ma contiene anche numerose indicazioni per la lavorazione medico-spagyrica dell’Antimonio per finalità terapeutiche, in particolare un modo per confezionare l‘olio rosso di Antimonio, perfettamente privo di ogni tossicità e in grado di eliminare ogni forma di concrezione o accumulo tossico dai corpi. il Benedettino di Erfurt scriveva anzi che proprio l’Antimonio  così velenoso possa diventare un ottimo “purgante” di ogni veleno. Ciò che rende velenosa una sostanza minerale per gli organismi animali è la presenza di un qualcosa di “crudo”, una “terra mercuriale” non cotta che rende inidoneo, non fruibile o addirittura dannoso lo stadio energetico elementare che si trova in molti esseri del Regno Minerale, così distante da quello Animale (ragion per cui invece i rimedi vegetali sono spesso più prossimi e adatti all’uso, sebbene poi non posseggano la profondità del Minerale). Ma sono proprio i veleni i migliori  detossificanti (per azione diaforetica, diuretica ecc..), per la presenza di uno “spirito volatile mercuriale” , tuttavia sarebbero i rimedi fissi -secondo Basilio Valentino- ad avere la piena capacità di rimuovere alla radice i mali e non solo gli aspetti sintomatici o superficiali (cosa che spetta ai rimedi “volatili”). La preparazione dell’Antimonio serve esattamente a separare il fisso dal volatile, il buono dal venefico, per azione del fuoco microcosmico (fornello) e di un secondo fuoco (“nuovo Vulcano” nel testo di Basilio Valentino) cioè il fuoco segreto dell’alchimia, che giungono a portare a compimento un processo di maturazione che il Vulcano macrocosmico (il fuoco terrestre) ha lasciato imperfetto.M2

Lo iatrochimico cercava di ottenere i rimedi minerali solubilizzando i metalli per mezzo di ciò che Paracelso chiamava il Circulatum Maius (altro nome dell’alkaest) e di ottenere soprattutto olii o elixir di colore rosso, segno indicativo della “vita minerale” e soprattutto del fatto che la preparazione avesse raggiunto il massimo perfezionamento sottile.
L’impiego tradizionale era la via del Simile: l’astro è guarito dall’Astro, insegnava Paracelso. Si introduceva la qualità carente attraverso l’uso di un rimedio di uguale polarità o segnatura, dunque il criterio d’uso era di tipo omeo-fisiologico e non omeo-patico (ricerca del simile fisiologico e non del simile patologico). Le tradizionali segnature e corrispondenze sono:

  • Sole – Oro – cuore e sistema vascolare/circolatorio.
  • Luna – Argento – gonadi, secrezioni umorali,stomaco, sistema nervoso centrale.
  • Mercurio –Mercurio – polmoni (Gemelli), sistema nervoso periferico, circolazione linfatica.
  • Marte – Ferro – emopoiesi, vescica biliare, succhi acidi dello stomaco, vulva, uretra.
  • Venere – Rame – reni, gola, laringe, alcune funzioni sessuali.
  • Giove – Stagno– fegato, membro maschile.
  • Saturno – Piombo– milza,articolazioni, ossa, mineralizzazione, corretto bilancio salino.
  • Terra – Antimonio –  eliminazione di tutte le tossine/ accumuli tossici endogeni o esogeni, depurazione del sangue, diaforetico, malattie della pelle.

(Come si nota l’Antimonio corrisponde alla Terra, madre dei metalli e questo può dare dei suggerimenti per la comprensione di alcuni  Arcani naturali…)

 

Continua….

 

La iatrochimica – parte I

La storia della scienza mostra il più delle volte una totale incomprensione della iatrochimica di Paracelso. Meno incomprensione mostrano invece gli storici delle dottrine esoteriche, in quei paesi dove tale ambito di studio è diventato materia di ricerca universitaria.

Alcuni vi hanno visto un rivoluzionario anticipatore della medicina allopatica o chemioterapica o un contestatore della medicina aristotelico-galenica, precursore della scienza moderna al pari di Galileo. Nessuna affermazione potrebbe essere più falsa.

Paracelsus_1_466Paracelso (1493-1541) contestava la medicina profana da università perchè era un iniziato e professava la Medicina degli Adepti, della quale fu il principale “diffusore”. Le sue concezioni mediche non si basavano solo sulle conoscenze convenzionali delle università (si laureò in medicina a Ferrara ) ma soprattutto sulla visione alchemica della Natura e sulla conoscenza dei procedimenti spagyrici per la preparazioni di potenti rimedi (corrente a lui preesistente e già praticata in Occidente sin dai tempi di Raimondo Lullo, almeno) e di cui fu il principale divulgatore presso la cultura europea rinascimentale insieme al misterioso monaco benedettino Basilio Valentino. Le sue miracolose guarigioni gli garantirono l’odio degli altri medici ma anche un rapidissimo successo a Basilea, città in cui divenne rapidamente docente universitario attirando folle entusiaste alle sue lezioni. Divenne anche  responsabile del controllo della preparazione dei medicinali attirandosi l’ostilità della Corporazione degli Speziali, alle cui speculazioni e adulterazioni dei preparati aveva posto un freno.

Volgarmente si suole intendere la sua “iatro-chimica” come un approccio farmaceutico nuovo basato sul farmaco chimicamente preparato, antesignano della futura chimica farmaceutica. Nulla è più lontano dal vero, come può constatare chi si desse la briga di studiare la sua vita e leggere le sue opere.

Il termine da lui coniato, Iatrochimica, indicava la coincidenza della figura del medico-guaritore (iatròs) con quella dello spagyrista e alchimista (chymicus, peraltro ben diversa dal chimico moderno). La sua concezione della Iatrochimica metteva in discussione alla radice il rigido modello di “sociologia sanitaria” ereditato dal medioevo, che si esprimeva  nel monopolio (legalizzato) della prescrizione da parte dei medici e della preparazione e vendita da parte dei farmacisti, che si spartivano così il campo. Tale modello, assente nel mondo egizio e greco-romano, nacque nel sistema dei Comuni italiani e il suo rigido corporativismo si è conservato sino ai nostri giorni. La Iatro-chimica faceva invece coincidere in una unica funzione il processo di diagnosi-individuazione della cura e preparazione del rimedio (come nell’antico mondo greco ed egizio).
siebmacherGrandeL’idea era che solo l’alchimista (e si badi, non il comune speziale o farmacista) avesse la capacità di conoscere i procedimenti occulti per separare il veleno dal farmaco.
E del resto solo un tale preparatore, che aveva raggiunto l’illuminazione della Lux Naturae, poteva possedere la comprensione occulta delle cause della malattia. L’alchimia del resto studia come guarire le “imperfezioni” della natura nel regno minerale, vegetale e umano. Così il vero medico sarà solo colui che attraverso la pratica della Chymica degli Adepti sia arrivato a comprendere davvero la Natura, e viceversa il vero guaritore è solo colui che è in grado di produrre il Rimedio artefice della guarigione. Tale ideale di prassi medica trova una radice nell’archetipo stesso dello iatròs che era un medico-sciamano in grado di divinare i processi di cura. Questo ideale è sempre vivente ancora nella figura del medicine-men, il guaritore delle società sciamaniche il quale possiede gli strumenti di accesso alla comprensione della malattia e della sua cura. Lo sciamano ancora oggi indaga con i suoi “mezzi” la genesi della malattia e o coglie o “riceve” dalle sue guide le indicazioni di quale “spirito vegetale” si debba ricercare per la guarigione e su come e in quali condizioni prepararlo.

Non stupisce che, oltre al suo pessimo e battagliero carattere,  furono i sicari mandati dai suoi nemici, la Corporazione Medici e quella degli Speziali (farmacisti) a dare la morte a Paracelso.

Un secondo elemento erroneamente ritenuto “innovativo” dagli storici della scienza  fu la sua avversione alla medicina arisotelico-galenica. Questo punto merita una spiegazione.  La medicina di Paracelso fu a tutti gli effetti una medicina ermetico-esoterica. In realtà la concezione aristotelica della natura, sebbene da alcuni sia ritenuta “tradizionale” (in particolare da Guénon e dalla sua scuola) per molti versi è stata già un notevole scostamento dalla cosmologia davvero tradizionale. Aristotele per molti versi segnò con la nascita della filosofia profana e razionale (cosa già imputata a Socrate dagli stessi Ateniesi) una deviazione notevole dalla Weltanschauung tradizionale, quella che l’uomo greco pre-classico aveva a fatica appresa in Egitto nei templi di Memphi ed Eliopoli. In questo senso l’ultimo depositario della concezione sapienziale e sacerdotale presso i greci fu Pitagora.  Aristotele non era un iniziato, a differenza di Platone. La scienza aristotelica fu la prima affermazione di una “scienza profana” (a tutti gli effetti) anche se ovviamente intessuta di dati che ancora si radicavano nei principi della Sapienza tradizionale. Come un profano Aristotele fu sempre ritenuto da tutti gli Iniziati dei tempi antichi, in particolare dagli Adepti dell’Arte Regia (alchimia). Nei Testi siriaci, citati dal Berthelot vediamo descritto Aristotele come “il più brillante degli esseri non luminosi“…

La medicina esoterica di Paracelso non poteva basarsi su quella scolastica derivata dall’aristotelismo medievale e solo in parte poteva accogliere i principi della medicina greca “profana” del periodo classico o post-classico (Galeno). Ad essere rigettate furono sopratutto le dottrine aristoteliche legate alla Storia Naturale, sopratutto il De generatione et corruptione, laddove la dottrina alchemica aveva una dottrina autonoma circa la cosmogonìa e l’origine degli esseri naturali. L’unico punto che Paracelso integrò nel suo sistema fu la dottrina dei quattro elementi e la medicina umorale (i Quattro umori) e non è un caso, dato che questa scuola medica risale ad Ippocrate (V sec.) e porta l’impronta dell’antico sapere presocratico. A ciò però Paracelso aggiunse il notevole corpus delle dottrine medievali circa le segnature astrologiche delle malattie, delle parti del corpo e di tutti gli esseri del mondo sublunare (dottrina risalente al sapere egizio-caldeo e pressochè ignota ai Greci della classicità). Una terza scienza che il medico doveva possedere oltre alla medicina e all’alchimia era infatti l’astrologia. Questa forniva peraltro un criterio diagnostico e predittivo, insieme alla fisiognomica con valore costituzionale, in più in un contesto in cui la “clinica” era tutto, intesa come osservazione di segni e sintomi, ma in cui la mancanza di strumenti impediva un indagine in profondità. E’ ovvio che le cause astrologiche erano di natura superiore a quella concepibile dalla medicina materialistica. Spero comunque di aver fornito la reale spiegazione del rifiuto dell’aristotelismo, troppo spesso fraintesa dagli storici della scienza: Paracelso non fu un antesignano della scienza moderna, egli attingeva ad un sapere pre-classico (Alchimia ed Ermetismo) che attraverso l’alessandrinismo sopravvisse e serpeggiando attraversò il medioevo per tornare in auge nel Rinascimento. Egli criticava la medicina galenico-aristotelica sulla base di un prius, un più antico e più nobile.

spiritisollunaLa dottrina di Paracelso era incentrata sul sapere alchemico di cui conobbe i testi classici. La Natura era il risultato dell’azione di tre Princìpi cosmici: Solfo, Mercurio e Sale. Nella sua particolare nomenclatura introdusse il termine di “Archaeus” (sinonimo per il principio Solfo), per indicare l’agente universale, il principio di tutto ciò che possiede individualità ed essenza, pincipium individuationis che coagula lo Spirito universale.  Azoth (un acronimo cabalistico) per indicare la “prima materia” o Spirito universale (sinonimo Del Mercurio), sostanza del “mondo astrale” (in una specifica accezione Paracelso chiama Azoth anche il campo astrale dei singoli pianeti mentre l’Archaeus è l’Intelligenza planetaria che lo regge). Hylè corrisponde al Sale ed è il principio di tutto ciò che ha natura solida e corpo fisico, o in relazione all’alchimia ha la proprietà di essere fisso.

In Paracelso troviamo un sistema di fisiologia sottile assai complesso, così come elaborata è la gerarchia dei livelli su cui si può articolare lo studio della patologia. Che si tratti di un sistema di medicina esoterica si nota ancor meglio nel fatto che egli supera per certi versi la stessa tripartizione in Spirito, Anima e Corpo (già peraltro vista con sospetto dalla Chiesa e condannata formalmente nel II concilio di Costantinopoli nell’869 come eretica). L’antropologia occulta paracelsiana prevede un modello settenario. Il che smentisce anche certi detrattori della “scuola teosofica”, laddove vogliono vedere in questa concezione un azzardo moderno, o orientaleggiante…(si legga a tal proposito F. Hartmann, Il mondo magico di Paracelso).  Nella sua opera Pholosophia sagax, Paracelso nomina “sette manifestazioni di una sola essenza” :

  • Corpo Elementare ( o fisico, lo Sthula sharira delle dottrine hindu)
  • Archeus Mumia  ( in questo caso Archeus è usato in un’accezione un po’ diversa da quella data sopra. Si tratta in pratica del “corpo eterico” o vitale. La “Mumia” di Paracelso risiede nel sangue)
  • Corpo siderale (il corpo detto “astrale” dagli occultisti successivi. Vi è una particolare relazione con gli “astri” che qui può essere solo accennata. Corrisponde al Linga Sharira in sanscr.)
  • Anima Animale ( qui comincia la sequenza dei “corpi animici”. L’Anima Animale è la sede delle passioni, Kama-rupa o Shukma Sharira delle dottrine hindu)
  • Anima Razionale (il corpo “mentale inferiore” ,sede del ragionamento discorsivo, o Manas in sanscr.)
  • Anima Spirituale (il corpo “mentale superiore”, l’Intelletto, la Buddhi)
  • l’Uomo del Nuovo Olimpo (l’elemento propriamente spirituale, il “Corpo Causale”).

Paracelso introduce poi tutta una serie di termini peraltro di complessa spiegazione tanto più che li denomina con neologismi di sua invenzione come l’Evestrum e il Tramanes, (quali manifestazioni del Corpo sidereo) a cui riferisce la spiegazione di fenomeni psichici e in alcuni casi metapsichici.

Continua…

 

Gli aspetti occulti della Tavola Periodica

Già prima che Mendeleev (1869) organizzasse gli elementi chimici nella sua Tavola Periodica, era stato notato  dal geologo francese A. de Chancourtois che disponendo gli elementi in ordine di peso atomico lungo una spirale, quelli con caratteristiche chimico-fisiche simili comparivano ad intervalli regolari, lungo una stessa linea verticale.

1312280032545034-alchemy-the-philosophers-stone-periodic-table-of-the-elements Queste linee verticali, nell’attuale sistemazione della Tavola degli Elementi, sono diventati i Gruppi, che sono in numero di sette più uno (la colonna dei gas nobili), e ricorrono ogni sette Periodi. Questi “periodi” (orizzontali) si allargano fino a comprendere un numero maggiore di elementi, incorporando un gruppo di transizione e uno di sub-transizione (lantanidi e attinidi).  Questo dato numerologicamente significativo richiama l’onnipresenza cosmica della legge dell’Ottava o del Settenario. Sette sono fra l’altro i Metalli della Cosmologia tradizionale. Sette “stadiazioni” sono frequentemente osservabili quando una forza cosmica si dispiega in atto, in un processo naturale di completamento di un qualche fenomeno o dominio del mondo naturale. I processi naturali sia fisici che sottili si manifestano come vibrazioni, ma queste vibrazioni sono discontinue. Sono significativi solo determinati livelli energetici (osservazione su cui si è sviluppata la fisica quantistica). In certi fenomeni del dominio naturale o umano si osserva esattamente che questi livelli sono spesso in numero di sette.  Alcune scuole li chiamano ” i Sette Raggi”. Nel campo della moderna chimica fu quasi inevitabile disporre  gli elementi per numero atomico ( e parallelamente per numero degli elettroni negli orbitali esterni); si è evidenziata così una processione crescente di elementi che “riposa” solamente nell’Ottavo Gruppo di ogni Periodo, che possiede 8 elettroni all’esterno, in una configurazione che gli garantisce la massima stabilità energetica: l’inerzia chimica dei Gas Nobili. Questo ottavo gruppo è in realtà un non-gruppo perché esprime sinteticamente l’armonia dell’Unità che si esplica nei sette gruppi (e sotto gruppi) del Periodo successivo.

Anche i Periodi sono sette e manifestano insieme ai gruppi una matrice di 7 x 7 e questo è molto significativo sul piano numerologico, si pensi al biblico “sette volte sette“.  I Periodi della tavola periodica assumono un particolare significato in omeopatia (corrispondendo, anche se solo in parte, alla “scala di Bernard” ), ma anche i Gruppi – cioè le colonne verticali- possono avere un significato secondo le teorie dell’omeopata olandese J. Scholten (come mostrerò in futuri articoli).

Il “Sette” costituisce anche il numero delle classi cristallografiche in cui i minerali si possono presentare: cubico, tetragonale, esagonale, trigonale, rombico, triclino e monoclino, l’ottavo essendo lo stato amorfo (un non-cristallo, o caos primordiale).

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Come detto il numero di elementi presenti in un Periodo non è quello iniziale ma cresce, la complessità si allarga, disegnando una spirale a giri crescenti: lo stesso microcosmo si apre su un’ottava più ampia. In effetti dal 4°periodo vediamo affacciarsi i metalli di transizione, che sono in numero di dieci (la decade, la tetraktys pitagorica), infine si affacciano i lantanidi e gli attinidi, serie che, se si escludono i capostipiti, comprendono 14 elementi:  lo stesso numero delle parti smembrate del corpo di Osiride. Il mito del dio smembrato (Osiride, il Purusha hindu, l’ Ymir nordico o il Kingu dell’ Enuma Elish)  rappresenta il completamento del processo cosmogonico, l’ultimo atto  della manifestazione nel suo processo più denso, così questi elementi sono gli ultimi ad inserirsi nella progressione ordinata della Tavola Periodica. Va poi notato che il 14 rappresenta in realtà un doppio settenario.

Gli elementi che compaiono per ultimi tuttavia, quelli con Numero e Peso atomico sempre più alto, sono in realtà più rari in natura.  Nell’Universo a noi noto la disponibilità percentuale degli elementi  (concetto definito dagli astrofisici Abbondanza cosmica) decresce col crescere del Peso atomico.

Inoltre, in parte anche per questa ragione di “distribuzione”, sono i primi dodici elementi:  IdrogenoPotassio, Sodio, Azoto, Fosforo, ZolfoOssigeno, Cloro, Magnesio, Calcio, Silicio e Carbonio a costituire il 99,8% degli elementi presenti negli organismi viventi, i rimanenti 0,2% rappresentano gli elementi in tracce definiti meglio col termine di oligoelementi. Notiamo che il numero di dodici comporta un preciso simbolismo, e  non è un caso se questi elementi, in pratica del 1° e 2° periodo, costituiscono la quasi totalità degli esseri viventi. Così come il Settenario planetario rappresenta Potenze o Archetipi che governano i Dodici segni dello Zodiaco, così allo stesso modo essi esprimono il loro dominio e irraggiano questi elementi dei propri significati.

Secondo l’osservazione di alcuni autori fra cui il dott. A. Angelini le corrispondenze sono così riassumibili:

  1.  Idrogeno sotto la Luna. (alla funzione lunare corrisponde anche l’Alluminio e il Boro ( III Gruppo)
  2. Sodio e Potassio (I Gruppo) sotto Venere, tra i metalli di transizione il Rame, come nella cosmologia tradizionale.
  3. Calcio e Magnesio (II Gruppo) sotto Giove, tra i metalli di transizione lo Zinco e tra i metalli post-transizionali lo Stagno.
  4. Carbonio e Silicio (IV Gruppo) sotto il tetro Saturno, e tra i metalli il tradizionale Piombo e l’Antimonio.
  5. Azoto e Fosforo (V Gruppo) sotto Mercurio, che regge anche l’omonimo metallo liquido.
  6. Ossigeno e Zolfo (VI Gruppo) sotto il Sole, e fra i metalli di transizione l’Oro.
  7. Fluoro e Cloro (VII gruppo) sotto Marte, a cui si assegna fra i metalli anche il Ferro. Tra gli elementi del VII Gruppo troviamo anche lo Jodio, il cui tropismo per la tiroide (organo di irradiazione marziale) è altamente significativo.

Si può osservare comunque che questo schema non segue la sequenza caldaica degli Dei planetari. Secondo certi autori, Ossigeno, Azoto,Idrogeno e Carbonio – gli elementi che in maggiore percentuale si trovano diffusi nella nostra biosfera – possono inoltre essere messi in relazione con i Quattro Elementi del mondo sublunare nelle cosmologie antiche: rispettivamente il Fuoco (Ossigeno), l’Aria (Azoto), l’Acqua (Idrogeno) e la Terra (Carbonio). Questa osservazione può al massimo avere un qualche valore analogico, stante il fatto che i Quattro Elementi Tradizionali sono Elementi Elementanti, cioè principi formativi della materia fisica e appartengono al piano delle forze eteriche, e non vanno confusi con gli elementi della chimica che sono solo il precipitato di queste forze. [Più proprio semmai è far corrispondere i Quattro Elementi agli stati di aggregazione della materia: solido, liquido, gassoso e plasma.]   dissolve

Alcune ipotesi sono state proposte per le corrispondenze fra i “pianeti” trans-saturniani  (Urano, Nettuno e Plutane) e alcuni elementi di più recente scoperta, con ad esempio far corrispondere Urano (Originalità) agli elementi transuranici (o super-pesanti), di più recente scoperta, Plutone agli elementi radioattivi, e Nettuno al Molibdeno (secondo Antoine Faivre). Tuttavia le distinzioni fra questi non sono nette e i criteri adottati non sono molto convincenti, le ho citate a titolo d’inventario. Di sicuro all’aumentare del Peso Atomico (massima corporificazione e densità della materia) ci si avvicina al “polo opposto”, al decadimento radioattivo, con conversione della materia verso lo stato di pura energia. Possiamo dire al massimo che ciò corrisponde all’allontanamento dalla struttura del Sistema Solare.[Da un altro punto di vista, se si vuole considerare tutto l’insieme dei pianeti, compresi quelli trans-saturniani, ritengo che ci si potrebbe riferire al  blocco dei metalli di transizione che sono esattamente in numero di dieci, passando da uno schema settenario a quello della decade. Un sistema completo di corrispondenze per questi elementi non è ancora stato tuttavia, e questa rimane una semplice possibilità]

Le corrispondenze “planetarie” della chimica inorganica hanno un particolare interesse anche per la Medicina astrologica ed ermetica. Ho detto di Marte-Tiroide e della sua associazione con lo Jodio. Venere ha dominio su Sodio e Potassio, elementi il cui bilancio è regolato dai Reni (organo che risponde a Bilancia, domicilio di Venere). Nè si trascurerà l’importanza del rimedio omeopatico Aurum (oro) sul cuore-Leone (Sole) .

Possiamo estendere queste osservazioni anche al dominio della chimica organica per mostrare la portata e la sorprendente ricchezza di questo sistema di corrispondenze. Basterà osservare il ruolo del legame Carbonio-Idrogeno (C-H) cardine della chimica organica o chimica ‘del Carbonio’. Nelle corrispondenze zodiacali l’Idrogeno (Luna) è associato al segno del Cancro, unico domicilio della Luna, mentre il Carbonio è associato al Capricorno, domicilio diurno di Saturno. Così il legame Carbonio-Idrogeno, asse portante della Vita e della chimica organica nel nostro mondo, coincide immancabilmente con l’Asse ‘polare’ dei Solstizi (Capricorno-Cancro), che è il cardine dell’anno e dello zodiaco.

Cos’è la Gemmoterapia

 

tree_fern_frond_at_akatarawaCon la parola “Gemmoterapia” si intende un settore della fitoterapia-relativamente recente- elaborato dall’omeopata belga Henry Pol  a partire dagli anni ’50.
Consiste nell’impiego di derivati vegetali tratti dal tessuto meristematico (gemme, boccioli, giovanigetti) di alcune piante, fatti macerare a freddo in una soluzione di acqua, alcool etilico e glicerina, in parti eguali. La presenza di tre solventi, a differente lipofilia, permette di estrarre fra l’altro un ampio spettro di principi attivi, non estraibili con un solo solvente. Esistono tuttavia anche metodiche alternative che prevedono l’uso di alcol spagyrico (spiritus vini rettificato, un efficace “alkaest” cioè solvente in grado di estrarre i principi sottili di Individuo vegetale) oppure estrazioni più concentrate in assenza di acqua (fito-embrioestratti), cosa che tuttavia si discosta molto dall’idea originaria del dott. Pol il quale prevede l’acqua in quanto matrice essenziale per memorizzare informazioni  “vibrazionali”. Il prodotto finale viene diluito alla 1DH (prima diluzione decimale hanhemanniana), salvo rarissime eccezioni in cui viene impiegata la centesimale.

 

La scelta di usare le gemme è dovuta essenzialmente a due ragioni:

  • una prima, di ordine strettamente biochimico e farmacologico, è che nel tessuto meristematico è presente un’alta concentrazione di numerosissimi principi attivi, enzimi,antiossidanti,  oligoelementi, non presenti tutti contemporaneamente in altre cellule già differenziate della pianta. In particolare i fitormoni: auxine, gibberilline, citochinine, acido abscissico, etilene. Le auxine sono responsabili della crescita e dello sviluppo della pianta, e della resistenza alle malattie. Le citochinine stimolano la replicazione degli acidi nucleici (DNA e RNA) aumentando la divisione cellulare e le attività biosintetiche in generale; le gibberilline invece stimolano la differenziazione cellulare e lo sviluppo dei frutti. Nel tessuto meristematico vi è quindi a un’ elevata concentrazione di acidi nucleici in rapida replicazione.
  • una seconda di ordine energetico: le gemme costituiscono un tessuto ancora embrionale e non differenziato. In quanto tali esse contengono in sé tutta la potenzialità evolutiva della pianta, non allo stato latente (come nel seme) ma in piena attività replicativa, esprimendo quindi la Forza Vitale della pianta nella sua massima potenzialità e attività, nonché al massimo delle sue capacità auto-rigenerative. Tale “vitalità” è il correlato sottile dei composti fisici che contiene alte concentrazioni di acidi nucleici (DNA) in fase di alta replicazione: gemme, germogli, ma anche semi, pollini e – nel regno animale – tessuto staminale e germinale (es. uova). Questa presenza sottile è tanto più attiva e “pura” quanto più il prodotto vegetale o animale è cresciuto in ambienti sani, non inquinati, senza influenze energetiche perturbanti (di vario tipo da quelle sottili, radioniche, a quelle ti tipo fisico-elettromagnetico), senza estrazioni industriali in grado di danneggiarne la struttura sottile e non conservato in modalità artificiali e snaturanti. D’altra parte, l’alta vitalità di questi tessuti “giovani” e replicativamente attivi ne rendono sconsigliabile l’impiego in soggetti colpiti da proliferazioni neoplastiche, dove le forze vitali agiscono in modo incontrollato.

In parte l’impiego di certe piante può essere guidato dal principio analogico, tuttavia rigorosamente confermato dal riscontro sperimentale (questo è l’ambito più propriamente di medicina non-convenzionale). Il principio analogico ha indotto a formulare una corrispondenza fra il comportamento evolutivo di alcune piante nel processo di forestazione (compreso  il comportamento “sociologico” di tali piante), da un lato, il tipo di humus su cui si sviluppano e il modo in cui lo modificano dall’altro, e infine con le alterazioni dello stato di salute del paziente, valutato in base al livello delle proteine plasmatiche (globuline).   La relazione fra proteine e altri composti del tessuto meristematico della pianta e le proteine animali è in gran parte suggerito dal fatto che il regno animale è fortemente dipendente da quello vegetale per la sua esistenza sul pianeta.

bosco3Ad esempio gli autori di riferimento (Pol, Martin, Reymond) hanno scelto di classificare le piante in base al processo colonizzativo di un territorio. Il loro impiego come gemmoderivati segue il profilo ematico delle globuline, in relazione all’evolversi dello stato patologico. Le globuline plasmatiche sono di quattro tipi: alfa-1, alfa-2, beta e gamma. Le variazioni della loro concentrazione corrispondo a differenti fasi del processo infiammatorio: l’aumento delle alfa-1 (e poi alfa-2) coincide con le fasi iniziali dell’infiammazione (passaggio della matrice allo stato di sol, formazione di essudato, extravasazione etc.); l’aumento delle beta indica la presenza della fase cellulare e l’attivazione dell’immunità specifica; quello delle gamma indica che la tale fase si è prolungata nella cronicizzazione dell’infiammazione, e infine che tende ai processi di degenerazione se non si ha una risoluzione completa delle cause patologiche.

Così la Betulla pelosa (Betula pubescens)  e l’ Ontano (Alnus glutinosa), piante pioniere e formatrici di humus necessario allo sviluppo di altre piante, assomigliano in modo particolare alle alfa-globuline, proteine il cui aumento corrisponde alle fasi iniziali dell’infiammazione ( i loro derivati verranno quindi impiegati in queste fasi per diminuire la flogosi, normalizzando il “terreno” del paziente). A seguire vengono tutte le altre piante secondo criteri di colonizzazione ed habitat, in un modello nel quale la fisiopatologia umana “mima” l’ecosistema globale:

  1. Sulla prima fase dell’infiammazione verranno ad agire i rimedi tratti da piante pioniere dunque: Betulla, Ontano, Frassino (Fraxinus excelsior), ecc. tra gli arbusti invece il Ribes e la Rosa canina (entrambi famosi del resto per la provata azione cortison-like).
  2. Nelle infiammazioni cronicizzate agiranno le “seconde serie” di specie colonizzatrici come il Noce (Juglans regia) e il Faggio (Fagus Sylvatica), la Betulla bianca (Betula verrucosa) che richiedono terreni già più strutturati, drenati ecc..(si noti infatti l’assenza del processo essudativo tipico della fase iniziale e acuta della flogosi; siamo del campo delle beta-globuline, di cui queste piante riducono la concentrazione).
  3. Sui processi degenerativi, quando si è ormai giunti ad una destrutturazione morfo-funzionale dei tessuti (degenerazione ialina, fibrinoide, amiloide ecc..), verranno ad agire le piante che crescono ai margini della foresta, o su terreni brulli, degradati, ormai demineralizzati come l’Erica (Calluna vulgaris) o il Rovo (Rubus fructosus) e il Lampone (Rubus idaeus). Anche il Nocciolo (Corylus avellana) che alcalinizza terreni acidi e depauperati rientra fra questi.

L’ipotesi analogico-simbolica è controllata dalla verifica degli effetti (forse sorprendenti per alcuni) che la somministrazione di specifici gemmoderivati ha sul tracciato elettroforetico delle globuline plasmatiche nei pazienti.

Un secondo criterio-guida nell’uso di questi derivati è strettamente farmacologico: in questo caso l’uso che se ne fa è però sostanzialmente allopatico, venendo a passare in secondo piano qualsiasi criterio di valutazione dell’aspetto sottile ed energetico del rimedio.

Un terzo approccio terapeutico, in parte riconducibile al secondo, è quello drenaggio. Tale tipologia di intervento, introdotto dal medico Antoine Nebel, prevede che i gemmoterapici siano somministrati per favorire il drenaggio “tossinico” ( eredotossine,metaboliti tossici, metalli etc.) in sinergia e come complemento fitoterapico all’azione dei rimedi omeopatici (soprattutto dell’omeopatia unicista). I drenanti hanno lo scopo di stimolare la funzionalità degli emuntori (fegato, reni, mucose, pelle etc.) per creare un rotta efficace nell’eliminazione delle tossine mobilizzate dalla terapia principale. Si ritiene che i gemmoterapici siano in grado di svolgere questa azione relativamente più in profondità, sulla matrice extracellulare, attivando processi enzimatici del Sistema Reticolo-endoteliale.

A seconda del tropismo specifico dei vari gemmoterapici riportiamo a titolo d’esempio alcune indicazioni più usuali per i principali emuntori organici:

  • Drenaggio linfatico:  Juglans regiaAbies pectinata
  • Drenaggio epato-biliare: Rosmarinus officinalis, Acer campestris, Fraxinus excelsior, Corylus avellana,  Citrus limonum, Secale cereale
  •  Drenaggio renale: Fagus sylvatica, Juniperus communis
  • Drenaggio polmonare: Carpinus betulus,Viburnum lantana,  Alnus glutinosa, Corylus avellana
  • Drenaggio cutaneo: Cedrus libani, Ulmus campestris, Platanus orientalis
  • Drenaggio intestinale: Vaccinium vitis idaea, Vaccinium myrtillus, Rubus fructicosus, Juglans regia
  • Drenaggio gastrico: Ficus carica
  • Drenaggio venoso: Aesculus ippocastanum, Castanea vesca
  • Stimolo del sistema immunitario e/o reticolo endoteliale: Juglans regia, Rosa canina, Betulla pubescens, Betulla verrucosa, Vaccinum vitis, etc.

 

Gemmo2

Malgrado si stia parlando di aspetti sottili, va però notato che di tutte le preparazioni che prevedano questa componente “energetico-vibrazionale”  (omeopatia, floriterapia, medicina spagyrica), i gemmoderivati sono quelli più vicini al livello fisico di questo spettro o scala di frequenze, per l’alto numero di molecole attive, e anche per la bassa diluizione impiegata (come detto solo 1DH). Sono quindi indirizzati o al drenaggio/depurazione di un tessuto oppure al “sostegno d’organo”, cioè alla stimolazione funzionale dell’organo secondo lo specifico tropismo di ciascuna pianta. Sostegno che viene offerto in virtù dell’elevata attività rigeneratrice delle gemme (in Medicina Cinese si direbbe che i germogli sono ricchi di Jing, “essenza vitale”). Più sfumate e meno marcate sono invece le azioni sul piano psico-emotivo, almeno se si impiegano dei semplici macerati glicerici.